In breve
Il 22 ottobre Canva ha presentato Craft, il primo modello di immagini costruito in casa dal suo laboratorio, Canva Research. Lavora in due tempi: prima scrive il piano della composizione, poi disegna. È addestrato su milioni di template fatti da persone, e lo trovi già dentro Dream Lab, con qualunque piano. Le classifiche in cui brilla le ha dichiarate Canva; la protezione dei diritti sull’immagine, dice Canva stessa, dipende dalla legge del Paese.
Canva è il posto dove un quarto di miliardo di persone fa il volantino del sabato, il post del lunedì, la presentazione del martedì. Fino a ieri, quando dentro Canva chiedevi un’immagine all’AI, il disegno lo faceva un modello di qualcun altro. Da ieri può farlo anche un modello suo.
Si chiama Craft. E la cosa interessante, per chi lavora con le immagini per comunicare, è il modo in cui ragiona prima di disegnare.
Cosa ha annunciato Canva
Il comunicato è del 22 ottobre 2026. Craft è «il primo modello di base costruito e addestrato da zero da Canva Research», il laboratorio interno di intelligenza artificiale dell’azienda. Canva lo definisce «costruito apposta per il design», e la frase, vedremo, è più di uno slogan: racconta cosa gli hanno fatto vedere durante l’addestramento.
Craft è disponibile da subito a tutti gli utenti Canva nel mondo. Si apre da Dream Lab, il generatore di immagini che sta nel pannello in basso a sinistra. Chi costruisce strumenti lo trova anche nell’API pubblica, cioè la porta da cui altri programmi possono chiedere immagini a Canva: piattaforme di marketing, negozi online, servizi di stampa. In arrivo, senza data, il collegamento MCP, che permetterà agli assistenti come ChatGPT e Gemini di farsi fare un’immagine da Canva come passaggio di un compito più grande.
Arrivano anche due versioni più leggere, Craft-fast e Craft-ultrafast, che Canva promette «a una frazione del costo dei principali modelli di frontiera». Anche qui, nessuna data.
TechCrunch dà il contesto che il comunicato tace. Canva finora ha usato in casa una serie di modelli di altri; nel 2024 ha comprato Leonardo.ai, una piattaforma di generazione, e i ricercatori di Leonardo hanno lavorato a Craft. TechCrunch ipotizza che un modello proprio aiuti a risparmiare sui costi delle API altrui; Canva, riferisce la testata, parla di più controllo su qualità e velocità. Un dato di scala lo dà Canva stessa: più di un quarto di miliardo di persone che creano oltre 400 progetti al secondo sulla piattaforma.
Chi ospita quattrocento progetti al secondo, prima o poi, vuole una matita sua.
Prima il piano, poi i pixel
La maggior parte dei generatori di immagini fa una cosa sola: legge la tua frase e produce pixel. Craft fa due cose, separate.
Nel primo tempo un modello di pianificazione legge il prompt e scrive un piano della composizione: quali elementi compaiono, dove stanno uno rispetto all’altro, quanto sono grandi, cosa deve saltare all’occhio per primo e quale testo deve apparire nell’immagine. Nel secondo tempo un modello di disegno trasforma quel piano in un’immagine fino a 2K di risoluzione, in più di trenta formati, dalla storia verticale al banner.
Sembra un dettaglio tecnico. È il modo in cui lavora un grafico: prima la gabbia, poi il colore. E spiega i tre vantaggi che Canva rivendica. Il testo dentro le immagini viene leggibile, invece delle scritte storpiate che tutti abbiamo visto. Gli oggetti stanno dove li hai chiesti. E quando vuoi cambiare una cosa sola, cambia quella: la modifica mirata è la funzione che separa un giocattolo da uno strumento di lavoro.
C’è una conseguenza in più, che ai designer interessa. Siccome il modello sa dove ha messo ogni elemento, ogni elemento ha un suo riquadro con le coordinate. Questo rende più facile e più preciso trasformare l’immagine in livelli separati con Magic Layers, lo strumento di Canva che spacchetta un’immagine in pezzi modificabili. Il titolo diventa un titolo, la foto una foto, lo sfondo uno sfondo.
La differenza fra un’immagine e un messaggio sta tutta qui: il messaggio sa cosa viene prima.
Un addestramento centrato sul design
I modelli di immagini imparano guardando. E quasi tutti, dice Canva, hanno guardato soprattutto fotografie. Nell’addestramento di Craft il design ha avuto molto più peso: fra i dati ci sono milioni di template fatti da persone, presi dalla libreria di Canva. Poster, post per i social, presentazioni, infografiche, menu, layout pieni di testo.
Canva spiega perché: una foto insegna com’è fatta un’immagine finita, un template insegna come layout, gerarchia e tipografia stanno insieme. Dopo l’addestramento di base, il modello è stato affinato con il giudizio dei designer dell’azienda, che insieme a decine di ricercatori hanno confrontato più di 25.000 coppie di immagini contro i modelli concorrenti. Una riga del comunicato merita di essere tradotta alla lettera: «Quando le valutazioni automatiche e il giudizio umano non erano d’accordo, abbiamo dato ragione al designer».
