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Luca Masrè Passaro
Laboratorio AI

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Gemini agent: il collega con la sua email

Il Gemini agent di Google lavora in Gmail e Docs e può avere un indirizzo email suo, come un collega. Cos’è, cosa manca e chi parla quando scrive un agente.

LMP Luca Masrè Passaro
·
09.10.2026
Illustrazione in stile Ghibli: in un ufficio di paese due colleghi guardano un uccellino di carta luminoso con una lettera, posato sull'ultima casella della posta accanto a una giacca appesa

Immagina di trovare nella tua casella una mail che propone tre orari per la riunione della settimana prossima. È precisa, educata, ha già controllato i calendari di tutti. La firma ha un nome, e un indirizzo aziendale. Rispondi, ringrazi, fissi.

Solo dopo scopri che chi ti ha scritto è un agente: un programma di intelligenza artificiale con la sua casella di posta.

Per ora è un esempio mio. Mette insieme due cose che Google ha mostrato l’8 ottobre 2026, quando ha presentato il Gemini agent, un agente unico per il lavoro che vive dentro Gmail, Docs, Drive e Calendar: un agente che organizza riunioni scrivendo anche a persone fuori dall’azienda, e agenti «colleghi di squadra» con un account tutto loro, cioè indirizzo email, calendario, spazio su Drive, un posto nella rubrica aziendale.

La tecnologia è la notizia. La domanda che conta, per chi lavora, è un’altra: chi parla, quando scrive un agente?

In breve

L’8 ottobre 2026, all’evento Gemini at Work, Google Cloud ha presentato il Gemini agent: un solo agente AI, cioè un programma che svolge compiti in più passaggi da solo, che secondo Google risponde alle domande, fa lavoro d’ufficio, crea immagini e scrive codice. Google dice che lavora dentro Gmail, Drive, Docs, Slides, Sheets, Chat e Calendar, ma anche in Microsoft 365 e Slack, e che sceglie per ogni compito il modello più adatto, fra quelli di Google e quelli di Anthropic. Può fare da assistente personale o da «collega»: in quel caso riceve un account Workspace suo, cioè un utente nella suite di strumenti Google per il lavoro, con indirizzo email, calendario e Drive, e compare con il suo nome nella cronologia dei documenti. Secondo 9to5Google è in anteprima privata, aperta solo a clienti selezionati, e arriverà presto ai clienti Workspace con alcuni piani Business ed Enterprise; Google non ha indicato prezzi né una data di disponibilità generale.

Cosa ha annunciato Google

Il Gemini agent l’ha presentato Thomas Kurian, l’amministratore delegato di Google Cloud, nel suo intervento a Gemini at Work 2026. Google lo descrive come «un unico agente universale per il lavoro»: un solo riquadro in cui scrivi, e dietro un sistema che risponde alle domande, svolge il lavoro d’ufficio, crea immagini e contenuti, scrive ed esegue codice.

La frase con cui Google lo vende è questa: gli dai obiettivi, non istruzioni. Deleghi un risultato e torni a lavoro finito. L’agente pianifica, usa i suoi strumenti, si collega ai sistemi dell’azienda e consegna qualcosa di compiuto dentro i documenti, la posta e gli ambienti dove già lavori.

Le caratteristiche principali, come le descrive Google:

  • Ovunque. Sul web, sulle app per iPhone e Android, sui computer Windows e Mac, e dentro Google Workspace, Microsoft 365, Slack e la riga di comando. Si può anche inserire in altri programmi, senza una schermata sua.
  • Sempre acceso. Gira nei server di Google, quindi un lavoro che dura ore o giorni va avanti anche quando chiudi il portatile.
  • Con una squadra dietro. Per i compiti lunghi crea da solo dei sotto-agenti, cioè altri agenti temporanei a cui affida pezzi del lavoro, ognuno con la sua identità, e li coordina.
  • Con più cervelli. Per ogni compito sceglie il modello che ritiene più adatto: oggi la famiglia Gemini di Google e i modelli Claude di Anthropic, domani anche altri. Google, in pratica, mette dentro il suo agente anche i modelli di Anthropic, che Bloomberg cita fra i rivali nella corsa ai clienti aziendali.
  • Collegato. Si attacca a strumenti come Microsoft Office, Teams, Slack, Salesforce, Jira, a banche dati come BigQuery o Snowflake, ai file sul tuo computer, e a qualunque server MCP, il protocollo con cui gli strumenti esterni si collegano all’AI.
  • Con le skill. Pacchetti di istruzioni riutilizzabili che insegnano all’agente come si fa un certo lavoro, di cui ho scritto quando Gemini ha detto addio ai Gem. Le squadre possono crearne e condividerle con il resto dell’azienda.
  • Con la memoria. Quattro tipi, secondo Google: quella del compito in corso, una base di conoscenze che costruisce leggendo documenti e parlando con le persone, la memoria di come si fa un lavoro e quella di tutto quello che ha già fatto. Google scrive che l’agente si inserisce in azienda come farebbe un neoassunto.

