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Luca Masrè Passaro
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Julia 3.0: a Roma il certificato arriva in chat

Julia Roma: dal 24 ottobre l’AI di Roma Capitale rilascia i certificati anagrafici in chat in 30 secondi. Cosa può insegnare a chi ha un’impresa.

LMP Luca Masrè Passaro
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26.10.2026
Illustrazione in stile Ghibli: un uccellino di carta con un sigillo rosso vola sui tetti di una città italiana verso una finestra con i gerani e un gatto

In breve

Il 24 ottobre 2026, alla Maker Faire Rome, il sindaco Roberto Gualtieri ha presentato Julia 3.0, la nuova versione dell’intelligenza artificiale ufficiale di Roma Capitale. Prima dava informazioni. Adesso, dentro una conversazione, rilascia i certificati anagrafici in carta semplice (quelli senza marca da bollo), raccoglie segnalazioni e dà subito il numero per seguirle, prenota appuntamenti e fa richiamare dallo 060606. I servizi in chat sono 30. Secondo il Comune, un certificato che oggi chiede circa 4 minuti e otto passaggi arriva in 30 secondi. C’è anche un’app nuova, con accesso tramite SPID, CIE o CNS. Sotto lavorano modelli OpenAI sui server Microsoft Azure: un agente principale smista le richieste a cinque agenti specializzati, che usano solo fonti ufficiali. Per chi ha un’impresa la lezione è doppia: il tempo si guadagna togliendo passaggi, la fiducia si guadagna mettendo confini.

Quattro minuti e otto passaggi. Tanto serve oggi, in media, per avere un certificato anagrafico dal Comune di Roma. Con Julia 3.0, dice il Comune, bastano trenta secondi.

Letta così sembra una storia di velocità. Una macchina più rapida di un modulo. La parte interessante, però, sta nel numero più piccolo dei due: otto. I minuti si accorciano perché spariscono dei gradini. Il cittadino fa meno scale, tutto qui.

Il 24 ottobre 2026, dal palco della Maker Faire Rome, il sindaco Roberto Gualtieri ha presentato Julia 3.0, la nuova versione dell’intelligenza artificiale ufficiale di Roma Capitale. Per un anno e mezzo è stata uno sportello informazioni molto paziente. Dal 24 ottobre, per alcune pratiche, è diventata lo sportello.

Questa è una storia romana, ma la lezione viaggia. Parla di come si costruisce un assistente di cui le persone si fidano, e di come se ne parla quando lo si presenta.

Cosa fa Julia 3.0

Il comunicato del Comune la mette così: Julia passa «da strumento di informazione a piattaforma per l’erogazione diretta dei servizi». Tradotto: prima ti diceva dove andare, adesso in certi casi fa la pratica con te, dentro la chat.

I servizi disponibili in conversazione sono 30, «concentrati tra quelli maggiormente utilizzati dai cittadini». Sedici riguardano l’anagrafe, e fra questi ci sono tutti i certificati anagrafici in carta semplice, cioè senza marca da bollo: nascita, residenza, stato di famiglia, cittadinanza e gli altri previsti, anche per chi è iscritto all’Aire, l’anagrafe degli italiani che vivono all’estero. Sette riguardano la scuola: il menù della mensa, le graduatorie di nidi e scuole dell’infanzia, le quote contributive, la ricerca delle strutture educative. Altri sette sono di assistenza: le segnalazioni allo 060606, quelle ad Ama per pulizia e rifiuti, quelle ai Cimiteri Capitolini, e la verifica della rimozione di un veicolo.

Per le pratiche più lunghe, come il cambio di residenza o l’iscrizione al trasporto scolastico, Julia accompagna passo dopo passo fino al servizio sul portale del Comune. E quando una richiesta ha bisogno di altro, scrive il Comune, Julia «indirizza sempre l’utente verso un operatore».

Poi c’è l’app, nuova anche lei, su App Store e Google Play. Parla più di 80 lingue, ascolta la voce, prepara itinerari e, se scegli di condividere la tua posizione, ti indica luoghi e servizi vicini. La posizione, precisa il Comune, si usa solo su richiesta, resta disponibile al massimo 24 ore e la condivisione si può interrompere quando vuoi.

