Aggiornamento del 17 ottobre 2026
Dopo le critiche, Meta ha cambiato la clausola nella versione inglese delle condizioni: la frase che permetteva di usare i contenuti dei siti anche per «addestrare» i suoi prodotti non c’è più. Resta il permesso di usare crawler e credenziali di prova sui siti collegati, ora per i prodotti pubblicitari e per le aziende e per l’integrità e la sicurezza dei prodotti di Meta. Nel pomeriggio del 17 ottobre la versione italiana, citata qui sotto, riportava ancora il testo precedente. Cosa è cambiato e cosa resta: Meta toglie «addestrare». Il crawler resta.
Hai una pagina Facebook per la tua attività? E un sito?
Allora fra due settimane potresti dire sì a una frase che forse non hai mai letto. Senza firmare niente: ti basterà continuare a usare la pagina.
La frase sta nelle nuove Condizioni commerciali di Meta, il contratto che vale per chi usa Facebook, Instagram e gli altri prodotti di Meta per lavoro. Entra in vigore il 30 ottobre 2026 e dice che autorizzi Meta a mandare programmi automatici sui siti collegati alla tua attività, a leggerli, a raccoglierne i contenuti, a tornarci periodicamente per prendere gli aggiornamenti. E a usare quello che trova anche per «addestrare» i suoi prodotti. Tradotto: a insegnare qualcosa alle sue intelligenze artificiali con i tuoi testi.
L’ha fatta emergere Nieman Lab, la redazione della Fondazione Nieman di Harvard che si occupa di giornalismo, che il 15 ottobre ha pubblicato il parere di tre giuristi americani: così com’è scritta, la clausola si presta a una lettura molto larga. Meta risponde che il modo in cui raccoglie i contenuti non cambierà, e che chi vuole può ancora regolarsi con il robots.txt.
Le due cose possono essere vere insieme. Ed è proprio questo il punto.
In breve
Dal 30 ottobre 2026 entrano in vigore le nuove Condizioni commerciali di Meta, che valgono per chi usa i prodotti di Meta per scopi aziendali o commerciali: gestire una Pagina, fare inserzioni, vendere prodotti, usare Meta Business Suite. Una clausola nuova autorizza Meta a usare crawler e altri programmi automatici, e a creare «credenziali di prova», per accedere ai siti associati ai tuoi prodotti o servizi, raccoglierne i contenuti e usarli anche per addestrare i suoi prodotti. Nelle condizioni in vigore oggi questa frase non c’è. Chi continua a usare quei prodotti per lavoro dopo l’avviso accetta le condizioni; l’alternativa indicata è smettere di usarli per lavoro. Tre esperti sentiti da Nieman Lab la giudicano molto ampia; Meta dice che riunisce frasi già presenti in altre condizioni, che il suo modo di raccogliere i contenuti non cambierà e che il robots.txt resta valido. Nel testo, pubblicato anche in italiano, un’eccezione per l’Europa non c’è.
Cosa dice, parola per parola
Conviene partire dal testo, perché su questa storia le parole contano più delle opinioni. È la versione italiana pubblicata da Meta, quella che entra in vigore il 30 ottobre:
«L’utente ci autorizza (o autorizza qualsiasi entità a operare per nostro conto) a usare software automatizzati (come scraper web, bot, robot, spider, crawler e agenti utente) e a creare credenziali di prova per accedere a, indicizzare, memorizzare nella cache, analizzare, raccogliere, recuperare o eseguire il crawling di domini, pagine web o URL (e di qualsiasi contenuto ivi reso disponibile) associati ai suoi prodotti o servizi o resi disponibili tramite l’uso di Prodotti e servizi delle aziende di Meta da parte degli utenti o dell’utente stesso, nonché a estrarre periodicamente aggiornamenti da tali domini, pagine web o URL. Meta può usare qualsiasi contenuto proveniente da tali domini, pagine web o URL per fornire, sviluppare, migliorare, analizzare, addestrare e mantenere l’integrità dei Prodotti delle aziende di Meta […].»
Scraper, crawler, spider: sono nomi diversi per la stessa famiglia di programmi, quelli che girano per il web da soli, aprono le pagine e ne portano via il contenuto. Google lo fa da decenni per costruire i suoi risultati. Le «credenziali di prova» sono account di test, nome utente e password creati apposta per entrare dove serve registrarsi. «Addestrare», nel linguaggio dell’intelligenza artificiale, vuol dire usare dei contenuti per insegnare a un modello a scrivere, rispondere, riconoscere.