Per due settori, finanza e studi legali, ci sono già versioni specializzate in anteprima; pubblica amministrazione, sanità e commercio al dettaglio sono annunciati come «in arrivo».

Secondo Google, gli assegni un obiettivo e l’agente pianifica il lavoro da sé, scegliendo strumenti e skill.

Dentro Gmail e Docs: tre modi di lavorare

La parte che riguarda di più chi usa Google Workspace tutti i giorni è come l’agente entra nelle app. Google descrive tre modi.

Il primo è l’assistente personale. L’esempio di Google è concreto: chiedi a Gemini di organizzare una riunione con «il solito gruppo» dei responsabili eventi per la settimana prossima, senza scrivere un nome né un indirizzo. L’agente capisce chi sono guardando i membri della chat di gruppo e la conversazione dell’ultimo evento, controlla i calendari e apre una catena di email per trovare un orario, anche con partecipanti esterni all’azienda.

Il secondo è la delega proattiva, cioè l’agente che ti propone lui cosa delegare. Se il tuo responsabile ti scrive per avere l’aggiornamento del progetto in forma di presentazione, Workspace riconosce la richiesta come un lavoro delegabile e ti offre un pulsante per passarla a Gemini. Con lo stesso ragionamento mette in cima alla casella il messaggio che conta di più, invece di quello arrivato per ultimo, e ti spiega perché.

Il terzo è il più nuovo: l’agente come membro della squadra.

Tre modi, una direzione sola: sempre meno passaggi fatti da te.

Il collega con la sua email

Google lo chiama coworker agent, l’agente collega. Descrivi il ruolo che ti serve, per esempio un coordinatore di eventi, e Gemini crea l’agente. L’agente riceve un account Workspace suo: indirizzo email, calendario, spazio su Drive e un posto nella rubrica dell’azienda, con indirizzi del tipo nome@agents.azienda.com.

I colleghi ci lavorano come con chiunque altro. Lo aggiungono a una chat di gruppo, lo citano con la chiocciola, gli lasciano un commento in un documento. Nell’esempio di Google, chi si occupa del marketing chiede a un agente coordinatore di eventi di preparare il documento per il lancio di un prodotto, e l’agente lo pubblica nella chat quando è pronto. Se lo chiami in un commento, propone una modifica nel documento e risponde nel filo dei commenti, e nella cronologia delle versioni compare con il suo nome.

Due dettagli contano più degli altri. L’agente collega agisce con la sua identità, non con la tua. E vede solo quello che tu o i tuoi colleghi condividete con lui. Ogni azione che fa, scrive Google, finisce in un registro attribuita all’agente, non a una persona. Ogni agente ha permessi decisi dagli amministratori, lavora in uno spazio chiuso, e il suo traffico passa da un filtro che applica le regole dell’azienda, del tipo «gli agenti non aprono i documenti riservati».

E c’è un dettaglio da contabile, che a un titolare interessa: Google annuncia, nella console di fatturazione di Google Cloud, un tetto alla spesa AI di ogni progetto. Quando lo si raggiunge, l’agente di quel progetto si mette in pausa, finché qualcuno non lo fa ripartire con un clic. Come funzionerà per chi usa solo Workspace, Google non l’ha ancora spiegato.

Un nome, una casella, un posto in rubrica. Tutto quello che serve per sembrare un collega.

Chi parla, quando scrive un agente

Qui la notizia diventa una questione di comunicazione, ed è la parte su cui voglio fermarmi.

