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Luca Masrè Passaro
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Termini Meta: stop a Oslo, Meta apre al rinvio

Termini commerciali Meta: un giudice di Oslo vieta in via cautelare di applicarli e Meta apre a un nuovo rinvio. Cosa cambia per la tua pagina e il tuo sito.

LMP Luca Masrè Passaro
·
31.10.2026
Illustrazione in stile Ghibli: una piccola bottega sul fiordo, una pergamena bianca srotolata sui gradini e fermata da un martelletto da giudice, una clessidra sospesa a mezz'aria e una casetta rossa del tribunale sull'altra riva

Il 24 ottobre ti avevo scritto che Meta aveva spostato al 20 novembre le nuove regole per chi usa Facebook e Instagram per lavoro. Quattro giorni dopo, quella data è diventata un «forse».

Mercoledì 28 ottobre sono successe due cose. Andy Stone, vicepresidente della comunicazione di Meta, ha scritto su X che l’azienda vuole fare «una consultazione completa» con i gruppi di settore prima di cambiare le condizioni, e che, se la consultazione andrà oltre il 20 novembre, l’entrata in vigore slitterebbe ancora. Lo stesso giorno il tribunale di Oslo, su richiesta di dieci gruppi editoriali norvegesi, ha vietato a Meta di attuare le modifiche finché un giudice non ne avrà valutato la legittimità.

Sono le Condizioni commerciali di cui ti ho parlato in Pagina Facebook? Meta ora vuole anche il sito: quelle che danno ai programmi automatici di Meta il permesso di entrare nei siti collegati alla tua attività, leggerli, raccoglierne i contenuti e tornarci a prendere gli aggiornamenti.

In breve

Il 28 ottobre Meta ha detto che cambierà le condizioni per le aziende solo dopo una consultazione con i gruppi di settore, e che rinvierà l’entrata in vigore se la consultazione andrà oltre il 20 novembre. Fino ad allora valgono le condizioni attuali. Lo stesso giorno il tribunale di Oslo ha vietato a Meta, con un’ordinanza d’urgenza, di attuare le modifiche finché non ne sarà valutata la legittimità. Il 29 ottobre le pagine ufficiali indicano ancora il 20 novembre, e la clausola sui crawler, i programmi automatici che visitano i siti, è identica a quella del 24 ottobre.

Cosa ha detto Meta, parola per parola

Ecco il post di Stone, come lo riportano Nieman Lab e The Verge. La traduzione è mia.

«Abbiamo ascoltato i commenti degli editori sull’aggiornamento proposto delle condizioni per la pubblicità e le aziende. Teniamo profondamente ai nostri partner e non intendiamo cambiare le regole senza una consultazione completa con i gruppi e i leader del settore. Ci impegniamo a fare le cose per bene, e poiché prevediamo che questa consultazione possa andare oltre il 20 novembre, in quel caso rinvieremmo l’applicazione delle condizioni aggiornate. Fino ad allora restano in vigore le condizioni attuali.»

Rileggi l’ultima parte. «Prevediamo che possa». «In quel caso». «Rinvieremmo». Una previsione, una condizione e un verbo al condizionale, dentro una frase sola.

Poi guarda come l’hanno titolata. Reuters: Meta rinvia «a tempo indeterminato». Silicon UK, il giorno dopo, scrive che Meta ha detto che rinvierà «a tempo indeterminato». The Verge è più prudente: Meta «probabilmente» rinvierà ancora, e l’applicazione «potrebbe» slittare a tempo indeterminato.

I giornali hanno colto una parte vera: il 20 novembre non è più sicuro. Ma guarda cosa succede alla frase mentre passa di mano. Un condizionale entra in un titolo e ne esce indicativo. E la gente ricorda i titoli.

