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Luca Masrè Passaro
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Suno e l’Antitrust: di chi sono le tue canzoni

Suno AI nel mirino dell’Antitrust: clausole su diritti d’autore, account e prezzi. Cosa contesta l’AGCM e cosa controllare prima di usare la musica generata.

LMP Luca Masrè Passaro
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06.10.2026
Illustrazione in stile Ghibli: in una soffitta al tramonto una ragazza tiene un carillon da cui escono nastri di luce dorata diretti verso una torre di vetro lontana, mentre sul pavimento si srotola un lunghissimo contratto bianco con una penna stilografica

Con Suno dai un testo all’intelligenza artificiale e ti torna indietro una canzone. Pochi passaggi, e la ascolti.

Il contratto che accetti per farla, invece, secondo il mio conteggio è lungo circa dodicimila parole. Alla velocità media di lettura citata in uno studio che trovi più avanti (250–280 parole al minuto), la mia stima è fra i 43 e i 48 minuti. E sai anche tu quante persone li spendono.

Oggi qualcuno quei minuti li ha spesi per te. Martedì 6 ottobre 2026 l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, cioè l’Antitrust, ha comunicato di aver aperto un’istruttoria su Suno, la piattaforma americana che genera musica con l’intelligenza artificiale (AI). Secondo l’Autorità alcune clausole dei suoi Termini di Servizio sarebbero vessatorie: sbilancerebbero in modo significativo diritti e obblighi a danno di chi lo usa come consumatore.

Dentro ci sono due notizie. La prima è giuridica: un’autorità italiana entra nel contratto di un’app di AI generativa, e tra i punti su cui insiste di più ci sono i diritti d’autore. La seconda riguarda te, se usi l’AI per lavoro. Alla domanda «di chi è quello che creo?» una buona parte della risposta sta proprio nella parte che salti.

In breve

Il 6 ottobre 2026 l’Antitrust (AGCM) ha comunicato di aver avviato un’istruttoria su Suno Inc., la società americana del generatore di musica con l’AI. Per ora sono contestazioni, formulate per lo più al condizionale: i Termini di Servizio permetterebbero a Suno di cambiare contratto, servizio e prezzi senza indicare un giustificato motivo, di chiudere l’account (il profilo dell’utente) con i contenuti in qualsiasi momento e senza preavviso, di limitare molto la propria responsabilità e di portare le liti in un arbitrato negli Stati Uniti (un giudizio privato affidato ad arbitri invece che a un tribunale). In più, la licenza che l’utente concede su quello che carica e genera sarebbe troppo vaga, e accompagnata dalla rinuncia ai diritti morali d’autore, che in Italia sono inalienabili. Nelle prossime settimane l’Autorità pubblicherà una consultazione pubblica. Il procedimento tutela i consumatori, ma la lezione vale per chiunque usi l’AI per lavoro: cosa puoi fare con quello che produci è scritto, prima di tutto, nel contratto, dentro i limiti della legge.

Cosa contesta l’Antitrust a Suno

Il comunicato dell’AGCM porta la sigla CV278 ed è datato 6 ottobre, alle 10 di mattina. Annuncia l’istruttoria, senza dire in che giorno l’Autorità l’abbia decisa. Riguarda Suno Inc., «società statunitense che fornisce l’omonimo servizio di intelligenza artificiale generativa specializzato nella creazione di musica».

Il riferimento di legge è l’articolo 33 del Codice del consumo. È vessatoria una clausola che, «malgrado la buona fede», crea a carico del consumatore «un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto». Tradotto: una clausola che sposta in modo significativo diritti e obblighi a danno del consumatore.