Dare a un programma un nome, un indirizzo email e un posto in rubrica è una scelta tecnica, perché serve a tracciare chi ha fatto cosa. Ma è anche, secondo me, una scelta di racconto. Le parole che Google usa sono «collega», «membro della squadra», «si inserisce come un neoassunto». Sono parole che rendono la delega naturale: a un collega le cose si chiedono, e ci si fida. Ne ho parlato ieri a proposito delle mascotte che danno all’AI una faccia da peluche: il modo in cui presenti una tecnologia decide quanto ci si fida di lei, prima ancora di averla provata.

Il lato buono è reale. Un agente con la sua identità è più trasparente di un agente che lavora a nome tuo. Nella cronologia di un documento vedi che quella modifica l’ha proposta lui. Nel registro vedi cosa ha fatto. Dentro l’azienda, identità e registro permettono di attribuire ogni azione all’agente; resta il compito di presentarlo con chiarezza ai colleghi.

Il lato delicato sta fuori dall’azienda. Google descrive un assistente che coordina riunioni scrivendo anche a partecipanti esterni e, separatamente, agenti colleghi con un indirizzo email loro. Se un giorno un cliente o un fornitore riceve la mail di uno di questi agenti, vede un nome e un indirizzo. Capisce che scrive un agente? Dipende da come l’azienda lo chiama e lo presenta, e dalle regole che si dà. Google, nei materiali che ho letto, non entra in questo dettaglio.

E qui torna la mail dell’inizio. Se scopri dopo che ti ha scritto un programma, il problema è la sorpresa, più del programma. Quella sensazione di essere stato lasciato fuori da un’informazione, secondo me, ricade su chi l’ha mandato. E per un professionista o una piccola impresa, che vivono di fiducia, una sorpresa così può costare cara.

Poi c’è la responsabilità. L’agente ha la sua identità, ma davanti al cliente, secondo me, l’azienda deve rispondere anche dei messaggi che affida a un agente. Su questo, un confronto aiuta. Secondo The D*AI*LY Brief, la documentazione di Microsoft per Entra Agent ID, il suo sistema per gestire le identità degli agenti, richiede almeno uno «sponsor» umano per ogni identità di agente, che decide se rinnovarla, estenderla o toglierla. Google, al momento, regole di questo tipo non le ha ancora pubblicate. Ne avevo parlato anche per Copilot nel PC: la domanda di fondo è sempre chi decide fin dove arriva l’agente.

Un agente può avere la sua firma. La faccia, davanti al cliente, resta la tua.

Cosa manca ancora

Prima di riorganizzare l’ufficio, un po’ di realismo.

Secondo 9to5Google, oggi il Gemini agent è in anteprima privata, cioè aperto solo ad alcuni clienti scelti da Google, e arriverà «presto» in modo più ampio ai clienti Workspace con alcuni piani Business ed Enterprise. Android Headlines parla di anteprima privata per alcuni abbonati di Gemini Enterprise, la versione aziendale di Gemini.

Google non ha pubblicato un prezzo, l’elenco dei piani inclusi né una data di disponibilità generale. Lo fa notare The D*AI*LY Brief, che cita anche VentureBeat: non si sa ancora come funzioneranno attivazione e licenze. La domanda pratica è semplice. Un account Workspace, di norma, è un posto a pagamento. Se ogni agente collega ha un account, conta come un utente in più? Google, per ora, non l’ha detto.

Il resto lo racconta Google, con i suoi clienti di riferimento e le sue promesse. Sono le dichiarazioni di chi vende il prodotto, e vanno lette così, finché non si vedono al lavoro in un ufficio come il tuo.

L’annuncio c’è. Prezzi e condizioni restano da chiarire.

Cosa cambia per chi lavora

Se usi Google Workspace con un piano Business e non partecipi all’anteprima privata, oggi la novità non la puoi ancora usare. Resta da sapere se il tuo piano sarà fra quelli inclusi; intanto puoi decidere le regole per quando, e se, arriverà.

Se usi Microsoft 365 o Slack, la notizia ti riguarda lo stesso. Google dice che l’agente lavora anche lì, e la gara fra i grandi per il tuo ufficio, scrive Bloomberg, è con OpenAI, Anthropic e Microsoft. Gli strumenti, secondo me, si somigliano sempre di più, e a fare la differenza sarà come li usi.

E poi c’è il quadro della settimana. In questi giorni ho scritto del galateo comune per gli agenti proposto da Meta e Sierra e degli agenti di Copilot dentro Windows; ora Google dà agli agenti una casella di posta. Gli agenti stanno uscendo dalle dimostrazioni ed entrano nei programmi che usi tutti i giorni. La parte che resta da scrivere sono le regole di convivenza, e la puoi scrivere tu, nella tua azienda, prima che lo facciano le abitudini.