Con SPID, CIE o CNS, cioè le chiavi digitali con cui ti fai riconoscere dalla pubblica amministrazione, entri nei servizi online e puoi cominciare una conversazione sul portale e finirla sul telefono, o il contrario, senza ricominciare la procedura. Sul portale, poi, Julia riconosce la pagina che stai guardando e ti risponde su quella. Per chi la usa è a costo zero.

Sembrano dettagli da scheda tecnica. Sono le cose che decidono se un servizio lo usi una volta o tutte le volte.

Da sportello informazioni a sportello vero

Per capire il salto conviene guardare la strada fatta. Il Comune scrive che Julia è nata nel marzo 2025 ed è stata aggiornata nel luglio 2025 e nel giugno 2026. RomaToday ricostruisce le tappe: la prima versione, finanziata con i fondi del PNRR, rispondeva in ottanta lingue su WhatsApp in otto ambiti della vita in città, fra cui cultura, eventi, musei, ristoranti e alberghi. Quella di luglio 2025 dava informazioni più pratiche, come la fontana più vicina o le attese nei pronto soccorso. Quella di giugno 2026 ha portato un riquadro di chat sul portale del Comune, per accompagnare chi lo naviga.

Tre versioni per imparare a rispondere. La quarta per imparare a fare.

È la stessa strada che stanno facendo gli strumenti che usi al lavoro. Gli assistenti di prima generazione ti spiegavano come si fa una cosa. Gli agenti, cioè i programmi che ricevono un obiettivo e lo portano a termine in più passaggi, la fanno. Ne ho scritto parlando degli agenti AI nelle piccole imprese italiane e dei numeri che OpenAI ha dato sulla loro crescita in Italia. Qui la novità è vederli al lavoro dentro un ufficio pubblico, su un documento che ha un valore preciso: un certificato.

Rispondere male a una domanda sui musei è un incidente. Sbagliare un certificato è un problema. Il livello di fiducia richiesto cambia di colpo.

Un centralino e cinque sportelli

La parte tecnica, raccontata dal Comune, è sorprendentemente concreta. Julia 3.0 ha un’architettura «multiagente». Parola da convegno, idea da ufficio postale: c’è un agente principale che legge la tua richiesta e la passa a uno di cinque agenti specializzati. Uno si occupa del portale, uno della vita in città, uno dell’anagrafe, uno della scuola, uno dello 060606.

Pensa al centralino di una volta, con la persona che ti chiedeva «per cosa chiama?» e ti passava l’interno giusto. Qui gli interni sono cinque, ognuno con il suo ambito. Come si dividano le fonti fra loro, il Comune non lo racconta; dice solo che tutti usano fonti ufficiali e certificate.

Sotto ci sono Microsoft Azure, cioè i server di Microsoft, e modelli di OpenAI, l’azienda di ChatGPT. RomaToday aggiunge che il progetto è sviluppato con Microsoft e NTT Data e che Julia si aggiorna «automaticamente a ogni upgrade» della tecnologia di ChatGPT. Il Comune, nel comunicato, scrive la frase che per me vale tutto il resto: «fonti, regole di funzionamento e dati restano sotto il controllo di Roma Capitale». E precisa che gli agenti «utilizzano esclusivamente fonti ufficiali e certificate»: i contenuti del portale, a cui adesso si aggiungono quelli di Ama, Atac e Roma Servizi per la Mobilità su rifiuti, trasporto pubblico e viabilità.

Ecco il punto. Il cervello è preso in prestito. Il recinto è di casa.

Chi usa l’AI tutti i giorni conosce il rischio opposto. Un modello generale sa un po’ di tutto e a volte riempie i vuoti con risposte plausibili e sbagliate. RomaToday presenta Julia proprio per contrasto con le AI commerciali, «che possono commettere errori significativi»: l’assistente del Comune attinge solo alla sua piattaforma di dati e a informazioni certificate di enti come Aeroporti di Roma, ferrovie e Atac. Per come la leggo io, la scelta che conta è questa rinuncia: sapere meno cose, prese da fonti scelte. Restringere le fonti non rende un assistente infallibile, e più avanti parliamo di errori. Delimita però il campo da cui può pescare. Quali controlli ci siano dietro il rilascio di un certificato, le fonti che ho letto non lo spiegano.

Il confine, qui, è la prima condizione della fiducia. Il resto lo diranno i mesi.