Le clausole finite sotto la lente si possono raggruppare in sei famiglie:

  • Le modifiche a senso unico. Suno potrebbe cambiare il contratto, il servizio e i prezzi degli abbonamenti «senza l’indicazione di un giustificato motivo».
  • L’account che sparisce. L’azienda potrebbe sospendere, disabilitare o cancellare l’account, con i contenuti che ci sono dentro, «in qualsiasi momento, per qualsiasi ragione e senza preavviso».
  • Il consenso in bianco. L’accettazione dell’utente si estenderebbe a condizioni ulteriori, «non conoscibili al momento della sottoscrizione del contratto».
  • La responsabilità ridotta al minimo. Limiti che l’Autorità descrive come molto ampi e generici, anche per i danni alla persona.
  • I diritti d’autore. La licenza che l’utente deve concedere avrebbe «un oggetto eccessivamente indeterminato, perché generico e onnicomprensivo», insieme a una rinuncia ai diritti morali d’autore che, secondo l’Autorità, va contro gli articoli 20 e seguenti della legge 633 del 1941.
  • Le liti lontano da casa. Arbitrato obbligatorio amministrato negli Stati Uniti, termini stretti per reclamare, rinuncia alle azioni collettive e tribunale esclusivo nello Stato del Massachusetts.

Un dettaglio pesa più degli altri: il comunicato formula le contestazioni principali al condizionale. «Presenterebbero», «riserverebbero», «consentirebbero». Solo il passaggio sui diritti d’autore è all’indicativo. In ogni caso è l’apertura di un procedimento, non una decisione. Le testate che hanno ripreso la notizia (Il Sole 24 Ore Radiocor alle 10:57, poi AgenSIR e Hardware Upgrade) riportano la versione dell’Autorità. Una risposta pubblica di Suno, finora, io non l’ho trovata.

Il condizionale è la lingua dei procedimenti. Il contratto, invece, è scritto all’indicativo.

Le clausole, lette da vicino

Il comunicato non dice quale versione dei termini abbia esaminato l’Autorità. Io ho letto quella in vigore oggi: rivista il 10 agosto 2026, valida dal 3 settembre. Le frasi che l’Antitrust riassume ci sono, e in inglese suonano ancora più nette.

Sulle modifiche, Suno si riserva di cambiare i termini «at our sole discretion», a sua sola discrezione, in qualsiasi momento. Promette di avvisare dei cambi importanti. Se continui a usare il servizio, li hai accettati; se non ti stanno bene, devi chiudere l’account prima del rinnovo o entro trenta giorni, a seconda di quale data arriva prima. Gli abbonamenti si rinnovano da soli alle tariffe in vigore in quel momento.

Sull’account, Suno può sospenderlo o chiuderlo e buttare via i contenuti «for any reason», per qualsiasi ragione, compresa la semplice inattività. Può farlo senza preavviso, e il contratto precisa che in quel caso Suno non ne risponde.

Sulla responsabilità, il tetto è scritto in maiuscolo: in ogni caso Suno ti deve al massimo quanto le hai pagato negli ultimi sei mesi, oppure 100 dollari se la cifra è più alta. Subito dopo, il contratto stesso ammette che in alcuni ordinamenti questi limiti possono non valere.

Sulle liti, la strada di regola è un arbitrato individuale gestito da JAMS, un’organizzazione americana di arbitri privati. Ci sono alcune eccezioni: le controversie sulla violazione della proprietà intellettuale (marchi, brevetti, diritti d’autore) restano fuori dall’arbitrato, e le cause di piccolo valore possono andare davanti ai tribunali per le controversie minori. Si rinuncia alle cause collettive. Per il contratto e l’uso del servizio i termini indicano la legge del Massachusetts, con regole a parte per l’accordo di arbitrato. Per le controversie che non vanno in arbitrato prevedono, di regola, i tribunali del Massachusetts, con l’eccezione delle cause minori. E ogni pretesa va fatta valere entro un anno, altrimenti è preclusa «per sempre». Molte di queste frasi portano accanto la formula «nella misura consentita dalla legge applicabile». È esattamente lo spazio in cui si muove l’Antitrust: il Codice del consumo, per esempio, presume vessatoria, fino a prova contraria, la clausola che indica come foro competente una località diversa da quella di residenza o domicilio elettivo del consumatore (il domicilio scelto per quel rapporto).

Ogni clausola, da sola, ha una sua logica aziendale. Messe in fila, raccontano chi tiene le chiavi.

