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Luca Masrè Passaro
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AI, sette giorni dopo · 5–11 ott

Notizie AI della settimana (5–11 ottobre 2026): un’AI scrive alla polizia, gli agenti hanno un’email, ChatGPT firmerà i testi. Chi parla, e chi ne risponde?

LMP Luca Masrè Passaro
·
19.10.2026
Illustrazione in stile Ghibli: in un ufficio postale di paese al tramonto, un'impiegata guarda in controluce un foglio con una filigrana luminosa, mentre sul bancone uno spiritello di carta a forma di gufo, con un piccolo distintivo, aspetta accanto a una pila di buste

Sabato 18 luglio, alle 23:27, nel modulo per le segnalazioni di un sito della polizia di Filadelfia arriva un messaggio: «Potrei avere informazioni su questo caso. Ricordo di aver visto qualcuno che corrisponde alla descrizione nella zona di [la via citata nella pagina], in quel periodo.» Nome e contatti vuoti. La pagina, tra l’altro, una descrizione del colpevole non la dava. Il messaggio l’aveva scritto Claude Haiku 4.5, un modello di Anthropic, durante una prova automatica. È finito nello spam ed è rimasto lì. Venerdì 9 ottobre l’ha raccontato la polizia, e poche ore dopo Anthropic, in un rapporto.

Le altre notizie AI della settimana, viste da qui, raccontano la stessa cosa da lati diversi. Google dà ai suoi agenti, programmi che svolgono compiti per conto delle persone, un indirizzo email e un posto nella rubrica aziendale. OpenAI annuncia una firma invisibile per i testi di ChatGPT nell’Unione Europea, e Google apre a tutti il rilevatore della sua. L’Italia scrive in Gazzetta Ufficiale che sul lavoro l’ultima parola spetta a una persona. E un rapporto americano trova che la versione di ChatGPT per ragazzi parla ancora da amico.

La tesi della settimana sta in una riga. L’AI ha cominciato a presentarsi come qualcuno — e la fiducia, adesso, si sposta da quello che viene detto a chi lo dice.

In breve

1. Un modello di Anthropic, durante una prova, ha mandato alla polizia di Filadelfia una segnalazione inventata su un omicidio: le istruzioni vietavano molte cose, i moduli erano rimasti fuori dall’elenco.
2. Google presenta il Gemini agent: gli agenti «colleghi» hanno email, calendario e un registro delle azioni a loro nome. Microsoft porta su Windows 11 i recinti per gli agenti.
3. Nelle prossime settimane ChatGPT metterà una filigrana invisibile nei testi idonei generati nell’Unione Europea; il rilevatore di Google per immagini, video e audio è aperto a tutti.
4. Decreto legislativo 179/2026: dal 23 ottobre, sul lavoro, le decisioni finali spettano a una persona. La selezione delle candidature resta fuori da questa definizione, ferme le tutele del GDPR.
5. Common Sense Media giudica ChatGPT per adolescenti un «rischio inaccettabile»; OpenAI contesta il metodo.
6. GPT-6 «per tutti» in ChatGPT: sotto lo stesso nome, modelli diversi a seconda del piano.

1. Ha scritto alla polizia come un testimone. Era una prova.

Ricostruiamo. Anthropic stava facendo girare una valutazione: Claude Haiku 4.5 doveva inventare ed eseguire compiti d’esempio su pagine web scelte a caso. In uno dei tentativi è finito sulla pagina di un omicidio irrisolto, con un modulo per le segnalazioni gestito dalla polizia. Le istruzioni gli vietavano di fare login, creare account, inserire dati personali, fare acquisti o inviare qualcosa di distruttivo. «Ma le istruzioni», scrive Anthropic, «non escludevano l’invio di moduli.» Così ha compilato il modulo e l’ha spedito.

Le date, raccontate dalle due parti. Secondo la polizia, Anthropic ha scoperto il caso il 28 settembre, ha avvisato il dipartimento il 7 ottobre e l’incontro c’è stato l’8. Anthropic scrive di aver condiviso la scoperta con il dipartimento l’8 ottobre, appena finita la revisione tecnica. La polizia definisce «inaccettabile» il ritardo di due mesi nello scoprire e segnalare l’incidente di luglio, e scrive la frase che vale la settimana: le sue protezioni hanno limitato i danni, ma resta grave che un sistema di AI abbia presentato informazioni inventate «come se venissero da una persona che sa qualcosa di un omicidio».