Il tempo sta nei passaggi

Torniamo ai numeri, che sono del Comune e vanno letti come tali. Certificato: da circa 4 minuti e otto passaggi a 30 secondi. Segnalazione: dai 2-6 minuti medi al telefono a circa 50 secondi in chat, con il numero per seguirla che arriva subito.

Il Comune non elenca quali siano gli otto passaggi. Il principio però lo conosce chiunque abbia compilato un modulo online: una schermata per entrare, una per scegliere, una per confermare, e ognuna ti fa una domanda con le sue parole e nel suo ordine. In chat il lavoro di cucitura cambia mano. Tu dici cosa ti serve, con le parole che usi di solito, e il sistema rimette in fila il resto.

Il ribaltamento è tutto qui. Il vecchio sportello ti chiedeva di parlare la sua lingua. Quello nuovo prova a parlare la tua.

Per chi si occupa di comunicazione è una lezione che va ben oltre il Comune di Roma. Ogni passaggio di un modulo è una piccola richiesta di pazienza. Ogni schermata in più è un punto in cui qualcuno può lasciar perdere. Quando togli passaggi, togli occasioni di abbandono. Vale per un certificato come per una prenotazione dal parrucchiere o per il preventivo che chiedi sul sito di un idraulico.

Prima di chiederti quale AI usare, conta i gradini che fai salire ai tuoi clienti.

Le parole del lancio

Qui c’è la parte che mi interessa di più, perché parla di persuasione.

Il giorno del lancio sono circolate due famiglie di frasi. La prima sono i numeri: 30 servizi, 30 secondi, 50 secondi, 24 ore. La seconda sono i superlativi. Nel comunicato il sindaco parla della «prima intelligenza artificiale generativa urbana, un progetto pionieristico a livello internazionale». Dal palco, secondo RomaToday, è andato oltre: «È l’app di un’amministrazione più completa e avanzata al mondo», e ancora: «Abbiamo fatto meglio di Seul, Dubai e del governo statunitense».

Le due famiglie lavorano in modo diverso. Il superlativo chiede di essere creduto. Il numero chiede di essere controllato.

Nelle fonti che ho letto non c’è un confronto fra Julia e i servizi di Seul, di Dubai o del governo americano: il paragone, per ora, resta un’affermazione del sindaco. Il «30 secondi», invece, chi ha un certificato anagrafico da chiedere a Roma lo può verificare con il telefono in mano.

Chi vende qualcosa, e tutti vendiamo qualcosa, dovrebbe segnarsi questa differenza. Il superlativo accende l’attenzione per un giorno. Il numero verificabile costruisce fiducia per mesi. Il primo fa il titolo. Il secondo fa i clienti.

Il 5% e la domanda «di cosa?»

Poi c’è un numero che sta a metà strada. RomaToday scrive che la percentuale di errore di Julia «è molto bassa, attestandosi intorno al 5%», e che molti dei mancati rilasci di documenti dipendono da ritardi amministrativi, come un neonato registrato tardi all’anagrafe. Il sindaco, sempre secondo RomaToday, ha aggiunto che in alcuni casi gli errori sono dell’amministrazione e non dell’assistente.

Due osservazioni. La prima: un 5% detto senza dire «di cosa» è un numero a metà. Cinque richieste su cento? Cinque conversazioni? Cinque certificati? L’articolo non lo specifica, e nel comunicato ufficiale quel numero manca. Lo prendo per quello che è: un ordine di grandezza dichiarato, da ricontrollare quando ci saranno i dati.

La seconda è una mia lettura, ed è la più interessante. Se una parte dei mancati rilasci nasce da ritardi negli archivi del Comune, un assistente come Julia finisce per rendere più visibili i buchi dell’amministrazione. Le fonti non dicono come si comporti in quei casi, né se finiscano dentro quel 5%: il Comune scrive solo che, quando serve assistenza ulteriore, Julia indirizza verso un operatore. Il principio, però, vale per chiunque automatizzi un pezzo di lavoro. Quando i dati sotto sono in disordine, un sistema che segue le regole lo mette in evidenza.

L’AI, in questi casi, fa da specchio ai processi. Se sono in ordine, corre. Se sono storti, li mostra.

