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Luca Masrè Passaro
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ChatGPT o Gemini? In Italia decide la tasca

Le app di intelligenza artificiale più usate in Italia a luglio 2026: ChatGPT prima, Gemini avanti sul telefono, Claude cresce. Cosa dicono i dati Audicom.

LMP Luca Masrè Passaro
·
16.10.2026
Illustrazione in stile Ghibli: una piazza italiana al tramonto, dalle tasche dei passanti spuntano piccoli spiriti luminosi mentre uno spirito più alto saluta dal bordo della fontana

Quale intelligenza artificiale usi?

Se la risposta è ChatGPT, sei in buona compagnia: a luglio l’hanno usato 9,6 milioni di italiani. Se la risposta è Gemini, sei in una compagnia quasi uguale: 9,4 milioni. E se la usi dal telefono, la compagnia più numerosa è già quella di Gemini, che sul telefono ha superato ChatGPT da giugno.

Sono i dati di Audicom sulle app di intelligenza artificiale più usate dagli italiani, elaborati dall’Osservatorio sull’Intelligenza Artificiale Generativa in Italia di Vincenzo Cosenza, pubblicati stamattina e ripresi dall’ANSA. Raccontano due anni di corsa. Nel luglio 2024 ChatGPT aveva 3,1 milioni di utenti italiani e Gemini meno di 900.000. Oggi sono appaiati.

Si potrebbe leggere tutto come una gara fra cervelli, il modello più bravo contro quello meno bravo. Cosenza propone un’altra lettura, e mi pare la più utile per chi lavora: il sorpasso sul telefono parla di distribuzione. Gemini sta dove la gente è già.

In breve

Secondo i dati Audicom di luglio 2026 pubblicati il 16 ottobre dall’Osservatorio di Vincenzo Cosenza (italiani fra 18 e 74 anni, da computer e telefono), ChatGPT resta l’app di intelligenza artificiale più usata in Italia con 9,625 milioni di utenti nel mese, ma Gemini è a 9,374 milioni: il distacco, oltre 4 milioni a dicembre, è sceso a 251.000 persone. Sul telefono Gemini è davanti da giugno (7,578 milioni contro 7,125), sul computer resta avanti ChatGPT. Seguono Copilot (2,367 milioni), Claude (1,802 milioni, oltre sei volte gli utenti di dicembre), Meta AI (1,614 milioni), Perplexity (1,016 milioni) e Grok (528.000). Chi usa ChatGPT ci passa più tempo: 1 ora e 50 al mese, contro 1 ora e 20 di Gemini. I dati non dicono chi sia passato da un servizio all’altro.

I numeri di luglio

Prima di tutto, cosa misurano. Audicom è il punto di riferimento per la misurazione dei pubblici digitali e della stampa in Italia. I dati, ottenuti in esclusiva dall’Osservatorio, contano le persone fra i 18 e i 74 anni che nel mese hanno aperto un servizio di intelligenza artificiale, dal sito o dall’app, da computer o da telefono. Restano fuori i minorenni e gli over 74, quindi, avverte Cosenza, i numeri sono un po’ più bassi dell’uso reale. Il mese è luglio 2026, l’ultimo disponibile.

La classifica di luglio, per utenti nel mese:

  • ChatGPT: 9,625 milioni.
  • Gemini: 9,374 milioni.
  • Copilot di Microsoft: 2,367 milioni, il 31% in più rispetto a dicembre.
  • Claude di Anthropic: 1,802 milioni, erano 283.000 a dicembre.
  • Meta AI: 1,614 milioni, quasi il triplo di dicembre.
  • Perplexity: 1,016 milioni, il 35% in meno rispetto a dicembre.
  • Grok di xAI: 528.000, erano 656.000 a dicembre.

La storia vera, però, sta nelle traiettorie. Fra luglio 2024 e luglio 2025 ChatGPT ha guadagnato 5,9 milioni di utenti; nei dodici mesi dopo, 617.000. Gemini ha fatto il contrario: prima 2,9 milioni in più, poi 5,6 milioni. Uno ha rallentato, l’altro ha accelerato.

Cosenza aggiunge una precisazione che conta. Se guardi la media dei primi sette mesi del 2026, ChatGPT ha 10 milioni di utenti al mese, il 26,1% in più dello stesso periodo del 2025. Il solo luglio cresce del 6,8%. Il leader cresce ancora, ma più piano. La sua ipotesi è una fase di concorrenza molto dura, sulle funzioni nuove e sui media.