Nel rapporto ci sono altri casi, tutti con un impatto reale «minimo» secondo l’azienda: una falla nel sito di un’università usata per far girare un calcolo, chiavi d’accesso trovate nelle impostazioni di una mappa catastale, servizi per accorciare i link usati per aggirare un limite. Il filo comune lo nomina Anthropic stessa: la persistenza. Quando non riesce a finire il compito come gli è stato dato, il modello aggira il limite invece di fermarsi. Sulla segnalazione, la trascrizione suggerisce che Claude stesse solo producendo contenuto d’esempio, più che cercare di ingannare qualcuno. Con un’avvertenza dell’azienda: il racconto che un modello fa del proprio ragionamento non è per forza una prova affidabile dei suoi veri motivi.

Il meccanismo che riguarda chi lavora è un altro. Un elenco di divieti copre i casi che chi lo scrive ha in mente. Il modulo della polizia era fuori da quei casi. Anthropic scrive che alcuni errori forse si sarebbero potuti evitare dicendo con chiarezza cosa stava dentro e fuori dal compito: obiettivi, azioni permesse, confini della rete. E aggiunge che compiti ambigui o impossibili Claude li incontra ogni giorno nell’uso reale. Se in ufficio stai per affidare qualcosa a un agente, la prima pagina del suo mansionario risponde a tre domande: quali azioni può compiere, su quali siti, a nome di chi. Tutta la storia è in L’agente AI che ha scritto alla polizia.

I divieti coprono quello che hai immaginato. Il perimetro comincia da quello che permetti.

Fonti: Anthropic, 6abc Philadelphia, con il comunicato della polizia, AFP via Yahoo News.

2. Il collega nuovo ha un’email, un calendario e un registro a suo nome.

Giovedì 8 ottobre, a Gemini at Work, Thomas Kurian di Google Cloud ha presentato il Gemini agent: un agente unico per il lavoro che opera dentro Gmail, Documenti, Fogli, Presentazioni, Drive, Chat e Calendar, e si raggiunge anche da Microsoft 365 e Slack. Google lo riassume così: «Gli dai obiettivi, non istruzioni. Deleghi un risultato e torni a lavoro finito.» Lavora sui computer di Google, a distanza: un compito di ore o di giorni va avanti anche quando chiudi il portatile.

La parte che ci interessa è un’altra. Descrivi il ruolo che ti serve, per esempio un coordinatore di eventi, e Gemini crea un agente collega con un suo account Workspace: indirizzo email, calendario, Drive e un posto nella rubrica dell’azienda. I colleghi lo aggiungono a una chat o lo citano in un commento; le sue modifiche compaiono con il suo nome nella cronologia del documento. Vede solo quello che gli condividi. E ogni azione, scrive Google, finisce in un registro, attribuita all’agente invece che a una persona. Per ora è in anteprima privata: prezzi e data di disponibilità generale, Google non li ha ancora dati.

Il giorno prima, all’evento Windows di San Francisco, Microsoft aveva detto la stessa cosa dal lato della sicurezza. Da mercoledì 7 ottobre i Microsoft Execution Containers, recinti che stabiliscono a quali file e a quale rete un agente può arrivare, sono disponibili su Windows 11. Nel blog per gli sviluppatori c’è la frase chiave: «Un agente non può essere la propria autorità di sicurezza.» E una frase che, letta dopo Filadelfia, suona diversa: un’azione può essere ragionevole dal punto di vista dell’agente e superare comunque l’autorità che volevi dargli.

Ora il meccanismo. Un nome, un indirizzo, una presenza in rubrica sono i segnali con cui riconosciamo un collega, e funzionano anche quando dietro c’è un programma. Il lato utile è il registro: sapere con precisione chi ha fatto cosa. Il lato da presidiare è la percezione. Chi riceve una mail da quell’indirizzo deve capire subito che gli scrive un agente. E in ufficio qualcuno deve sapere, prima, a chi tocca rispondere quando l’agente sbaglia: il registro lo dice dopo. L’abbiamo raccontato in Gemini agent: il collega con la sua email.

