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Luca Masrè Passaro
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Truffe al telefono: Android legge le intenzioni

Truffe telefoniche: Google porta su Android un’AI che legge le intenzioni di chi ti scrive. Cosa cambia, cosa arriva in Italia e come difenderti oggi.

LMP Luca Masrè Passaro
·
15.10.2026
Illustrazione: una volpe mascherata su un tetto pesca con un amo nascosto in un fiore, mentre una civetta con una lanterna sul davanzale lo illumina

Una truffa fatta bene comincia con una frase gentile.

Un messaggio da un numero che non conosci, un saluto, una domanda qualsiasi. Poi un secondo messaggio, e un terzo. La richiesta vera arriva dopo: un dato, un bonifico, un’app da installare. Google le chiama conversazioni «a fuoco lento». E sono il motivo per cui i filtri antispam, da soli, arrivano tardi.

Mercoledì 14 ottobre Google ha annunciato una serie di nuove difese contro le truffe per i telefoni Android. La più interessante prova a capire l’intenzione di chi ti scrive: legge il contesto della conversazione con i modelli Gemini più potenti di Google, quelli che lavorano nel cloud, cioè sui server di Google invece che soltanto dentro il telefono.

È una notizia di sicurezza, certo. Ma è soprattutto una notizia di persuasione. E per chi vive in Italia porta con sé una domanda aperta: quanta parte di queste difese arriverà qui, e quando.

In breve

Il 14 ottobre 2026 Google ha annunciato nuove protezioni contro le truffe su Android. In Google Messaggi arriverà nelle prossime settimane una «modalità di protezione avanzata», da attivare per scelta: manda le conversazioni con i mittenti sconosciuti ai modelli Gemini nel cloud, in uno spazio cifrato che secondo Google resta inaccessibile anche a Google, per riconoscere le truffe che si sviluppano in più messaggi; in più controlla i link nuovi con Gemini Nano sul telefono e mostra avvisi più chiari; cosa funziona dipende dal modello di telefono. Poi due difese di sistema: durante la condivisione dello schermo, Chrome e le pagine web dentro le app oscurano i campi di accesso e di pagamento (Android 15 o successivo, da questo mese), e Android impedisce alle app di attivare di nascosto l’inoltro di chiamata (da inizio dicembre, su Pixel e altri telefoni). Google non dice se e quando la modalità avanzata arriverà in Italia; gli elenchi di paesi e lingue di una funzione vicina, gli avvisi di truffa nelle notifiche delle chat, oggi non comprendono né l’Italia né l’italiano.

Cosa ha annunciato Google

Il post ufficiale si apre con un quadro che conosci anche tu: le truffe sul telefono sono diventate operazioni organizzate, con numeri falsificati per sembrare quelli veri, finti avvisi della banca e voci clonate con l’intelligenza artificiale. Google scrive che il suo rilevamento delle truffe, nell’app Telefono e in Messaggi, segnala già più di 5 milioni di chiamate e messaggi sospetti al mese. E aggiunge una frase onesta: per le persone è quasi impossibile cogliere da sole tutti i segnali d’allarme.

Le novità principali sono quattro, più una che riguarda le banche.

  • La modalità di protezione avanzata in Google Messaggi. È un’impostazione nuova, che si attiva per scelta, e arriva «nelle prossime settimane». Sblocca tre cose:
    • il rilevamento delle truffe fatto anche con i modelli Gemini nel cloud, per leggere il contesto delle conversazioni con i mittenti sconosciuti (ne parliamo fra poco). Secondo Droid Life servirà un Pixel 6 o successivo, un Galaxy S24 o successivo, un Galaxy Z Fold 6 o Flip 6 o successivi, o un altro telefono Android compatibile con AICore, il servizio che fa girare l’AI sul dispositivo;
    • un controllo dei link più sveglio. Messaggi segnala già i link verso siti noti come pericolosi, ma i truffatori registrano spesso siti nuovi, e un sito appena creato può non essere ancora in nessuna lista. Con la modalità avanzata, Gemini Nano, il modello piccolo che gira dentro il telefono, usa segnali presi dal web in tempo reale per valutare se un link sconosciuto è affidabile prima che tu lo apra. Sarà disponibile su Pixel 10 e successivi, sui Galaxy S26, Z Flip 8 e Z Fold 8 e su altri modelli scelti;
    • avvisi ridisegnati per i link che arrivano da numeri che non hai in rubrica: ti danno, parole di Google, più tempo e un contesto più chiaro per fermarti. Prima esistevano solo in alcuni paesi o con la Protezione avanzata di Android attiva.