Come portarlo nel tuo lavoro

  1. Decidi come si presenta un agente. Prima ancora di averlo: nome, firma, una riga che dica chiaramente che scrive un assistente AI per conto della tua azienda. Indicare che scrive un agente aiuta chi riceve la mail a capire con chi sta parlando.
  2. Dai a ogni agente un responsabile umano. Il mio consiglio: una persona che risponde di quello che fa, che ne controlla il lavoro e che decide quando spegnerlo. Microsoft chiede uno sponsor per ogni identità di agente; l’idea funziona anche per un ufficio di cinque persone.
  3. Condividi il minimo indispensabile. L’agente collega vede solo quello che gli dai. Usa questa regola a tuo vantaggio: una cartella per ogni ruolo, niente accesso a tutto «per comodità».
  4. Parti dalle cose che non escono dall’azienda. Documenti interni, riepiloghi, organizzazione delle riunioni fra colleghi. Le mail ai clienti dopo, quando hai visto come lavora.
  5. Fissa un tetto di spesa. Se lo strumento che usi lo permette, mettilo dal primo giorno. Un agente che lavora per giorni consuma anche per giorni.
  6. Chiedi i prezzi prima di innamorarti. Se sarà disponibile sul tuo piano, chiedi come si contano gli agenti: se ogni agente collega fosse un utente in più, il conto cambierebbe.
  7. Allenati a delegare obiettivi. «Prepara l’aggiornamento del progetto per venerdì, in cinque slide, con i ritardi in evidenza» è un obiettivo chiaro, con un risultato che puoi controllare. È il modo di chiedere su cui Google costruisce questo agente. Per esercitarti, i cinque livelli della delega sono un buon inizio.

Delegare a un agente è facile. Firmare quello che ha fatto, un po’ meno.

Domande frequenti

Che cos’è il Gemini agent di Google?

È un agente AI per il lavoro presentato da Google Cloud l’8 ottobre 2026 a Gemini at Work. Google lo presenta come capace di rispondere alle domande, svolgere lavoro d’ufficio, creare immagini e contenuti, scrivere ed eseguire codice. Gli si danno obiettivi invece di istruzioni passo per passo, e secondo Google lavora dentro Gmail, Drive, Docs, Slides, Sheets, Chat e Calendar, oltre che in Microsoft 365 e Slack.

Che cos’è un coworker agent?

È la versione «collega di squadra» del Gemini agent. Secondo Google, lo si crea descrivendo un ruolo, e riceve un account Workspace suo, con indirizzo email, calendario, Drive e un posto nella rubrica aziendale. Agisce con la propria identità, vede solo quello che gli viene condiviso e compare con il suo nome nella cronologia dei documenti.

Il Gemini agent usa anche i modelli di Anthropic?

Sì. Secondo Google, per ogni compito sceglie il modello più adatto fra la famiglia Gemini e i modelli Claude di Anthropic, e in futuro anche altri modelli, privati e aperti.

Quando sarà disponibile e quanto costa?

Secondo 9to5Google è in anteprima privata, aperta solo a clienti selezionati, e arriverà presto ai clienti Workspace con alcuni piani Business ed Enterprise. Google non ha indicato prezzi, l’elenco dei piani inclusi né una data di disponibilità generale.

Un agente può scrivere email ai miei clienti?

Negli esempi di Google l’agente apre catene di email per organizzare riunioni, anche con partecipanti esterni. Per questo conviene decidere prima come si presenta, in modo che chi riceve la mail sappia che sta scrivendo un assistente AI.

Come si controlla quello che fa un agente?

Secondo Google, ogni agente ha la sua identità e permessi decisi dagli amministratori, ogni azione finisce in un registro attribuita all’agente e il traffico passa da un filtro con le regole dell’azienda. Nella console di fatturazione di Google Cloud si può anche fissare un tetto alla spesa AI di un progetto, raggiunto il quale l’agente si mette in pausa.

Fonti

Manuale di sopravvivenza alla stupidità umana — Luca Masrè Passaro
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Luca Masrè Passaro
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Luca Masrè Passaro

Comunicazione, psicologia e persuasione. Autore del Manuale di sopravvivenza alla stupidità umana.

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