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Luca Masrè Passaro
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Windows: la falla che aggira l’avviso giallo

Aggiornamento Windows di ottobre 2026: oltre 1.400 falle e una già sfruttata via email o chat. Cosa fare oggi e perché l’AI fa crescere il numero.

LMP Luca Masrè Passaro
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15.10.2026
Illustrazione: operai su un'impalcatura chiudono le crepe di un grande muro di pietra al tramonto, mentre un piccolo robot con una lanterna le illumina per trovarle

Hai presente quella striscia gialla in cima a Word o a Excel, quella della «Visualizzazione protetta», che ti ricorda che il file arriva da internet e potrebbe essere pericoloso? Può capitare di ignorarla per abitudine, con un piccolo fastidio.

Quella striscia è un avviso. E martedì Microsoft ha corretto una falla, già usata dagli attaccanti, che può aggirare le protezioni da cui nasce: un file preparato ad arte salta il meccanismo che di solito fa scattare gli avvisi e, per i documenti di Office, la modalità protetta.

La correzione è arrivata dentro il ciclo di aggiornamenti più grande della storia di Microsoft: più di 1.400 falle, fra Windows, Office e gli altri prodotti dell’azienda. E fra le persone che Microsoft ringrazia per aver segnalato proprio la falla già sfruttata, il bollettino ufficiale scrive un nome con una precisazione: «Benoit Sevens using Claude with Anthropic». Un ricercatore che lavorava con un’intelligenza artificiale.

Tre notizie in una. Partiamo da quella che ti chiede di fare qualcosa oggi.

In breve

Martedì 13 ottobre 2026 Microsoft ha pubblicato gli aggiornamenti di sicurezza di ottobre: nel bollettino ufficiale ci sono 1.409 voci nuove con un codice assegnato da Microsoft, 69 classificate come critiche (altri conteggi arrivano a 1.413 o 1.415 falle). È il volume più alto di sempre. Una falla, identificata dal codice CVE-2026-96951, è già sfruttata dagli attaccanti: con un file preparato e mandato per email o in chat, permette di aggirare il «Mark of the Web», il contrassegno che attiva gli avvisi sui file arrivati da internet. Riguarda Windows 10, Windows 11 e Windows Server. Fra chi l’ha segnalata c’è un ricercatore che, secondo il bollettino, lavorava con Claude di Anthropic. Secondo Dustin Childs di Zero Day Initiative, l’AI è «in parte» la ragione del record, perché accelera la ricerca delle falle, sia dei produttori sia dei ricercatori. La cosa da fare: installare gli aggiornamenti e riavviare il computer.

Cosa è successo

Ogni secondo martedì del mese Microsoft pubblica le correzioni di sicurezza per i suoi prodotti. Nel settore lo chiamano «Patch Tuesday», il martedì delle toppe. Quello di ottobre è caduto martedì 13.

Contare le falle di questo giro è più difficile del solito, e i numeri cambiano a seconda di chi conta. Le voci del bollettino sono identificate da un codice CVE, una specie di numero di targa. Ho scaricato il bollettino ufficiale di Microsoft e ho fatto i conti: le voci pubblicate per la prima volta il 13 ottobre sono 1.483, e 1.409 hanno un codice assegnato da Microsoft stessa. Le altre arrivano da altri enti, per esempio da chi mantiene Linux. The Hacker News conta 1.413 falle; Dustin Childs, che alla Zero Day Initiative di TrendAI si occupa di analisi delle minacce, ne conta 1.415. In ogni caso il risultato è lo stesso: è la prima volta che il numero ha quattro cifre.

Per avere un ordine di grandezza, lo dice Childs: questo mese da solo supera il volume di qualsiasi anno intero precedente di Microsoft. In tutto il 2023, ricorda, le falle di Microsoft erano state 914. A settembre, secondo The Hacker News, erano state quasi mille. E secondo Satnam Narang di Tenable, un’azienda di sicurezza, da inizio anno Microsoft ne ha corrette più di 4.000.

Dentro il bollettino c’è un po’ di tutto. Nel conteggio ufficiale, 69 voci hanno la gravità massima, «critica». Le più numerose sono le elevazioni di privilegi, cioè i modi per ottenere più poteri su un computer in cui si è già entrati: 673. Poi vengono 314 voci che riguardano codice fatto girare da lontano e 252 che possono far uscire informazioni. Fra i singoli componenti, quello con più correzioni è Excel, con 69.

E poi c’è quella che conta di più per chi ha un computer acceso in ufficio.

La falla già usata dagli attaccanti

È identificata dal codice CVE-2026-96951, e Microsoft la classifica come «Windows Shell Security Feature Bypass»: un modo per aggirare una funzione di sicurezza nella shell di Windows, la parte del sistema che gestisce file, cartelle e finestre. La gravità ufficiale è «importante», il punteggio di rischio 8,8 su 10. Nel bollettino è segnata con due parole che nessun amministratore vuole leggere: «Exploitation Detected», sfruttamento rilevato.

