Domenica sera, 4 ottobre. Politico pubblica un’intervista esclusiva a Sam Altman, il capo di OpenAI, l’azienda di ChatGPT. È l’anticipazione di «Decoded», la nuova newsletter e podcast sulla tecnologia della testata americana, che debutta il giorno dopo. La frase che fa il giro del mondo è questa:
«Pensiamo che il mondo debba accettare che succedano alcune cose brutte, in cambio dei benefici di questa tecnologia e della possibilità delle persone di scegliere da sé.»
Letta di corsa sembra un’ammissione. Io la leggo come una mossa di comunicazione, e costruita bene. Per te che usi l’AI al lavoro la domanda utile è un’altra: chi ha deciso quanto danno è accettabile. E chi lo paga.
In breve
Il 4 ottobre 2026, in un’intervista a Politico, Sam Altman ha detto che il mondo deve accettare «alcune cose brutte» in cambio dei benefici dell’AI, e che su questo OpenAI la pensa in modo molto diverso da Anthropic. Per lui sarebbe un cattivo affare garantire zero attacchi informatici, zero abusi e zero truffe se il prezzo fosse chiudere l’AI nelle mani di pochi. La linea la mette sui rischi catastrofici, come perdere il controllo dell’AI. L’intervista arriva mentre OpenAI ha avvisato oltre 100 organizzazioni per attività dei suoi modelli. Il messaggio, per chi lavora, è chiaro: una parte della prudenza tocca a te.
Cosa ha detto Sam Altman, parola per parola
L’articolo di Politico lo firmano Christine Mui e Brendan Bordelon, che ha fatto l’intervista. Bordelon chiede ad Altman dove si separa da Anthropic, l’azienda di Claude guidata da Dario Amodei. Altman risponde che c’è «molta distanza», in inglese «a lot of daylight», e spiega la differenza con la frase delle «cose brutte».
Poi, secondo quanto riporta Reuters, descrive la posizione che rifiuta. «Non sono d’accordo, ma capisco chi ragiona così: questa tecnologia diventerà così potente e così pericolosa che dovrebbe averla un solo laboratorio di San Francisco, che si assicura che non succeda niente di male e decide come distribuirne i benefici.» Per lui è uno scambio «del tutto inaccettabile», contrario all’approccio «più leggero» alle regole che OpenAI sostiene.
E fa l’elenco, sempre secondo Reuters: «Non accetterei uno scambio del tipo: garantiamo che non ci saranno grandi attacchi informatici, nessun abuso di questa tecnologia, zero truffe, zero di tutte le altre cose brutte che succederanno. Perché penso che le persone faranno enormemente più cose buone che cattive, di ordini di grandezza.»
Il confine lo traccia in alto. Altman dice di non accettare «i rischi davvero catastrofici»: secondo il Daily Beast e il sito indiano Digit, come esempio cita la possibilità di una «seria perdita di controllo» sull’AI. Sempre secondo il Daily Beast, ha descritto il suo approccio leggero come qualcosa che «porta con sé l’accettazione del fatto che alcune cose brutte succederanno, mentre la società trova il modo di reggere i colpi».
Riassunto in una riga: Altman rifiuta i rischi che considera davvero catastrofici. Alcuni danni, compresi i grandi attacchi informatici, li mette in conto in cambio dei benefici.
Perché lo dice proprio adesso
La frase arriva in una settimana precisa. Il 30 settembre OpenAI ha scritto che, al 26 settembre, aveva avvisato più di 100 organizzazioni per attività dei suoi modelli che rientravano nei suoi criteri di segnalazione. L’azienda precisa che un avviso non significa che siano state viste informazioni private o violati sistemi di altri, e che la revisione continua: si aspetta di trovare altri casi. Ne abbiamo parlato in Gli agenti AI di OpenAI hanno sconfinato.
Brendan Bordelon, che ha fatto l’intervista, la legge così nella newsletter Forecast di Politico: Altman sta preparando il pubblico alla «certezza quasi assoluta», nella sua testa, che succederanno altri incidenti. «Ci ha già detto che queste non sono le ultime rivelazioni sugli attacchi autonomi di OpenAI», aggiunge, cioè sulle azioni fatte dai modelli da soli. E secondo lui Altman vuole marcare la differenza con le aziende che considerano inaccettabile qualunque incidente, con Anthropic «probabilmente» in cima alla lista.
Poi c’è la politica. Martedì 29 settembre, alla Casa Bianca, OpenAI, Anthropic e altre aziende hanno firmato con Trump un accordo volontario di autoregolazione, con controlli interni e revisori esterni: lo abbiamo raccontato in L’AI ora si chiama «Super Intelligence». Trump, scrive Reuters, ha in gran parte respinto le richieste di nuove restrizioni, sostenendo che renderebbero più difficile per le aziende americane competere con quelle cinesi.