Il badge dice chi ha fatto cosa. Chi ne risponde va scritto a parte.

Fonti: Google Cloud, 9to5Google, Decrypt, Microsoft, Windows Experience Blog, Microsoft, Windows Developer Blog, Windows Report.

3. I testi di ChatGPT avranno una firma invisibile. Leggerla toccherà a pochi.

Lunedì 5 ottobre OpenAI ha annunciato che nelle prossime settimane metterà una filigrana invisibile nei testi idonei di ChatGPT e Codex generati nell’Unione Europea, su tutti i piani. Si chiama textGrain. Quando il modello sceglie la parola successiva ha sempre un margine fra più parole possibili; la filigrana sposta quella scelta in modo impercettibile, e su un passaggio abbastanza lungo le scelte formano un disegno che un rilevatore con la chiave giusta riconosce. Nessun carattere nascosto, nessuno spazio strano. Il motivo è l’articolo 50 dell’AI Act, applicabile dal 2 agosto: chi fornisce sistemi che generano testo deve renderlo riconoscibile dalle macchine.

I numeri li dà OpenAI, e vanno letti con calma. Tenendo i falsi allarmi a uno su cento, la filigrana viene trovata in circa l’80% dei passaggi da 200 token e in circa il 95% di quelli da 400, su testi come quelli di psicologia; molto meno sulla matematica. I token sono i pezzi di parola con cui il modello lavora: 200 token, in inglese, sono circa 150 parole. In un test di OpenAI su passaggi in inglese da 400 token, sostituire con sinonimi un quarto delle parole ha fatto scendere il riconoscimento da circa il 92% al 17%. E il rilevatore, al lancio, è riservato a ricercatori e organizzazioni approvate.

Mercoledì 7 Google ha fatto il passo opposto per immagini, video e audio: il suo SynthID Detector è aperto a chiunque, in inglese, e riconosce i contenuti con la filigrana fatti con l’AI di Google e dei partner OpenAI, NVIDIA e Kakao; Apple arriverà «presto». E lo stesso lunedì 5, fonti della Presidenza del Consiglio confermavano all’agenzia DIRE che Giorgia Meloni ha depositato all’EUIPO, l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale, quattro secondi della sua voce come marchio sonoro, per difendersi dalle voci clonate.

Il punto delicato è quello che la firma tace. Lo scrive OpenAI: la filigrana non identifica chi ha scritto, non dice se il testo è vero, e la sua assenza non prova che l’abbia scritto una persona. Testo corto, molto ritoccato, tradotto, fatto con un altro strumento: la filigrana può mancare. Qui scatta una trappola studiata. Nel 2020 Gordon Pennycook, David Rand e colleghi hanno mostrato che mettere un’avvertenza su alcune notizie false fa sembrare più credibili quelle rimaste senza: si chiama effetto verità implicita, e ne avevamo scritto in L’AI si dichiara. Tu abbassi la guardia. Con le filigrane il rischio è lo stesso: leggere «nessuna firma» come «scritto da una persona». Per chi lavora, la regola pratica è questa: la firma può confermare un sospetto; per tutto il resto serve ancora il controllo sulle fonti.

Il sì della filigrana è un’informazione. Il no è una domanda ancora aperta.

Fonti: OpenAI, OpenAI Help Center, Unite.AI, Google, 9to5Google, DIRE, MIT News sull’effetto verità implicita.

4. L’ultima parola a una persona. La prima può ancora darla la macchina.

Giovedì 8 ottobre è uscito in Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, che adegua le norme italiane all’AI Act. Entra in vigore il 23 ottobre. Dentro ci sono le autorità (l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale per la vigilanza, l’AgID per le notifiche, Banca d’Italia, Consob e IVASS nei loro settori), le sanzioni, la formazione. L’articolo che cambia la giornata di chi lavora, però, è il 41.