È una scelta sensata, e ha un rovescio che il comunicato non affronta. Un modello che ha studiato milioni di volantini fatti bene sa come si fa il volantino medio fatto bene. Il rischio, per chi lo usa senza una testa sua, è lo stesso che abbiamo già visto con i siti fatti con l’AI: tutto ordinato, tutto corretto, tutto uguale.
Impara dalla media di milioni di lavori fatti bene. La media, appunto.
Le classifiche citate da Canva
Il comunicato è pieno di posizioni. Craft, dice Canva, ha debuttato come quarto modello di immagini al mondo su DesignArena, un sito dove le persone votano a coppie le immagini generate; questo farebbe di Canva Research «il secondo laboratorio più avanzato al mondo per la generazione di immagini». Nelle sottocategorie: primo su 87 modelli per ritratti e persone, primo su 85 per paesaggi e natura, secondo per astratto e pattern, quarto per i prodotti.
Sono numeri riportati da Canva, letti su una classifica scelta da Canva, il giorno del lancio. Possono essere veri e restare un argomento di vendita. TechCrunch, più sobrio, inquadra Craft come il tentativo di competere con i modelli di Google, OpenAI, ByteDance e Meta, e ricorda che l’azienda, avviata l’anno scorso verso 4 miliardi di dollari di ricavi, ha tagliato le previsioni di crescita per il 2026, con la valutazione scesa da 42 a 35 miliardi secondo analisti esterni.
Il confronto che ti interessa davvero è un altro: il modello di Google, a inizio ottobre, ha imparato a tenere la stessa faccia in ogni foto; Craft punta su testo e composizione. Sono due promesse diverse, e si misurano sul tuo lavoro, non su un podio.
Una classifica citata da chi ci sta sopra dice sempre una cosa sola: chi l’ha scelta.
Dove lo trovi e quanto ti costa
Dream Lab funziona così: scrivi cosa vuoi, ricevi quattro proposte, ne scegli una e la correggi con un’istruzione in italiano, tipo «rendi blu l’auto». Puoi dare un’immagine di riferimento per guidare stile o composizione e, alla fine, alzare la risoluzione. La guida di Canva lo mette nella pagina iniziale, il comunicato parla del pannello in basso a sinistra: cerca Dream Lab e lo trovi.
Il punto è la quota. Canva misura l’uso dell’AI in «utilizzi» mensili, divisi in tre livelli di strumenti: standard, premium e ultra. Con Canva Free la quota condivisa consente indicativamente fino a 20 utilizzi al mese di strumenti standard oppure premium; il numero effettivo varia secondo gli strumenti che mescoli e la complessità del lavoro. Quando finiscono, il sistema rallenta con pause fra una generazione e l’altra; la quota riparte il primo del mese. Con Pro, Teams e No Profit gli strumenti standard sono fuori quota, e la quota condivisa arriva indicativamente a 200 utilizzi degli strumenti premium oppure a 20 degli ultra: se li mescoli, o se il lavoro è più complesso, il numero cambia.
Oggi la generazione di immagini con Canva AI sta fra gli strumenti standard. Se Craft seguirà la stessa regola, la guida di Canva ancora non lo scrive: è la prima cosa da controllare quando lo apri, perché cambia il conto fra una prova e un uso quotidiano. E conviene ricordare che Google, il 20 ottobre, ha messo Canva fra le app collegate della sua offerta per le piccole imprese: i due mondi si stanno avvicinando, e tu puoi usarli insieme.
Il piano Free ti basta per capire se ti serve. Quanto ti basti per lavorarci, lo scopri guardando la quota.
Di chi è l’immagine
La domanda arriva sempre dopo, quando il volantino è già stampato. Canva risponde nella sua guida con un’onestà rara: «Non c’è una risposta semplice, perché le leggi sul copyright trattano le opere generate con l’AI in modo diverso da un Paese all’altro». Se rispetti i Termini, le immagini che crei «sono tue»; se poi tu possa impedire a un altro di copiarle, cioè se siano protette dal diritto d’autore, dipende dalla giurisdizione.
Due avvertenze pratiche, sempre di Canva. Se generi personaggi o marchi riconoscibili, potrebbero essere protetti da copyright o da marchi registrati, e l’autorizzazione va chiesta al titolare: Canva dice chiaro che quel permesso lei non te lo può dare. E tutto passa da Canva Shield, il sistema di moderazione che filtra richieste e risultati e permette di segnalare contenuti ingannevoli.
Per un’impresa la traduzione è semplice: il visual che fai con Craft lo puoi usare, se rispetti i Termini; costruirci sopra un marchio e pretendere che sia solo tuo è un’altra storia, da valutare con chi si occupa di diritto d’autore e marchi.
Tua, dice Canva. Protetta, dipende dalla legge che si applica.