E chi è «l’utente»? Le stesse condizioni, salvo i casi per cui Meta prevede condizioni separate, elencano gli scopi aziendali o commerciali: usare inserzioni o messaggi di marketing, vendere o mettere in vendita prodotti, sviluppare app, creare o usare un catalogo, gestire una Pagina, gestire un Gruppo per scopi aziendali, usare Gestione inserzioni o Meta Business Suite, usare i servizi di misurazione. «Indipendentemente dal tipo di entità». Il bar che gestisce la sua pagina Facebook. Il negozio che fa una sponsorizzata su Instagram per i saldi. Lo studio che programma i post da Meta Business Suite.
Due dettagli rendono la clausola diversa da una formula di rito. Il primo: nelle Condizioni commerciali in vigore oggi questa frase non c’è. L’ho cercata nel testo attuale: niente crawler, niente scraper, niente addestramento. Meta, come vedremo, sostiene che frasi simili stavano già in altre sue condizioni d’uso.
Il secondo è il perimetro. Si parla di domini, pagine e indirizzi «associati ai suoi prodotti o servizi», e anche di quelli resi disponibili attraverso l’uso dei prodotti di Meta, da parte tua o degli utenti. Il testo non spiega dove finisca quell’associazione. Il sito, certo. Il negozio online? Il blog? La pagina delle prenotazioni? È la parte che lascia più spazio. E in un contratto lo spazio vuoto dura poco: prima o poi qualcuno lo riempie.
Vale anche qui? Il documento è pubblicato in italiano, con la stessa data, e contiene una parte sulle controversie con Meta Platforms Ireland, la società irlandese di Meta, e un richiamo al Digital Markets Act, la legge europea sulle grandi piattaforme digitali. Un’eccezione per l’Europa, nel testo, non c’è.
Una frase nuova, un perimetro largo, la stessa data per l’Italia. Il resto è interpretazione, e conviene sapere di chi.
Come è venuta fuori
A notarla è stato un lettore. Stephen Beale dirige The Steampunk Explorer, un sito dedicato allo steampunk, il filone della fantascienza retrò, e ha visto l’avviso nel suo pannello di Meta Business Suite. Ha scritto a Nieman Lab, che ha fatto leggere le condizioni a tre giuristi e ha pubblicato le loro risposte. Beale l’ha riassunta così: se sei un utente business di Facebook, Meta si prende il diritto di andare a raccogliere informazioni praticamente ovunque tu sia presente.
Matt Topic, avvocato che si occupa di media e proprietà intellettuale, l’ha definita, traduco, «una clausola notevole da seppellire nelle condizioni d’uso», perché darebbe a Meta accesso a materiale che sul mercato delle licenze varrebbe probabilmente molti milioni di dollari. Poi ha aggiunto la frase che, secondo me, è la più utile di tutto l’articolo: non è chiaro se un tribunale la farebbe valere, ma gli editori dovrebbero dare per scontato che sia valida.
James Grimmelmann, che insegna diritto digitale alla Cornell, ci legge il permesso di addestrare l’AI su qualsiasi contenuto dei siti degli editori, e forse di usarne una parte anche in concorrenza con loro. Nella lettura più larga possibile, dice, ne verrebbe fuori un archivio completo di quei contenuti, da servire come Meta vuole. Sulle credenziali di prova è concreto: tecnicamente permetterebbero di iscriversi come un utente finto e superare le registrazioni obbligatorie di un sito. Alla domanda se quelle credenziali supereranno anche i contenuti a pagamento, Meta non ha risposto.
Il terzo, Benjamin Sobel, dell’Università del Wisconsin, usa una parola dell’antitrust: tying, la vendita abbinata. Se vuoi i prodotti di Meta che richiedono le condizioni commerciali, ti prendi anche i permessi di raccolta. E fa un paragone con Google: per comparire nei risultati tradizionali, gli editori devono accettare che i loro contenuti finiscano anche in AI Overview, i riassunti scritti dall’intelligenza artificiale nei risultati, e in AI Mode, la modalità di ricerca a conversazione. Di come Google stia rimettendo i link in vetrina proprio in quelle risposte ho scritto stamattina.
