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Luca Masrè Passaro
Laboratorio AI

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Cosa non scrivere mai in ChatGPT

ChatGPT è sicuro per il lavoro? Le 7 cose da non scrivere mai, cosa succede ai tuoi dati, la chat temporanea e le regole da dare in azienda.

LMP Luca Masrè Passaro
·
17.09.2026
Cosa non scrivere in ChatGPT: un impiegato alla scrivania vede documenti, buste, chiavi e lucchetti volare fuori dal portatile e dalla finestra

Sono le sei e mezza di sera. Il cliente ha risposto male, la mail va chiusa prima di uscire, e la testa è già in macchina.

Copi il suo messaggio. Lo incolli in ChatGPT. Aggiungi «rispondi in modo professionale ma fermo». Dentro ci sono il suo nome, l’indirizzo, l’importo della fattura contestata e due righe sul contratto.

La risposta arriva in quattro secondi. È perfetta. La mandi.

E senza accorgertene hai appena consegnato i dati di un cliente a un’azienda americana, dentro un sistema che — con le impostazioni di base — può usare quella conversazione per addestrarsi.

Nessuno lo fa per cattiveria. Lo fai perché funziona, perché è veloce, perché è lì. Ed è esattamente questo il punto: gli errori più pericolosi non sono quelli che fai quando sei distratto. Sono quelli che fai quando tutto sta andando benissimo.

ChatGPT è sicuro?

La domanda è quella che si fanno tutti. La risposta onesta è un’altra domanda: sicuro per cosa?

ChatGPT non «ruba» i tuoi dati. Li conserva, li elabora e, in certe condizioni, li usa. Tre verbi diversi, tre rischi diversi.

Il primo: la conversazione resta salvata nella cronologia del tuo account. Se qualcuno entra nel tuo account — una password riciclata, un computer lasciato aperto in ufficio — legge tutto quello che hai scritto negli ultimi mesi. Tutto.

Il secondo: sui piani personali, quelli gratuiti e Plus, le conversazioni possono essere usate per migliorare i modelli, a meno che tu non lo disattivi. Non significa che la tua mail comparirà nella risposta di qualcun altro domani mattina. Significa che hai perso il controllo di dove finisce.

Il terzo: anche quando cancelli una chat, sparisce subito dal tuo account ma OpenAI la elimina definitivamente entro 30 giorni, salvo che debba conservarla per motivi di sicurezza o di legge.

Quindi sì, ChatGPT è uno strumento sicuro. Come un’automobile. Il problema raramente è la macchina.

Perché tutti incollano tutto

Prima delle regole, vale la pena capire perché le regole da sole non bastano.

Quando parli con ChatGPT, il cervello non registra «sto inviando dati a un server in un altro continente». Registra «sto chiedendo una mano a qualcuno». Il tono è umano, le risposte sono gentili, la finestra somiglia a una chat con un collega. E con un collega non ci si mette a filtrare ogni parola.

È un meccanismo antico: tratti le cose in base a come ti sembrano, non a come funzionano. Una conversazione che sembra privata viene vissuta come privata.

C’è poi la fretta, che è la vera nemica. Anonimizzare un testo richiede trenta secondi. Trenta secondi, alle sei e mezza di sera, sembrano un’eternità.

Non serve essere più intelligenti. Serve avere deciso prima, a mente fredda, cosa non entra. Così quando arriva il momento non c’è niente da decidere.

Le sette cose da non scrivere mai

1. I dati personali dei clienti

Nomi e cognomi, indirizzi, numeri di telefono, codici fiscali, email. Se il testo che vuoi sistemare li contiene, li togli o li sostituisci: «il cliente», «Mario Rossi», «via Roma 1».

La mail rimane identica. Il modello non ha bisogno di sapere chi è la persona per aiutarti a risponderle. Ha bisogno di sapere cosa è successo.

