«Quando sono usciti i primi smartphone con la fotocamera, c’era stato scalpore anche allora.»
Lo ha detto lunedì Alex Himel, il dirigente che guida il settore occhiali di Meta, parlando con un gruppo di giornalisti olandesi. Lo ha detto con gli occhiali AI in testa. E lo ha detto nella stessa conversazione in cui ha spiegato che Meta li lascia in vendita nei Paesi Bassi, dove da settimane li chiamano «gluurbrillen»: occhiali da guardone.
Stamattina è arrivata la risposta. Offlimits, un’organizzazione olandese che aiuta le vittime di abusi online, prepara la causa: una procedura d’urgenza davanti al giudice. L’udienza potrebbe esserci già mercoledì o giovedì.
La frase sul telefono è il pezzo più interessante della giornata. Fra poco vediamo perché.
In breve
Lunedì 12 ottobre 2026 Alex Himel, a capo del settore occhiali di Meta, ha detto a giornalisti olandesi che Meta continuerà a vendere i suoi occhiali con telecamera, nonostante le polemiche per i video di donne e ragazze riprese a loro insaputa. Ha ammesso che i malintenzionati si danno da fare per disattivare la lucina che segnala le riprese, e ha parlato di un «gioco del gatto e del topo». Il 13 ottobre era l’ultimo giorno concesso a Meta da due organizzazioni, Offlimits e The Firewall: secondo Offlimits la scadenza è passata senza un confronto, e ora l’organizzazione prepara una procedura d’urgenza davanti al tribunale di Amsterdam. Il garante privacy olandese aveva già detto che la lucina, da sola, non basta a informare chi viene ripreso. Il regolamento europeo citato dagli avvocati, il GDPR (il Regolamento generale sulla protezione dei dati), è lo stesso che vale in Italia.
Cosa è successo
Partiamo dai fatti, in ordine.
Lunedì 12 ottobre Himel ha incontrato giornalisti olandesi. Secondo il lancio dell’agenzia di stampa olandese ANP, con la data di Menlo Park, ha detto che la polemica in sé non lo sorprende, e ha passato buona parte della conversazione a spiegare quanto sono comodi gli occhiali: per fare un video al figlio piccolo, per riprendere una partita. Poi è arrivato alla parte difficile. «Quello che ci ha sorpreso», ha detto, «è quanto si danno da fare i malintenzionati per disattivare il led». E ancora: «È nata una specie di gioco del gatto e del topo, perché vediamo che le persone armeggiano con questo led».
Il led è la lucina bianca sul davanti della montatura, che lampeggia quando gli occhiali registrano. Secondo Himel, quando gli algoritmi di Meta si accorgono che qualcuno l’ha manomessa, l’azienda interviene. Meta lavora ad algoritmi migliori e a lucine migliori nei modelli nuovi, e ha ricordato che vende anche un paio di occhiali AI senza telecamera. Ritirare dai negozi quelli con la telecamera, invece, resta fuori dai piani.
Il giorno dopo, cioè oggi, è scaduto un ultimatum. A fine settembre Offlimits e The Firewall, un gruppo che si batte contro il potere delle grandi aziende tecnologiche, avevano mandato una diffida a Meta, rivolta anche al gruppo di Ray-Ban, EssilorLuxottica: togliete dal mercato questi occhiali finché permettono di filmare di nascosto, e smettete di trattare le riprese di persone che non hanno dato il loro consenso esplicito. Tempo: fino al 13 ottobre. Secondo Offlimits, Meta ha lasciato passare la scadenza e ha rifiutato il confronto. Così l’organizzazione ha confermato al sito NL Times che sta preparando un kort geding, la procedura d’urgenza olandese, davanti al tribunale di Amsterdam. L’udienza, dicono, potrebbe arrivare mercoledì o giovedì.
Il suo avvocato, Otto Volgenant, lo mette così: «Filmare di nascosto gli altri è contrario al diritto fondamentale alla privacy e al GDPR, e spesso è perfino un reato». Il direttore di Offlimits, Robbert Hoving, è stato più diretto. Al quotidiano Parool ha detto che per Meta la colpa è sempre di chi usa il prodotto, mai di chi mette sul mercato un prodotto che rende facile l’abuso: un’azienda che se ne lava le mani mentre fa enormi profitti.
