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Luca Masrè Passaro
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AI Overview: Google rimette i link in vetrina

Google cambia AI Overview e AI Mode: link nel testo più in alto, una sezione in prova per la pagina ufficiale, più notizie. Cosa cambia per chi ha un sito.

LMP Luca Masrè Passaro
·
16.10.2026
Illustrazione in stile Ghibli: uno spirito del bosco fatto di foglie risponde a una viaggiatrice su una collina e da lui partono fili di luce verso le porte delle botteghe del villaggio

Cerchi su Google come farti rimborsare un volo cancellato.

Fino a qualche tempo fa ricevevi dieci link blu e sceglievi tu. Poi è arrivata la risposta scritta dall’intelligenza artificiale, in cima alla pagina: un riassunto ordinato, comodo, con le fonti in piccolo. Leggi, capisci, chiudi. Il sito che quella risposta l’aveva resa possibile, spesso, resta lì sotto ad aspettare un clic.

Giovedì 15 ottobre Google ha annunciato una serie di cambiamenti ad AI Overview e AI Mode, le due forme della sua ricerca con l’intelligenza artificiale. Il filo che li tiene insieme è uno: i link devono vedersi di più. Più link dentro il testo, più in alto. Una sezione in prova, in cima alla risposta, per la pagina ufficiale che ti serve. Caroselli di notizie in più Paesi e in più lingue. Miniature per gli approfondimenti.

Con le risposte AI, la ricerca di Google ti dà spesso l’informazione prima ancora che tu apra un sito. Leggo questi aggiornamenti come un tentativo di riportarti sui siti. E per chi ha un sito, un blog o una pagina di servizi, la domanda pratica diventa questa: quando l’AI risponde per te, cosa serve perché il clic arrivi a te?

In breve

Il 15 ottobre 2026 Google ha annunciato aggiornamenti ad AI Overview e AI Mode: più link inseriti nel testo della risposta, mostrati più in alto e più spesso; il test di una sezione in cima alla risposta con uno o due link «ufficiali» per completare un compito, con il motivo per cui ognuno è utile; i caroselli degli articoli di attualità, che mettono in evidenza le Fonti preferite, in arrivo in altri Paesi e lingue; link di approfondimento con miniature; nomi cliccabili di autori di contenuti ed editori nei risultati video di AI Mode, in prova. Google dice che chi usa le Fonti preferite è cresciuto di oltre 7 volte da inizio anno, ma nell’annuncio non dà dati sui clic. AI Mode e Fonti preferite sono già disponibili in Italia; per le singole novità il post non dà un elenco di Paesi.

Cosa ha annunciato Google

Il post è uscito sul blog ufficiale di Google alle 18 ora italiana, firmato da Hema Budaraju, vicepresidente della gestione prodotto. Il titolo è «More ways to connect with the web from Search», più modi per collegarsi al web dalla Ricerca. Prima di entrare nelle novità, due parole sui nomi. AI Overview è il riassunto scritto dall’AI che compare in cima ai risultati di una ricerca normale. AI Mode è la scheda in cui la ricerca diventa una conversazione: fai una domanda lunga, ricevi una risposta articolata, fai la domanda successiva.

Le novità sono quattro, più una prova sui video.

  • Più link dentro il testo, più in alto. Sono i link agganciati a una parola o a una frase della risposta. Google scrive di aver già aumentato in modo «continuo e sostanziale» la loro presenza, e ora lancia aggiornamenti per mostrarli più in alto nelle risposte, più spesso, così che le fonti principali siano cliccabili nel momento in cui servono.
  • La pagina giusta, in cima. «A volte ci sono solo uno o due posti ufficiali sul web per completare un compito o avere l’informazione esatta che ti serve», scrive Google. Per questi casi testerà una sezione dedicata in cima alla risposta, con quei link in evidenza e una spiegazione del perché ognuno è utile. Secondo Punto Informatico l’esempio mostrato da Google riguarda proprio una domanda sul rimborso di un volo.
  • Notizie in carosello, in più Paesi. I caroselli, cioè le file di schede da scorrere col dito, che raccolgono gli articoli di attualità dentro le risposte AI, erano partiti nei mesi scorsi e ora cominciano ad arrivare in altri luoghi e in altre lingue. Mettono in evidenza le Fonti preferite, i siti che hai scelto di vedere più spesso.
  • Approfondimenti con l’immagine. I link che compaiono alla fine di alcune risposte, quelli per scavare un aspetto preciso dell’argomento, diventano più evidenti, con una miniatura (una piccola immagine di anteprima) e un design «più cliccabile».

La prova sui video riguarda AI Mode: da questa settimana Google sta testando nomi cliccabili di autori di contenuti (i creator) ed editori nei risultati video, che portano al loro profilo nella Ricerca. Barry Schwartz, fondatore del sito specializzato Search Engine Roundtable, fa notare un dettaglio: quei nomi portano prima a una pagina di Google, il profilo, e solo da lì al lavoro di chi l’ha fatto.