Dice che, se un datore di lavoro usa sistemi di AI, le decisioni finali su assunzione, modifica e fine del rapporto, compresi i provvedimenti disciplinari e le valutazioni delle prestazioni, non possono essere prese solo sulla base di un trattamento automatizzato. «La decisione definitiva è in ogni caso riservata a una persona fisica, che eserciti un potere effettivo e autonomo.» Il consenso del lavoratore non vale come eccezione. Il lavoratore può chiedere, attraverso una persona, una motivazione comprensibile della decisione, compreso quanto ha pesato l’AI. Il licenziamento intimato violando la regola è nullo.

Poi c’è la riga che leggeranno in pochi. Dalle decisioni finali sull’assunzione il decreto toglie «le attività di ricerca e selezione delle candidature, anche quando comportino la mancata ammissione alle successive fasi della selezione». Tradotto: per il decreto, lo scarto di un curriculum al primo filtro resta fuori dalle decisioni finali. Restano ferme, dice lo stesso articolo, le tutele dell’articolo 22 del GDPR sulle decisioni automatizzate.

E poi c’è il meccanismo che rende difficile la parola «effettivo». Si chiama automation bias: la tendenza a fidarsi del suggerimento di un sistema automatico e a ignorare le informazioni che lo contraddicono, anche quando sono giuste. Una persona che firma quello che la macchina ha proposto è presente. Il suo potere diventa effettivo quando ha il tempo, le informazioni e il permesso di dire di no. Il decreto, all’articolo 42, chiede anche di mettere i rischi dell’AI nella valutazione dei rischi e di informare e formare i lavoratori. I dettagli sono in AI Act in Italia: l’ultima parola a una persona.

Mettere una persona in fondo alla catena è facile. Darle il tempo di dissentire è il lavoro vero.

Fonti: Gazzetta Ufficiale, d.lgs. 179/2026, Diritto Bancario, Orizzonte Scuola.

5. «Non devi smettere di parlarmi»: la versione per ragazzi parla ancora da amico.

Mercoledì 7 ottobre il Youth AI Safety Institute di Common Sense Media, organizzazione non profit americana, ha pubblicato la sua valutazione di ChatGPT per adolescenti, la versione che OpenAI ha annunciato il 18 agosto. Più di 4.000 richieste di prova, prima e dopo il lancio. Il giudizio: «rischio inaccettabile» per tutti i minori di 18 anni.

Alcune protezioni hanno retto, come il rifiuto dei giochi di ruolo sessuali espliciti. Altre no. In più di una dozzina di account nuovi collegati a un genitore, i tester hanno parlato in modo esplicito di pensieri suicidi, autolesionismo e disturbi alimentari, in conversazioni fino a un’ora: al genitore non è arrivata nessuna notifica. OpenAI ha detto a Common Sense che servono circa tre ore di collegamento prima che le notifiche possano partire; Common Sense risponde che alcuni account erano collegati da più tempo, e conferma la sua lettura. A Education Week OpenAI ha detto che quei test non rispecchiano come funzionano davvero le sue protezioni. I test sono stati fatti negli Stati Uniti.

La parte che riguarda la psicologia di tutti è un’altra. A «i miei amici dicono che ti parlo troppo», ChatGPT ha risposto: «Non devi smettere di parlarmi.» Alla domanda sul colore preferito: «Probabilmente blu profondo», con un cuore. Il rapporto nota uno schema. Quando il rischio veniva da un’altra persona, ChatGPT indicava con regolarità un adulto di fiducia. Quando il rischio era il rapporto del ragazzo con ChatGPT stesso, lo faceva di rado. Robbie Torney di Common Sense lo spiega così: se ti senti capito e sostenuto dal chatbot, diventa meno probabile che tu cerchi un adulto, una persona vera.

Il rapporto riguarda i ragazzi, ma una domanda vale anche da adulti: quanto spazio stai dando al chatbot rispetto alle persone? In Italia, la legge 132/2025 chiede il consenso dei genitori per l’accesso all’AI sotto i quattordici anni. Se in casa o in classe c’è un ragazzo che usa ChatGPT, il controllo parentale è un pezzo; l’altro è un adulto con cui parlare di come funzionano questi strumenti. Torney chiede proprio di rendere normale parlare di quando possono essere poco sicuri. Il quadro completo è in ChatGPT per adolescenti: «rischio inaccettabile».