    Cosa funziona, quindi, dipende dal telefono: il controllo dei link chiede modelli più recenti dell’analisi nel cloud.

  • Avvisi nelle notifiche delle chat su molti più telefoni. Su Pixel il sistema avvisa già di un messaggio sospetto direttamente dalla tendina delle notifiche, prima ancora di aprire l’app di chat. Google lo porterà entro l’anno a centinaia di milioni di persone in più, con i telefoni di HONOR, Motorola, OPPO, OnePlus, realme, vivo, Xiaomi e altri marchi.
  • Schermo condiviso, dati coperti. Mentre condividi lo schermo, Chrome e WebView (il componente che mostra le pagine web dentro le altre app) oscurano in automatico i campi di accesso e le schermate di pagamento. Arriva questo mese sui telefoni con Android 15 o successivo.
  • Stop all’inoltro di chiamata nascosto. Android impedisce alle app di attivare in sottofondo la deviazione delle chiamate verso un altro numero, e ti avvisa se qualcuno ti convince a digitare tu il codice che la attiva. Dall’inizio di dicembre, su Pixel e altri telefoni.

C’è poi la parte sulle banche: con le app ufficiali di alcuni istituti, Android verifica in tempo reale se la chiamata che ricevi è partita davvero dalla banca, e se la verifica fallisce riattacca e ti avvisa. Google cita Banco do Brasil, Itaú Unibanco e Revolut, e scrive di aver bloccato oltre 3 milioni di chiamate falsificate a nome delle prime due da giugno. Banche italiane, per ora, nel post non ce ne sono.

Difese diverse, con un filo comune: tutte provano ad arrivare prima della tua mano.

La novità vera: leggere le intenzioni

Il filtro antispam classico lavora come un buttafuori con una lista. Questo numero no, questo link no. Google stessa, nel 2025, scriveva che le protezioni tradizionali difendono prima che la conversazione cominci, e funzionano meno con le truffe che diventano pericolose a metà strada. Le liste aiutano contro le minacce già note. Le conversazioni che diventano pericolose strada facendo sono più difficili da fermare.

Una truffa paziente è fatta di messaggi innocui. Il primo è un saluto. Il secondo una chiacchiera. Il terzo un piccolo favore. Ogni passo, preso da solo, può sembrare innocuo. È la sequenza a essere pericolosa.

Chi studia la persuasione conosce bene questo meccanismo. Si chiama impegno e coerenza, e la sua applicazione più famosa è la tecnica del piede nella porta: chi ti ha strappato un sì piccolo ottiene più facilmente anche quello grande, perché ognuno di noi vuole restare coerente con quello che ha già detto. Il truffatore paziente costruisce una scala di piccoli sì, un gradino al giorno. Quando arriva la richiesta vera, sei già a metà della salita.

Google, nell’annuncio, descrive proprio questo: i truffatori nascondono i loro veri scopi dietro conversazioni a fuoco lento. Già nel 2025, presentando il rilevamento delle truffe in Messaggi, l’azienda parlava di conversazioni che cominciano in modo innocente e poi spingono, piano piano, a dare dati, a mandare soldi o a spostarsi su un’altra app di messaggi. Da allora un’AI sul telefono cerca questi schemi. La novità di oggi aggiunge i modelli più potenti, nel cloud, con un compito dichiarato: valutare il contesto dei messaggi e capire più in fretta l’intenzione del truffatore.

È il potenziamento di un lavoro già cominciato. Il buttafuori controllava i nomi sulla lista; l’AI sul telefono ha cominciato a guardare gli schemi; adesso, con i modelli nel cloud, le si chiede di avvicinarsi a quello che fa una persona esperta di manipolazione quando legge una chat: guardare la direzione delle frasi, prima del loro contenuto.

Le parole, il truffatore le cambia ogni settimana. Lo scopo resta sempre lo stesso.

Il prezzo della protezione

C’è un dettaglio che nel comunicato occupa due righe e che invece merita un paragrafo intero.

Quando nel 2025 Google aveva presentato il rilevamento delle truffe in Messaggi, aveva insistito su un punto: tutta l’elaborazione dei messaggi restava sul telefono. La modalità avanzata cambia la regola. Per riconoscere le truffe più sofisticate, le conversazioni con i mittenti sconosciuti vanno nel cloud, ai modelli Gemini più potenti. L’analisi sul telefono resta, e quella nel cloud si aggiunge.