Cosa cambia per chi comunica
La gerarchia visiva è comunicazione pura: è l’ordine in cui l’occhio incontra le cose. Il titolo, poi la foto, poi il prezzo, poi il telefono. Chi fa il grafico di mestiere la decide; chi fa il post da solo, di solito, la subisce. Finora chi scriveva «un bel post per il mio ristorante» otteneva un’immagine bella e un messaggio nullo: il testo storto, il piatto al centro e il nome del locale da nessuna parte.
Un modello che pianifica la gerarchia prima di disegnare alza il livello medio. Il che vuol dire che il post del tuo concorrente, da lunedì, sarà ordinato, leggibile, con il testo al posto giusto. L’ordine smette di essere un vantaggio competitivo, perché lo hanno tutti, anche con il piano Free.
Resta quello che nessun piano di composizione decide al posto tuo: cosa dici, a chi, e perché dovrebbe importargli. È la stessa lezione di quando ChatGPT ha iniziato a fare le slide: la forma è diventata di serie, il discorso è rimasto tuo. Anthropic, con Claude Design, ha fatto la stessa mossa per le pagine. La bellezza di base è un bene di consumo. L’idea no.
Quando tutti hanno il testo al posto giusto, conta solo cosa c’è scritto.
Come portarlo nel tuo lavoro
Provalo su un lavoro vero, non su un drago. Prendi il volantino del mese e scrivi il prompt come scriveresti un brief a un grafico: cosa deve vedere per primo chi guarda, quale testo esatto deve comparire, in che formato. Craft è fatto per leggere un piano: dagliene uno.
Usa i formati. Puoi chiedere la stessa idea in più di trenta proporzioni: storia, post, locandina, intestazione della newsletter. Controlla la composizione di ogni risultato, perché Canva promette i formati, non che la gerarchia si adatti da sola. Oggi questo lavoro, a mano, costa un pomeriggio.
Correggi, invece di rigenerare. Se il piatto è giusto e il colore dello sfondo no, chiedi lo sfondo: la modifica mirata è il motivo per cui questa architettura esiste. Poi, se devi cambiare il testo per l’ennesima volta, passa l’immagine a Magic Layers e cambialo a mano.
Leggi le scritte una per una. Craft scrive in 55 lingue, Canva dice. Controlla comunque ogni accento e ogni apostrofo prima di stampare: il modello è bravo con il testo, tu sei responsabile del testo.
Metti in conto la quota prima di innamorarti. Il piano Free serve a fare un test; guarda nell’interfaccia quanto consuma ogni generazione, e se il test funziona confronta il costo del piano a pagamento con il tempo che ti fa risparmiare.
Niente persone riconoscibili, niente marchi altrui. E tieni il tuo stile: carica l’immagine di riferimento, imponi i tuoi colori, altrimenti il modello ti consegna la media di tutti i volantini del mondo. Che è ordinata. E invisibile.
Domande frequenti
Cos’è Canva Craft?
È il primo modello di generazione di immagini costruito e addestrato da Canva Research, il laboratorio interno di Canva, presentato il 22 ottobre 2026. Pianifica la composizione dell’immagine prima di disegnarla e produce immagini fino a 2K in oltre trenta formati.
Craft è disponibile anche con il piano Free di Canva?
Canva dice che Craft è disponibile da subito «a tutti gli utenti Canva nel mondo», dentro Dream Lab. Con il piano Free vale la quota mensile dell’AI di Canva, indicativamente fino a 20 utilizzi di strumenti standard oppure premium, con un numero effettivo che dipende da strumenti e complessità; se e quanto Craft la consumi, la guida di Canva ancora non lo dice.
Craft scrive il testo in italiano?
Secondo Canva, i prompt si possono scrivere in qualunque lingua e il modello genera testo in 55 lingue. Il comunicato non pubblica l’elenco: controlla le scritte una per una prima di usarle.
Posso usare le immagini per la mia attività?
Canva dice che, se rispetti i suoi Termini, le immagini generate sono tue; la possibilità di proteggerle con il diritto d’autore dipende dal Paese. Per personaggi e marchi riconoscibili possono servire le autorizzazioni dei titolari.
Craft sostituisce il vecchio Dream Lab?
Craft arriva dentro Dream Lab, che resta l’interfaccia. Il comunicato non spiega cosa succede ai modelli usati finora; secondo TechCrunch, Canva parla di più controllo su qualità e velocità, mentre il risparmio sulle API altrui è un’ipotesi della testata.
Quando arrivano Craft-fast e il collegamento MCP?
Canva li dà «in arrivo», senza una data. L’API pubblica invece è già disponibile.
Fonti
- Canva, «Introducing Canva Craft», comunicato ufficiale, 22 ottobre 2026 — canva.com/newsroom
- TechCrunch, «Canva releases its first image generation model», 22 ottobre 2026 — tech.yahoo.com
- Canva, guida «Crea immagini con Dream Lab» — canva.com/help
- Canva, guida «Informazioni sull’utilizzo dell’AI» (quote per piano) — canva.com/help