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Luca Masrè Passaro
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ChatGPT immagini: la GIF balla, la foto resta

ChatGPT immagini: con Images 2.6 arrivano le GIF animate e le foto salvate con @nome. Cosa cambia per chi fa contenuti per lavoro, e cosa controllare prima.

LMP Luca Masrè Passaro
·
05.11.2026
Illustrazione in stile Ghibli: un blocchetto di carta che si sfoglia da solo con un gatto disegnato in pose di ballo, accanto una foto bianca appesa a una molletta, in una bottega al tramonto

«Can you make a gif of a cat dancing?» Mi fai una GIF di un gatto che balla? Secondo The Verge, è l’esempio che OpenAI ha mostrato per presentare la novità di mercoledì: ChatGPT adesso fa le GIF animate. Scrivi la frase, e il gatto balla. Dietro, racconta The Decoder, ci sono varianti appena diverse dello stesso personaggio, messe in fila come le pagine di un blocchetto da sfogliare col pollice.

Quel gatto lo vedrai girare parecchio. È il genere di cosa che si condivide.

La novità più utile per chi lavora, però, sta due righe più sotto, nella stessa nota di OpenAI, ed è molto meno spettacolare: ChatGPT adesso può tenersi una foto. La salvi una volta, le dai un nome, e la richiami nelle chat successive senza caricarla di nuovo. Il gatto fa notizia. La foto salvata fa lavoro.

In breve

Mercoledì 4 novembre 2026 OpenAI ha presentato ChatGPT Images 2.6, il nuovo modello che genera le immagini in ChatGPT: secondo l’azienda è più veloce e conserva meglio i dettagli quando modifichi un’immagine. Con lui arrivano due funzioni. La prima crea GIF animate da una frase, da una foto o da uno schizzo, con la velocità regolabile. La seconda salva una foto di riferimento con un nome, da richiamare nelle chat successive con la chiocciola, come @Pepper. Secondo The Verge, Images 2.6 è in distribuzione per tutti gli utenti di ChatGPT e di Codex. Per chi sviluppa escono due modelli nelle API, Sunburst e Flare, che fanno anche GIF e disegni vettoriali. Nella guida per sviluppatori, OpenAI avverte che i suoi modelli di immagini possono ancora, ogni tanto, faticare a tenere uguali i personaggi ricorrenti e gli elementi del marchio: il controllo, prima di pubblicare, resta tuo.

Cosa è uscito il 4 novembre

La notizia sta in poche righe, nelle note di rilascio di ChatGPT, la pagina dove OpenAI annota le novità del prodotto. Data: 4 novembre 2026. Titolo: «Introducing ChatGPT Images 2.6». Il nuovo modello, scrive OpenAI, crea le immagini più in fretta ed è più bravo a conservare i dettagli da una modifica all’altra. L’esempio è concreto: il vestito di un personaggio che resta lo stesso quando cambi lo sfondo.

Poi le due funzioni. Le GIF: chiedi un’animazione che gira in tondo, oppure carichi uno schizzo e chiedi che il personaggio saluti con la mano. Puoi regolare la velocità e condividere il risultato. E le immagini di riferimento salvate: riusi una foto nelle chat successive. L’esempio di OpenAI è un cane. Salvi la sua foto come Pepper, poi chiedi un ritratto ad acquerello di @Pepper, senza caricare di nuovo niente.

The Verge aggiunge tre dettagli. Prima di questo aggiornamento, ChatGPT non sapeva fare una GIF in un passaggio solo. Oltre alla velocità, puoi intervenire sui singoli fotogrammi, cioè sulle immagini ferme che messe in fila fanno l’animazione. E Images 2.6 arriva a tutti gli utenti di ChatGPT e di Codex, lo strumento di OpenAI per programmare: sul sito, nelle app per computer e in quelle per telefono. Arriva «in distribuzione», come dice la nota: a scaglioni, non a tutti nello stesso minuto.

C’è anche un numero. Secondo The Verge, OpenAI dice che ogni settimana, fra ChatGPT e le API, si generano ormai oltre quattro miliardi di immagini. A settembre l’azienda ne dichiarava tre. Lo stesso giorno, per chi costruisce programmi, sono usciti due modelli nuovi: ne parlo più giù.

Il gatto che balla è la vetrina. Il resto, per chi lavora, sta nelle due righe dopo.