Cosa permette? Microsoft lo spiega così: chi sfrutta la falla può eludere le difese del «Mark of the Web». È il contrassegno che Windows mette sui file arrivati da internet, e permette di attivare protezioni come gli avvisi di sicurezza e, per i documenti di Office, la Visualizzazione protetta in sola lettura. È la striscia gialla da cui siamo partiti.

Come arriva l’attacco? Anche qui la risposta di Microsoft è chiara: l’attaccante manda alla vittima un file preparato apposta, per email o con un messaggio. Help Net Security aggiunge che può passare anche dagli strumenti di lavoro di gruppo come Teams e Slack, o da un sito malevolo da cui si viene spinti a scaricarlo.

Chi lo usa, e contro chi, non si sa. The Hacker News lo scrive chiaro: non è noto come la falla venga sfruttata negli attacchi reali, da chi, né chi sia stato preso di mira. Narang di Tenable ricorda che è la terza falla della shell di Windows sfruttata quest’anno, e che una delle precedenti era legata ad APT28, un gruppo di attaccanti noto anche come Fancy Bear. Se ci sia un legame anche questa volta, dice, non è chiaro. L’agenzia americana per la sicurezza informatica, la CISA, l’ha messa nel suo catalogo delle falle sfruttate e ha dato tempo agli uffici federali americani fino a venerdì 16 ottobre per installare la correzione.

I sistemi interessati sono quelli che trovi in quasi ogni ufficio: Windows 10, Windows 11 dalla versione 23H2 alla 26H2, e Windows Server dal 2012 R2 al 2025.

Il codice apre la porta, la maniglia la gira una persona

C’è una frase nella scheda ufficiale di Microsoft che vale la pena leggere due volte: l’attaccante «non ha modo di costringere» qualcuno a guardare i suoi contenuti. Deve invece «convincere» la persona a fare qualcosa: cliccare su un link, aprire un allegato.

Questa è la parte che mi interessa di più, perché è comunicazione. La falla può aggirare l’avviso. Per sfruttarla, però, l’attaccante deve comunque convincere una persona a fare qualcosa.

Pensa a come funzionano gli avvisi. La striscia gialla è un piccolo atto di comunicazione: ti dice «aspetta un attimo» nel momento esatto in cui stai per aprire qualcosa. Fa il suo lavoro proprio così, mettendo un secondo di attrito fra la mano e il clic. Un attacco come questo lavora su due fronti. Il codice spegne l’attrito. Un messaggio può aggiungere una leva di persuasione, per esempio la fretta.

Le leve sono sempre le stesse, e le conosci se hai letto qualcosa sulla persuasione: l’urgenza («entro oggi»), l’autorità (il fornitore, la banca, il commercialista), la familiarità (un nome che conosci, un tono che ti sembra quello di sempre). Sono gli esempi tipici dei messaggi truffa: i messaggi usati in questo attacco le fonti non li descrivono. Ma il meccanismo è quello: quando manca l’avviso, diventa ancora più importante la scelta della persona che legge.

L’aggiornamento corregge questa falla. Il dubbio prima del clic resta compito tuo.

Perché così tante falle: l’AI accelera la ricerca

Mille e quattrocento falle in un mese fanno paura. Vale la pena capire da dove arrivano, perché la risposta cambia il modo di leggere il numero.

La spiegazione più citata è di Dustin Childs, che a Zero Day Initiative segue da anni questi bollettini. Te la traduco quasi parola per parola: «Centinaia di falle in un solo rilascio una volta erano l’eccezione, ora sono la normalità. La colpa è dell’AI? In parte. Sta accelerando la caccia ai bug da tutte e due le parti della barricata: i produttori trovano, e correggono, più falle, e anche i ricercatori le trovano più in fretta. Ma l’AI non crea questi bug dal nulla. Accorcia soltanto il tempo fra il momento in cui una falla esiste e il momento in cui qualcuno se ne accorge».

La lettura che ne ricavo è questa: il record racconta anche una ricerca più veloce. Le falle, dice Childs, l’AI non le crea dal nulla: le fa vedere prima. Da questo numero, da solo, non si può dedurre quanto sia peggiorato il software.

E c’è un dato che Childs aggiunge per tenere i piedi per terra. Le falle più pericolose, quelle già usate dagli attaccanti prima della correzione, le cosiddette «zero-day»: per Microsoft, quest’anno fra gennaio e ottobre sono state 15. Nel 2023, nello stesso periodo, erano state 17. «L’AI sta sicuramente aiutando a scoprire i bug», scrive, «ma non abbiamo visto lo stesso aumento nello sfruttamento delle zero-day. Non ancora».