Google dice che tutto avviene in Private AI Compute: uno spazio dedicato dove i dati sono cifrati ed elaborati restando, testuale, «privati per te e inaccessibili a chiunque altro, Google compresa». È una promessa tecnica che dalla mia scrivania non posso verificare. Posso però mettere in fila tre fatti. La modalità è facoltativa: la attivi tu. Riguarda le conversazioni con chi non conosci. E sono proprio quelle dove di solito si nasconde il truffatore.

Il cambiamento, quindi, riguarda il luogo: i messaggi dei mittenti sconosciuti vengono elaborati anche fuori dal telefono, in cambio di un paio d’occhi in più. Google dichiara che restano privati; la mia riserva riguarda solo il fatto che quella garanzia non ho potuto verificarla in modo indipendente. Per un telefono personale può essere uno scambio sensato. Per chi riceve ogni giorno messaggi da clienti nuovi, pazienti, persone che scrivono per la prima volta, è una scelta da fare a mente fredda, prima che compaia il pulsante.

La sicurezza, di solito, si paga in comodità. Questa volta si paga in fiducia.

Due difese per i due gesti che contano

Ogni truffa ha un momento preciso in cui le parole diventano un gesto. Tu condividi lo schermo. Tu digiti un codice. Tu tocchi un link. Fino a lì il truffatore ha solo parlato: è il tuo gesto a consegnargli le chiavi.

Due delle novità di Google colpiscono proprio questi momenti.

La prima è la condivisione dello schermo, una truffa già nota in Italia. A novembre 2025 Altroconsumo raccontava che molte banche avevano già avvisato i clienti di questa truffa. Comincia quasi sempre con una telefonata o un messaggio. Dall’altra parte c’è un finto operatore della banca, un consulente o un tecnico, educato e rassicurante, che parla di un accesso sospetto o di un pagamento anomalo. Mette fretta. Poi chiede di condividere lo schermo, o di installare un programma di assistenza. Da quel momento vede tutto: le credenziali dell’home banking, i codici che arrivano via SMS, i movimenti del conto. A volte prende anche il controllo del dispositivo.

La frase più importante dell’avviso di Altroconsumo è questa: i truffatori non rubano i dati con un virus, ma convincendo le vittime a mostrarglieli spontaneamente. Il finto operatore usa la leva più antica che ci sia, l’argomento d’autorità: chi sembra avere titolo per chiedere, ottiene. Aggiungi la fretta, e il gioco è fatto.

Android, durante la condivisione, oscura già le informazioni sensibili nelle app native, cioè nelle schermate costruite dall’app stessa. Adesso, dice Google, la stessa protezione arriva anche alle pagine web aperte in Chrome e dentro le app tramite WebView: campi di accesso e schermate di pagamento vengono oscurati da soli mentre condividi. Il truffatore può ancora convincerti a mostrare lo schermo. Quello che vede, però, si riduce.

La seconda è l’inoltro di chiamata. Il trucco è deviare le tue chiamate verso un altro numero, di nascosto, per intercettare i codici usa e getta (gli OTP, quelli che servono per entrare negli account o confermare un’operazione) e prendersi i tuoi account. Google dice che Android ora impedisce alle app di attivare l’inoltro in sottofondo. E se è il truffatore a dettarti al telefono un codice di servizio da digitare sul tastierino per attivarlo (i tecnici li chiamano codici MMI), Android ti avvisa prima che abbia effetto.

È la stessa lettura che facevamo ieri parlando della falla di Windows che aggira l’avviso giallo: il codice apre la porta, la maniglia la gira una persona. Qui il telefono prova a mettersi fra la persona e la maniglia.

Il truffatore ti convince. Il telefono, adesso, prova a fermarti la mano.

E in Italia?

Qui la notizia si stringe.

Per la modalità di protezione avanzata, Google non indica i paesi. Sappiamo che si appoggia al rilevamento delle truffe di Messaggi. Per quello, in un post datato 25 febbraio 2026, nella versione che si legge oggi, l’azienda scrive di averlo esteso a più di 20 paesi, senza elencarli, e cita alcune lingue: inglese, arabo, francese, tedesco, portoghese e spagnolo. L’elenco non è completo, quindi l’assenza dell’italiano non basta a dire che sia escluso. Basta però a dire che nessuno l’ha promesso.