Una distinzione conta più delle altre. I link più in alto e le miniature sono aggiornamenti che Google dice di lanciare. La sezione con la pagina ufficiale è un test. I caroselli sono in fase di arrivo. Tre stati diversi, e il post non dice in quali Paesi sia arrivato cosa.

Perché proprio adesso

Perché il problema è vecchio, e brucia. Da quando le risposte AI stanno in cima alla pagina, chi pubblica sul web teme che il traffico si asciughi: la persona trova la risposta e si ferma lì. Punto Informatico lo riassume con un’immagine efficace, gli editori che temono che il traffico «evapori come una pozzanghera ad agosto».

Google lavora sul tema da mesi. Il 6 maggio aveva già annunciato cinque cambiamenti dello stesso tipo: link accanto al testo generato, il nome del sito che compare quando passi sopra un link col mouse, i link delle testate a cui sei abbonato messi in evidenza, le voci delle community e dei social con il nome di chi parla, i suggerimenti su dove andare dopo. In quell’occasione Google aveva osservato una cosa interessante: le persone possono esitare a cliccare quando non sanno dove le porta un link.

Schwartz, sul nuovo annuncio, apre così: Google ha cambiato i link «per l’ennesima volta». Ed è scettico: la sua impressione è che questi sforzi per portare clic dalle risposte AI continuino a non funzionare.

Nello stesso pomeriggio Google ha pubblicato un secondo annuncio, che completa il quadro. Oltre 400 testate nel mondo, fra cui Axios, CNN, Financial Times e Forbes, partecipano al suo programma pilota «News AI». È un accordo di licenza: Google le paga per avere contenuti arricchiti con cui costruire funzioni AI, come le panoramiche approfondite degli articoli nelle pagine degli editori su Google News.

Messe in fila, io leggo le due notizie come due modi di gestire il rapporto con chi pubblica. Con le testate del programma, grandi e anche locali, ci sono accordi di licenza e pagamenti. Per tutti gli altri, cioè per i siti come il tuo, questo annuncio riguarda soprattutto l’interfaccia: un link più su, una miniatura di anteprima.

Il dato che manca: i clic

C’è un numero che Google dà volentieri: chi usa le Fonti preferite è cresciuto di oltre 7 volte dall’inizio dell’anno. E c’è un numero che in questo annuncio manca: quante persone, dopo aver letto una risposta AI, cliccano davvero su un sito.

Schwartz glielo ha chiesto. Chi ha un sito lo chiede da tempo: vuole sapere quanti clic arrivano dalle risposte AI, e vederlo nei rapporti che Google già gli mette a disposizione. La risposta di Google, riportata da Search Engine Roundtable, è questa: «Continuiamo a lavorare con i proprietari dei siti per capire quali dati siano più utili per le loro strategie, e introdurremo altre metriche nel tempo».

Leggo questa scelta come una lezione di comunicazione, prima ancora che di statistica. Quando annunci «più link» parli di quello che fai tu. Quando annunci «più clic» parli di quello che fanno le persone, e quel numero può dire una cosa diversa dalle tue intenzioni. Google ha scelto di raccontare lo sforzo. Da questo annuncio, il risultato non lo possiamo ancora valutare.

Per te che hai un sito il consiglio è semplice: giudica dai tuoi numeri, oltre che dagli annunci. Segui le visite che arrivano da Google settimana dopo settimana: ti mostrano l’andamento, anche se da sole non bastano a isolare l’effetto dell’aggiunta di una miniatura o di un link spostato più in alto.

Le promesse si leggono nei comunicati. I clic si leggono nelle statistiche.

La pagina ufficiale in cima: chi ha una cosa da far fare

Delle quattro novità, quella che può toccare più da vicino una piccola impresa è la sezione in prova con la pagina ufficiale.

Pensa a quante domande che arrivano a Google hanno la risposta giusta su un sito preciso. Come prenoto una visita dal mio dentista. Dove scarico il modulo del Comune. Come chiedo un preventivo a quell’impresa. Per queste domande un riassunto ben scritto aiuta fino a un certo punto: per prenotare online, scaricare un modulo o mandare una richiesta dal sito, può servirti raggiungere una pagina precisa. E anche per un’informazione come gli orari di un negozio, la fonte da cui controllarla è quella ufficiale.

Google dice che vuole metterla in cima, con due righe che spiegano perché è utile. Non dice come sceglie le pagine «ufficiali», e da un test è prudente non dedurre regole. Una cosa però si può dire senza indovinare niente: quando la risposta deve indicare il posto in cui si fa una cosa, conviene che quel posto esista e si capisca.