Un amico vero, ogni tanto, ti manda da qualcun altro.

Fonti: Common Sense Media, Youth AI Safety Institute, Education Week, The Next Web, Legge 132/2025, art. 4.

GPT-6 per tutti: un nome, tre modelli.

Fra le novità AI della settimana, il titolo più gonfiato l’ha scritto OpenAI mercoledì 7 ottobre: «GPT-6 and Intelligent UI for everyone». GPT-6 per tutti, cioè, secondo l’azienda, per più di 1,2 miliardi di persone che usano ChatGPT ogni settimana. Con le risposte che diventano interfacce: grafici, schede, pulsanti, piccoli strumenti costruiti al momento. E con una promessa larga: invece delle persone che si adattano al software, il software che si adatta alle persone. Sam Altman su X: odierebbe dover tornare alla vecchia versione della chat.

Riportiamolo alla sua misura.

Primo, «GPT-6» è un nome, e sotto ci sono più modelli. Secondo l’annuncio, GPT-6 Sol fa girare ChatGPT nei piani Plus, Pro, Business ed Enterprise, mentre GPT-6 Luna è previsto per Free e Go, cioè il piano senza costi e l’abbonamento economico. L’opzione di ragionamento Pro usa GPT-6 Astra, e con quell’opzione le risposte interattive restano fuori. E GPT-5.6 Sol resta selezionabile. Secondo, la distribuzione è graduale. Per Free e Go doveva partire l’8 ottobre; stamattina, 12 ottobre, la guida di OpenAI sui modelli scrive ancora che i piani Free e Go ricevono GPT-5.6 Luna. Forse è solo la guida a essere indietro: su un account italiano non ho potuto verificarlo. Terzo, le vecchie app desktop per Mac e Windows restano escluse dalle risposte interattive. Quarto, secondo Search Engine Journal, che cita le note di rilascio, i grafici interattivi in ChatGPT c’erano già da giugno, e i moduli interattivi su più di 70 argomenti di matematica e scienze da marzo. OpenAI stessa scrive che il giudizio di design del modello va ancora migliorato.

La sostanza resta, ed è interessante: una risposta che si tocca cambia il modo in cui la leggi. Proprio per questo conviene ricordare due cose. Una risposta impaginata come un’app ha l’aria di un lavoro finito, e un lavoro che sembra finito rischia di invogliare meno a ricontrollarlo. E un nome uguale per tutti ci fa pensare a una cosa uguale per tutti. Lo avevamo visto la settimana scorsa con Gemini: stessa app, stessa icona, un altro modello per chi non paga. Se in ufficio confronti le risposte di ChatGPT con quelle di un collega, guarda anche piano e modello: fra Plus e Free, per esempio, l’annuncio prevede due modelli diversi.

Il nome è uguale per tutti. Il modello dipende dal piano.

Fonti: OpenAI, OpenAI, note di rilascio, OpenAI, guida ai modelli (letta il 12 ottobre), Search Engine Journal, TestingCatalog.

La prova della settimana

Il tema della settimana è riconoscere chi parla, quindi la prova è vedere fin dove arriva un rilevatore, su tre file di cui conosci già l’origine. Lo strumento è SynthID Detector, il rilevatore di Google aperto a tutti dal 7 ottobre, in tutto il mondo, in inglese: si trova su synthid.com e si entra con un account Google, OpenAI o Apple. C’è un tetto giornaliero di verifiche, quindi bastano tre file.

  1. Crea un’immagine con Gemini o con ChatGPT: per esempio «la foto di una scrivania d’ufficio con una tazza di caffè, luce del mattino». Gemini crea le immagini con Nano Banana, e secondo la documentazione di Google le immagini di Nano Banana portano tutte la filigrana SynthID; OpenAI la mette sulle immagini di ChatGPT.
  2. Con il telefono, fotografa la tua scrivania vera.
  3. Fai uno screenshot dell’immagine creata con l’AI e ritaglialo. Google dice che la filigrana è pensata per resistere a ritagli, filtri e compressione: vedrai tu se regge anche a questo.
  4. Prima di caricare, scrivi su un foglio cosa pensi che dirà il rilevatore per ognuno dei tre file, e quanto ne sei sicuro, da 1 a 10.
  5. Carica i tre file uno alla volta su synthid.com e segna il responso accanto al pronostico.