C’è poi una funzione diversa, gli avvisi di truffa nelle notifiche delle app di chat, che ha elenchi precisi. Le pagine di aiuto, consultate oggi, indicano 55 paesi e territori: quasi tutti nelle Americhe, più l’Australia e qualche paese d’Asia, e in Europa Francia, Germania, Spagna e Regno Unito. L’Italia non c’è, e fra le lingue l’italiano nemmeno.

Qualcosa, però, c’è già. Sui telefoni Pixel il rilevamento delle truffe durante le chiamate funziona anche in Italia: lo stesso post di Google, nella versione di oggi, ci mette nell’elenco. E c’è il controllo con Cerchia e cerca o con Lens: fai uno screenshot del messaggio che non ti convince, chiedi a Google di valutarlo, e l’AI ti dice se ha l’aria di una truffa e cosa fare. Google lo dichiara disponibile in tutto il mondo, con una precisazione che vale la pena sapere: la risposta compare solo quando i suoi sistemi sono molto sicuri della qualità.

Per la condivisione dello schermo e per l’inoltro di chiamata, le note di Google parlano di versioni di Android e di modelli di telefono, senza indicare limiti di paese. In una nota generale, però, l’azienda avverte che alcune funzioni potrebbero non essere disponibili ovunque. La mia lettura: è probabile che queste due arrivino anche qui, ma la prova vera la dà il tuo telefono.

Per la novità più ambiziosa, la disponibilità in Italia resta da chiarire. Il resto, in parte, è già qui.

Anche il comunicato vuole convincerti

Un’ultima cosa. Questo è un blog che si occupa di persuasione, e sarebbe strano guardare solo quella dei truffatori.

Il post di Google porta due prove a favore di Android. La prima è una valutazione di Leviathan Security Group: nel confronto fra quattro telefoni (Pixel 11 Pro, iPhone 18 Pro, Galaxy S26 e Motorola Razr 2026), guardando le funzioni integrate, senza costi e attive di serie, giudica più forti le protezioni dei dispositivi Android. In nota Google precisa che la valutazione è commissionata e pagata da Google. La seconda è un sondaggio fatto con YouGov su 4.500 adulti negli Stati Uniti, in Canada e in Australia, tutti già raggiunti da un tentativo di truffa: alle domande di confronto hanno risposto 2.658 di loro, e chi usa un iPhone dice più spesso di chi usa un Pixel di essere caduto in una truffa.

I due dati possono anche essere giusti. Ma lavorano per chi li pubblica, e vanno letti per quello che sono: argomenti di vendita, messi accanto alle funzioni. Le funzioni le puoi provare. Una valutazione pagata da uno dei concorrenti va presa con le pinze.

E poi c’è la frase di chiusura, bellissima: se le truffe sono sempre più difficili da riconoscere, stare al sicuro non dovrebbe dipendere da te. È vera a metà. Le difese automatiche aiutano, e queste sembrano buone. Il gesto finale, però, resta tuo.

Un’azienda che ti protegge dalla persuasione usa la persuasione per dirtelo. È il suo mestiere. Il tuo è accorgertene.

Come portarlo nel tuo lavoro

Le nuove difese di Android sono un paracadute. La cintura di sicurezza, in ufficio come a casa, sono poche regole chiare, scritte e condivise. Eccone sei, che valgono anche se il tuo telefono queste novità non le vedrà mai.

  1. Una regola di squadra sullo schermo. In studio o in negozio, chi telefona non ottiene la condivisione dello schermo e non fa installare programmi di assistenza, anche se dice di essere la banca, il fornitore o il tecnico. Le banche, ricorda Altroconsumo, non chiedono né di condividere lo schermo né di comunicare codici di sicurezza.
  2. Codici dettati al telefono: si chiude. Se qualcuno ti chiede di digitare un codice sul tastierino, o di leggergli quello che ti è appena arrivato via SMS, la conversazione è finita. Poi richiami tu.
  3. Richiama sempre al numero ufficiale. Chi ti cerca con urgenza può aspettare cinque minuti. Chiudi, trova il numero sul sito o sulla carta, e chiama tu. È il consiglio più semplice di Altroconsumo, e toglie al truffatore la sua arma preferita: la fretta.
  4. Conta i telefoni vecchi. L’oscuramento durante la condivisione dello schermo è previsto per Android 15 e successivi: se in azienda girano telefoni con versioni precedenti, aggiorna quelli che si possono aggiornare e sappi quali restano scoperti. Per il blocco dell’inoltro Google parla di Pixel e di altri modelli scelti, senza una versione minima: lì va verificato modello per modello.
  5. Chiedi un secondo parere alla macchina. Davanti a un messaggio dubbio, uno screenshot e Cerchia e cerca (o Lens nell’app Google, anche su iPhone) ti danno una valutazione. È un parere: la decisione resta tua. E ricorda che oggi anche una voce si può clonare: «al telefono sembrava proprio lui» vale meno di quanto vorremmo.
  6. Decidi prima sulla modalità avanzata. Se e quando arriverà anche qui, ti chiederà di mandare nel cloud le conversazioni con chi non conosci. Sul telefono personale può valere la pena. Su quello con cui parli con clienti e pazienti, decidilo con chi in azienda segue la privacy.

