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Luca Masrè Passaro
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Dots di OpenAI: l’agente che lavora per te

OpenAI ha lanciato dots, agenti AI sempre attivi che lavorano ai tuoi obiettivi in sottofondo. Cosa fanno, chi può usarli e come portarli nel tuo lavoro.

LMP Luca Masrè Passaro
·
08.10.2026
Una piccola luce dorata a forma di bolla mette in ordine una scrivania di notte, mentre la camera accanto dorme

In breve

Il 29 settembre 2026, al DevDay di San Francisco, OpenAI ha lanciato dots: agenti AI «sempre accesi» che lavorano ai tuoi obiettivi anche quando non gli stai scrivendo. Girano su GPT-6 Astra, hanno un computer tutto loro nel cloud, si collegano a più di 4.000 app e imparano da come lavori. Per ora i piani Pro e Business Premium di ChatGPT includono un dot, nei mercati in cui OpenAI li ha attivati. Il punto che conta per chi lavora: decidere prima cosa possono fare da soli e cosa devono chiederti.

Immagina di svegliarti e trovare questo: nella notte qualcuno si è accorto che una fattura non era partita, l’ha preparata e te l’ha lasciata lì, pronta da approvare.

Non era un collaboratore. Era un dot.

È uno degli esempi che OpenAI ha usato per presentare una delle novità del DevDay 2026: agenti che lavorano anche quando non gli stai chiedendo niente. Lavorano in sottofondo, su un obiettivo che gli hai dato. Sam Altman li ha descritti così: «agenti notevolmente capaci, sempre accesi, costruiti per gestire davvero qualsiasi cosa ti venga in mente».

Le promesse le lasciamo a chi le fa. Qui vediamo cosa sono, quali capacità descrivono le fonti del lancio, chi li può usare oggi e, soprattutto, come ragionare prima di dare le chiavi di casa a un assistente che non dorme mai.

Cosa sono i dots di OpenAI

I dots sono agenti di intelligenza artificiale personali e sempre attivi: gli affidi un obiettivo e ci lavorano da soli, in continuazione, anche quando non stai usando ChatGPT. Ognuno ha un nome che scegli tu, un aspetto da bolla colorata, e impara nel tempo le tue preferenze e il tuo modo di lavorare.

La parola chiave è «agente». Un chatbot classico lavora a domanda e risposta. Ai dots invece affidi obiettivi su cui possono lavorare in sottofondo, usando un computer nel cloud e le app che gli colleghi. Secondo TechCrunch, rispetto a ChatGPT e a Codex i dots sono pensati per inseguire gli obiettivi dell’utente in continuazione, in sottofondo, con una supervisione minima.

Semplificando molto: la chat è un consulente che ti aspetta alla scrivania. Un dot è un assistente che ha le chiavi dell’ufficio.

Come funziona un dot

Un dot funziona con GPT-6 Astra, il modello che OpenAI ha lanciato a inizio settembre, e lavora su un computer tutto suo nel cloud. È lì che apre le app, legge, scrive e fa le prove, senza occupare il tuo.

Le cose che OpenAI mette in fila sono quattro.

  • Attraverso i plugin di OpenAI si collega a più di 4.000 app.
  • Impara dai tuoi commenti: «più lavorate insieme, più il tuo dot impara le tue preferenze, come pensi e che cosa per te è un buon lavoro», scrive OpenAI.
  • Gli scrivi da ChatGPT, da Slack o da Teams, oppure lo chiami in voce quando vuoi ragionare a voce alta. Gli SMS, dice OpenAI, arriveranno presto.
  • Può lavorare ai tuoi obiettivi 24 ore su 24. Quando non ha un compito in corso fa quella che OpenAI chiama «ricerca proattiva», attraverso collegamenti in sola lettura con gli strumenti che gli hai dato.

C’è un dettaglio che vale più degli altri: mentre lavora puoi guardare il suo computer nel cloud, in diretta. E se vuoi puoi anche dargli il permesso di usare il tuo. Il dot si crea dall’app di ChatGPT per computer o dal browser; poi lo ritrovi anche nell’app per telefono.