Una precisazione che pesa: sono giuristi americani e ragionano sul diritto americano. L’eventuale addestramento, scrive Nieman Lab, dipenderebbe comunque da questioni ancora aperte nei tribunali degli Stati Uniti, fra cui il fair use, l’eccezione che lì permette alcuni usi di opere protette senza chiedere il permesso.
Tre giuristi, tre angolazioni. E una frase che, letta da loro, pesa molto più di quanto sembri in mezzo a un contratto.
Cosa risponde Meta
Meta ha rifiutato di rispondere all’elenco di domande di Nieman Lab. Un portavoce, per email, ha detto tre cose. Che le frasi sul crawling stavano già, sparse, in diverse condizioni d’uso, comprese quelle sull’uso dell’AI generativa nelle inserzioni, e che l’aggiornamento le riunisce in un posto solo. Che i nuovi termini non cambieranno il modo in cui Meta raccoglierà in futuro i contenuti degli editori. E che chi possiede i contenuti può ancora decidere come vi si accede con il robots.txt.
Il robots.txt è un piccolo file di testo che sta nella cartella principale di un sito: un cartello sulla porta che dice ai programmi automatici dove possono entrare e dove no. Meta ha una pagina per gli sviluppatori che elenca i suoi crawler e spiega come fermarli, uno per uno. Vale la pena leggerla, perché i crawler di Meta sono diversi e fanno lavori diversi:
- FacebookExternalHit legge la pagina quando qualcuno condivide un link su Facebook, Instagram o Messenger, e ne prende titolo, descrizione e immagine per l’anteprima. Meta avverte che può ignorare il robots.txt quando fa controlli di sicurezza, per esempio contro i programmi dannosi.
- Meta-WebIndexer naviga il web per migliorare i risultati di ricerca di Meta AI. Secondo Meta, lasciarlo entrare aiuta l’assistente a citare i tuoi contenuti e a metterne il link nelle risposte.
- Meta-ExternalAds serve a migliorare la pubblicità e gli altri prodotti e servizi per le aziende.
- Meta-ExternalAgent è quello che interessa qui: Meta scrive che raccoglie contenuti dal web per usi come l’addestramento dei modelli di base, i grandi modelli su cui si costruiscono gli assistenti.
- Meta-ExternalFetcher apre singoli link su richiesta di un utente, anche per aiutare l’AI a muoversi in un sito e completare un compito. Proprio per questo, avverte Meta, può non rispettare le regole del robots.txt.
Qui sta il nodo. Meta dice: il cartello sulla porta resta valido. Gli esperti dicono: un contratto in cui sei tu ad autorizzare l’ingresso dà a Meta un argomento per sostenere che le sue condizioni contano più di altre istruzioni di blocco. Come un giudice risolverebbe questo contrasto, le fonti che ho raccolto non lo chiariscono.
Le rassicurazioni stanno in un’email. Il permesso sta nel contratto.
Il consenso che arriva da solo
Adesso la parte che mi interessa di più, perché è comunicazione allo stato puro. Come si chiede il consenso, in queste condizioni? Così: «Proseguendo nell’accesso ai Prodotti delle aziende di Meta o nel loro uso per scopi aziendali o commerciali a seguito di avviso di aggiornamento delle presenti Condizioni commerciali, l’utente ne accetta la vincolatività». E se non sei d’accordo: «può interrompere tutti gli accessi o gli usi dei nostri Prodotti per scopi aziendali o commerciali».
Leggila con gli occhi di chi progetta le scelte. C’è un’opzione che non chiede niente: continuare come prima. E c’è un’opzione che chiede tutto: spegnere la pagina, le inserzioni, il catalogo, i messaggi dei clienti che arrivano da lì. In mezzo, per ora, niente: secondo Nieman Lab, prima del 30 ottobre gli account business non hanno modo di tirarsi fuori da questi termini.
In psicologia delle decisioni questa struttura ha un nome: l’opzione predefinita, il default. È la scelta che vince quando non scegli. Funziona perché decidere costa fatica, e la fatica si rimanda. Funziona ancora meglio quando l’alternativa è cara. Per un negozio, uscire da Facebook può voler dire perdere un canale che porta clienti ogni settimana. La mia lettura è che un meccanismo così favorisca il sì per abitudine.