Di chi sono le canzoni che fai con Suno

Qui la questione si fa interessante, perché i diritti viaggiano in due direzioni.

La prima va da te a Suno. Nei rapporti con Suno, i diritti che hai su quello che carichi (testi, registrazioni, la tua voce, le immagini) restano tuoi: il contratto lo scrive due volte, con una certa enfasi. Subito dopo, però, concedi a Suno una licenza mondiale, cedibile ad altri, senza compenso, «perpetual, irrevocable», cioè perpetua e irrevocabile. Serve a usare, modificare e distribuire «any and all Content»: sia quello che carichi sia quello che generi. Gli scopi comprendono la promozione, la «monetization», cioè il guadagno, e il miglioramento dei modelli di intelligenza artificiale del servizio. La licenza copre anche la tua immagine, i diritti sulla tua voce e gli altri tratti della tua persona presenti nei contenuti o nel modello vocale che crei sulla piattaforma. Il compenso è l’uso del servizio stesso, che il contratto definisce «sufficiente».

Della voce come bene da proteggere ho scritto pochi giorni fa, a proposito del marchio sulla voce di Giorgia Meloni. Qui la stessa voce entra in una licenza senza scadenza.

Poi c’è la frase che ha attirato l’Antitrust. Il contratto ti chiede di rinunciare «irrevocabilmente» ai cosiddetti diritti morali sui contenuti e sul modello vocale. Nel diritto italiano i diritti morali sono quelli che restano all’autore anche dopo aver ceduto tutto il resto: rivendicare la paternità dell’opera e opporsi alle modifiche che possono danneggiare il suo onore o la sua reputazione (articolo 20 della legge sul diritto d’autore). L’articolo 22 li dichiara «inalienabili»: restano attaccati alla persona. Ecco perché, secondo l’AGCM, quella rinuncia è contraria alla legge 633.

La seconda direzione va da Suno a te, e dipende da quanto paghi. Con il piano gratuito, Basic, il centro assistenza di Suno è esplicito: le canzoni che generi restano di Suno, e tu puoi usarle per scopi non commerciali. Con un abbonamento Pro o Premier attivo nel momento in cui crei il brano, Suno ti considera proprietario e ti cede i suoi diritti. Puoi usarlo anche per lavoro, ma solo se l’hai scaricato dai canali previsti, entro il numero di download (gli scaricamenti) consentiti dal tuo piano. C’è anche una buona notizia per chi paga: per i brani creati durante l’abbonamento e scaricati secondo le regole, i diritti di uso commerciale restano anche dopo la fine dell’abbonamento. Ne avevo scritto anche raccontando Suno Speech, la funzione che mette la musica sotto il parlato.

E c’è una frase che passa quasi inosservata. Suno scrive che, «per la natura dell’apprendimento automatico», non garantisce che su un brano generato nasca un diritto d’autore. In Italia la legge sull’AI del 2025, la 132, la stessa di cui ho scritto per commercialisti e studi professionali, ha riscritto l’articolo 1 della legge sul diritto d’autore. Oggi la legge protegge le opere dell’ingegno umano di carattere creativo, anche quando sono create con l’aiuto dell’AI, «purché costituenti risultato del lavoro intellettuale dell’autore».

La mia lettura, da comunicatore e non da avvocato: la legge guarda al contributo creativo di una persona. Il testo che scrivi, le scelte che fai, le modifiche che apporti sono il terreno su cui si può discutere di tutela. Se ti limiti a premere un tasto, quel terreno è molto più fragile.

Possedere un brano e poterlo usare per lavoro sono due verifiche diverse. Il contratto le scrive in due punti distinti, dentro i limiti della legge: leggili tutti e due.

Il contratto che nessuno legge

Due ricercatori, Jonathan Obar della York University e Anne Oeldorf-Hirsch dell’Università del Connecticut, hanno fatto iscrivere 543 persone a un social network (una rete sociale online) inventato, NameDrop. Il 74% ha saltato l’informativa sulla privacy (il trattamento dei dati personali) con il pulsante di iscrizione rapida. Chi l’ha aperta ci ha passato in media 73 secondi; sui termini di servizio, 51 secondi. Per leggerli davvero ne sarebbero serviti 16 di minuti.