Cosa può fare, secondo le fonti

Gli esempi riportati dalle fonti vanno dalla fattura dimenticata al sito web: roba concreta, da ufficio vero, più che da fantascienza. I primi tre sono usi interni a OpenAI, riportati da 9to5Google.

  • Un dot si accorge da solo che una fattura non è stata inviata, la prepara e la lascia all’utente da approvare.
  • Quando qualcuno cita un errore del software in una chat di Slack, il dot va a cercarne la causa senza che nessuno glielo chieda.
  • Quando un nuovo progetto grafico è pronto, il dot ne tira fuori un’app funzionante.
  • Al Jazeera lo descrive come un assistente per compiti che vanno dalla prenotazione di un ristorante al design di un sito.

OpenAI ha mostrato esempi pensati per sviluppatori, scienziati, dirigenti, commerciali e creatori di contenuti. E dice di credere che, più avanti, squadre di dots potranno lavorare insieme per la stessa persona. Questo per ora è un annuncio: oggi il dot è uno, e fa squadra con te.

«La magia dei dots è quando ti portano il lavoro fatto come l’avresti fatto tu, a volte prima ancora che tu pensi di chiederlo.» — OpenAI, annuncio del 29 settembre 2026

Rileggila con calma, quella frase. «Prima ancora che tu pensi di chiederlo» è la promessa, ed è anche il punto da sorvegliare. Un assistente che anticipa è prezioso quando indovina. Quando sbaglia, sbaglia prima che tu te ne accorga.

Chi può usarlo e quanto costa

Dal 29 settembre i dots sono disponibili in ChatGPT per chi ha un abbonamento Pro o Business Premium, nei mercati in cui OpenAI li ha attivati. Un dot è incluso nel piano; OpenAI dice che in futuro se ne potranno aggiungere altri. Nelle aziende con ChatGPT Enterprise si possono provare quando gli amministratori dello spazio di lavoro danno il via libera.

Due cose, a oggi, le fonti non le dicono. La prima: se l’Italia e l’Unione europea sono fra i mercati in cui i dots sono già attivi. La seconda: il prezzo dei piani che li includono. Se hai già uno di quei piani, la prova più rapida è aprire ChatGPT dal computer e vedere se ti propone di crearne uno.

Una piccola luce dorata aspetta accanto a un mazzo di chiavi e a un foglio col sigillo, come se chiedesse il permesso
Le chiavi le dai tu. E decidi tu cosa può firmare da solo.

Chi decide cosa fa da solo

Lo decidi tu, e conviene deciderlo prima di cominciare. I dots seguono gli stessi permessi e controlli di ChatGPT e accettano regole personalizzate su quando possono agire da soli e quando devono chiederti l’approvazione.

È la parte meno spettacolare dell’annuncio, e la più importante. Un agente con le chiavi di quattromila app è utile esattamente quanto sono chiare le regole che gli dai. «Prepara le fatture e fammele vedere» è una regola. «Occupati tu delle fatture» è una delega in bianco.

Il contesto aiuta a capire perché ne parliamo. Il DevDay è arrivato in una settimana in cui OpenAI era sotto pressione proprio sulla sicurezza: il giorno prima aveva annunciato di aver rinunciato a rilasciare GPT-6.1 Astra, perché non rispettava abbastanza i suoi standard. Saachi Jain, che guida i sistemi di sicurezza dell’azienda, l’ha detto così: quando un modello arriva agli utenti, l’asticella su sicurezza e allineamento è «estremamente alta». NBC News ha titolato il lancio dei dots proprio «fra le domande sulla sicurezza». Un agente sempre acceso, per definizione, fa cose mentre non guardi. Più fiducia gli dai, più deve valere la pena dargliela.

Perché proprio adesso

Perché la corsa agli assistenti personali è partita, e OpenAI arriva dopo Google e Meta. Google ha presentato Gemini Spark a maggio; Meta ha lanciato Muse all’inizio di settembre. Con i dots OpenAI porta la sua risposta dentro ChatGPT.

Una nota di colore, per chi segue la rivalità fra i fondatori. Il dominio dot.com appartiene a xAI, l’azienda di Elon Musk, e oggi rimanda alla pagina per scaricare Grok. Secondo il registro dei domini è passato di mano a luglio. Può averlo comprato per intercettare chi sbaglia a scrivere «bot»; la rete, com’era prevedibile, ha preferito pensare a uno scherzo.