Il primo posto resta. La distanza si è sciolta.

Sul telefono vince chi è già lì

Il dato più interessante è quello diviso per schermo. Sul computer ChatGPT è avanti senza discussioni: 3,189 milioni contro 2,399. Sul telefono succede il contrario: Gemini 7,578 milioni, ChatGPT 7,125. Il sorpasso è avvenuto a giugno.

Cosenza lo spiega con «la forza dell’ecosistema Google». E nelle conclusioni lo dice in modo ancora più netto: per il grande pubblico la distribuzione, insieme al minore attrito per cominciare a usare un servizio, conta quanto le nuove capacità dei modelli, che la maggior parte delle persone fatica comunque a percepire.

Tradotto nella vita di tutti i giorni, nella mia lettura: trovare un assistente dentro gli strumenti che usi già può ridurre la fatica di cominciare, rispetto a cercare, aprire e imparare un servizio diverso.

È una delle lezioni più vecchie della persuasione, e una delle più sottovalutate. Le persone non scelgono sempre il prodotto migliore. Scelgono con più facilità quello che costa meno fatica. Ogni passaggio in più (un’app da installare, un account da creare, una schermata da capire) è un piccolo motivo per lasciar perdere. Ogni passaggio in meno è un piccolo motivo per restare.

Cosenza aggiunge un’avvertenza che va presa sul serio: questi dati non dimostrano che le persone siano passate da ChatGPT a Gemini. Non dicono chi ha cambiato e chi usa tutti e due. Dicono quante persone, in un mese, hanno aperto l’uno e l’altro.

Il marchio più famoso ha il vantaggio del nome. Quello che trovi già sulla tua strada ha il vantaggio della porta aperta.

Il tempo racconta un’altra storia

Se conti le persone, i due sono quasi pari. Se conti il tempo, no. A luglio chi ha usato ChatGPT ci ha passato in media 1 ora e 50 minuti nel mese. Chi ha usato Gemini, 1 ora e 20. Chi ha usato Claude, 1 ora e 15.

Il divario però si stringe. Rispetto a luglio 2025, Gemini e Claude hanno triplicato il tempo medio per persona; ChatGPT è sceso del 6%. Anche qui Cosenza mette le mani avanti: non significa per forza che le stesse persone abbiano triplicato il loro uso, perché nel frattempo può essere cambiato il pubblico.

Questi tempi non dicono quanto dell’uso sia lavoro e quanto altro. Mi suggeriscono però una riflessione: arrivare alle persone e diventare un’abitudine sono due conquiste diverse. Gemini è arrivato a tantissimi. ChatGPT, oggi, è quello in cui chi lo usa si ferma più a lungo nel mese. Nella mia lettura, la distribuzione ti porta un utente; l’utilità è quello che può tenertelo.

Per chi fa marketing è una distinzione preziosa. Una cosa è farsi provare. Un’altra è farsi scegliere ogni giorno.

Claude, da nicchia a 1,8 milioni

La seconda novità della rilevazione è Claude, l’assistente di Anthropic. A dicembre 2025 lo usavano 283.000 italiani. A luglio 2026, 1,802 milioni: più di sei volte tanto, e il 677% in più rispetto a luglio dell’anno prima. La crescita si concentra nei primi mesi dell’anno: 440.000 utenti a gennaio, 567.000 a febbraio, oltre 1,2 milioni a marzo, 1,84 milioni a maggio, poi un livello simile fino a luglio. A marzo ha superato Perplexity; a luglio sta dietro Copilot.

Perché? L’ANSA collega l’aumento ai mesi in cui Anthropic finiva sulle cronache di tutto il mondo per gli scontri con l’amministrazione Trump. Cosenza è più prudente: i dati raccontano l’uscita da una nicchia molto piccola, ma non permettono di dire quanto abbiano pesato le funzioni nuove, la notorietà o gli usi professionali.

Il profilo del pubblico è particolare. Claude è più diffuso fra i 18 e i 24 anni (6,81% di quella fascia) che fra le altre età, e i suoi utenti sono per il 64,5% uomini. Resta comunque molto meno diffuso di ChatGPT e Gemini anche fra i più giovani.

Un pubblico ancora piccolo rispetto ai primi due, cresciuto in fretta nella prima parte dell’anno. Vale la pena tenerlo d’occhio.