Nei termini finti c’era anche una clausola che chiedeva il primo figlio come pagamento. Il titolo con cui Ars Technica raccontò lo studio, citato dallo stesso Obar, dice il resto: gli utenti hanno acconsentito, e «volentieri».

Obar chiama «la bugia più grande di internet» la frase «accetto i termini di servizio». E lo studio associa il sovraccarico di informazioni, cioè il troppo da leggere, a una lettura minore dei termini. La mia lettura: quando il testo diventa un ostacolo, la tentazione di saltarlo vince. È parente stretto del meccanismo per cui le persone intelligenti prendono decisioni assurde: quando la fatica supera la voglia, la scorciatoia vince.

Ora guarda come è costruito il contratto di Suno, e prendila come una lettura mia, da chi studia la persuasione. In cima c’è un avviso in maiuscolo: leggete con attenzione, qui ci sono clausole che toccano i vostri diritti. È un avviso onesto. A me, però, quel maiuscolo sembra ormai rumore di fondo: proprio perché grida, rischia di essere saltato.

Poi, sui contenuti, la rassicurazione arriva prima della richiesta. Prima «mantieni tutti i diritti» e «nulla di questo contratto trasferisce a Suno la proprietà». Solo dopo, la licenza perpetua e irrevocabile. Ti lasciano la proprietà. Si prendono anche il diritto di usarla, per sempre. Chi si ferma alla prima frase può ricavarne una rassicurazione più grande di quella che il contratto gli dà. Serve pensare a una malizia? Direi di no: l’ordine delle frasi lavora da solo.

C’è perfino un momento di autoironia. Nel centro assistenza, alla domanda «Suno possiede la musica che faccio?», l’azienda ammette che i termini di servizio forse non sono la lettura più emozionante, ma che lì trovi quasi sempre le risposte. Ha ragione su tutte e due le cose.

Un contratto lungo convince per sfinimento. E lo sfinimento firma sempre.

Se usi Suno per lavoro

C’è un dettaglio che cambia la lettura della notizia. L’istruttoria è una tutela per i consumatori, e per il Codice del consumo il consumatore è «la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta».

Se fai una canzoncina per il compleanno di tuo figlio, sei un consumatore. Se fai il jingle (il motivetto pubblicitario) del tuo negozio, la musica dei reel (i video brevi) di un cliente o la sigla del podcast aziendale (il programma a puntate da ascoltare online), con buona probabilità stai agendo per la tua attività. Le regole sulle clausole vessatorie del Codice del consumo sono scritte per proteggere il primo. Per il tuo caso preciso, contratto alla mano, serve un avvocato. La direzione generale però è chiara: se usi l’AI per lavoro, la lettura del contratto tocca a te.

Una porta, comunque, l’Autorità la apre anche al mondo delle imprese. Alla consultazione pubblica annunciata per le prossime settimane potranno partecipare le associazioni di categoria rappresentative dei professionisti a livello nazionale, le camere di commercio o loro unioni interessate dalle clausole e le associazioni dei consumatori rappresentative a livello nazionale, riconosciute e iscritte nell’elenco previsto dall’articolo 137 del Codice del consumo. Se nella tua categoria si usa l’AI per creare musica e contenuti, questo è il momento in cui la tua associazione può farsi sentire.

Il consumatore ha un’autorità che legge al posto suo. Il professionista ha il tempo che decide di dedicarci.

Cosa succede adesso

Il percorso è scritto nell’articolo 37-bis del Codice del consumo. L’Autorità sente le associazioni di categoria (è la consultazione annunciata), poi può dichiarare vessatorie le clausole. In quel caso la decisione va pubblicata sul sito dell’Antitrust, sul sito di chi usa quelle clausole e con gli altri mezzi utili a informare i consumatori, tutto a spese dell’azienda. Se l’Autorità accerta l’uso di clausole vessatorie, la legge prevede anche una sanzione, di norma da 5.000 euro a 10 milioni, misurata tenendo conto, fra l’altro, di gravità, durata e condizioni economiche dell’impresa. Per le sanzioni inflitte in base all’articolo 21 del regolamento europeo 2017/2394, che la norma richiama, il massimo è pari al 4% del fatturato annuo realizzato in Italia o negli Stati dell’Unione europea interessati dalla violazione.