Ne ho parlato a proposito del paradosso della scelta: chi disegna un percorso può guidare le persone con una scelta consigliata e togliere fatica a chi deve decidere. Usato bene, è un favore. Qui lo vedi dall’altro lato: la strada più comoda è quella che conviene a chi ha scritto le regole, e il costo dell’altra strada lo paghi tu.
C’è una lezione che vale per chiunque scriva condizioni, preventivi, moduli d’iscrizione. Le persone accettano quello che costa poco accettare. Saperlo ti rende più efficace quando scrivi. E più attento quando firmi.
Il default è la frase più persuasiva di un contratto: per accettarla basta restare dove sei.
Quello che ancora non si sa
Prima di decidere, conviene separare i fatti dalle ipotesi. I fatti sono quelli sopra: la frase, la data, il perimetro, le risposte di Meta. Il resto è aperto.
- Se un tribunale la farebbe valere. Lo stesso Topic dice che non è chiaro.
- Se il contratto conti più del robots.txt. Meta indica il robots.txt come lo strumento per decidere; gli esperti vedono nel testo un appiglio per sostenere il contrario.
- Se le credenziali di prova serviranno a superare i paywall o ad accedere ad altri contenuti a pagamento. Su questo Meta non ha risposto a Nieman Lab.
- Come si combina tutto questo con le regole europee sul diritto d’autore e sulla protezione dei dati. I tre esperti ragionano sul diritto americano, e le fonti raccolte qui non comprendono un’analisi giuridica pensata per l’Italia. E io non sono un avvocato.
- Perché adesso. Meta parla di un riordino. Di certo sta spingendo forte sull’intelligenza artificiale: il 12 ottobre ha presentato Muse Wonder, i suoi modelli più potenti pensati per gli agenti, e il 13 ha annunciato una funzione per spiegare all’algoritmo di Facebook, con parole proprie, cosa si vuole vedere (senza dire in quali Paesi e lingue arriverà). I modelli di questo tipo si costruiscono con enormi quantità di testi. Collegare le due cose è una mia lettura: Meta non l’ha detto.
Ed è la seconda volta in pochi giorni che si discute del confine fra Meta e la riservatezza: la prima riguardava gli occhiali con la telecamera e la lucina che dovrebbe avvisare chi viene ripreso.
Quando un contratto è largo e le risposte sono strette, la prudenza diventa manutenzione ordinaria.
Come portarlo nel tuo lavoro
Mancano due settimane al 30 ottobre. Bastano per fare le cose con calma, in quest’ordine.
- Leggi l’avviso e il testo. L’avviso compare in Meta Business Suite; le condizioni aggiornate sono pubbliche, anche in italiano, sulla pagina delle Condizioni commerciali di Meta. Cerca il paragrafo che comincia con «L’utente ci autorizza». Leggerlo tu vale più di qualsiasi riassunto, compreso questo.
- Fai l’elenco dei siti collegati. Il sito, il negozio online, il blog, le pagine delle prenotazioni: tutto quello che hai collegato alla Pagina, alle inserzioni, al catalogo. Sono i candidati più evidenti a essere «associati» alla tua attività.
- Apri il robots.txt. Lo trovi scrivendo /robots.txt dopo l’indirizzo del tuo sito. Se non vuoi che i tuoi contenuti servano ad addestrare i modelli di Meta, la regola da aggiungere riguarda Meta-ExternalAgent: una riga «User-agent: meta-externalagent» e sotto «Disallow: /». Meta dice che la modifica può richiedere fino a 24 ore. È lo strumento che Meta stessa indica: la questione del contratto resta aperta, ma intanto metti per iscritto quello che vuoi, nel modo che Meta dice di rispettare. Se il sito te lo segue un’agenzia o un tecnico, chiediglielo: è una modifica piccola.
- Distingui i crawler. Bloccare tutto quello che porta il nome di Meta è la reazione d’istinto, e può costarti. Se blocchi FacebookExternalHit, i link al tuo sito condivisi su Facebook e Instagram rischiano di uscire senza titolo e immagine. Se blocchi Meta-WebIndexer, secondo Meta l’assistente avrà meno occasioni di citarti con il link. Per un’attività che vive di visibilità, spesso ha senso separare: lasciare entrare il crawler delle citazioni e chiedere il blocco di Meta-ExternalAgent. Sapendo che resta una richiesta: Meta-ExternalFetcher può ignorare il robots.txt, e nessuna regola di questo file, da sola, esclude ogni uso dei tuoi contenuti per l’AI. Decidilo tu, sapendo cosa scambi.
