Hai una foto del tuo prodotto. Ti serve in una cucina luminosa, su una scrivania, sul tavolo di un giardino d’estate. Chi ha provato a farlo con l’intelligenza artificiale conosce il rischio: cambi lo sfondo e può cambiarti anche il prodotto. L’etichetta diventa un’altra, il manico si storce, la mascotte del tuo marchio alla terza immagine ha la faccia di un lontano cugino.
Oggi, martedì 6 ottobre, Google ha presentato Nano Banana 2.1, il nuovo modello per creare e modificare immagini. Le promesse sono tre, e una pesa più delle altre: tenere lo stesso soggetto uguale da un’immagine all’altra.
Sembra un dettaglio tecnico. È il dettaglio che separa un giocattolo da uno strumento di lavoro.
In breve
Il 6 ottobre 2026 Google ha annunciato Nano Banana 2.1, aggiornamento del suo modello per generare e modificare immagini. Secondo Google migliora in tre cose: il design visivo, la modifica di una sola parte dell’immagine e la coerenza del soggetto, cioè la stessa persona o lo stesso prodotto riconoscibili in più immagini. Il responsabile di prodotto della Ricerca Google ha confermato che arriva in AI Mode, la modalità di ricerca di Google che risponde come una chat; secondo la stampa il rilascio parte anche nell’app Gemini, in Google Ads e negli strumenti per sviluppatori. Per chi lo usa nei programmi attraverso l’API, il collegamento che Google offre agli sviluppatori, le immagini in uscita costano la metà di quelle di Nano Banana 2, che nell’API potrebbe spegnersi già dal 29 ottobre. Secondo la documentazione dell’API, tutte le immagini generate contengono una filigrana invisibile, SynthID. Piani e Paesi dell’app, per ora, Google non li ha precisati.
Cosa ha annunciato Google
Il lancio è stato sobrio: un post su X, nessun palco. «Ecco Nano Banana 2.1, il nostro ultimo modello per generare e modificare immagini», ha scritto Google. Secondo l’azienda la nuova versione supera i modelli precedenti «su tutta la linea», con salti notevoli in tre punti: il design visivo, la modifica con maschera e la coerenza del soggetto. Lo scopo dichiarato è aiutarti a creare immagini «dall’aspetto più naturale».
Nano Banana è il nome che Google usa per la sua famiglia di modelli per le immagini. La versione 2.1 aggiorna Nano Banana 2 e, nella documentazione per gli sviluppatori, diventa il modello principale per creare immagini e modificarle conversando: gli chiedi una cosa, guardi il risultato, chiedi una correzione, e lui tiene il filo. Sopra resta Nano Banana Pro, la scelta di Google per i lavori visivi più complessi; sotto c’è Nano Banana 2 Lite, il più veloce ed economico.
Sulla documentazione di Google Cloud la data è scritta nero su bianco: uscita il 6 ottobre 2026, disponibilità generale, cioè il modello non è più in prova, con accesso dalla regione «global» della piattaforma per le aziende. Nello stesso pomeriggio Robby Stein, vicepresidente di prodotto della Ricerca Google, ha scritto su X che Nano Banana 2.1 sta arrivando in AI Mode, la modalità di Google che risponde alle ricerche come una chat: si apre l’app Google e si tocca l’icona della banana sotto la casella di ricerca.
Ricorda però una cosa: «supera tutti i modelli precedenti» è una frase di Google. Lo nota anche il sito olandese AI Insider: sono dichiarazioni dell’azienda, e quanto funzionino davvero si vedrà nella pratica.
Le tre novità, in parole semplici
La prima è il design visivo. Google parla di qualità e realismo migliori a tutte e tre le taglie di risoluzione, 1K, 2K e 4K: nel formato quadrato, circa mille, duemila e quattromila pixel per lato. C’è anche una correzione che interessa a chi fa striscioni e grafiche molto allungate: Google dichiara di aver corretto i difetti a mosaico, pezzi d’immagine che si ripetono come piastrelle, nei formati molto allungati, orizzontali e verticali (rapporti 1:4, 4:1, 1:8 e 8:1), alle risoluzioni 2K e 4K.