E c’è una frase di Gualtieri, riportata da RomaToday, che risponde alla domanda che molti si fanno davanti a ogni sportello automatico: «Non la utilizziamo per sostituire persone, semmai per migliorare la capillarità», cioè per arrivare in più posti e a più persone. Lo strumento, dice, libera risorse «per usarle al meglio nel rapporto diretto con i cittadini». È una promessa, e come tutte le promesse si misura nel tempo: guardando quante persone restano agli sportelli fra un anno.

Cosa c’entra con la tua impresa

Se abiti fuori Roma, come cittadino Julia ti tocca poco. Come imprenditore o professionista, molto.

Fra gli usi attuali o previsti dell’AI e della gestione algoritmica, cioè dei programmi che aiutano a organizzare il lavoro, in testa c’è il servizio clienti: 47%. Il dato viene dal Flash Eurobarometro della Commissione europea su piccole e medie imprese e mid-cap, le aziende di taglia intermedia, che ho raccontato in L’AI misura il lavoro. Chi misura l’AI?. Tanti stanno pensando a un assistente in chat per il sito, per WhatsApp, per le prenotazioni. Julia è un caso di studio a cielo aperto, con i numeri dichiarati, e mostra quattro scelte che puoi copiare anche in un’impresa di cinque persone.

La prima è da dove partire. Roma ha scelto 30 servizi fra i più usati e ha lasciato le pratiche complicate al portale, con Julia che accompagna. È la regola più sottovalutata dell’automazione: si comincia dalle richieste che arrivano cento volte al giorno, e quelle che arrivano una volta al mese restano alle persone.

La seconda è chiudere le fonti. Julia attinge alle fonti ufficiali del Comune e degli enti collegati. Il tuo assistente dovrebbe leggere il tuo listino, i tuoi orari, le tue condizioni, le domande vere dei tuoi clienti. Tutto il resto è spazio in cui può inventare. E le istruzioni che gli dai scrivile come se i clienti le stessero già leggendo: a WhatsApp quelle per il chatbot dell’assistenza sono rimaste visibili nelle pagine d’aiuto, come ho raccontato in Assistenza WhatsApp: le istruzioni che non vedevi.

La terza è l’uscita verso una persona. Il Comune scrive che, quando serve altro, Julia «indirizza sempre l’utente verso un operatore». Quel «sempre» è una scelta di progetto prima ancora che di servizio: dice a chi scrive che dietro la chat c’è qualcuno. Sul lavoro, il decreto con cui l’Italia ha adeguato le sue regole all’AI Act lo scrive già per le decisioni sulle persone, come assunzioni, richiami e valutazioni: la decisione definitiva spetta a una persona, e ne ho parlato in AI Act in Italia: l’ultima parola a una persona. Quella regola riguarda il rapporto di lavoro. Lo spirito, però, vale anche per chi ti scrive in chat alle undici di sera.

La quarta è dire i confini prima che qualcuno li chieda. La posizione si condivide solo su richiesta, resta al massimo 24 ore, si può fermare quando vuoi. Sono tre frasi corte, e rispondono in anticipo alla domanda che ognuno si fa davanti a un’app pubblica: cosa sanno di me, e per quanto. Se il tuo assistente chiede un nome, un numero, un indirizzo, scrivi accanto a cosa serve e per quanto lo tieni. La trasparenza detta prima vale il doppio di quella spiegata dopo un reclamo.

Il cervello lo puoi noleggiare. Il recinto lo costruisci tu.

Cosa resta da vedere

Un lancio è un lancio. I 30 secondi per un certificato e i circa 50 per una segnalazione sono tempi dichiarati dal Comune, e le fonti non dicono come siano stati misurati. Il 5% di errore è riportato da una testata, senza la base del calcolo. Il confronto con Seul, Dubai e il governo statunitense è del sindaco. Le prove sul campo, i casi in cui il certificato si inceppa, le code che si spostano o si sciolgono, li vedremo nelle prossime settimane.

Ci sono anche due dettagli da tenere d’occhio. Il primo: secondo RomaToday, Julia si aggiorna automaticamente a ogni nuova versione della tecnologia di ChatGPT. Per come la vedo io, per un servizio pubblico è un vantaggio e un impegno insieme, perché ogni modello nuovo va ricontrollato sulle stesse pratiche di prima. Il secondo: il Comune annuncia «ulteriori servizi conversazionali» nei prossimi mesi. Se i nuovi servizi chiederanno altri dati personali, crescerà anche il lavoro per proteggerli, e la tutela dei dati che il sindaco mette al centro della sua dichiarazione andrà verificata servizio per servizio.