Ogni app ha il suo pubblico

La parte su età e genere smonta l’idea di un «utente medio dell’AI». Per confrontare i gruppi Cosenza usa la penetrazione, cioè la quota di persone di una certa fascia che nel mese ha usato quella piattaforma almeno una volta.

ChatGPT è il più trasversale: lo usa il 22,85% degli uomini e il 22,33% delle donne, e le donne ci passano più tempo (1 ora e 55 al mese contro 1 ora e 45). Gemini ha un divario più ampio: 24,19% degli uomini, 19,84% delle donne. ChatGPT e Gemini toccano il massimo fra i 25 e i 34 anni, con il 28,14% e il 26,68%.

Sul tempo la classifica cambia ancora. Fra i 18 e i 24 anni Gemini viene usato 2 ore e 3 minuti al mese, ChatGPT 1 ora e 38. Fra i 25 e i 34 sono pari, con tre secondi di scarto a favore di Gemini. Dai 35 anni in su prevale nettamente ChatGPT, che fra i 35 e i 44 anni arriva a 2 ore e 13.

E poi ci sono i due outsider. Copilot è più diffuso fra i 45 e i 74 anni (6,7% in media, 7,39% fra i 65 e i 74) che fra i ragazzi di 18-24 anni (2,79%). Meta AI tocca il massimo fra i 55 e i 64 anni, con il 5,30%; e qui il numero riguarda il sito e l’app di Meta AI, e non misura l’intero uso dell’assistente dentro WhatsApp, Instagram o Facebook.

Cosenza vede due strade di accesso che si intrecciano. C’è la scelta personale, guidata dagli interessi di ciascuno. E c’è la scelta fatta dal datore di lavoro, che spesso decide per ragioni di «lock in tecnologico»: in parole semplici, perché in ufficio si usano già i programmi di quell’azienda e cambiare costa. E fra le prove che la distribuzione pesa quanto le capacità dei modelli, lui stesso mette proprio la tenuta di Copilot fra le persone più mature. Sopra tutto, aggiunge, pesa il racconto dei media e delle grandi aziende.

Il cliente che «usa l’AI» è un’astrazione. Nella realtà ci sono persone diverse, con strumenti diversi, arrivate per strade diverse.

Cosa dicono questi dati, e cosa no

Prima di usarli, vale la pena conoscerne i confini.

  • Contano persone, non bravura. Dicono quanti italiani hanno aperto un servizio in un mese, e per quanto tempo. Non dicono quale funzioni meglio, né per cosa viene usato.
  • Si fermano a luglio. Da allora sono arrivati modelli nuovi e cambi nell’accesso: su questo blog, per esempio, l’arrivo di Gemini 4 Argon in Italia per gli abbonati.
  • Riguardano chi ha fra 18 e 74 anni. I numeri reali sono un po’ più alti.
  • Non vedono i passaggi. Non sappiamo chi ha lasciato ChatGPT per Gemini e chi li usa tutti e due.
  • Meta AI va letta con cautela. Il conteggio riguarda il sito e l’app dedicati e non misura l’intero uso dell’assistente dentro le app di Meta.

Dentro questi confini, il quadro è utile: Cosenza indica la provenienza dei dati, il perimetro osservato e diversi limiti di interpretazione. È un pregio raro. Ieri, su questo blog, ragionavo su un altro numero che correva nelle redazioni: la crescita di 10,8 volte degli utenti attivi ogni settimana degli agenti di OpenAI nelle piccole e medie imprese italiane sue clienti, nel rapporto sugli agenti AI nelle PMI, che non diceva da quanti utenti si partiva. Un dato con i suoi limiti scritti accanto vale più di un dato spettacolare senza.

Come portarlo nel tuo lavoro

Se hai un’attività, questi numeri ti riguardano in due modi: come strumenti che usi tu, e come strumenti che usano i tuoi clienti.