La seconda è la modifica con maschera. La maschera, nei programmi di grafica, è la zona che scegli di cambiare mentre tutto il resto resta protetto. Qui la indichi a parole. Google, nella sua guida, suggerisce proprio la formula: usa l’immagine che ti do, cambia solo questo elemento, lascia tutto il resto esattamente com’è, con lo stesso stile, la stessa luce, la stessa composizione. Nell’esempio della guida si cambia solo il divano di un soggiorno; i cuscini, il tappeto e la stanza restano dove sono. La settimana scorsa ti ho raccontato FLUX 3, che punta sulla stessa idea: la corsa, adesso, è tutta sul controllo.
La terza è la coerenza del soggetto, e per me qui sta il cuore della notizia. La coerenza c’era già: anche con Nano Banana 2 potevi dare al modello fino a 14 immagini di riferimento, fino a 10 di oggetti da riprodurre fedeli e fino a 4 di personaggi da mantenere riconoscibili. La 2.1 tiene questi limiti e promette di fare meglio, soprattutto quando la conversazione va avanti per più passaggi. Tradotto: carichi le foto vere del tuo prodotto, o del personaggio che rappresenta il tuo marchio, e chiedi scene nuove in cui restano loro.
C’è poi un miglioramento che sembra minore e invece no: il testo dentro le immagini, scritte, etichette, cartelli, secondo Google esce più preciso, e lo stesso vale per l’impaginazione delle infografiche. Resta inoltre, come già con Nano Banana 2, la possibilità di appoggiarsi alla ricerca web e alla ricerca immagini di Google per sapere com’è fatta davvero una cosa, con un limite dichiarato: per ora, con la ricerca, non usa immagini di persone reali trovate sul web.
Tre parole tecniche, una sola domanda pratica: quanto puoi fidarti che l’immagine faccia quello che le hai chiesto, e niente di più.
Dove lo trovi, e cosa ancora non si sa
Qui serve precisione, perché le fonti non dicono tutte la stessa cosa con la stessa sicurezza.
Confermato da Google: AI Mode nella Ricerca, con l’icona della banana nell’app Google; Google AI Studio e l’API Gemini, cioè la pagina di prova e il collegamento che usano gli sviluppatori per mettere il modello dentro i loro programmi; la piattaforma di Google Cloud per le aziende.
Riportato dalla stampa: AI Insider scrive che il rilascio comincia oggi anche nell’app Gemini, in Flow e Stitch (due strumenti creativi di Google) e in Google Ads, la piattaforma degli annunci pubblicitari, e precisa che trattandosi dell’inizio del rilascio la disponibilità può arrivare per gradi. NokiaPowerUser conferma che il modello è già attivo su Flow, dove consuma i normali crediti dell’abbonamento, e che sta comparendo nell’app Gemini.
Ancora da chiarire: per quali piani dell’app Gemini e in quali Paesi. Quando ho consultato le note di rilascio ufficiali dell’app, stasera, l’ultima voce era ancora quella del 30 settembre. Se domani apri Gemini e non trovi niente di nuovo, può dipendere dal rilascio graduale; le fonti che ho consultato non chiariscono ancora eventuali limiti per piano o per Paese.
Una nota a parte se usi Gemini senza abbonamento: dal 9 ottobre cambiano i modelli di testo a disposizione di chi non paga. Sulle immagini, nelle pagine che ho letto, Google non ha annunciato cambiamenti di piano legati alla 2.1.
Una notizia vera ha anche dei vuoti. Saperli ti evita di cercare un pulsante che ancora non c’è.
Il prezzo, per chi lo usa nei programmi
Se usi Gemini dall’app, nelle pagine che ho consultato Google non precisa ancora quali piani includano la 2.1 e con quali limiti. Se invece hai un sito, un gestionale o un programma che genera immagini collegandosi all’API di Google, cambiano le tariffe: scende il costo delle immagini in uscita, sale quello di ciò che entra e del testo che il modello scrive.