2. I dati sanitari e quelli «delicati»

Certificati medici, diagnosi, informazioni sulla salute di un dipendente o di un cliente, appartenenze sindacali, dati sui minori. Per il GDPR sono categorie particolari, protette con più rigore.

Qui non esiste la versione furba. Non entrano. Punto.

3. Password, accessi e chiavi

Sembra ovvio, e invece succede ogni giorno: «perché questo codice non si collega?» con dentro la password del database. «Sistemami questa configurazione» con dentro la chiave del gestionale.

Una password scritta in una chat è una password da cambiare.

4. Contratti, offerte e trattative in corso

Il preventivo che stai preparando per il cliente più importante. Le condizioni riservate che hai strappato a un fornitore. La bozza di contratto con i prezzi.

Sono i numeri su cui la tua azienda si gioca il margine. Se vuoi una mano a scriverli meglio, dai al modello la struttura e cifre inventate. Quelle vere le rimetti tu, alla fine.

5. Bilanci e numeri che non sono pubblici

Fatturato del mese, crediti non incassati, situazione di cassa, piani di investimento. Chiedere «analizzami questo Excel» con dentro il vero conto economico è comodissimo.

Ed è anche il modo più semplice per portare fuori dall’azienda le informazioni che un concorrente pagherebbe per avere.

6. I dati dei dipendenti

Valutazioni, stipendi, assenze, provvedimenti disciplinari, la mail difficile da mandare a un collaboratore che sta andando male. Qui il rischio è doppio: la privacy di una persona e la tua posizione di datore di lavoro.

Per la mail difficile va benissimo farsi aiutare. Senza nome, senza dettagli che la rendano riconoscibile.

7. Il codice, i progetti e le idee non ancora protette

Nel 2023 alcuni tecnici di Samsung hanno incollato in ChatGPT codice interno per correggerlo e appunti di una riunione per farne un verbale. L’azienda se n’è accorta e ha vietato gli strumenti di AI generativa sui dispositivi aziendali.

Non erano sprovveduti. Erano bravi, di fretta, e stavano usando lo strumento esattamente come lo usiamo tutti.

Il caso da ricordare

Samsung, 2023: codice interno e verbali di riunione finiti in ChatGPT in poche settimane. Risposta dell’azienda: stop all’AI generativa sui dispositivi aziendali. Il problema non era lo strumento. Era l’assenza di una regola.

Come usarlo lo stesso, e bene

Il punto non è smettere di usare ChatGPT. Chi smette resta indietro, e i suoi dipendenti continuano a usarlo lo stesso — dal telefono personale, dove nessuno controlla niente. Il punto è usarlo con le mani pulite.

Anonimizza prima di incollare

È l’abitudine che vale più di tutte le altre messe insieme. Sostituisci nomi, cifre e riferimenti riconoscibili prima di premere invio. Trenta secondi.

Un trucco pratico: tieni un file con i sostituti fissi. Il cliente diventa sempre «Cliente A», l’importo diventa sempre «1.000 €», l’azienda diventa sempre «Azienda Beta». Dopo una settimana lo fai in automatico.

Usa la chat temporanea

In ChatGPT esiste la chat temporanea: le conversazioni non compaiono nella cronologia, non creano ricordi e non vengono usate per addestrare i modelli. OpenAI ne conserva comunque una copia per un massimo di 30 giorni per motivi di sicurezza, poi la cancella.

Non è un luogo dove scrivere quello che non va scritto. È il posto giusto per le cose di lavoro normali che non vuoi lasciare in giro nell’account.

Controlla le impostazioni sui dati

Nelle impostazioni dell’account, nella sezione dei controlli sui dati, puoi disattivare l’uso delle tue conversazioni per migliorare il modello. Sui piani personali è attivo di base: se usi ChatGPT per lavoro, la prima cosa da fare è spegnerlo.

Già che ci sei, dai un’occhiata alla memoria: ChatGPT può ricordare informazioni su di te tra una conversazione e l’altra. Comodo per le preferenze di scrittura. Meno comodo se si ricorda il nome del tuo cliente più importante.