Guarda il tuo sito con questi occhi. Se tutto sta nella home, o in una pagina «servizi» che contiene tutto, con il modulo contatti in fondo, per una persona trovare la cosa giusta è faticoso. E per un sistema che deve scegliere il link da mettere in cima a una risposta, nella mia lettura, diventa più difficile capire dove si fa esattamente quello che ti hanno chiesto.

È la stessa regola che vale da sempre nella comunicazione con le persone. Chi ha una richiesta precisa vuole una porta precisa. Più la porta è chiara, più è facile indicarla. Vale per il passaparola. Che aiuti anche i sistemi AI a indicare la pagina giusta è una mia ipotesi: Google non lo dichiara fra i suoi criteri.

Fonti preferite: la fiducia diventa un’impostazione

L’altro pezzo dell’annuncio riguarda le Fonti preferite. È una funzione arrivata anche in Italia questa primavera: quando cerchi un argomento di attualità, accanto al riquadro delle notizie principali compare una stellina. La tocchi, cerchi il sito che ti interessa (una testata, un sito indipendente, un blog) e lo aggiungi. Da quel momento i suoi contenuti possono comparire più spesso fra le notizie principali o in uno spazio a parte, «Dalle tue fonti». Le preferenze si cambiano quando vuoi, e gli altri siti continuano a comparire.

Google sostiene che i lettori abbiano il doppio delle probabilità di cliccare su un sito dopo averlo segnato come fonte preferita. Ed è un dato di Google, quindi va preso come tale. L’annuncio del 15 ottobre porta in altri Paesi e lingue i caroselli di notizie dentro le risposte AI, che mettono in evidenza anche le Fonti preferite.

Qui c’è un passaggio che mi pare il più interessante di tutta la storia. Per anni la fiducia di un lettore verso un sito era una cosa invisibile: un’abitudine, un nome che ti tornava in mente, un segnalibro. Adesso diventa un’impostazione, una stellina che dice a Google «questo lo voglio vedere». Meta sta facendo una mossa parente con Facebook, per cui ha annunciato una funzione che può chiederti di spiegare a parole cosa vuoi vedere: l’ho raccontata nell’articolo sull’algoritmo di Facebook. Le piattaforme ci stanno chiedendo di dichiarare i nostri gusti.

Il che, per chi pubblica, cambia il mestiere. La fiducia andava conquistata. Adesso va anche chiesta, ad alta voce, ai lettori che ce l’hanno già. ItaliaOggi, per esempio, già a maggio ha pubblicato un articolo per spiegare ai lettori come aggiungerla. Google stesso ha messo nel suo centro assistenza le indicazioni per invitare i lettori a farlo.

La stellina premia chi ha già un pubblico. Il pubblico, però, si costruisce prima.

Cosa vale in Italia

AI Mode è disponibile in Italia, in italiano, dall’8 ottobre 2025: lo aveva annunciato Google Italia, come scheda nella pagina dei risultati e nell’app Google per Android e iOS. AI Overview c’è dal 26 marzo 2025, per chi è maggiorenne e ha fatto l’accesso al proprio account Google. Le Fonti preferite sono arrivate in Italia questa primavera.

Per le novità del 15 ottobre, invece, il post di Google non dà un elenco di Paesi. I link più in alto e le miniature sono descritti come aggiornamenti in corso, la sezione con la pagina ufficiale come un test, i caroselli come in arrivo in altri luoghi e lingue «a livello globale». Che cosa vedrai tu, e da quando, lo scoprirai cercando.

Il modo più onesto di saperlo è guardare. Fai sul tuo telefono le ricerche che contano per il tuo lavoro, apri AI Mode, osserva quali link compaiono e dove. Rifallo fra qualche settimana.

Come portarlo nel tuo lavoro

Questi cambiamenti li puoi osservare, e puoi preparare meglio le tue pagine. Ecco cosa farei io, partendo da domani.

