Ieri ti ho raccontato una frase. Oggi, in inglese, quella frase non c’è più.
Era la frase delle nuove Condizioni commerciali di Meta che diceva: i contenuti dei siti collegati alla tua attività, Meta li può usare anche per «addestrare» i suoi prodotti. Cioè, nel linguaggio dell’intelligenza artificiale, per insegnare qualcosa ai suoi modelli. Ne ho scritto ieri in Pagina Facebook? Meta ora vuole anche il sito. Due giorni dopo l’articolo di Nieman Lab che l’aveva fatta emergere, e dopo un giro di critiche, Meta ha riscritto il paragrafo: la versione inglese che entra in vigore il 30 ottobre non contiene più il verbo «train».
Sembra una marcia indietro. Lo è a metà.
Il permesso ai crawler di Meta, i programmi automatici che girano per il web, di entrare nel tuo sito, leggerlo, raccoglierne i contenuti, tornarci per gli aggiornamenti e creare «credenziali di prova» per passare dove serve registrarsi è rimasto. Parola per parola. È cambiato lo scopo per cui Meta dice di farlo. E c’è un dettaglio che riguarda chi legge in italiano: alle 18:08 di oggi, sulla pagina italiana delle stesse condizioni, la frase vecchia c’era ancora.
In breve
Il 17 ottobre 2026 Meta ha cambiato la clausola sui crawler delle nuove Condizioni commerciali, in vigore dal 30 ottobre per chi usa i suoi prodotti per lavoro. Nella versione inglese è sparita la frase che permetteva di usare i contenuti dei siti collegati anche per «addestrare» i prodotti di Meta. Resta l’autorizzazione a usare crawler e altri programmi automatici, e a creare credenziali di prova, per accedere a quei siti e raccoglierne i contenuti, ora con uno scopo scritto: i prodotti pubblicitari e per le aziende, e l’integrità e la sicurezza dei prodotti di Meta. Meta dice che quelle condizioni valevano già solo per questi prodotti, che il suo modo di usare i crawler non cambia e che il robots.txt resta valido. La versione italiana, nel pomeriggio del 17 ottobre, riportava ancora il testo precedente.
Cosa è sparito, cosa è rimasto
Su questa storia conviene partire sempre dal testo. Ho messo una accanto all’altra la versione inglese letta ieri mattina e quella letta oggi pomeriggio, frase per frase. Cambiano due punti; il resto è identico.
Il primo è quello che conta. Ieri la clausola aveva due frasi. Con la prima autorizzavi Meta, o chiunque lavori per suo conto, a usare «scraper web, bot, robot, spider, crawler e agenti utente» e a creare credenziali di prova per accedere ai domini, alle pagine e agli indirizzi «associati» ai tuoi prodotti o servizi: per indicizzarli, memorizzarli nella cache, analizzarli, raccoglierli e prenderne periodicamente gli aggiornamenti. La seconda diceva cosa Meta poteva farci. Nella traduzione italiana ufficiale:
«Meta può usare qualsiasi contenuto proveniente da tali domini, pagine web o URL per fornire, sviluppare, migliorare, analizzare, addestrare e mantenere l’integrità dei Prodotti delle aziende di Meta […]»
Oggi, nella versione inglese, questa seconda frase non c’è più. La prima arriva uguale fino agli aggiornamenti periodici e poi prosegue con uno scopo. La traduzione è mia, perché una versione italiana ufficiale del testo nuovo ancora non c’è. Meta può fare tutto questo
«allo scopo di fornire, sviluppare, migliorare, studiare e mantenere i prodotti pubblicitari e per le aziende (compresi i prodotti commerciali e correlati che ti aiutano a creare e pubblicare inserzioni e altri contenuti commerciali, a dare agli utenti informazioni sui tuoi prodotti e servizi e a metterti in contatto con gli utenti che possono essere interessati ai tuoi prodotti e servizi) e di mantenere l’integrità e la sicurezza dei Prodotti delle aziende di Meta.»
Ho cercato la parola «train» in tutto il testo inglese delle condizioni: zero risultati. Ieri ce n’era una, proprio lì.