Quel «non ancora» è la parte da tenere a mente. Childs stesso scrive che sfruttare le falle con l’aiuto dell’AI «è sicuramente una realtà», come si è visto all’ultimo Pwn2Own, una gara fra cacciatori di falle, anche se non è ancora entrato nell’uso comune. Avevo raccontato l’uso dell’AI nella ricerca delle falle parlando di Chrome, dove due falle critiche su quattro erano state trovate con l’AI, e il suo possibile impiego negli attacchi nel caso del gruppo olandese di cacciatori di falle violato, secondo le vittime, da un agente AI.

Il nome nel bollettino di ottobre è un piccolo segnale della stessa tendenza. Fra i quattro ringraziamenti per la falla sfruttata, Microsoft scrive testualmente «Benoit Sevens using Claude with Anthropic». Il bollettino non spiega quale parte del lavoro abbia fatto il ricercatore e quale l’AI. Però, accanto al nome della persona, nel ringraziamento ufficiale compare anche lo strumento.

Quando tutto è urgente

C’è un problema di comunicazione anche dalla parte di chi deve installare le correzioni. Mille e quattrocento segnalazioni in un mese sono tante per chiunque, e un volume così alto rende più difficile distinguere le priorità.

Childs lo dice in modo molto pratico: chi decide le priorità contando le falle, invece di guardare quanto sono sfruttabili, spreca energie sulle falle sbagliate. Il suo consiglio è di correggere prima quelle per cui lo sfruttamento è provato, quelle prioritarie e quelle già rese pubbliche, e di trattare il resto come la nuova normalità del mese.

Con questo bollettino Microsoft ha introdotto anche i «risk cohorts», gruppi di falle che richiedono una valutazione simile, per aiutare le aziende a organizzare la loro analisi. Microsoft stessa li presenta come un punto di partenza: ogni falla, dice, va comunque valutata una per una.

Per un piccolo studio o un’azienda senza un reparto informatico, il primo passo è più semplice: verificare che gli aggiornamenti siano installati su tutti i computer e sui programmi che usate. Per i server e i sistemi gestiti da altri, le priorità si concordano con chi li amministra. Poi resta la parte che nessun aggiornamento fa: che le persone sappiano riconoscere un messaggio che le spinge a correre.

Se hai ancora Windows 10

La falla sfruttata riguarda anche Windows 10, comprese versioni piuttosto vecchie. E qui c’è un dettaglio che molti uffici hanno dimenticato.

Il supporto ordinario di Windows 10 è finito nell’ottobre del 2025. Da allora gli aggiornamenti di sicurezza critici e importanti per Windows 10 versione 22H2 arrivano attraverso un programma a parte, gli Extended Security Updates, o ESU: aggiornamenti di sicurezza estesi. Per il programma destinato ai privati, la pagina ufficiale di Microsoft indica come termine il 12 ottobre 2027: ci si può iscrivere fino ad allora, e chi è già iscritto resta coperto fino a quella data senza fare niente. Microsoft avverte anche che, finché il computer non è iscritto, è più esposto.

Attenzione a una distinzione: la versione per i privati non si può usare per scopi commerciali, e non viene offerta per esempio ai computer collegati a un dominio aziendale, cioè con utenti e computer amministrati centralmente. Per gli usi aziendali Microsoft prevede un percorso distinto.

Il computer dimenticato in fondo all’ufficio, quello che «tanto serve solo per la stampante», è il primo da controllare.

Un esempio: la falla che scatta con l’anteprima

Per capire perché aggiornare conta anche per chi è prudente, nel bollettino c’è un esempio che vale più di molte spiegazioni. Riguarda l’estensione di Windows che legge le foto in formato RAW, quello delle macchine fotografiche. La falla ha un punteggio di rischio di 9,8 su 10 e il codice gliel’ha assegnato Cisco Talos, un gruppo di ricerca esterno, quindi non rientra nelle 1.409.

La scheda di Microsoft dice che un attaccante potrebbe sfruttarla convincendo qualcuno ad aprire una cartella che contiene un file RAW preparato apposta. La falla scatta quando Windows crea la miniatura o l’anteprima: il file, dice testualmente Microsoft, non serve nemmeno aprirlo.

Un dettaglio pratico: per questa estensione la scheda di Microsoft non indica un pacchetto di Windows Update, ma rimanda alla pagina che spiega come aggiornare le app dal Microsoft Store. Contro un’anteprima la prudenza serve a poco: serve l’aggiornamento, anche quello delle app.

Come portarlo nel tuo lavoro

Cinque cose concrete, in ordine di urgenza.