  1. Fai le tue domande a Google. Scrivi le cinque domande che i tuoi clienti fanno più spesso, con le loro parole («quanto costa rifare il bagno a Imola», «come si prepara una dichiarazione di successione»), e cercale in AI Overview e in AI Mode. Annota chi viene linkato, dove, con quale frase. È la fotografia del tuo mercato visto da una macchina.
  2. Dai a ogni compito la sua pagina. Prenotare, chiedere un preventivo, conoscere orari e prezzi, scaricare un documento: se sono cose che le persone vengono a fare da te, ognuna merita un posto riconoscibile, con un titolo che dice cosa si fa lì. È un consiglio mio: Google non spiega come sceglie le pagine ufficiali, ma una pagina chiara è utile comunque, prima di tutto a chi la usa.
  3. Scrivi frasi che si possono citare. I link nel testo si agganciano a parole e frasi della risposta. Rispondere a una domanda precisa con una frase precisa rende un contenuto più utile e più facile da capire. Se questo aumenti le probabilità di essere citati dall’AI, le fonti non lo dicono: è una mia ipotesi. Di sicuro è la vecchia regola della buona scrittura: prima la risposta, poi le spiegazioni.
  4. Chiedi la stellina. Se pubblichi notizie o un blog aggiornato, spiega ai tuoi lettori come aggiungerti alle Fonti preferite. Una riga in fondo agli articoli, un messaggio nella newsletter. Per chi ti ha scelto, i tuoi contenuti possono comparire più spesso fra le notizie e, dove la funzione è arrivata, nei caroselli delle risposte AI.
  5. Misura con i tuoi strumenti. Finché non avrai dati specifici sui clic delle risposte AI, segui le visite che arrivano da Google nelle tue statistiche, e le richieste che producono, confrontandole nel tempo pagina per pagina. Ti mostrano l’andamento; ricorda che una variazione può avere molte cause.
  6. Resta utile. La logica è quella dell’inbound marketing: farsi trovare con contenuti che servono davvero, invece di rincorrere le persone. Le risposte AI aggiungono un intermediario, e la regola resta valida: un contenuto utile e preciso serve a chi lo legge, qualunque strada lo porti lì.

Un’ultima osservazione, da chi studia l’attenzione. Ogni sistema che sta fra te e il tuo pubblico decide cosa far vedere, e quanto. È il cuore dell’economia dell’attenzione. Google oggi ti promette più spazio. Bene. Ma lo spazio lo stabilisce Google, lo misura Google, e può cambiarlo Google, come ha fatto a maggio e come ha fatto ieri.

Per questo il patrimonio vero resta la relazione con chi ti legge: la persona che ti cerca per nome, che ti mette la stellina, che apre la tua newsletter. Le risposte AI possono portarti un clic. Un lettore, quello, lo devi convincere tu. E la persuasione, quella fatta bene, è sempre stata una questione di fiducia prima che di posizione.

Il posto dei link lo decide Google. La relazione con chi ti legge resta tua.

👉 Leggi anche: ChatGPT o Gemini? In Italia decide la tasca.

👉 Leggi anche: Pagina Facebook? Meta ora vuole anche il sito, dove un giurista paragona le nuove condizioni di Meta alle regole di Google per AI Overview e AI Mode.

Domande frequenti

Che cos’è AI Overview?

È il riassunto scritto dall’intelligenza artificiale che Google mostra in cima ai risultati di molte ricerche, con i link alle fonti. AI Mode è invece una scheda a parte, in cui la ricerca diventa una conversazione con domande e risposte successive. Tutte e due sono disponibili in Italia, in italiano.

Cosa cambia con l’aggiornamento del 15 ottobre 2026?

Google ha annunciato più link inseriti nel testo delle risposte, mostrati più in alto e più spesso; il test di una sezione in cima alla risposta con uno o due link ufficiali per completare un compito; i caroselli di articoli di attualità in altri Paesi e lingue, con in evidenza le Fonti preferite; link di approfondimento con miniature. In AI Mode sta anche provando i nomi cliccabili di creator ed editori nei risultati video.

Le novità valgono anche in Italia?

AI Overview, AI Mode e le Fonti preferite ci sono già. Per le singole novità del 15 ottobre il post di Google non indica i Paesi: alcune sono aggiornamenti in corso; la sezione dei link ufficiali sarà testata, mentre i nomi cliccabili nei video sono già in prova; i caroselli vengono estesi ad altri luoghi e lingue. Il modo più sicuro per saperlo è provare le tue ricerche e guardare cosa compare.

Come faccio a far comparire il mio sito nella sezione in cima?

Google non lo spiega, ed è un test. Quello che si può fare è avere una pagina chiara per ogni cosa che le persone vengono a fare da te, con un titolo che la descrive: è utile ai visitatori in ogni caso, e rende più facile capire quale sia il posto giusto.

Cosa sono le Fonti preferite e come si aggiungono?

Sono i siti che scegli di vedere più spesso nelle notizie di Google. Quando cerchi un argomento di attualità, tocca la stellina accanto alle notizie principali, cerca il sito e aggiungilo. I suoi contenuti possono comparire più spesso o nella sezione «Dalle tue fonti». Puoi cambiare la lista quando vuoi.

Avrò più visite sul mio sito?

Nessuno lo sa ancora. L’annuncio non presenta dati sui clic; a chi chiede di vederli nei rapporti, Google risponde che introdurrà altre metriche nel tempo. Segui nelle prossime settimane le visite da Google e le richieste che producono, ricordando che le variazioni possono avere più cause.

Fonti

Manuale di sopravvivenza alla stupidità umana — Luca Masrè Passaro
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Luca Masrè Passaro
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Luca Masrè Passaro

Comunicazione, psicologia e persuasione. Autore del Manuale di sopravvivenza alla stupidità umana.

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