Intanto, sulla pagina ufficiale, la data è ancora lì. L’ho riletta giovedì 29 ottobre alle 12:11, in inglese e in italiano: «Questi aggiornamenti entreranno in vigore il 20 novembre 2026». Il 24 ottobre la versione italiana indicava ancora il 30 ottobre; adesso è allineata a quella inglese. La clausola sui crawler, confrontata carattere per carattere con la copia inglese che avevo salvato cinque giorni fa, è identica.

Il rinvio, per ora, sta in un post su X. La data sta ancora nel contratto.

Il giudice di Oslo

La seconda notizia arriva dalla Norvegia, ed è più dura della prima.

Dieci gruppi editoriali norvegesi hanno chiesto al tribunale di Oslo di fermare le nuove condizioni. Fra loro, secondo l’agenzia AFP, ci sono la televisione pubblica NRK, i gruppi Schibsted, Amedia, Polaris e Aller e l’agenzia di stampa NTB. La loro tesi: le condizioni darebbero a Meta il diritto di raccogliere articoli, foto e video, compresi quelli dietro abbonamento, e quei contenuti potrebbero servire anche a sviluppare prodotti di intelligenza artificiale.

Un passaggio della loro richiesta riguarda anche te. Secondo chi ha fatto causa, le nuove condizioni varrebbero per tutti i titolari di un account professionale — editori, ma anche aziende e negozi — e l’unico modo per opporsi sarebbe cancellare l’account.

Il 28 ottobre il tribunale ha deciso. Con un’ordinanza d’urgenza, emessa senza sentire Meta, ha vietato all’azienda di attuare le modifiche finché un giudice non si sarà pronunciato sulla loro legittimità. Nell’ordinanza, riporta NRK, il tribunale scrive che le aziende editoriali rischiano di perdere il controllo su contenuti redazionali costruiti in molti anni. Meta deve anche pagare 1,2 milioni di corone norvegesi di spese legali.

«Siamo molto contenti di questa decisione. È molto importante per i media norvegesi», ha scritto in un comunicato Lene Eltvik Vindfeld, presidente dell’associazione delle aziende editoriali norvegesi. Olav Nyhus, direttore degli affari legali di NRK, l’ha chiamata «una vittoria importante contro Meta».

Una cosa non la so, e te la dico: se il divieto valga solo in Norvegia, solo per chi ha fatto causa o più in largo. Le fonti che ho letto non lo spiegano, e io non provo a indovinarlo. Quello che posso verificare è la pagina di Meta: al 29 ottobre il testo pubblicato è lo stesso, anche in italiano. E c’è un fatto che vale a prescindere dalla portata del divieto: in Europa un giudice ha guardato queste condizioni e ha deciso di fermarne l’attuazione in via d’urgenza, prima ancora di sentire Meta.

Un post su X lo scrive chi lo firma. Un’ordinanza la scrive un giudice.

Chi ha spinto, e in che ordine

Meta stessa, nel post, indica da dove è arrivata la spinta: «abbiamo ascoltato i commenti degli editori». Ma conviene mettere in fila le date, perché raccontano bene come si sposta un’azienda di queste dimensioni.

  • Mercoledì 21 ottobre. La CMA, l’autorità britannica per la concorrenza, incontra Meta per farsi spiegare le condizioni. «Riconosciamo le preoccupazioni sollevate dalle aziende nel Regno Unito», dice un suo portavoce.
  • Giovedì 22 ottobre. Movement for an Open Web, un gruppo che riunisce editori e inserzionisti, fa sapere di aver presentato reclamo alla Commissione europea e alla CMA e di aver chiesto misure provvisorie, cioè uno stop immediato mentre si decide. Il cofondatore Tim Cowen parla di condizioni «chiaramente anticoncorrenziali», che darebbero a Meta «mano libera per raccogliere contenuti da quasi tutti i siti del mondo».
  • Negli stessi giorni. Reclami simili arrivano dall’European Publishers Council, dall’associazione tedesca degli editori di giornali e di testate digitali (BDZV), che parla di «furto senza scrupoli», e dall’associazione di stampa MVFP.
  • Venerdì 23 ottobre. Primo rinvio: dal 30 ottobre al 20 novembre, per avere più tempo e «spiegare cosa cambia e cosa no».
  • Mercoledì 28 ottobre. Il post di Stone e l’ordinanza di Oslo.