E le clausole? Per l’articolo 36 del Codice del consumo, quelle vessatorie sono nulle mentre il resto del contratto rimane valido. La nullità vale solo a vantaggio del consumatore e il giudice può rilevarla anche da solo. Detto semplice: la clausola vessatoria cade, il contratto resta in piedi.

Come finirà, oggi è impossibile dirlo. Il comunicato non indica tempi, e Suno avrà modo di difendersi, spiegare o cambiare i testi. L’unica indicazione di tempo è vaga per definizione: «nelle prossime settimane», per la consultazione.

I tempi dell’istruttoria restano aperti. Il tuo prossimo «accetto», invece, è già sullo schermo.

Come portarlo nel tuo lavoro

Suno è il caso di oggi. Le stesse domande valgono per ogni strumento di AI con cui produci qualcosa da vendere o da consegnare a un cliente: chatbot (gli assistenti AI che rispondono in chat), generatori di immagini, di video, di voce. Ecco cosa farei, in quest’ordine.

  1. Cerca quattro parole. Apri i termini e usa la ricerca del browser, il programma con cui navighi: «license» (licenza), «perpetual» (perpetua), «commercial» (commerciale), «terminate» (chiudere, nel senso di chiudere l’account). Se il contratto è tradotto, cerca le parole italiane. Queste ricerche ti portano ai passaggi da leggere su proprietà, licenze, uso commerciale e chiusura dell’account.
  2. Salva la versione del giorno. I termini cambiano, e la data di revisione di solito è in cima alla pagina. Quando consegni a un cliente qualcosa fatto con l’AI, salva un PDF dei termini di quel giorno insieme al file. Se domani cambiano, sai con quali regole hai lavorato.
  3. Tieni le tue copie fuori dalla piattaforma. Se l’account si può chiudere «per qualsiasi ragione», la piattaforma è il laboratorio e l’archivio sta sul tuo disco. Con Suno, scaricare dai canali previsti è anche la condizione per usare i brani per lavoro.
  4. Carica solo quello che puoi permetterti di concedere. La licenza su quello che carichi è perpetua, irrevocabile e serve anche a migliorare i modelli. La voce di un cliente, un testo ancora riservato, il logo di qualcun altro restano sul tuo computer. Con Suno, del resto, il modello vocale si può creare solo con la propria voce.
  5. Scegli il piano prima di creare. Con Suno conta il piano che avevi nel momento in cui hai creato il brano: quello che nasce con il piano gratuito resta per uso non commerciale.
  6. Dillo al cliente. Se consegni musica, testi o immagini generati, spiega che il diritto d’autore su un contenuto generato è incerto (lo scrive Suno stessa) e che la legge italiana protegge le opere creative fatte con l’aiuto dell’AI solo se sono frutto del lavoro intellettuale di una persona. È trasparenza, ed è anche una protezione per te. Per le professioni intellettuali la legge 132, all’articolo 13, chiede già di dire al cliente quali sistemi di AI usi.
  7. Fatti aiutare dall’AI a leggere, poi controlla. Puoi incollare i termini in un chatbot e chiedere di trovarti le clausole su licenza, uso commerciale, chiusura dell’account e liti. È un buon primo setaccio. La frase che decide, però, la leggi tu, nel testo originale.

E tieni d’occhio i cambi di regole anche quando l’Antitrust resta lontano. Dal 9 ottobre, per esempio, Google riduce i modelli di Gemini per chi non paga. È la stessa logica vista da un’altra angolazione: chi scrive le condizioni di un servizio le può aggiornare, e tu lo scopri quando succede.

Il contratto è la parte noiosa dello strumento. È anche quella che, dentro i limiti della legge, ti dice cosa puoi fare con il risultato.