Se lo usa tutta l’azienda, usa un piano aziendale

I piani pensati per le aziende — ChatGPT Business ed Enterprise — escludono di base i dati dall’addestramento dei modelli e danno all’azienda il controllo sugli account. Non trasformano ChatGPT in una cassaforte, e le sette regole qui sopra valgono lo stesso. Ma spostano il controllo da ogni singola persona all’azienda.

Che è dove dovrebbe stare.

Cosa dice la legge

Se un tuo dipendente incolla i dati di un cliente in un account personale di ChatGPT, per il GDPR il responsabile di quei dati resta la tua azienda. Non il dipendente. Non OpenAI. Tu.

E il tema non è teorico. Nel dicembre 2024 il Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato OpenAI per 15 milioni di euro, contestando tra l’altro il modo in cui i dati degli utenti venivano trattati per addestrare ChatGPT.

C’è poi l’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale: chiede alle aziende che usano sistemi di AI di prendere misure perché le persone che li usano sappiano farlo. Ne ho scritto a proposito degli obblighi di trasparenza.

Il che vuol dire, in parole semplici: «non sapevo che non si potesse» non è una difesa. È una confessione.

In sintesi

  • Mai dati personali dei clienti: nomi, indirizzi, codici fiscali.
  • Mai dati sanitari, di minori o sindacali.
  • Mai password, accessi, chiavi.
  • Mai contratti, offerte, trattative con i numeri veri.
  • Mai bilanci e dati economici non pubblici.
  • Mai dati dei dipendenti.
  • Mai codice e progetti riservati.
  • Prima di incollare: anonimizza. Per il resto: chat temporanea.

Come puoi applicarlo alla tua azienda

Non serve un regolamento di venti pagine che nessuno leggerà. Serve una pagina, scritta in mezz’ora, con tre cose.

La prima: quali strumenti si usano. Un account aziendale, uno strumento scelto, non sei app diverse aperte dal telefono di ognuno.

La seconda: cosa non entra mai. La lista qui sopra va benissimo come punto di partenza — adattala a quello che fa la tua azienda.

La terza: come si fa bene il resto. Anonimizzare, controllare il risultato prima di usarlo, chiedere quando non si è sicuri.

Poi c’è la parte che la pagina da sola non risolve: le persone devono sapere usare lo strumento, non solo cosa non fare. Una regola senza competenza diventa un divieto, e i divieti si aggirano. È il lavoro che faccio nei corsi di intelligenza artificiale in azienda: tre incontri sul lavoro vero dell’ufficio, e si esce con le regole d’uso scritte insieme.

Perché l’AI non è pericolosa. È potente. E le cose potenti, usate di fretta, fanno danni esattamente come quelle pericolose.

Domande frequenti

ChatGPT è sicuro per il lavoro?

È uno strumento affidabile, ma le conversazioni restano salvate nell’account e sui piani personali possono essere usate per migliorare i modelli se non disattivi l’opzione. Per il lavoro va usato senza dati personali, password, contratti e numeri riservati.

Cosa non bisogna scrivere in ChatGPT?

Dati personali dei clienti, dati sanitari o di minori, password e chiavi di accesso, contratti e offerte con i numeri veri, bilanci non pubblici, dati dei dipendenti, codice e progetti riservati.

Cos’è la chat temporanea di ChatGPT?

È una modalità in cui le conversazioni non compaiono nella cronologia, non creano ricordi e non vengono usate per addestrare i modelli. OpenAI ne conserva una copia per un massimo di 30 giorni per motivi di sicurezza.

ChatGPT Business usa i dati per l’addestramento?

No, di base i piani aziendali come ChatGPT Business ed Enterprise escludono i dati dall’addestramento dei modelli e danno all’azienda il controllo sugli account.

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Luca Masrè Passaro

Comunicazione, psicologia e persuasione. Autore del Manuale di sopravvivenza alla stupidità umana.

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