Il 29 settembre si era mosso anche il Consumentenbond, l’associazione dei consumatori olandese, con una diffida tutta sua: due settimane per modificare gli occhiali e le impostazioni di partenza in modo da rispettare la legge sulla privacy, e smettere di usare quei dati per l’intelligenza artificiale senza averne il diritto. Altrimenti, causa. Contando due settimane dal 29 settembre, anche quel termine cade oggi. Che cosa farà adesso l’associazione, le fonti che ho potuto leggere non lo dicono ancora.
Da una parte un dirigente che parla di comodità. Dall’altra un avvocato che parla di reato. In mezzo, una lucina.
Come ci si è arrivati
Per capire perché l’Olanda si sia scaldata tanto, serve sapere cosa sono questi occhiali. Sembrano occhiali normali, da vista o da sole. Dentro la montatura hanno una piccola telecamera sul davanti, diversi microfoni e l’assistente Meta AI. Si filma con un tasto o con un comando a voce. Nei Paesi Bassi li vendono le grandi catene di ottica e anche gli ottici indipendenti, fra i 419 e i 500 euro circa. E si vendono molto: secondo il Consumentenbond, EssilorLuxottica ha dichiarato che nel 2025 sono stati venduti più di 7 milioni di occhiali AI di Ray-Ban e Oakley.
Il 1° ottobre NL Times, riprendendo un’inchiesta del quotidiano AD, ha raccontato che negli ultimi mesi centinaia, forse migliaia di donne e ragazze olandesi sono state filmate di nascosto con questi occhiali. Spiagge, vie dello shopping, bagni. I video giravano su gruppi Telegram e su siti «creepshot», quelli che raccolgono foto rubate.
Intanto le reazioni si sono moltiplicate. Il negozio online Wehkamp ha smesso di venderli. La catena di ottica Hans Anders li ha tolti da negozi e sito «per un tempo indeterminato». Le federazioni sportive hanno cominciato a preoccuparsi degli spogliatoi. L’associazione di categoria di bar e alberghi ha consigliato ai suoi iscritti di stringere i regolamenti interni. A Groningen trentacinque istituzioni culturali, fra club, musei e festival, li hanno vietati insieme nei loro regolamenti, con una frase sola: «Non normalizziamo questa tecnologia».
Le istituzioni sono più caute. Il 22 settembre l’Autoriteit Persoonsgegevens, il garante privacy olandese, aveva avvertito che chi filma qualcuno con questi occhiali di solito non può condividere o pubblicare liberamente quelle immagini, e che la lucina non basta a informare bene le persone. Ha anche consigliato a ospedali, tribunali ed edifici religiosi di vietarli nel regolamento interno. La Camera olandese chiede un divieto più chiaro. Il governo, invece, un divieto generale lo esclude: per la sottosegretaria alla Giustizia Claudia van Bruggen l’uso di questi occhiali non è di per sé indesiderabile, e conta soprattutto intervenire contro l’abuso.
Poco più a nord, il 5 ottobre, il governo norvegese ha annunciato di volere un divieto temporaneo nei luoghi molto frequentati: parchi, centri commerciali, nidi e parchi giochi, forse anche ospedali e spogliatoi. L’uso privato resta possibile, e si pensa a eccezioni per ciechi e ipovedenti, per cui questi occhiali possono essere davvero utili. La ministra della Digitalizzazione, Micaelsen, ha spiegato il perché con una frase che vale la pena tenere: una società in cui puoi essere ripreso a tua insaputa anche dove di solito non succede rischia di essere vissuta come insicura, e di spingerci a ritirarci.
In un mese, in Olanda, un oggetto da vetrina dell’ottico è diventato una questione da tribunale.
Una lucina è un messaggio
Adesso guardiamo la faccenda con gli occhi di chi fa comunicazione.
La lucina bianca è un messaggio. Dice: «Ti sto riprendendo». È il cuore della difesa di Meta, che lo ripete da settimane: quando gli occhiali registrano, la luce lampeggia, e se la copri del tutto la telecamera si ferma. A settembre l’azienda aveva anche annunciato aggiornamenti per far smettere di filmare gli occhiali con la luce coperta.