La direzione, comunque, è chiara. L’AI esce dalla finestra delle risposte ed entra nel retrobottega, dove le cose si fanno. Ci arriva meglio chi ha i processi in ordine.

Come portarlo nel tuo lavoro

Se stai pensando a un assistente per i tuoi clienti, usa Julia come lista di controllo. Sei passi, in quest’ordine.

  1. Per una settimana segna tutte le richieste che ti arrivano: telefono, mail, WhatsApp, sito. Le dieci più frequenti sono il tuo elenco dei «30 servizi». Comincia da lì.
  2. Per ognuna conta i passaggi che chiedi oggi al cliente e il tempo che ci mette. Senza questa foto di partenza, dopo non saprai dire se hai migliorato qualcosa.
  3. Scrivi le fonti dell’assistente: listino, orari, condizioni, risposte che dai già bene. Quello che manca, l’assistente lo deve passare a te.
  4. Rendi visibile l’uscita verso una persona, in ogni conversazione, con un modo semplice per chiederla.
  5. Scrivi in chiaro quali dati chiedi, a cosa servono e per quanto li tieni. Mettilo prima della domanda, nella stessa schermata.
  6. Quando lo presenti, usa i numeri che puoi dimostrare. «Ti rispondiamo in un minuto» convince più di «il servizio più avanzato della zona», perché chi lo legge lo può controllare.

La tecnologia la trovi già pronta, da affittare. Il lavoro vero è quello che sta prima: decidere cosa far fare, con quali carte, e dove fermarsi.

👉 Leggi anche: AI, sette giorni dopo · 19–25 ott: Julia è il titolone della settimana, riportato alla sua misura.

Domande frequenti

Che cos’è Julia Roma?

Julia è l’intelligenza artificiale ufficiale di Roma Capitale. È nata nel marzo 2025 come assistente informativo ed è stata aggiornata nel luglio 2025 e nel giugno 2026. Con la versione 3.0, presentata il 24 ottobre 2026 alla Maker Faire Rome dal sindaco Roberto Gualtieri, rilascia anche servizi: 30 in tutto, dai certificati anagrafici alle segnalazioni.

Come si usa Julia 3.0?

Dal portale istituzionale di Roma Capitale o dalla nuova app, scaricabile da App Store e Google Play (julia.comune.roma.it). Per i servizi online serve l’accesso con SPID, CIE o CNS; con quello puoi cominciare una conversazione sul portale e continuarla sull’app, o il contrario. Per chi la usa è a costo zero.

Quali certificati si possono avere in chat?

Secondo il Comune, tutti i certificati anagrafici in carta semplice, anche per gli iscritti all’Aire: nascita, residenza, stato di famiglia, cittadinanza e gli altri previsti. Per le pratiche più articolate, come il cambio di residenza, Julia guida passo dopo passo verso il servizio sul portale.

Che tecnologia usa Julia?

Un’architettura multiagente: un agente principale smista le richieste a cinque agenti specializzati (portale, vita in città, anagrafe, scuola, 060606), che usano solo fonti ufficiali e certificate. L’infrastruttura è Microsoft Azure con modelli OpenAI; fonti, regole di funzionamento e dati restano sotto il controllo di Roma Capitale. Secondo RomaToday il progetto è sviluppato con Microsoft e NTT Data.

Julia può sbagliare?

Sì, come ogni sistema di intelligenza artificiale. RomaToday riporta un tasso di errore intorno al 5%, senza dire su quale base è calcolato, e scrive che molti mancati rilasci dipendono da ritardi dell’amministrazione. Il Comune scrive che, quando una richiesta ha bisogno di assistenza ulteriore, Julia indirizza sempre verso un operatore.

Una piccola impresa può fare qualcosa di simile?

In piccolo, sì: il metodo si copia. Si parte dalle richieste più frequenti, si limita l’assistente alle proprie fonti, si misurano passaggi e tempi prima e dopo, si lascia sempre visibile la strada verso una persona e si dice in chiaro quali dati si usano e per quanto.

Fonti

Manuale di sopravvivenza alla stupidità umana — Luca Masrè Passaro
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Luca Masrè Passaro

Comunicazione, psicologia e persuasione. Autore del Manuale di sopravvivenza alla stupidità umana.

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