Domande frequenti

Cosa contesta l’Antitrust a Suno?

Il 6 ottobre 2026 l’AGCM ha comunicato di aver avviato un’istruttoria sui Termini di Servizio di Suno, che secondo l’Autorità potrebbero creare un significativo squilibrio a danno dei consumatori. Le clausole contestate riguardano le modifiche unilaterali di contratto, servizio e prezzi, la chiusura dell’account senza preavviso, i limiti di responsabilità, la licenza sui contenuti con la rinuncia ai diritti morali d’autore e l’arbitrato obbligatorio negli Stati Uniti.

Le canzoni create con Suno sono mie?

Dipende dal piano che avevi quando le hai create. Con Pro o Premier, Suno ti considera proprietario e ti cede i suoi diritti; con il piano gratuito Basic le canzoni restano di Suno e puoi usarle per scopi non commerciali. In ogni caso Suno avverte che non garantisce l’esistenza di un diritto d’autore su un brano generato, e in Italia la legge protegge le opere creative fatte con l’aiuto dell’AI solo se sono il risultato del lavoro intellettuale dell’autore.

Posso usare la musica di Suno per la mia attività o per un cliente?

Secondo i termini in vigore dal 3 settembre 2026, sì con un abbonamento Pro o Premier, e solo per i brani scaricati dai canali previsti, entro il numero di scaricamenti consentiti dal tuo piano. Per i remix (le rielaborazioni) che altri utenti fanno dei tuoi brani con le apposite funzioni di Suno, i termini prevedono invece solo l’uso personale e non commerciale, qualunque sia il piano, salvo offerte separate.

Cosa sono i diritti morali d’autore?

Sono i diritti che restano all’autore anche dopo aver ceduto quelli economici: rivendicare la paternità dell’opera e opporsi alle modifiche che possono danneggiare il suo onore o la sua reputazione. La legge italiana sul diritto d’autore (articoli 20 e 22) li dichiara inalienabili. Per questo l’Antitrust contesta la rinuncia chiesta da Suno.

Suno verrà multata?

Oggi non si può dire. L’istruttoria è appena partita e il comunicato non parla di sanzioni. Se l’Autorità dichiarerà vessatorie le clausole, la decisione andrà pubblicata anche sul sito di Suno, a sue spese. Per chi usa clausole vessatorie il Codice del consumo prevede sanzioni di norma da 5.000 euro a 10 milioni, e, per le sanzioni inflitte in base al regolamento europeo 2017/2394, un massimo pari al 4% del fatturato annuo realizzato in Italia o negli Stati UE interessati.

Devo smettere di usare Suno?

Il comunicato non parla di sospensioni del servizio: l’istruttoria è una verifica dei contratti. Il punto è usarlo sapendo cosa hai accettato. Scegli il piano adatto all’uso che ne farai, scarica e conserva i tuoi brani e carica solo materiale tuo.

Fonti

  • AGCM, comunicato CV278, «AI, avviata istruttoria nei confronti di Suno per clausole vessatorie», 6 ottobre 2026: agcm.it
  • Suno, Terms of Service (revisione del 10 agosto 2026, in vigore dal 3 settembre 2026): suno.com/terms
  • Suno, centro assistenza, «Does Suno own the music I make?»: help.suno.com
  • Il Sole 24 Ore Radiocor (via Borsa Italiana), 6 ottobre 2026: borsaitaliana.it
  • AgenSIR, 6 ottobre 2026: agensir.it
  • Hardware Upgrade, 6 ottobre 2026: hwupgrade.it
  • Codice del consumo (d.lgs. 206/2005), articoli 3, 33, 36, 37-bis e 27 (Brocardi.it)
  • Legge sul diritto d’autore (L. 633/1941), articoli 1, 20 e 22 (Brocardi.it)
  • Jonathan A. Obar e Anne Oeldorf-Hirsch, «The Biggest Lie on the Internet», sintesi presentata al Commissario per la privacy del Canada: priv.gc.ca
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Comunicazione, psicologia e persuasione. Autore del Manuale di sopravvivenza alla stupidità umana.

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