Come portarlo nel tuo lavoro

Che tu usi i dots, Muse o un altro agente, la domanda utile è la stessa: che cosa sei disposto a delegare, e a che condizioni. Gli agenti non cambiano quanto lavoro c’è da fare. Cambiano chi lo fa, e chi controlla.

Tre passi, prima di accenderne uno.

  1. Parti dai compiti che ripeti ogni settimana. Fatture da preparare, promemoria ai clienti, riepiloghi delle riunioni, ricerche su un fornitore. Lavori con un risultato facile da controllare. Se non sai da dove cominciare, i cinque livelli per usare Claude sul serio ti danno uno schema per ragionare sulla delega anche con un agente: si sale di un gradino solo quando quello sotto funziona.
  2. Scrivi le regole prima di collegare le app. Tutto ciò che esce verso un cliente, tutto ciò che sposta soldi, tutto ciò che cancella: approvazione tua, sempre. Il resto può partire da solo. Le regole personalizzate servono a questo.
  3. Collega solo quello che serve. Quattromila app disponibili non vogliono dire quattromila app aperte. Ogni collegamento è una porta: meglio poche e sorvegliate. Vale ancora di più se lavori con dati di clienti, perché un agente quei dati li va a prendere da solo: parti da cosa non scrivere mai in ChatGPT.

Per uno studio professionale c’è anche un lato di legge. Dal 10 ottobre 2025 la Legge 132/2025 chiede alle professioni intellettuali di dire al cliente quali sistemi di intelligenza artificiale usano, e l’AI deve restare uno strumento di supporto: il lavoro intellettuale del professionista resta prevalente. Un agente che prepara documenti da solo va messo dentro questi confini. Ne ho parlato nell’articolo su commercialisti, avvocati e AI. E se vuoi capire su che cosa gira un dot, ho messo a confronto GPT-6 Astra e Claude Fable 5.1, e ho raccontato come costruire un secondo cervello con GPT-6 Astra.

Un’ultima cosa. Un agente sempre acceso ti fa risparmiare tempo solo se correggere i suoi errori non si mangia tutto il vantaggio. La delega buona si costruisce un permesso alla volta.

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Domande frequenti

Cos’è OpenAI dots?

È un agente di intelligenza artificiale personale e sempre attivo, lanciato da OpenAI il 29 settembre 2026. Gli dai un obiettivo e ci lavora da solo, in sottofondo, usando le app che gli colleghi.

Su che modello funzionano i dots?

Su GPT-6 Astra, il modello che OpenAI ha lanciato all’inizio di settembre 2026. Ogni dot lavora su un computer tutto suo nel cloud.

Che differenza c’è fra dots e ChatGPT?

Secondo TechCrunch, rispetto a ChatGPT e a Codex i dots sono pensati per inseguire gli obiettivi dell’utente in continuazione, in sottofondo, con una supervisione minima. Lavorano su un computer tutto loro nel cloud e si collegano alle tue app.

Chi può usare i dots?

Gli abbonati a ChatGPT Pro e Business Premium, nei mercati in cui OpenAI li ha attivati, con un dot incluso nel piano. Nelle aziende con ChatGPT Enterprise si possono provare se gli amministratori li approvano.

I dots si possono usare in Italia?

Le fonti del lancio parlano di «mercati idonei» senza elencarli. Chi ha un piano Pro o Business Premium lo può verificare direttamente in ChatGPT dal computer.

Un dot può agire senza chiedermi il permesso?

Puoi impostare regole personalizzate per stabilire quando può agire da solo e quando deve chiederti l’approvazione. I dots seguono gli stessi permessi e controlli di ChatGPT.

Con quali app si collegano i dots?

Con più di 4.000 app, attraverso i plugin di OpenAI. Gli scrivi da ChatGPT, Slack o Teams, puoi chiamarlo in voce, e gli SMS sono annunciati come prossimi.

Fonti

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Luca Masrè Passaro

Comunicazione, psicologia e persuasione. Autore del Manuale di sopravvivenza alla stupidità umana.

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