Il dettaglio più interessante, però, lo scrive Politico. Sulle regole concrete le due aziende si sono avvicinate. Altman si è detto d’accordo con l’invito fatto a settembre da Amodei a rallentare lo sviluppo dei modelli più avanzati. OpenAI ha seguito Anthropic nell’appoggiare leggi statali con requisiti di sicurezza più severi di quelli che sosteneva prima. E i suoi lobbisti hanno appoggiato una proposta bipartisan alla Camera americana che obbligherebbe le grandi aziende dell’AI a ospitare valutatori di sicurezza esterni.
La distanza che Altman rivendica, quindi, sta nella visione del mondo: chi decide, e quanto rischio si accetta lungo la strada. Quando i fatti si avvicinano, le parole servono a tenere le distanze.
La mossa: vaccinare il pubblico
In psicologia della comunicazione c’è un’idea con un nome medico: la teoria dell’inoculazione. L’ha sviluppata lo psicologo sociale William McGuire nel 1961. Funziona come un vaccino. Se ti espongo prima a una versione debole di un argomento contrario, ti preparo a resistere quando arriverà quello forte.
La si usa anche per proteggere il pubblico dalla disinformazione. Nella mia lettura Altman la sta usando per proteggere la sua posizione. Anticipa lui una critica che domani potrà arrivare a OpenAI: l’AI fa danni. La presenta in dose piccola («alcune cose brutte»). E ci attacca subito la risposta: il bene sarà più grande di ordini di grandezza.
Alla notizia del prossimo incidente, chi l’ha ascoltato potrebbe ripescare proprio quella cornice: un danno previsto, presentato come il prezzo dei benefici. Era messo in conto. Bordelon, con parole sue, dice una cosa simile: Altman sta forse preparando la scena all’idea che il mondo dovrà abituarsi a una situazione molto caotica, soprattutto negli incidenti informatici autonomi.
Chi lavora in un’azienda conosce la versione in piccolo di questa mossa. La brutta notizia che dai tu, prima, la racconti con le tue parole. Quella che scoprono gli altri la raccontano loro.
Chi annuncia la grandine prima del temporale, quando grandina, passa per previdente.
Le parole da guardare bene
Un capo d’azienda che parla a una testata politica sa che ogni parola verrà citata. Quattro scelte, qui, meritano un secondo sguardo.
«Cose brutte»
È un’espressione piccola, quasi domestica. Fa pensare a un vaso rotto. Poi, nella stessa intervista, Altman le chiama per nome: grandi attacchi informatici, abusi della tecnologia, truffe. Hanno vittime, costi, denunce. Chiamarle «cose brutte» le rimpicciolisce prima ancora di discuterle. È il meccanismo di cui abbiamo parlato in Le parole creano la realtà: le parole scelgono la cornice con cui leggi i fatti, come «cambiamento» al posto di «riscaldamento» quando si parla di clima.
«Agency»
La parola inglese indica la capacità di scegliere e agire da sé. È un valore che piace a tutti: chi vuole qualcuno che decida al posto suo? Ed è qui la mossa. Il valore messo in vetrina è la libertà di chi usa lo strumento. Il costo delle «cose brutte», però, cade anche su chi quella scelta non l’ha fatta. Chi riceve una truffa scritta bene dall’AI ha subito la libertà di un altro.
«Un solo laboratorio»
Altman descrive la posizione opposta come un solo laboratorio di San Francisco che tiene la tecnologia per sé e decide come distribuirne i benefici. Messa così, la scelta diventa secca: o il monopolio di pochi, o qualche truffa in nome della libertà. Il dibattito vero sta in mezzo, ed è più noioso: quali controlli, chi li fa, chi paga quando saltano. È lo stesso terreno su cui, dice Politico, OpenAI e Anthropic oggi sono più vicine di prima.
«Ordini di grandezza»
Significa dieci volte, cento volte di più. È una promessa senza unità di misura: chi conta, e come si mette sulla stessa bilancia un’ora risparmiata e un conto svuotato?
Una frase ben costruita ti fa scegliere fra due estremi. Il lavoro vero è chiedere dove sta tutto il resto.
Il post di sabato: il giudizio resta tuo
Il giorno prima dell’intervista, sabato 3 ottobre, Altman aveva scritto su X: «Mi mette molto a disagio che si provi ad attribuire ai modelli di AI una forza religiosa o a consegnare loro il giudizio umano, e penso che sia un vero problema di sicurezza».