Una GIF è un messaggio senza audio

Una GIF animata è un file d’immagine che contiene più fotogrammi, mostrati uno dopo l’altro. Spesso gira in ciclo: finisce e ricomincia. Non ha audio. Adesso la chiedi nella stessa chat in cui chiedi il resto.

Quanto dura? Per chi usa le API, la guida di OpenAI dà i numeri: in partenza nove fotogrammi, ognuno sullo schermo per 200 millesimi di secondo. Nell’esempio della guida, un’animazione con una lanterna, la scimmia torna alla posa di partenza dopo 1,8 secondi. Per ChatGPT la nota non dà numeri. Io prendo quell’esempio come misura: un gesto, meno di due secondi, e si ricomincia.

Qui il discorso smette di essere tecnico. Io la leggo così: una GIF è un messaggio che deve farsi capire senza voce, senza didascalia e senza una seconda occasione. Chi la incontra di solito non si ferma per lei. La vede passare mentre scorre una chat, una mail, una pagina. Se il senso non arriva al primo giro, il secondo giro non lo cerca nessuno.

Per questo il gatto che balla è un esempio perfetto e, insieme, un esempio pericoloso. Perfetto, perché si capisce subito. Pericoloso, perché non dice niente. Una GIF per il lavoro ha bisogno di un gesto solo, che porti un significato solo. La scatola che si apre e mostra il prodotto. La freccia che indica il pulsante giusto. La tazza che si riempie, per il bar che apre alle sette.

E poi c’è lo schizzo, la parte che a me interessa di più. Carichi un disegno fatto a mano e chiedi che il personaggio saluti. La mascotte abbozzata su un foglio, il personaggio che disegni da anni per la tua attività: oggi può muoversi senza che tu impari un programma di animazione. Resta da decidere cosa deve dire, muovendosi.

La tentazione, adesso che basta una frase, sarà metterne dappertutto. Ogni cosa che si muove chiede attenzione. Dieci cose che si muovono se la dividono in dieci.

Una GIF si gioca tutto al primo giro.

@Pepper: la foto che resta

Adesso la parte meno vistosa. Con le immagini di riferimento salvate puoi riusare la stessa foto nelle chat successive: la carichi una volta, le dai un nome e la richiami con la chiocciola davanti, come si chiama una persona in un gruppo.

OpenAI ha scelto un cane come esempio. Nel lavoro, i Pepper sono altri. Il prodotto che vendi di più. La confezione col nastro giusto. La vetrina del negozio. Il personaggio che usi sui social. Ognuno con il suo nome corto, pronto da richiamare quando serve un’immagine nuova.

Qui c’entra la comunicazione più che la tecnica. Per come la vedo io, un marchio si riconosce perché certe cose restano uguali: lo stesso colore, la stessa forma, la stessa faccia. Ogni volta che il tuo prodotto esce un po’ diverso, chi guarda deve rifare il lavoro di riconoscerlo. La coerenza è la fatica che risparmi a chi ti guarda. Anche Google, a ottobre, ha indicato la coerenza del soggetto fra le tre cose che il suo modello fa meglio: ne ho scritto in Nano Banana 2.1, la stessa faccia in ogni foto.

Su questo punto OpenAI promette un passo avanti: il nuovo modello, scrive, conserva meglio i dettagli da una modifica all’altra. Poi c’è l’altra pagina. Nella guida per sviluppatori, la stessa che presenta GPT Image 2.6, una sezione elenca i limiti dei suoi modelli di immagini, in generale. Lì OpenAI scrive che il modello, pur capace di immagini coerenti, può ogni tanto faticare a mantenere uguali i personaggi ricorrenti o gli elementi del marchio da una generazione all’altra. E che il testo dentro le immagini, molto migliorato, può ancora uscire impreciso nella posizione o poco leggibile.

Le due frasi stanno insieme: il modello migliora, e il limite resta. Per chi mette quelle immagini davanti ai clienti, la distanza fra «meglio» e «sempre» è esattamente il lavoro che resta da fare.

La foto salvata ti risparmia il caricamento. Il controllo resta tuo.

Prima di salvare il viso di qualcuno

L’esempio di OpenAI è un cane, e un cane non ha niente da obiettare. Nel lavoro, la tentazione arriverà presto: la foto del titolare, della collega che sta al banco, del cliente contento. Una volta salvata, basta una chiocciola per richiamarla in un’immagine nuova. E da una foto caricata, scrive The Verge, ChatGPT può partire anche per fare una GIF. Martedì ho raccontato un passo simile di Google: in Google Vids, per l’avatar basta una foto. Io ci vedo la stessa direzione: una foto sola diventa materiale da riusare.