Parlo del costo delle immagini in uscita, quelle che il modello ti consegna. Con Nano Banana 2 un’immagine 1K costava circa 6,7 centesimi di dollaro, una 2K circa 10,1, una 4K circa 15,1. Con Nano Banana 2.1 le stesse immagini costano circa 3,4, 5 e 7,6 centesimi: la metà. Un conto fatto da me sui listini di Google, per la sola uscita delle immagini: mille immagini 1K passano da 67,20 a 33,60 dollari, esclusi i testi e le immagini che mandi tu e gli altri consumi. In modalità Batch, l’elaborazione differita che consegna i risultati più tardi, l’uscita della 2.1 costa ancora la metà: circa 1,7 centesimi per un’immagine 1K.
C’è un rovescio, e va detto. Nella 2.1 costa di più quello che entra: il testo e le immagini che mandi al modello passano da 0,50 a 1,50 dollari per milione di token (il token è il pezzetto di testo o d’immagine con cui il modello misura il lavoro), e la nuova tariffa vale anche per i video. Sale anche il testo che il modello scrive e il suo ragionamento, da 3 a 7,50 dollari per milione di token. Le immagini di riferimento sono ingresso. Se per ogni scena mandi istruzioni lunghe e tante foto del tuo prodotto, una parte del risparmio se ne va lì.
E c’è una data da segnare. Sulla pagina delle dismissioni Google indica il 29 ottobre 2026 come prima data possibile di spegnimento di Nano Banana 2 nell’API, con la 2.1 come sostituto consigliato; la data esatta, scrive, la comunicherà agli utenti con anticipo. Se qualcuno ha costruito per te uno strumento che usa la versione 2, conviene che lo aggiorni e lo provi entro quella data.
Il nuovo listino premia chi chiede molte immagini con poche parole e pochi riferimenti. Chi manda istruzioni lunghe deve rifare i conti.
La coerenza è la parte che vende
Adesso esco dalla scheda tecnica ed entro nel mio mestiere.
Un marchio è una promessa ripetuta identica. Lo stesso logo, lo stesso colore, la stessa bottiglia, la stessa faccia, mille volte. Ogni ripetizione sposta un po’ di fiducia da «non lo conosco» a «lo riconosco». Un’immagine bellissima e diversa ogni volta lavora contro questa promessa.
Per questo, a mio avviso, delle tre novità la coerenza del soggetto conta più del realismo. Una scena splendida l’AI te la dà da tempo. Ma se la decima immagine della campagna mostra un prodotto parente del tuo, la serie si rompe. Chi ha un piccolo negozio online, una pasticceria, uno studio con una mascotte, ha bisogno della collana, più che del singolo scatto riuscito.
Se il miglioramento promesso da Google regge alla prova, l’uso si sposta. Una foto vera del prodotto diventa la matrice di dieci ambientazioni: la tazza in cucina, in ufficio, in giardino, a Natale. Il personaggio del tuo marchio diventa un attore che puoi mettere in scena senza un illustratore per ogni post. Il passaggio è sottile e decisivo: dall’immagine singola alla collana.
C’è anche un meccanismo meno visibile. Un’immagine curata fa sembrare migliore anche quello che contiene: è l’effetto alone, la tendenza a lasciare che una qualità evidente colori il giudizio su tutto il resto. La luce giusta, il tavolo giusto, la scena giusta: il prodotto eredita la loro bellezza. Funziona da sempre con la fotografia professionale. Adesso funziona a pochi centesimi l’immagine.
Più naturale vuol dire più credibile, anche quando è inventata
La parola scelta da Google è «naturale». È la parola giusta per vendere il modello. È anche la parola che deve farti pensare.
Più un’immagine sembra naturale, più chi la guarda la tratta come una fotografia: una prova di com’è fatta una cosa. E un’immagine trattata come prova crea un’aspettativa. Se il maglione nella scena ha un tessuto più morbido di quello che arriva a casa, se il piatto del ristorante è più abbondante di quello servito, se la stanza dell’agriturismo ha una luce che non avrà mai, il cliente può restare deluso, e raccontarlo in una recensione.
Qui la coerenza diventa un’arma a doppio taglio. Uno strumento che tiene il prodotto identico mentre cambia tutto il resto è uno strumento potentissimo per mostrare il vero in contesti nuovi. Ed è uno strumento altrettanto potente per mostrare il verosimile come se fosse vero. Lo strumento è lo stesso. Cambia l’uso che ne fai.