Il secondo cambiamento è più piccolo e riguarda un’altra cosa: la licenza sui contenuti che pubblichi su Meta, cioè post, foto, inserzioni. Lì sono spariti due pezzi: il riferimento ai «servizi e funzioni forniti» ai sensi delle Condizioni commerciali e delle condizioni supplementari, e una frase che descriveva i servizi commerciali. Quella descrizione, quasi identica, è finita dentro la parentesi della clausola sui crawler. Il paragrafo ora dice che Meta può usare quei contenuti come previsto dalle sue condizioni d’uso generali, anche per fornire, sviluppare, migliorare, studiare e mantenere i suoi prodotti.
Adesso guarda cosa è rimasto. Gli scraper, i bot, i crawler. Le credenziali di prova. Il perimetro largo: i siti associati ai tuoi prodotti o servizi e quelli raggiunti attraverso l’uso dei prodotti di Meta, da parte tua o degli utenti. Il ritorno periodico per prendere gli aggiornamenti. La data del 30 ottobre. E il modo in cui accetti: continuando a usare i prodotti di Meta per lavoro dopo l’avviso. Se non sei d’accordo, scrive Meta, puoi smettere di usarli per scopi aziendali o commerciali.
Secondo Unite.AI, che ha confrontato le copie d’archivio della pagina, la stessa clausola rivista compare anche nelle condizioni per le inserzioni self-service, quelle che accetti quando crei una sponsorizzata da solo. Quella pagina non l’ho controllata io.
Hanno tolto un verbo. Il cancello è rimasto dov’era: è cambiato il cartello appeso sopra.
Prima «falso», poi «vi abbiamo ascoltato»
La sequenza delle risposte di Meta vale da sola una piccola lezione di comunicazione di crisi.
Al primo giro, a Nieman Lab, un portavoce aveva spiegato per email che le frasi sul crawling stavano già sparse in altre condizioni e che l’aggiornamento si limitava a riunirle. Poi, racconta The Verge, Andy Stone, vicepresidente della comunicazione di Meta, e il portavoce Daniel Roberts erano passati al tono netto: «Non cambia nulla nel modo in cui Meta usa i crawler; qualunque affermazione contraria è falsa».
Stamattina, ora americana, Roberts ha mandato a The Verge una dichiarazione nuova. La traduco intera, perché ogni frase fa un lavoro diverso:
«Vi abbiamo ascoltato e vogliamo chiarire: le condizioni sul crawling che abbiamo riunito valevano solo per i nostri prodotti pubblicitari e per le aziende, e lo abbiamo chiarito nelle condizioni stesse. Questo non cambia il modo in cui Meta usa i crawler. Come sempre, chi possiede i contenuti può usare il robots.txt per indicare le sue preferenze. Non si tratta di raccogliere i contenuti dei siti di notizie, e questi aggiornamenti non ci danno nuovi diritti che prevalgano su quelle preferenze.»
Guarda il verbo scelto: chiarire. Chi chiarisce aveva ragione anche prima, ha solo spiegato meglio. Chi corregge ammette che il testo diceva un’altra cosa. Meta ha scelto la prima parola e ha compiuto la seconda azione: per chiarire, ha tolto una frase da un contratto. Le due cose stanno insieme solo se si prende per buono che quella frase volesse dire meno di quello che c’era scritto. Il testo di ieri parlava di addestrare i «Prodotti delle aziende di Meta» e i servizi e le funzioni forniti ai sensi delle Condizioni commerciali e delle condizioni supplementari: la pubblicità e i prodotti per le aziende, come limite, non erano nominati. Se fosse un’intenzione o una formula scritta male, dall’esterno non si può sapere. Si può sapere che oggi è scritto diversamente.
Poi c’è l’ultima frase della dichiarazione, quella che chi lavora con le parole dovrebbe sottolineare. Dice che questi aggiornamenti non danno a Meta diritti nuovi che prevalgano sul robots.txt, il piccolo file con cui un sito dice ai programmi automatici dove possono entrare. È esattamente il timore dei giuristi sentiti da Nieman Lab: che il contratto diventasse un argomento per scavalcare quel cartello sulla porta. Meta adesso lo esclude, nero su bianco. Ma lo fa in una dichiarazione a un giornale: nelle condizioni la parola robots.txt non compare.
Ieri avevo chiuso una sezione così: le rassicurazioni stanno in un’email, il permesso sta nel contratto. Oggi una parte della rassicurazione è entrata nel contratto. L’altra è ancora in una dichiarazione.