Due cose, prima di farlo. La prima: la nota di OpenAI non dice dove si gestiscono le immagini salvate, per quanto tempo restano, né come si cancellano. Prima di salvare il viso di qualcun altro, verifica nel tuo account dove finisce e come si toglie, e chiedi a quella persona se le va. Il permesso dato per il sito vale per il sito.

La seconda è una regola. Dal 2 agosto 2026 si applica l’articolo 50 dell’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (ne ho scritto in L’AI si dichiara. Tu abbassi la guardia). Il paragrafo 4 dice che chi usa un sistema di AI per generare o manipolare immagini, audio o video che costituiscono un deep fake deve dichiarare che il contenuto è stato generato o manipolato artificialmente. Il regolamento chiama deep fake un’immagine, un audio o un video generato o manipolato dall’AI che somiglia a persone, oggetti, luoghi, enti o eventi esistenti e che a una persona sembrerebbe, falsamente, autentico o vero. E «chi usa» è la persona o l’azienda che adopera il sistema sotto la propria autorità: resta fuori solo l’uso personale, non professionale.

Tradotto nel caso della GIF: la collega che saluta dalla pagina del sito, se sembra vera, va accompagnata da un’indicazione chiara che è fatta con l’AI. Il testo chiede di darla al più tardi al primo contatto con chi guarda. Se un deep fake fa parte di un’opera evidentemente artistica, creativa, satirica o di finzione, l’obbligo si riduce a segnalare che c’è un contenuto generato, in un modo che non rovini l’opera. Il gatto a cartone animato, secondo me, non rischia di passare per vero. È la mia lettura del testo, non un parere legale: se il caso è delicato, chiedi a chi fa questo di mestiere. E se vuoi allenare l’occhio dall’altra parte dello schermo, ho scritto una guida: Deepfake: cosa sono, come riconoscerli.

Con Pepper basta la foto. Con la tua collega, per me, serve anche il suo sì.

Per chi usa le API: Sunburst, Flare e la manopola

Lo stesso 4 novembre OpenAI ha aggiornato anche le API, cioè il collegamento con cui i programmi usano i suoi modelli direttamente, senza passare dalla chat. Escono due modelli: GPT-Image-2.6 Sunburst, pensato per il lavoro visivo di dettaglio, e GPT-Image-2.6 Flare, pensato per provare e riprovare in fretta. Il listino è lo stesso per i due: 30 dollari per milione di token per le immagini prodotte, 8 per le immagini in entrata, 5 per il testo in entrata. I token sono le unità in cui il modello rappresenta testo e immagini: il prezzo dipende da quanti ne riceve e quanti ne produce.

Le novità sono quattro. La prima è una manopola che si chiama complexity: decide quanto il modello pianifica prima di disegnare. Bassa, media o alta; se non scegli, è alta. La guida suggerisce la bassa per le modifiche mirate, come cambiare uno sfondo o un cartello, e l’alta per testi fitti, impaginazioni complicate e rapporti fra oggetti. Regolarla non ha un costo a parte. E poi c’è la frase che, da sola, vale la pagina: più complessità può allungare i tempi e introdurre cambiamenti che non volevi, quindi confronta i risultati sul tuo caso. L’idea di un piano prima del disegno l’avevo già incontrata in Canva Craft, prima il piano, poi l’immagine. Qui il piano diventa una manopola che giri tu.

La seconda: le modifiche guidate da segni. Sopra l’immagine metti un livello di annotazioni, per esempio un segno sul punto da cambiare, e nella richiesta scrivi cosa cambiare. Vale per i modelli GPT Image 2.5 e 2.6 che la supportano.

La terza: il formato SVG. Invece di un’immagine fatta di puntini colorati, il modello restituisce un disegno fatto di linee e forme, che puoi ingrandire senza sgranarlo e ricolorare. La guida lo indica per icone e illustrazioni, e come esempio mostra il logo di una panetteria, Field & Flour, fatto dai due modelli con la stessa richiesta. Il file è un disegno statico: niente script, niente immagini incollate dentro. E nasce solo dalla generazione: la funzione di modifica non lo restituisce.

La quarta: le GIF, anche qui. Da 2 a 64 fotogrammi, ognuno fra 20 e 2.000 millesimi di secondo. Nella richiesta, dice la guida, descrivi il soggetto, il movimento e il ciclo che vuoi. Anche le GIF nascono solo dalla generazione. Un dettaglio per chi sviluppa: gli esempi di codice della guida, avverte OpenAI, usano ancora GPT Image 2.5.