- Guarda cosa c’è dietro una registrazione. Area clienti, listini riservati, materiali dei corsi: le credenziali di prova sono la parte più ambigua della clausola. Se quelle pagine contano, chiedi a chi ti segue il sito come sono protette, e valuta una protezione più robusta di una semplice iscrizione.
- Se i contenuti sono il tuo prodotto, senti un legale prima del 30. Giornalisti, formatori, consulenti che vendono guide e corsi, chi ha un archivio che vale soldi: se sei fra questi, l’avvertimento di Topic riguarda anche te. Un parere chiesto adesso costa meno di una causa dopo.
- Se pensi di andartene, fai il conto vero. Quanti clienti ti arrivano da lì, quante richieste, quante vendite. Stephen Beale sta valutando di chiudere i suoi account. Per lui può essere la scelta giusta; per te può essere un’altra. Dipende da quel numero.
Un sì dato restando fermi resta un sì. Tanto vale sapere a cosa.
Domande frequenti
Cosa cambia nelle condizioni commerciali di Meta dal 30 ottobre 2026?
Entra una clausola che autorizza Meta a usare crawler e altri programmi automatici, e a creare credenziali di prova, per accedere ai siti associati ai prodotti o servizi di chi usa i prodotti di Meta per lavoro, raccoglierne i contenuti, prenderne periodicamente gli aggiornamenti e usarli anche per addestrare i prodotti di Meta. Nelle condizioni in vigore oggi questa frase non c’è.
Chi è interessato?
Chi usa i prodotti di Meta per scopi aziendali o commerciali, salvo i casi per cui Meta prevede condizioni separate: inserzioni o messaggi di marketing, vendita di prodotti, sviluppo di app, cataloghi, gestione di una Pagina o di un Gruppo per scopi aziendali, Gestione inserzioni, Meta Business Suite, servizi di misurazione, qualunque sia il tipo di attività.
Vale anche in Italia?
Le condizioni aggiornate sono pubblicate anche in italiano, con la stessa data del 30 ottobre, e contengono regole per le controversie con Meta Platforms Ireland e un richiamo al Digital Markets Act. Nel testo non c’è un’eccezione per l’Europa. Come la clausola si combini con le leggi europee sul diritto d’autore e sulla privacy è una questione aperta.
Posso rifiutare la clausola?
Secondo le condizioni, chi non le accetta può smettere di usare i prodotti di Meta per scopi aziendali o commerciali. Nieman Lab scrive che prima del 30 ottobre gli account business non hanno modo di tirarsi fuori da questi termini. Per i contenuti del sito, Meta indica il robots.txt come strumento per decidere come vi accedono i suoi crawler.
Come blocco il crawler di Meta che serve ad addestrare l’AI?
Nel file robots.txt del sito si aggiunge una regola per Meta-ExternalAgent, il crawler che Meta descrive come usato anche per addestrare i modelli di base: «User-agent: meta-externalagent» e sotto «Disallow: /». Meta dice che la modifica può richiedere fino a 24 ore. Resta una richiesta: Meta-ExternalFetcher, che apre i link su richiesta degli utenti, può non rispettare il robots.txt, e la regola da sola non esclude ogni uso dei contenuti per l’AI.
Se blocco Meta perdo le anteprime dei link su Facebook?
Le anteprime le prepara FacebookExternalHit, un crawler diverso da quello legato all’addestramento. Una regola che riguarda solo Meta-ExternalAgent non tocca FacebookExternalHit.
Fonti
- Meta, Condizioni commerciali di Meta, versione aggiornata in vigore dal 30 ottobre 2026 (anche in italiano).
- Meta, Condizioni commerciali di Meta in vigore.
- Andrew Deck e Hanaa’ Tameez, Nieman Lab, Meta’s new commercial terms will allow the scraping of news sites, legal experts say, 15 ottobre 2026.
- Meta for Developers, Meta Web Crawlers.