Il peso di un verbo
Perché una sola parola ha fatto tutto questo rumore?
Perché era l’unica che chiunque poteva capire al volo. Indicizzare, memorizzare nella cache, recuperare: sono verbi da tecnici, e chi legge un contratto li salta come salta le note a piè di pagina. «Addestrare» no. Oggi quasi tutti hanno un’idea di cosa voglia dire, e di chi ci guadagna: chi costruisce intelligenze artificiali con i testi degli altri. Il contesto, poi, fa il resto. Meta sta spingendo sull’AI: il 12 ottobre ha presentato Muse Wonder, i suoi modelli più potenti pensati per gli agenti. Quel verbo ha trasformato un paragrafo da avvocati in una notizia che si capisce in una riga.
Ne ho scritto a proposito di come le parole creano la realtà: nel 2002 un sondaggista americano, Frank Luntz, consigliò di dire «cambiamento climatico» invece di «riscaldamento globale», perché la seconda espressione faceva più paura della prima. La parola lasciava i fatti dov’erano. Cambiava la reazione delle persone ai fatti.
Qui, secondo me, succede qualcosa di simile in senso inverso. Senza «addestrare», la clausola perde la parola che faceva reagire. Restano verbi che c’erano già, sviluppare, migliorare, studiare, ora riferiti ai prodotti pubblicitari e per le aziende: formule che nessuno sottolinea. Se dentro Meta sia stata una scelta di comunicazione o una correzione di sostanza, non lo so. La mia previsione è che l’effetto sarà lo stesso: una reazione molto più tiepida, anche se il permesso di raccogliere è scritto con gli stessi verbi di ieri.
Il cambio, però, ha anche un peso vero, e va riconosciuto. Uno scopo scritto restringe. Chi un giorno dovrà interpretare quella clausola avrà in mano un testo che parla di pubblicità e di prodotti per le aziende, invece di un elenco che arrivava fino ad «addestrare» i prodotti di Meta. E il fatto resta: dopo le critiche, a due giorni dall’articolo di Nieman Lab, il testo è cambiato. Vale la pena prenderne nota.
Resta una zona grigia, ed è dentro le stesse condizioni. Fra i prodotti per le aziende di Meta ci sono anche funzioni di intelligenza artificiale: il testo parla di funzioni basate su AI, anche generativa, che aiutano a «ottimizzare, migliorare o creare» contenuti, e di un assistente Meta AI dentro Gestione inserzioni e Meta Business Suite. Se i contenuti raccolti dai siti possano servire anche a sviluppare queste funzioni, la clausola nuova non lo dice né in un senso né nell’altro.
Il verbo è sparito. Lo spazio che occupava è ancora lì.
In italiano, per ora, c’è ancora
Questa è la parte che ti riguarda più da vicino, se lavori in Italia.
Ho riletto la stessa pagina in italiano alle 18:08 di oggi, 17 ottobre. La clausola era quella vecchia: le due frasi, il verbo «addestrare», tutto. Stesso avviso in cima, stessa data di entrata in vigore, il 30 ottobre.
Quindi, almeno fino a quel momento, Meta pubblicava due versioni dello stesso contratto che sul punto più discusso dicevano due cose diverse. Perché, nessuno l’ha spiegato. La spiegazione più probabile è banale: la traduzione arriva dopo. È una mia ipotesi, però. E nelle Condizioni commerciali non ho trovato una regola che stabilisca quale lingua prevalga quando le versioni non coincidono.
La conseguenza pratica è semplice. Se apri la pagina in italiano per capire cosa stai accettando, finché non viene aggiornata leggi il testo di ieri. E se hai letto il mio articolo di ieri, che citava proprio la versione italiana, hai letto la clausola com’era fino a ieri: ci ho aggiunto un avviso in cima che rimanda qui.
Un contratto che cambia in due giorni si legge due volte. Meglio se nella lingua in cui l’hanno cambiato.
Le domande che restano
Il cambio chiude una questione e ne lascia aperte altre. Conviene metterle in fila, separate dai fatti.
- Le credenziali di prova. Ci sono ancora. James Grimmelmann, che insegna diritto digitale alla Cornell, aveva detto a Nieman Lab che tecnicamente permetterebbero di iscriversi a un sito come un utente finto e superare le registrazioni obbligatorie. Alla domanda se supereranno anche i contenuti a pagamento, Meta non aveva risposto.