In comunicazione, però, c’è una regola che vale per una pubblicità come per una lucina: il messaggio è quello che arriva a chi lo riceve.
E qui il messaggio arriva poco. Il garante olandese lo dice in modo ufficiale: la lucina non basta a informare. Il Consumentenbond aggiunge i dettagli pratici: al sole o da lontano si vede male, e un test raccontato dal sito Bright ha mostrato che adesivi da pochi euro la rendono quasi invisibile lasciando passare al sensore quel filo di luce che serve a ingannarlo. Himel stesso, lunedì, a modo suo lo ha ammesso con quella frase sul gatto e il topo.
Poi c’è la domanda più semplice di tutte: chi deve ricevere il messaggio? Meta fa notare che chi porta gli occhiali dà il suo consenso al trattamento di certi dati. Vero. Ma il consenso di chi porta gli occhiali è un’altra cosa rispetto al consenso di chi viene ripreso. Come nota il Consumentenbond, la persona inquadrata, di solito, ha davanti a sé solo uno sconosciuto con un paio di occhiali: un account Meta, delle condizioni da accettare, un consenso esplicito da dare, per lei restano fuori dalla scena. Ed è proprio lei il destinatario della lucina.
Un avviso funziona quando chi lo riceve riesce a vederlo e a capirlo.
Il paragone col telefono
Torniamo alla frase d’apertura. «Quando sono usciti i primi smartphone con la fotocamera, c’era stato scalpore anche allora.»
Il paragone richiama una tecnologia che oggi abbiamo tutti in tasca. Proprio per questo funziona. Un paragone così fa tre cose in una riga. Mette chi protesta nel ruolo di chi ha sempre paura delle novità. Racconta in anticipo la fine della storia: col telefono ci siamo abituati, vi abituerete anche a questo. E sposta la discussione dall’oggetto alla reazione delle persone. Non si parla più degli occhiali. Si parla dello scalpore.
Il paragone, però, si regge solo se le due cose si somigliano nel punto che conta. E il punto che conta è il gesto.
Filmare col telefono comporta spesso un gesto visibile: tirarlo fuori, alzarlo, puntarlo. Quel gesto può segnalare la ripresa. Il gesto è il segnale. Con gli occhiali il gesto sparisce: come scrive il Consumentenbond, a chi li porta basta guardare dalla tua parte. Tutto il lavoro di avvisarti resta sulle spalle di una lucina. Il paragone col telefono toglie di mezzo proprio la differenza da cui nasce il problema.
La seconda mossa è la parola «malintenzionati». È una parola comoda, perché è vera a metà. È vero che a filmare di nascosto in un bagno è una persona, con le sue responsabilità. Ed è vero anche che chi progetta un oggetto decide quanto sarà facile usarlo male. Hoving ha risposto esattamente lì: la colpa, per Meta, è sempre di chi usa il prodotto.
Sia chiaro: Meta una risposta l’ha data. Algoritmi che si accorgono delle manomissioni, lucine migliori, un modello senza telecamera. È una risposta tecnica, e le misure tecniche servono contro le manomissioni. La domanda di chi protesta, però, riguarda i diritti: chi decide se posso essere ripreso, mentre cammino per strada?
Chi progetta un oggetto decide anche quanto costa usarlo male.
E in Italia?
La storia è olandese, ma il terreno è lo stesso. Il regolamento che citano gli avvocati di Offlimits, il GDPR, è europeo: vale nei Paesi Bassi come in Italia. L’articolo 2 del regolamento lascia fuori i trattamenti fatti da una persona per attività esclusivamente personali o domestiche: il video di tuo figlio che tieni per te, per capirci. Il garante olandese, a settembre, ha ricordato che per l’uso personale a volte valgono eccezioni, e ha aggiunto il resto: quando le immagini si condividono o si pubblicano valgono le regole sulla privacy, che proteggono anche chi è finito nell’inquadratura per caso, se è riconoscibile.