Più complessità può costare tempo e cambiare cose che volevi ferme: l’avvertenza è di OpenAI.

Come portarlo nel tuo lavoro

Se usi ChatGPT per i contenuti della tua attività, io lo proverei così, in quest’ordine.

  1. Una foto sola, con un nome corto. Scegli il soggetto che torna più spesso nelle tue immagini: il prodotto di punta, la confezione, la vetrina. Salvalo con un nome che ricordi senza pensarci. Comincia da un oggetto, non da una persona.
  2. Tre prove, una accanto all’altra. Chiedi tre immagini diverse con lo stesso @nome e mettile in fila. Guarda i dettagli che contano per te: il colore del tappo, la scritta sull’etichetta, la forma del logo. È lì che, per ammissione della stessa OpenAI, i suoi modelli possono ancora scivolare.
  3. Una GIF, un gesto. Prima di chiederla, scrivi in una riga cosa deve succedere: il soggetto, il movimento, il punto in cui ricomincia. È lo schema che la guida di OpenAI suggerisce agli sviluppatori, e io lo userei anche in chat.
  4. La prova del muto. Guarda la GIF senza leggere niente intorno. Se al primo giro non capisci cosa dice, rifalla più semplice, oppure rallentala: la velocità si regola.
  5. Le scritte, lettera per lettera. Se nell’immagine c’è un testo, come un prezzo, un orario o un nome, rileggilo come rileggeresti un volantino prima di stamparlo.
  6. Le persone, con il permesso e con l’etichetta. Prima chiedi. Poi, se il risultato può sembrare vero, scrivi chiaro che è fatto con l’AI.

Alla fine il punto è questo. Le GIF e le foto salvate tolgono fatica alla parte facile del lavoro: produrre. La parte difficile resta dov’era: decidere cosa vuoi dire, e controllare che sia detto bene. Lo strumento è nuovo. La domanda è vecchia.

👉 Leggi anche: Rilevatore AI: anche il ritocco lascia il segno — il rilevatore di Pangram per immagini e video, e il test in cui una foto ritoccata con ChatGPT e Gemini è cambiata anche dove non era stato chiesto.

👉 Leggi anche: Gemini Omni: il video del prodotto, dalle foto

Domande frequenti

Le GIF in ChatGPT sono per tutti?

La nota di OpenAI dice che la creazione di GIF è in distribuzione, senza nominare piani. Secondo The Verge, Images 2.6 arriva a tutti gli utenti di ChatGPT e di Codex, sul sito e nelle app per computer e telefono. Se oggi non la trovi, può non essere ancora arrivata al tuo account.

Come si usa una foto di riferimento salvata?

Secondo l’esempio di OpenAI, salvi la foto con un nome, per esempio Pepper, e poi la richiami scrivendo @Pepper nella richiesta, anche in una chat successiva, senza caricarla di nuovo. La nota non descrive i passaggi esatti né dice dove si gestiscono o si cancellano le foto salvate.

Posso modificare una GIF dopo averla creata?

In ChatGPT puoi cambiare la velocità e condividerla, dice la nota; secondo The Verge puoi anche intervenire sui singoli fotogrammi. Nelle API, invece, la GIF si ottiene solo generando: la funzione di modifica delle immagini non la restituisce.

Devo dire che una GIF è fatta con l’AI?

Se la usi per lavoro e costituisce un deep fake, cioè un contenuto generato o manipolato dall’AI che somiglia a persone, oggetti, luoghi o fatti esistenti e sembrerebbe falsamente autentico, l’articolo 50 dell’AI Act chiede di dichiarare che è generata o manipolata. Per un cartone animato che nessuno scambierebbe per vero, secondo me quell’obbligo non scatta, ma dirlo resta una scelta onesta. È una lettura mia, non un parere legale.

Quanto costa usare Images 2.6 dalle API?

Secondo le schede dei modelli, Sunburst e Flare hanno lo stesso listino: 30 dollari per milione di token per le immagini prodotte, 8 per le immagini in entrata, 5 per il testo in entrata. Scegliere il livello di complessità non ha un costo a parte.

Fonti

Manuale di sopravvivenza alla stupidità umana — Luca Masrè Passaro
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Comunicazione, psicologia e persuasione. Autore del Manuale di sopravvivenza alla stupidità umana.

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