- Il perimetro. La formula dei siti «associati» ai tuoi prodotti o servizi è rimasta com’era. Quali pagine ci rientrino resta da capire: il sito, il negozio online, il blog, le prenotazioni?
- Il robots.txt. Meta dice, in una dichiarazione, che le nuove condizioni non prevalgono sulle preferenze indicate lì. Nel contratto questa frase non c’è.
- L’AI dentro i prodotti per le aziende. Come dicevo, il testo nuovo lascia aperto se sviluppare e migliorare quei prodotti comprenda l’uso dei contenuti raccolti per le loro funzioni di intelligenza artificiale.
- Le altre condizioni. Meta ripete che queste frasi stavano già sparse in altri suoi documenti. Non li ho verificati. Se è così, un permesso di raccolta esisteva anche prima, e la differenza vera della versione nuova sta nello scopo scritto.
- L’Europa. Come ieri, le fonti raccolte non comprendono un’analisi giuridica pensata per l’Italia: come queste clausole si combinino con le regole europee su diritto d’autore e dati personali è una domanda da fare a un legale.
Lo scopo si è ristretto. Le mani che entrano nel sito sono le stesse.
Come portarlo nel tuo lavoro
Se ieri hai seguito i passi che suggerivo, c’è poco da disfare. Ecco cosa tenere e cosa aggiungere, in quest’ordine.
- Tieni la regola per Meta-ExternalAgent. È il crawler che Meta, nella sua pagina per gli sviluppatori, descrive come usato anche per addestrare i modelli di base, i grandi modelli su cui si costruiscono gli assistenti. La regola nel robots.txt è quella di ieri: una riga «User-agent: meta-externalagent» e sotto «Disallow: /». È lo strumento che Meta stessa indica, e oggi ribadisce, per dire come vuoi che si acceda ai tuoi contenuti. Resta una richiesta, con eccezioni che Meta stessa scrive: Meta-ExternalFetcher, che apre i link su richiesta degli utenti, può non rispettare il robots.txt, e FacebookExternalHit, quello delle anteprime, può ignorarlo durante i controlli di sicurezza. La regola riguarda Meta-ExternalAgent e da sola non esclude ogni accesso o ogni uso dei tuoi contenuti per l’AI. Meta avverte anche che la modifica può richiedere fino a 24 ore. Se l’hai messa, lasciala. Se pensavi di metterla, il motivo c’è ancora.
- Leggi la clausola in inglese, per ora. Finché la pagina italiana non viene aggiornata, il testo nuovo lo trovi nella versione inglese delle Condizioni commerciali aggiornate. Se ti si apre in italiano, passa all’inglese cambiando la lingua di Facebook. Cerca il paragrafo che comincia con «You authorize us» e guarda come finisce: se finisce con «integrity and security of Meta Company Products», stai leggendo la versione di oggi.
- Salva la versione che accetti. Le stesse condizioni invitano a ricontrollarle «regolarmente», e in due giorni sono cambiate. Una copia in PDF della pagina, con la data, ti costa un minuto. Un giorno può servirti per dimostrare cosa c’era scritto quando hai continuato a usare Meta per lavoro. Vale per qualunque fornitore che aggiorni le sue condizioni con un avviso.
- Prima di toccare Meta-ExternalAds, chiedi. Nella stessa pagina per gli sviluppatori, Meta descrive Meta-ExternalAds come il crawler che gira per il web per migliorare la pubblicità e gli altri prodotti e servizi per le aziende: una formula molto vicina a quella che oggi compare nella clausola. Collegare le due cose è una mia lettura, Meta non lo dice. E non spiega cosa succede alle inserzioni se lo blocchi. Se fai pubblicità su Facebook e Instagram, prima di chiuderlo fuori parlane con chi te la gestisce.
- Proteggi le pagine riservate. Area clienti, listini, materiali dei corsi: le credenziali di prova sono rimaste nella clausola. Il consiglio di ieri vale ancora: chiedi a chi ti segue il sito come sono protette, e valuta una protezione più robusta di una semplice iscrizione.