Il punto, per chi comunica, è semplice da dire e difficile da praticare: la fiducia che ti porta un’immagine credibile è un prestito, e la restituisci quando il cliente vede il prodotto vero.
Un’immagine curata può aiutare il cliente a scegliere. Un prodotto all’altezza dell’immagine gli dà un motivo per tornare.
Filigrane ed etichette: cosa chiede la legge
Su questo fronte Google ha messo una parte del lavoro dentro il modello. Nella documentazione dell’API Gemini scrive che tutte le immagini generate contengono una filigrana SynthID: un segnale invisibile all’occhio, inserito nell’immagine, che i programmi adatti possono leggere per riconoscerla come generata. È la stessa logica della firma invisibile che OpenAI sta mettendo nei testi di ChatGPT in Europa.
La filigrana però parla alle macchine. Le persone vedono l’immagine, e basta.
Per questo l’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, divide i compiti. L’articolo 50 chiede a chi fornisce questi sistemi di marcare ciò che producono in un formato leggibile dalle macchine, con un’eccezione: l’obbligo non si applica nella misura in cui il sistema assiste modifiche ordinarie o non altera in modo sostanziale i dati di partenza o il loro significato. E chiede a chi li usa per lavoro (l’uso personale, fuori da un’attività professionale, è escluso), se pubblica un deepfake, di dichiarare che il contenuto è stato generato o manipolato con l’AI. La data generale di applicazione di questi obblighi è il 2 agosto 2026, come ricorda la Commissione europea; per la sola marcatura tecnica dei sistemi già sul mercato prima di quella data, secondo un’analisi dello studio legale Jones Walker, i fornitori hanno tempo fino al 2 dicembre 2026.
La parola «deepfake» fa pensare ai video falsi dei politici. La definizione dell’AI Act è più larga: un’immagine, un audio o un video generato o manipolato con l’AI che somiglia a persone, oggetti, luoghi, enti o eventi esistenti e che a chi lo guarda sembrerebbe, falsamente, autentico o vero. Oggetti e luoghi, non solo persone. Dove passi esattamente il confine per una foto di prodotto ambientata in una cucina che non esiste lo diranno chi applica la norma e chi ti segue sugli aspetti legali. Per le opere chiaramente creative o di finzione l’obbligo è più leggero: basta segnalarlo in un modo che non rovini l’opera. Ne ho parlato più a fondo in «L’AI si dichiara. Tu abbassi la guardia».
Nel frattempo, una riga che dice «immagine creata con l’AI» costa pochissimo. E protegge proprio quella fiducia che l’immagine ti ha fatto guadagnare.
La filigrana la mette Google. L’onestà con chi guarda, quella, resta compito tuo.
Come portarlo nel tuo lavoro
Se fai comunicazione, vendi online o curi l’immagine di un’attività, ecco come proverei Nano Banana 2.1 appena compare nel tuo account.
- Prepara un kit di riferimento. Tre o quattro foto vere del prodotto o del personaggio: davanti, di lato, un dettaglio, con una luce pulita. Sono la matrice da cui il modello partirà. Più sono chiare, meno lui dovrà inventare.
- Usa la formula di Google per le modifiche. «Cambia solo lo sfondo con una cucina luminosa; lascia tutto il resto esattamente uguale: stile, luce, composizione.» Una richiesta per volta, poi guarda il risultato e correggi.
- Metti alla prova la coerenza con una serie. Chiedi cinque scene diverse con lo stesso prodotto e mettile una accanto all’altra. Se l’etichetta, le proporzioni o i colori cambiano, lo vedi subito, prima dei tuoi clienti.
- Leggi ogni scritta lettera per lettera. Il testo dentro le immagini è migliorato, dice Google. Un prezzo sbagliato o un numero di telefono storpiato su un volantino restano comunque un problema tuo.
- Confronta con il prodotto vero. Colori, misure, materiali. Se l’immagine promette qualcosa che il prodotto non mantiene, correggi l’immagine.
- Tieni un registro. Quale immagine è generata, con quale strumento, da quali foto è partita. Ti serve per rispondere a un cliente che chiede, e per decidere con calma cosa dichiarare.