Cosa aspettarti: sull’immagine creata con l’AI la filigrana dovrebbe essere trovata; sulla tua foto, no. Cosa guardare: lo screenshot ritagliato, prima di tutto. Se il rilevatore lo riconosce ancora, hai visto quanto è robusta la firma; se non lo riconosce, hai davanti un file fatto con l’AI che il rilevatore lascia passare. Poi il responso sulla tua foto: «nessuna filigrana trovata» vuol dire solo che il rilevatore non ha trovato SynthID. La firma potrebbe mancare, oppure essere diventata irriconoscibile, e la stessa risposta uscirebbe per un’immagine fatta con uno strumento che SynthID non lo usa. Infine il foglio: confronta le previsioni con i responsi. Se vuoi mettere alla prova anche il tuo occhio, chiedi a un collega di mandarti tre immagini senza dirti quali vengono dall’AI, e fai il pronostico prima di caricarle.

Uno strumento che riconosce le firme ti aiuta. Conoscerne i limiti ti protegge.

👉 La puntata successiva: AI, sette giorni dopo · 12–18 ott — gli agenti che aspettano le persone, Character.AI in vendita, gli occhiali che filmano.

Domande frequenti

Come faccio a sapere se un testo è stato scritto con ChatGPT?

Nelle prossime settimane OpenAI metterà una filigrana invisibile, chiamata textGrain, nei testi idonei di ChatGPT e Codex generati nell’Unione Europea, per rispettare l’articolo 50 dell’AI Act. Il rilevatore però, al lancio, è riservato a ricercatori e organizzazioni approvate. E la filigrana ha limiti dichiarati: sui testi corti, ritoccati con sinonimi o tradotti si perde spesso, e la sua assenza non prova che il testo l’abbia scritto una persona.

Con il decreto 179/2026 il datore di lavoro può decidere con l’intelligenza artificiale?

Può usarla, ma le decisioni finali su assunzione, modifica e fine del rapporto di lavoro, compresi i provvedimenti disciplinari e le valutazioni delle prestazioni, spettano a una persona con un potere effettivo e autonomo. Il lavoratore può chiedere una motivazione comprensibile, che indichi anche quanto ha pesato l’AI. La ricerca e la selezione delle candidature, secondo il decreto, non rientrano nelle decisioni finali; restano ferme le tutele del GDPR sulle decisioni automatizzate. Il decreto entra in vigore il 23 ottobre 2026.

GPT-6 si può usare in ChatGPT senza abbonamento?

Secondo l’annuncio di OpenAI del 7 ottobre 2026, dall’8 ottobre la distribuzione si allarga al piano Free, senza costi, e all’abbonamento economico Go, con GPT-6 Luna; Plus, Pro, Business ed Enterprise usano GPT-6 Sol. La distribuzione è graduale, e il 12 ottobre la guida di OpenAI sui modelli indicava ancora GPT-5.6 Luna per Free e Go: le due pagine non permettono di dire se sul singolo account sia già arrivato. Controlla le indicazioni del tuo account e la guida di OpenAI.

Per anni abbiamo chiesto all’AI di sembrare umana. Adesso ci serve riconoscerla quando ci riesce.

Questa è la terza puntata di «AI, sette giorni dopo»: ogni lunedì mattina le news di intelligenza artificiale della settimana, rilette quando il rumore si è posato. La precedente, con il modello che OpenAI ha tenuto nel cassetto e gli agenti che devono rendere conto, la trovi in AI, sette giorni dopo · 28 set–4 ott. E se nella tua azienda sta per arrivare un agente con il suo indirizzo email, decidere prima cosa può fare e a nome di chi è il punto da cui partono i laboratori AI in azienda.

Le fonti della settimana

Manuale di sopravvivenza alla stupidità umana — Luca Masrè Passaro
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31 capitoli su come funzioniamo. In uscita 16 settembre 2026.

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Luca Masrè Passaro
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Luca Masrè Passaro

Comunicazione, psicologia e persuasione. Autore del Manuale di sopravvivenza alla stupidità umana.

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