- Se i contenuti sono il tuo prodotto, il parere legale serve lo stesso. Il testo è più stretto di ieri e resta scritto da Meta, per Meta. Un parere chiesto prima del 30 ottobre, con la versione nuova in mano, resta la scelta prudente per chi vende articoli, guide, corsi o archivi.
- Se scrivi condizioni per i tuoi clienti, prenditi la lezione. Uno scopo largo lascia spazio ai dubbi, anche quando le intenzioni sono innocue. Uno scopo preciso, scritto accanto al permesso, rende la richiesta comprensibile e permette a chi legge di valutarla. Nel modulo d’iscrizione, nel preventivo, nell’informativa: quando chiedi qualcosa, scrivi con precisione a cosa ti serve. Meta ha ristretto il suo scopo dopo due giorni di titoli. Tu puoi farlo prima.
Un contratto si legge partendo dai verbi: dicono cosa possono fare gli altri con quello che è tuo.
Domande frequenti
Meta può usare il mio sito per addestrare la sua intelligenza artificiale?
Dalla versione inglese delle Condizioni commerciali in vigore dal 30 ottobre 2026, il 17 ottobre Meta ha tolto la frase che le permetteva di usare i contenuti dei siti collegati anche per «addestrare» i suoi prodotti. Resta l’autorizzazione a usare crawler e credenziali di prova su quei siti per i prodotti pubblicitari e per le aziende e per l’integrità e la sicurezza dei prodotti di Meta. Per il crawler che Meta descrive come usato anche per addestrare i modelli di base, Meta-ExternalAgent, Meta indica il robots.txt come strumento per dire come si accede ai contenuti.
Cosa è cambiato rispetto alla prima versione delle condizioni?
Nella clausola sui crawler è sparita la frase che autorizzava Meta a usare i contenuti dei siti per fornire, sviluppare, migliorare, analizzare, addestrare e mantenere l’integrità dei suoi prodotti. Al suo posto c’è uno scopo: fornire, sviluppare, migliorare, studiare e mantenere i prodotti pubblicitari e per le aziende, e mantenere l’integrità e la sicurezza dei prodotti di Meta. Restano uguali gli strumenti autorizzati, le credenziali di prova, il perimetro dei siti associati e la data del 30 ottobre.
Perché la versione italiana dice ancora «addestrare»?
Il 17 ottobre alle 18:08 la pagina italiana delle condizioni aggiornate riportava ancora la clausola precedente. Meta non ha spiegato la differenza; un ritardo nella traduzione è l’ipotesi più probabile, ma non è confermata. Finché le due versioni non coincidono, conviene leggere il testo inglese.
Le nuove condizioni entrano comunque in vigore il 30 ottobre?
Sì. La data indicata da Meta è sempre il 30 ottobre 2026, e le condizioni si accettano continuando a usare i prodotti di Meta per scopi aziendali o commerciali dopo l’avviso. Chi non le accetta, scrive Meta, può smettere di usarli per quegli scopi.
Il robots.txt vale ancora?
Secondo Meta sì. In una dichiarazione a The Verge del 17 ottobre ha scritto che chi possiede i contenuti può usare il robots.txt per indicare le sue preferenze e che gli aggiornamenti non le danno nuovi diritti che prevalgano su quelle preferenze. Questo impegno sta nella dichiarazione: nel testo delle condizioni il robots.txt non è nominato. E Meta stessa documenta alcune eccezioni: Meta-ExternalFetcher può non rispettarlo e FacebookExternalHit può ignorarlo durante i controlli di sicurezza. Una regola per Meta-ExternalAgent riguarda quel crawler e non esclude ogni accesso o uso dei contenuti per l’AI.
Fonti
- Meta, Condizioni commerciali di Meta, versione aggiornata in vigore dal 30 ottobre 2026 (lette in inglese e in italiano il 16 e il 17 ottobre 2026).
- Terrence O’Brien, The Verge, Meta removes language that may have allowed it to scrape news sites, 17 ottobre 2026.
- Unite.AI, Meta Rewrites Web-Crawling Clause in Pending Commercial Terms, 17 ottobre 2026.
- Andrew Deck e Hanaa’ Tameez, Nieman Lab, Meta’s new commercial terms will allow the scraping of news sites, legal experts say, 15 ottobre 2026.
- Meta for Developers, Meta Web Crawlers.