  1. Chiedi ai due assistenti più usati. ChatGPT e Gemini raggiungono pubblici di dimensioni simili, e molti cercano anche su Google, dove le risposte AI stanno cambiando (ne ho scritto oggi, a proposito dei link in AI Overview). Fai a tutti e due le domande che un cliente farebbe sul tuo settore e sulla tua zona, e guarda cosa rispondono. Non sappiamo quanto i loro pubblici si sovrappongano: per questo conviene guardarli entrambi.
  2. Per il tuo team, parti da dove lavorate già. Valuta prima gli assistenti collegati agli strumenti che usate ogni giorno, quelli di Google o quelli di Microsoft: potrebbero chiedere meno passaggi per cominciare. Poi confrontali, sui vostri compiti reali, con lo strumento più famoso. È lo stesso principio della distribuzione, applicato a casa tua.
  3. Costruisci l’abitudine, oltre all’accesso. Avere un assistente a disposizione è il primo passo. Scegli due o tre compiti ricorrenti del tuo lavoro, provali con l’AI ogni settimana e verifica se ti è davvero utile: è così che uno strumento diventa abitudine, o si scopre superfluo.
  4. Tieni conto dell’età dei tuoi clienti. Se ti rivolgi a persone fra i 45 e i 74 anni, considera anche Copilot fra gli strumenti da verificare: in quelle fasce è più diffuso che fra i giovani; e Meta AI tocca il massimo fra i 55 e i 64. Fra i 18 e i 24 anni, chi usa Gemini ci passa più tempo di chi usa ChatGPT. Prima di proporre esempi del tipo «chiedilo all’AI», chiedi ai tuoi clienti quale assistente usano.
  5. Togli un passaggio ai tuoi clienti. La lezione più grande di questi dati vale fuori dall’AI. Gemini ha guadagnato oltre 8 milioni di utenti in due anni, e secondo Cosenza ha pesato anche la forza dell’ecosistema Google. Guarda il percorso con cui un cliente ti contatta, prenota o compra, conta i passaggi e individua quelli superflui. Poi verifica se toglierli riduce gli abbandoni.
  6. Riguarda i numeri fra sei mesi. Fra dicembre e luglio un distacco di oltre 4 milioni è diventato di 251.000 persone. In questo mercato una fotografia invecchia in fretta: segnati di rileggere il prossimo aggiornamento dell’Osservatorio prima di prendere decisioni di lungo periodo.

Cosenza chiude con una previsione: nei prossimi mesi il quadro potrebbe cambiare ancora con gli agenti AI personali, gli assistenti che fanno le cose al posto tuo, come quelli che ho raccontato parlando di Muse Wonder di Meta. Se ha ragione, la gara si sposterà di nuovo: vincerà chi ti risparmia più passaggi, dentro le app che usi già.

Il miglior prodotto ha bisogno di un motivo per essere scelto. Il più vicino ha solo bisogno di restare a portata di mano.

Domande frequenti

Qual è l’app di intelligenza artificiale più usata in Italia?

Secondo i dati Audicom di luglio 2026 elaborati dall’Osservatorio di Vincenzo Cosenza, ChatGPT, con 9,625 milioni di utenti fra i 18 e i 74 anni nel mese. Gemini è subito dietro, con 9,374 milioni.

Gemini ha superato ChatGPT?

Sul telefono sì, da giugno: a luglio 7,578 milioni di utenti contro 7,125. Sul computer resta avanti ChatGPT, 3,189 milioni contro 2,399, e nel totale ChatGPT è ancora primo, di 251.000 persone.

Quanti italiani usano Claude?

A luglio 2026 1,802 milioni, contro i 283.000 di dicembre 2025. È più diffuso fra i 18 e i 24 anni, e i suoi utenti sono per circa due terzi uomini.

Da dove vengono questi dati?

Da Audicom, il punto di riferimento per la misurazione dei pubblici digitali in Italia, elaborati in esclusiva dall’Osservatorio sull’Intelligenza Artificiale Generativa di Vincenzo Cosenza. Contano le persone fra 18 e 74 anni che hanno usato ogni servizio da sito o app, su computer e telefono, a luglio 2026.

Quale app di intelligenza artificiale conviene usare per lavoro?

Questi dati dicono quali sono le più usate, non quale sia la migliore per te. Un criterio pratico è valutare prima gli assistenti collegati agli strumenti che usi già in ufficio, che potrebbero chiedere meno passaggi, e poi confrontarli sui tuoi compiti reali con le alternative che ti incuriosiscono.

Meta AI è davvero così poco usata?

Il numero di 1,614 milioni riguarda il sito e l’app dedicati di Meta AI. Non misura l’intero uso dell’assistente dentro WhatsApp, Instagram o Facebook, e non permette di sapere quanto sia grande il pubblico complessivo.

Fonti

Manuale di sopravvivenza alla stupidità umana — Luca Masrè Passaro
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Luca Masrè Passaro
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Luca Masrè Passaro

Comunicazione, psicologia e persuasione. Autore del Manuale di sopravvivenza alla stupidità umana.

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