  1. Aggiorna oggi e riavvia. Apri Windows Update, installa quello che trovi e riavvia: per completare l’installazione della correzione di questa falla, Microsoft richiede il riavvio. Se hai Windows Server in ufficio, vale lo stesso, anche se lo gestisce qualcun altro: chiedigli quando lo fa. E aggiorna anche le app dal Microsoft Store, dove passa la correzione per i file RAW.
  2. Fai il giro dei computer, anche di quelli spenti. Il portatile nel cassetto, il PC della reception, quello collegato alla macchina in laboratorio. Ogni computer che non si aggiorna è una porta che resta com’era ieri. Se ci sono ancora dei Windows 10, controlla come ricevono gli aggiornamenti estesi: il programma per i privati vale solo per l’uso personale.
  3. Dai un nome a chi se ne occupa. Negli studi piccoli gli aggiornamenti sono di tutti, quindi di nessuno. Una persona, un promemoria il secondo martedì del mese: il prossimo è martedì 10 novembre. Pochi minuti di controllo al mese sono un’abitudine che costa poco.
  4. Allena il secondo di dubbio. Un allegato inatteso, anche da un nome conosciuto, si verifica fuori dal messaggio: una telefonata, una chat, una domanda a voce. Se il messaggio insiste sulla fretta, consideralo un indizio in più. L’avviso giallo a volte sparisce, la tua abitudine di fermarti resta.
  5. Guarda le falle sfruttate, più che il numero. Se ti occupi tu dei sistemi, segui il consiglio di Childs: prima le falle con uno sfruttamento provato, quelle prioritarie e quelle già pubbliche, poi il resto. Per le falle già sfruttate, tieni d’occhio il catalogo della CISA, che raccoglie proprio quelle.

Le macchine trovano le falle sempre più in fretta. Il secondo prima del clic resta tuo.

Se ti interessa il rapporto fra AI e computer di tutti i giorni, ho scritto anche di Copilot dentro Windows e di quanto lasciargli fare e delle botnet che usano l’AI per diffondersi fra i dispositivi di casa.

👉 Leggi anche: Truffe al telefono: Android legge le intenzioni

Domande frequenti

Cos’è il Patch Tuesday di Microsoft?

È il giorno in cui Microsoft pubblica le correzioni di sicurezza per i suoi prodotti: il secondo martedì di ogni mese. Quello di ottobre 2026 è stato martedì 13; il prossimo è martedì 10 novembre 2026.

Quante falle comprendono gli aggiornamenti Microsoft di ottobre 2026?

Dipende da come si contano. Nel bollettino ufficiale ci sono 1.409 voci nuove con un codice assegnato da Microsoft, 69 classificate come critiche; The Hacker News conta 1.413 falle, Zero Day Initiative 1.415. Riguardano Windows ma anche Office, SharePoint, SQL Server e altri prodotti. In tutti i casi è il volume più alto mai pubblicato da Microsoft in un mese.

Cos’è CVE-2026-96951 e perché è urgente?

È una falla della shell di Windows che permette di aggirare il Mark of the Web, il contrassegno che attiva gli avvisi sui file arrivati da internet. Microsoft la segna come già sfruttata dagli attaccanti: per questo va corretta subito. L’attacco richiede che la vittima apra un file o clicchi un link, per esempio ricevuti per email o in chat.

Cos’è il Mark of the Web?

È il contrassegno che Windows mette sui file arrivati da internet. Permette di attivare protezioni come gli avvisi di sicurezza e, per i documenti di Office, la Visualizzazione protetta in sola lettura.

Ho Windows 10: ricevo ancora questi aggiornamenti?

Il supporto ordinario di Windows 10 è finito nell’ottobre 2025. Secondo Microsoft, gli aggiornamenti di sicurezza per Windows 10 versione 22H2 arrivano con il programma ESU. Per il programma destinato ai privati il termine è il 12 ottobre 2027; non si può usare per scopi commerciali, e per gli usi aziendali c’è un percorso distinto.

Che c’entra l’intelligenza artificiale con il record di falle?

Secondo Dustin Childs di Zero Day Initiative, l’AI è «in parte» la ragione: accelera la ricerca delle falle da parte dei produttori e dei ricercatori, e accorcia il tempo fra l’esistenza di una falla e la sua scoperta. Secondo Childs, però, fra gennaio e ottobre le zero-day di Microsoft, cioè le falle già sfruttate prima della correzione, sono state 15 nel 2026, contro 17 nello stesso periodo del 2023. Fra chi ha segnalato la falla sfruttata di ottobre, il bollettino di Microsoft cita un ricercatore che lavorava con Claude di Anthropic.

Fonti

Manuale di sopravvivenza alla stupidità umana — Luca Masrè Passaro
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Luca Masrè Passaro

Comunicazione, psicologia e persuasione. Autore del Manuale di sopravvivenza alla stupidità umana.

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