Il nostro Garante per la protezione dei dati personali si è occupato di questi occhiali fin dalla prima versione. Il 10 settembre 2021, con i Ray-Ban Stories di Facebook appena arrivati sul mercato, chiese all’autorità irlandese, competente per Facebook, di sollecitare l’azienda a rispondere prima della vendita in Italia: su quale base giuridica venivano trattati i dati, come si proteggevano le persone riprese per caso, in particolare i minori, con quali sistemi si rendevano anonimi i dati e come funzionava l’assistente vocale. Il 16 settembre incontrò, in due incontri separati, Facebook e Luxottica, che si dissero disponibili a campagne di informazione per un uso responsabile.
Poi, l’8 novembre 2025, un comunicato del Garante ha fatto sapere che nel «caso Smart Glasses» il collegio dell’Autorità aveva deciso di non seguire una proposta di sanzione arrivata dai suoi uffici, non condividendone i presupposti di fatto e di diritto, dopo la discussione di «una fattispecie nuova e particolarmente complessa mai affrontata da nessuna altra Autorità di protezione dei dati personali in Europa». Il comunicato rispondeva a un’inchiesta della trasmissione Report e non dice né di quale azienda né di quale prodotto si trattasse.
Per questo lo tengo distinto dalla causa olandese: sono due procedimenti diversi, e di quello italiano il comunicato offre pochi dettagli. Dice però una cosa utile. Anche in Italia, gli smart glasses sono già arrivati sul tavolo di un’autorità, che li ha trovati un terreno nuovo e complesso. In Olanda, intanto, Offlimits prepara il ricorso al giudice.
Se ti sembra un tema lontano, mettilo accanto a un’altra notizia di questi giorni. Il 12 ottobre ho scritto di Muse Wonder, il nuovo modello di Meta che punta sulla memoria: ricordarsi, da una conversazione all’altra, quello che per te è importante. Sono due prodotti diversi. Ma la domanda di fondo è la stessa: che cosa sa di te un’azienda, e chi ha deciso che poteva saperlo.
Come portarlo nel tuo lavoro
Gli occhiali con telecamera sono già qui, e la discussione olandese arriverà, prima o poi, anche nel tuo ufficio, nel tuo studio, nel tuo locale. Meglio arrivarci con le idee chiare.
- Se li porti tu, al lavoro. In riunione, dal cliente, in uno studio medico o legale passano informazioni riservate. La lucina la riconosce solo chi sa cosa significa. Una frase detta prima, «ho gli occhiali con la telecamera, li tolgo», fa quello che il led fa solo a metà: avvisa davvero. E costa tre secondi.
- Se hai un posto aperto al pubblico. Palestre, centri estetici, studi, piscine, B&B, locali: tutti i posti dove la gente si cambia, si cura o si confida. In Olanda musei, club e festival hanno deciso con il regolamento interno, e il garante olandese consiglia lo stesso a ospedali e tribunali. Decidi prima che succeda qualcosa, scrivilo, spiegalo in positivo: «qui ci si sente al sicuro». Per le parole giuste, fatti aiutare da chi segue la privacy della tua attività.
- Se pubblichi contenuti. Chi gestisce social, eventi, video aziendali: un’inquadratura fatta con gli occhiali resta un’inquadratura. Le persone riconoscibili restano persone con dei diritti, e il principio europeo ricordato dal garante olandese vale anche qui. Le immagini delle persone sono già la materia prima di molti abusi, come racconto nella guida ai deepfake: trattale con la cura che chiederesti per le tue.
- Se vendi o consigli questi occhiali. Gli ottici olandesi si sono divisi: chi li ha tolti, chi aspetta. Qualunque scelta tu faccia, al cliente dai insieme l’oggetto e le istruzioni d’uso civile: dove toglierli, cosa non pubblicare, cosa significa la lucina. È il tipo di informazione che Facebook e Luxottica, nel 2021, si erano dette disponibili a dare.
- Se un giorno dovrai difendere un tuo prodotto. Studia la risposta di Meta come un caso di scuola. Il paragone col passato e la colpa ai malintenzionati, a mio avviso, convincono soprattutto chi è già dalla tua parte. Io partirei dalle persone che si sentono danneggiate: che cosa è successo, cosa cambi, entro quando.
La tecnologia corre. La fiducia arriva dopo, e si misura dalla parte della persona che sta davanti all’obiettivo.