Negli Stati Uniti, scrive The Verge, hanno protestato anche la News/Media Alliance e parlamentari di tutti e due i partiti.

Adesso guarda chi c’è in questo elenco. Associazioni di editori. Gruppi di inserzionisti. Televisioni pubbliche. Avvocati, autorità, tribunali. Gente che ha una sigla, un ufficio legale e un numero di telefono a cui un regolatore risponde.

Le condizioni, però, valgono anche per il ristorante con la pagina Instagram, per lo studio di commercialisti con il sito e il profilo Facebook, per il negozio che fa le sponsorizzate da sé. Meta non ha detto a Nieman Lab con quali gruppi farà la consultazione. Nelle fonti che ho letto, i nomi che contano sono quelli di chi si è presentato in tanti.

Le condizioni le scrive uno. A rimetterle in discussione, finora, sono stati in tanti.

Da «spieghiamo» ad «abbiamo ascoltato»

Il 23 ottobre Meta voleva più tempo per spiegare. Il 28 ottobre dice di aver ascoltato. In cinque giorni il verbo è passato da chi parla a chi ascolta.

È una mossa precisa, e la conosci anche se non le hai mai dato un nome. Quando dici «ti spiego», metti l’altro nella posizione di chi non ha capito. Quando dici «ti ho ascoltato», lo metti nella posizione di chi aveva motivo di lamentarsi. Il primo verbo difende il testo. Il secondo difende la relazione.

Poi c’è «teniamo profondamente ai nostri partner»: il lessico degli affetti, usato per parlare di un contratto. E c’è «ci impegniamo a fare le cose per bene», che sposta l’attenzione sul processo: come si decide, con chi, in quanto tempo. Detta così, la consultazione sembra una ricerca comune. Resta da vedere se cambierà anche il testo. Gli editori, intanto, chiedono una cosa più semplice: un impegno scritto.

Ascoltare davvero, però, lascia una traccia. Nell’ascolto attivo la prova è la restituzione: riformuli quello che l’altro ha detto, e lui ci si riconosce. In una trattativa scritta la restituzione più visibile è il testo. Qui, per ora, la traccia è il tempo. La clausola è la stessa. E la frase che gli editori chiedevano per iscritto, cioè che Meta rispetterà il robots.txt, il file con cui un sito dice ai programmi automatici dove possono entrare, nelle condizioni ancora non compare. Meta lo dice a voce: chi possiede un sito potrà ancora usarlo. E secondo Silicon UK è il copione di tutta la vicenda: Meta ha smentito a voce che le condizioni le diano il diritto illimitato di prendere i contenuti per addestrare i suoi servizi di intelligenza artificiale, ma i gruppi che protestano dicono di non aver ricevuto garanzie scritte.

C’è anche un effetto che un rinvio tende a produrre da solo, chiunque lo decida: abbassa la temperatura. Una protesta ha bisogno di una scadenza: il 30 ottobre, poi il 20 novembre, erano giorni intorno a cui organizzarsi. Una consultazione che può scavalcare la scadenza rende incerto anche l’appuntamento. Può essere il modo sincero di prendersi il tempo per riscrivere. Può essere il modo di far passare la rabbia. Da fuori le due cose si somigliano, e le distingue quello che Meta scriverà dopo la consultazione.

Anche un rinvio possibile può abbassare la voce. Solo il testo dirà se ha cambiato anche idea.

Cosa cambia oggi per la tua pagina e il tuo sito

Messo in fila, il quadro al 29 ottobre è questo.