Se ti è successo, la strada indicata da Altroconsumo è questa: chiama subito la banca ai numeri ufficiali e fai bloccare carte e conti, cambia le password, disinstalla qualsiasi programma che ti hanno fatto installare, presenta denuncia alla Polizia Postale e controlla i movimenti del conto per qualche settimana.

La tecnologia sta imparando a riconoscere la persuasione. Guardare come evolve una conversazione, oltre alle singole parole, può aiutare anche te a riconoscere una richiesta sospetta.

Domande frequenti

Cos’è la modalità di protezione avanzata di Google Messaggi?

È un’impostazione nuova di Google Messaggi, annunciata il 14 ottobre 2026 e in arrivo nelle prossime settimane, che si attiva per scelta. Fa analizzare le conversazioni con i mittenti sconosciuti anche ai modelli Gemini nel cloud, per riconoscere le truffe che si sviluppano in più messaggi; controlla i link nuovi con Gemini Nano sul telefono e mostra avvisi più chiari sui link mandati da numeri che non sono in rubrica. Le singole funzioni dipendono dal modello di telefono: il controllo dei link, per esempio, è previsto su Pixel 10 e successivi, Galaxy S26, Z Flip 8, Z Fold 8 e altri modelli scelti.

La modalità di protezione avanzata è disponibile in Italia?

Google non l’ha detto. Per il rilevamento delle truffe di Messaggi, su cui la modalità si appoggia, Google cita alcune lingue (inglese, arabo, francese, tedesco, portoghese, spagnolo) senza un elenco completo; per una funzione vicina, gli avvisi nelle notifiche delle chat, gli elenchi di paesi e lingue al 15 ottobre 2026 non comprendono né l’Italia né l’italiano. Sui Pixel, invece, il rilevamento delle truffe durante le chiamate funziona anche in Italia.

Se attivo la modalità avanzata, Google legge i miei messaggi?

Le conversazioni con i mittenti sconosciuti vengono analizzate nel cloud. Google dice che l’analisi avviene in Private AI Compute, dove i dati sono cifrati ed elaborati in uno spazio dedicato, inaccessibile a chiunque altro, Google compresa. È una garanzia dichiarata da Google; la modalità resta facoltativa.

Come funziona la truffa della condivisione dello schermo?

Un finto operatore della banca o un finto tecnico telefona o scrive, parla di un accesso sospetto o di un pagamento anomalo, mette fretta e chiede di condividere lo schermo o di installare un programma di assistenza. Così vede credenziali, codici via SMS e movimenti del conto. Su Android 15 e successivi, Chrome e WebView oscureranno in automatico i campi di accesso e di pagamento durante la condivisione.

Come mi difendo oggi dalle truffe telefoniche?

Le regole più utili non dipendono dal telefono: le banche non chiedono di condividere lo schermo né di comunicare codici, quindi davanti a queste richieste si chiude la chiamata e si richiama al numero ufficiale. Per un messaggio dubbio puoi chiedere un parere a Cerchia e cerca o a Lens. Se ci sei cascato: banca ai numeri ufficiali, blocco di carte e conti, password nuove, denuncia alla Polizia Postale.

Cos’è l’inoltro di chiamata e perché lo usano i truffatori?

È la deviazione delle chiamate in arrivo verso un altro numero. I truffatori la attivano di nascosto, o convincono la vittima a digitare il codice che la attiva, per intercettare i codici usa e getta (OTP) e prendersi gli account. Dall’inizio di dicembre, su Pixel e altri telefoni, Android bloccherà le app che la attivano in sottofondo e mostrerà un avviso prima che il codice digitato abbia effetto.

Fonti

Manuale di sopravvivenza alla stupidità umana — Luca Masrè Passaro
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Luca Masrè Passaro
// scritto da
Luca Masrè Passaro

Comunicazione, psicologia e persuasione. Autore del Manuale di sopravvivenza alla stupidità umana.

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