- Dichiara quando serve. Se l’immagine mostra persone, luoghi o situazioni che sembrano vere e non lo sono, una riga di trasparenza vale più del dubbio di chi guarda.
- Se hai uno strumento collegato all’API, rifai i conti. Fai aggiornare il modello prima del 29 ottobre, la prima data possibile di spegnimento della versione 2, e misura la spesa vera: immagini in uscita a metà prezzo, istruzioni e foto di riferimento in entrata più care.
Google promette immagini più coerenti. Prima di affidarle al tuo marchio, misura tu quanto lo sono.
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Domande frequenti
Cos’è Nano Banana 2.1?
È il nuovo modello di Google per creare e modificare immagini, annunciato il 6 ottobre 2026. Aggiorna Nano Banana 2 e, secondo Google, migliora il design visivo, la modifica di una sola parte dell’immagine e la coerenza del soggetto, oltre al testo dentro le immagini.
Dove posso usare Nano Banana 2.1?
Google ha confermato AI Mode nella Ricerca (icona della banana nell’app Google), Google AI Studio, l’API Gemini e la piattaforma di Google Cloud per le aziende. Secondo la stampa il rilascio parte anche nell’app Gemini, in Flow, Stitch e Google Ads. Piani e Paesi non sono ancora stati precisati.
Si può usare Nano Banana 2.1 senza pagare?
Per l’app Gemini e per AI Mode Google non ha precisato, nelle pagine consultate, i limiti per piano. Per l’API invece non esiste un piano senza costi: l’immagine 1K in uscita costa circa 3,4 centesimi di dollaro in modalità standard, o circa 1,7 in Batch, più il testo e le immagini che mandi e gli altri consumi.
Quanto costa Nano Banana 2.1 rispetto a Nano Banana 2?
Nell’API ogni immagine in uscita costa la metà: circa 3,4 centesimi di dollaro per una 1K, 5 per una 2K e 7,6 per una 4K, contro 6,7, 10,1 e 15,1 di Nano Banana 2. Il testo e le immagini che mandi al modello, invece, costano il triplo, e il testo che scrive passa da 3 a 7,50 dollari per milione di token.
Le immagini create con Nano Banana 2.1 si riconoscono?
Secondo la documentazione dell’API Gemini, tutte le immagini generate tramite l’API contengono SynthID, una filigrana invisibile che i programmi adatti possono rilevare. Chi guarda l’immagine però non la vede: un’eventuale etichetta visibile resta compito di chi pubblica.
Cosa succede a Nano Banana 2?
Nell’API Gemini Google indica il 29 ottobre 2026 come prima data possibile di spegnimento di Nano Banana 2 e consiglia di passare alla 2.1; la data esatta la comunicherà con anticipo. Chi ha uno strumento collegato alla versione 2 fa bene ad aggiornarlo entro il 29 ottobre.
Fonti
- Google su X, «Meet Nano Banana 2.1, our latest image generation and editing model», 6 ottobre 2026
- Google AI for Developers, Gemini Nano Banana 2.1, consultato il 6 ottobre 2026
- Google Cloud, Gemini Nano Banana 2.1, consultato il 6 ottobre 2026
- Google AI for Developers, Gemini Developer API pricing, consultato il 6 ottobre 2026
- Google AI for Developers, Gemini deprecations, consultato il 6 ottobre 2026
- Google AI for Developers, Nano Banana image generation, consultato il 6 ottobre 2026
- Search Engine Roundtable, Nano Banana 2.1 In Google AI Mode In Search, 6 ottobre 2026
- AI Insider, Google lanceert Nano Banana 2.1, 6 ottobre 2026
- NokiaPowerUser, Google Quietly Launches Nano Banana 2.1 Image Model, 6 ottobre 2026
- Google, Note di rilascio dell’app Gemini, consultate il 6 ottobre 2026
- AI Act, articolo 50 e articolo 3, Regolamento (UE) 2024/1689
- Commissione europea, Code of Practice on Transparency of AI-generated Content, consultato il 6 ottobre 2026
- Jones Walker LLP, Yes, August 2 Still Matters, consultato il 5 ottobre 2026