  • Valgono le condizioni attuali. Lo dice Meta stessa: «fino ad allora restano in vigore le condizioni attuali».
  • La data scritta sulle pagine ufficiali è ancora il 20 novembre, in inglese e in italiano. Finché Meta non la cambia lì, è quella la data da tenere d’occhio.
  • Il testo della clausola sui crawler è identico a quello del 24 ottobre.
  • In Norvegia un giudice ha vietato a Meta, in via cautelare, di attuare le modifiche finché non si sarà deciso sulla loro legittimità. La portata del divieto, nelle fonti che ho letto, non è chiarita.
  • La Commissione europea, secondo Resultsense, valuterà il reclamo di Movement for an Open Web con la procedura ordinaria. La CMA dice che sta valutando i prossimi passi.

Il primo consiglio è il più noioso, ed è quello che ti servirà di più: salva una copia datata delle condizioni attuali e di quelle nuove. Una stampa in PDF di tutte e due le pagine, con il giorno nel nome del file. Se dopo la consultazione Meta pubblicherà un testo diverso, potrai confrontare tre versioni invece di fidarti della memoria, tua o dei titoli.

Il secondo riguarda le decisioni drastiche. Chi ha fatto causa a Oslo dice che l’unico modo per opporsi è cancellare l’account. La data scritta resta il 20 novembre, e Meta dice che potrebbe spostarla. Decidi entro quella data, a mente fredda, e ricontrolla la pagina qualche giorno prima: se la data cambia, lo vedi lì.

Il terzo riguarda il sito. Se ci sono aree riservate, listini, materiali per i clienti, guarda chi può entrarci e come. Se vuoi chiedere al crawler che Meta descrive come usato anche per addestrare i suoi modelli di intelligenza artificiale, Meta-ExternalAgent, di restare fuori, la regola si scrive nel robots.txt, con il suo nome. È un’istruzione ai programmi automatici, con le eccezioni che Meta stessa prevede: le aree riservate si proteggono con password e accessi. I passaggi li trovi in Meta toglie «addestrare». Il crawler resta, e le cautele su quale crawler bloccare, se fai pubblicità, in Meta rinvia al 20 novembre. Le parole restano.

Il quarto è quello che l’elenco di prima ti suggerisce. Se fai parte di un’associazione di categoria, chiedi se sta seguendo la questione. Una piccola attività da sola, davanti a condizioni scritte per milioni di account, ha poca voce. Cento attività con una sola sigla ne hanno di più.

Il 20 novembre resta scritto. Il rinvio, per ora, resta un «se».

Come portarlo nel tuo lavoro

Questa storia insegna tre cose che valgono anche lontano da Meta.

La prima riguarda la lettura. Quando un fornitore, una banca, un ente ti scrive «prevediamo che possa slittare», hai in mano una previsione. Una data spostata è un’altra cosa. Leggi i verbi prima dei titoli, i tuoi compresi. E quando una data ti serve davvero, chiedila per iscritto, con il giorno.

La seconda riguarda chi scrive le regole, cioè anche te. Un preventivo, il regolamento di un corso, le condizioni di un servizio. Se un cliente protesta, «ti ho ascoltato» è la frase giusta per abbassare la tensione. Funziona una volta. La seconda volta il cliente controlla cosa è cambiato. Se trova lo stesso testo, la frase vale meno di prima, e quella successiva meno ancora. Nella comunicazione assertiva si parla di chiarezza, rispetto e coerenza. La coerenza si vede dopo: nella risposta alle obiezioni e negli impegni mantenuti.

La terza riguarda la forza. Un cliente che si lamenta è un caso. Dieci clienti che si lamentano sono un segnale. Dieci clienti con un avvocato e un giudice disposto ad ascoltarli sono un’altra conversazione. Meta ha cambiato tono mentre le proteste prendevano forme che un’azienda fatica a ignorare: reclami alle autorità, una causa in tribunale. Meta stessa collega il cambio ai commenti degli editori. Nieman Lab colloca l’ordinanza poco dopo il post di Stone; AFP riporta una risposta di Meta arrivata dopo, via email. Da questi resoconti non si può dire che sia stata l’ordinanza a far scrivere quel post.