E se usi l’intelligenza artificiale per lavoro, vale la stessa domanda anche per quello che scrivi nelle chat: ne ho parlato in «Cosa non scrivere mai in ChatGPT».
👉 Leggi anche: Occhiali smart: l’Europa vuole più di una lucina — il giorno dopo sono arrivati i Garanti europei: chi risponde delle riprese, cosa cambia se gli occhiali li usi per lavoro e che segnali chiedono ai produttori.
👉 Leggi anche: Pagina Facebook? Meta ora vuole anche il sito — dal 30 ottobre le condizioni per chi usa i prodotti di Meta per lavoro autorizzano i suoi crawler sui siti collegati.
Domande frequenti
Gli occhiali Meta sono vietati in Olanda?
Al 13 ottobre 2026 si vendono ancora. Alcuni negozi hanno smesso per scelta propria, come Wehkamp e Hans Anders, e diversi luoghi li vietano con il regolamento interno. Il governo olandese esclude un divieto generale, la Camera ne chiede uno più chiaro. Offlimits sta preparando una procedura d’urgenza davanti al giudice, per ottenere in fretta il ritiro dai negozi.
E in Italia si possono usare?
Nelle fonti di questo articolo non c’è un divieto italiano. Valgono le regole europee sulla privacy: il GDPR esclude i trattamenti fatti da una persona per attività esclusivamente personali o domestiche, mentre per condividere o pubblicare immagini di persone riconoscibili bisogna valutare il contesto e le regole che si applicano. Il Garante italiano si occupa di questi occhiali dal 2021. Per un caso concreto, nella tua attività, chiedi a chi segue la privacy per te.
Come capisco se qualcuno mi sta filmando con gli occhiali?
Durante le riprese una lucina bianca lampeggia sul davanti della montatura. Meta dice che, se la si copre del tutto, la telecamera si ferma. Il garante olandese però avverte che la lucina, da sola, non basta a informare chi viene ripreso; e il Consumentenbond aggiunge che al sole o da lontano si vede male, e che con certi adesivi si può nasconderla quasi del tutto.
Le immagini finiscono a Meta?
Secondo Meta, foto e video restano sugli occhiali e decide chi li porta se copiarli sul telefono o condividerli. Secondo il Consumentenbond, usando le funzioni internet e quelle di intelligenza artificiale le immagini possono arrivare a Meta per essere elaborate. È uno dei punti che le organizzazioni olandesi contestano.
Cosa succede adesso in Olanda?
Offlimits, con The Firewall, prepara un kort geding, la procedura d’urgenza olandese, davanti al tribunale di Amsterdam; secondo l’organizzazione l’udienza potrebbe esserci mercoledì 14 o giovedì 15 ottobre. Anche il Consumentenbond aveva annunciato una causa se Meta non avesse modificato gli occhiali entro due settimane dal 29 settembre.
Fonti
- ANP, lancio del 12 ottobre 2026 su Alex Himel, ripreso da nieuws.nl e Metro
- NL Times, «Dutch organization preparing lawsuit after Meta refuses to stop selling AI glasses», 13 ottobre 2026
- Offlimits, la diffida di Offlimits e The Firewall a Meta
- Consumentenbond, «Consumentenbond eist dat Meta camerabril aanpast», 29 settembre 2026, e «Pas op voor Meta’s camerabril»
- NOS, «Rechtszaak dreigt om camerabril Meta», 29 settembre 2026, e il progetto di divieto temporaneo in Norvegia, 5 ottobre 2026
- Hart van Nederland, l’avviso del garante privacy olandese, 22 settembre 2026, e la scelta di Hans Anders, 1 ottobre 2026
- NL Times, il resoconto dell’inchiesta di AD sui video rubati, 1 ottobre 2026; il divieto delle 35 istituzioni di Groningen, 9 ottobre 2026; la posizione del Consumentenbond e la risposta di Meta, 12 settembre 2026
- Garante per la protezione dei dati personali, richiesta di informazioni a Facebook (10 settembre 2021), incontri con Facebook e Luxottica (comunicato del 17 settembre 2021), comunicato sul caso Smart Glasses (8 novembre 2025)
- Regolamento (UE) 2016/679, testo su EUR-Lex