Ascoltare è un verbo. Si vede da cosa fai dopo.

👉 Leggi anche: Addestramento AI: un solo no per quattro aziende

Domande frequenti

Meta ha ritirato le nuove condizioni per le aziende?

No. Il 28 ottobre Meta ha detto che farà una consultazione con i gruppi di settore e che, se andrà oltre il 20 novembre, rinvierà l’entrata in vigore. Il testo delle nuove condizioni è ancora pubblicato, con la data del 20 novembre, e la clausola sui crawler, al 29 ottobre, è identica a quella del 24 ottobre.

Da quando valgono le nuove condizioni commerciali di Meta?

Al 29 ottobre le pagine ufficiali, in inglese e in italiano, indicano ancora il 20 novembre 2026. Meta ha però detto che la consultazione potrebbe andare oltre quella data e che in quel caso rinvierà. Fino ad allora, sempre secondo Meta, restano in vigore le condizioni attuali.

Il blocco deciso dal tribunale di Oslo vale anche in Italia?

Le fonti che ho letto non lo dicono. Si tratta di un’ordinanza d’urgenza del tribunale di Oslo, chiesta da dieci gruppi editoriali norvegesi, che vieta a Meta di attuare le modifiche finché un giudice non si sarà pronunciato sulla loro legittimità. Quello che posso verificare è la pagina di Meta: al 29 ottobre, anche in italiano, indica ancora il 20 novembre e lo stesso testo.

Devo cancellare la pagina Facebook della mia attività?

Oggi valgono le condizioni di prima. Quelle nuove, sulla pagina, partono il 20 novembre, e Meta dice che potrebbe rinviarle. Decidi entro quella data, con calma: salva le due versioni delle condizioni, guarda cosa c’è nel tuo sito e cosa vuoi tenere fuori, e ricontrolla la pagina qualche giorno prima.

Cosa posso fare intanto sul mio sito?

Puoi scrivere nel robots.txt, il file con cui un sito dà istruzioni ai programmi automatici, che Meta-ExternalAgent non deve entrare. Meta dice che chi possiede un sito potrà continuare a usare il robots.txt, anche se nelle condizioni questa frase non c’è. È un’istruzione, con le eccezioni che Meta stessa prevede: le aree riservate si proteggono con password e accessi. I passaggi sono spiegati nell’articolo sul crawler di Meta.

Fonti

  • The Verge, «Meta says it’ll probably delay its controversial new business terms again», 28 ottobre 2026: theverge.com
  • Nieman Lab, «Meta pledges to consult publishers before finalizing its new terms», 28 ottobre 2026: niemanlab.org
  • NRK, «Norske medier vant fram med krav mot Meta i retten», 28 ottobre 2026: nrk.no
  • AFP via The Star, «Norway court temporarily bans new Meta user terms», 29 ottobre 2026: thestar.com.my
  • Silicon UK, «Meta Postpones New Commercial Terms After ‘Theft’ Complaints», 29 ottobre 2026: silicon.co.uk
  • Reuters, «Meta delays indefinitely its rollout of new commercial terms after publishers’ concerns», 28 ottobre 2026 (ho potuto leggere solo il titolo): msn.com
  • Resultsense, «Publishers ask CMA to suspend Meta’s new commercial terms», 23 ottobre 2026: resultsense.com
  • Meta, Condizioni commerciali (versione aggiornata, in vigore dal 20 novembre 2026 secondo la pagina), lette il 29 ottobre 2026: facebook.com
  • Meta, Condizioni per le inserzioni self-service (versione aggiornata), lette il 29 ottobre 2026: facebook.com
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Comunicazione, psicologia e persuasione. Autore del Manuale di sopravvivenza alla stupidità umana.

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