Axios l’ha letta come una frecciata ad Anthropic. Il New York Times aveva raccontato che Christopher Olah, uno dei suoi fondatori, ha incontrato leader religiosi per discutere di coscienza e di morale dei modelli. The Decoder ha ricordato un’altra cosa: nel 2023 e nel 2024 lo stesso Altman diceva che l’obiettivo di OpenAI era costruire una «intelligenza magica nel cielo», e di sentirsi «dalla parte degli angeli» lavorando all’AI.
L’ironia c’è, e la lascio a te. Conta di più la sostanza della frase, che è giusta e ti serve. Consegnare il giudizio a un modello è un rischio di sicurezza: per un’azienda, per uno studio, per chiunque. È la scala che abbiamo messo in fila nei 5 livelli per usare Claude sul serio: più autonomia dai all’AI, più conta il tuo controllo. Ed è il cuore del pensiero critico, che con l’AI diventa una competenza di lavoro.
Su questo Altman ha ragione. E vale anche quando a parlare è lui.
Cosa cambia per chi lavora in Italia
L’intervista riguarda il dibattito sulle regole negli Stati Uniti. Gli strumenti, però, sono gli stessi che usi tu. ChatGPT, gli agenti che leggono la posta e compilano i documenti, i modelli che scrivono codice: li usi tu come li usa un’azienda di Chicago.
Per capire quanto ti riguardano le «cose brutte» dell’elenco di Altman, parti dagli accessi che hai dato e dalle richieste che ricevi. Lo studio con la casella email condivisa, il negozio con l’e-commerce, il professionista che ha dato a un agente l’accesso al calendario e alla posta: ognuno ha una porta da guardare. In Hacker AI: violati i cacciatori di falle abbiamo raccontato un attacco che, secondo il DIVD, l’istituto olandese che lo ha subito, era condotto da un agente AI. E lì la vittima era un gruppo di esperti di sicurezza.
Quando chi costruisce lo strumento dice in pubblico che alcuni incidenti vanno messi in conto, una parte della prudenza si sposta su chi lo usa. Spegnere tutto sarebbe la risposta sbagliata. Quella giusta è smettere di pensare che la sicurezza sia un problema di qualcun altro.
Chi costruisce lo strumento ha detto quanto rischio accetta. Il tuo, decidilo tu.
Come portarlo nel tuo lavoro
Quattro cose pratiche, tutte economiche.
- Leggi le dichiarazioni sull’AI con tre domande. Quando un’azienda parla di rischi, chiediti: quali danni, esattamente? Chi li paga? Chi controlla? Se una delle tre risposte manca, la frase ti sta vendendo una sensazione.
- Dai agli agenti solo i permessi che servono. Un assistente che riassume le mail può leggere senza poter inviare. Pagamenti, messaggi ai clienti e cancellazioni passano sempre da una persona. Apple, sul Mac, sta andando nella stessa direzione: ne abbiamo scritto in Agenti AI sul Mac: Apple stringe i permessi.
- Prendi Altman in parola sulle truffe: le mette nell’elenco delle cose che succederanno. Allora una regola interna semplice costa poco e copre molto: ogni richiesta di pagamento nuova, o un cambio di IBAN, si conferma con una telefonata a un numero che avevi già.
- Nella tua comunicazione, anticipa i rischi con chiarezza. Se devi dire a un cliente che qualcosa può andare storto, dillo prima e dillo per intero: quale rischio, cosa fai per contenerlo, chi paga se succede. Un rischio anticipato si capisce quando lo chiami per nome.
C’è anche una quinta cosa, più sottile. La prossima volta che leggi una frase di un capo dell’AI, prima di decidere se ti piace, guarda come è costruita. Le parole scelte ti dicono dove vuole portarti.
Il rischio, qualcuno lo paga sempre. La cosa seria è dire quale, e chi.
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Domande frequenti
Cosa ha detto Sam Altman a Politico?
Che il mondo dovrebbe accettare che succedano alcune cose brutte in cambio dei benefici dell’AI e della libertà delle persone di usarla. Ha aggiunto che non accetterebbe uno scambio che garantisca zero attacchi informatici, zero abusi e zero truffe se il prezzo fosse lasciare la tecnologia nelle mani di un solo laboratorio, e che la sua linea sono i rischi catastrofici, come una seria perdita di controllo sull’AI.
Quando e dove è uscita l’intervista?
Politico l’ha pubblicata domenica 4 ottobre 2026, alle 16:55 ora di New York (le 22:55 in Italia), come esclusiva e anticipazione di «Decoded», la sua nuova newsletter e podcast sulla tecnologia, che debutta il 5 ottobre. L’hanno ripresa Reuters, Quartz, Digital Trends e molte altre testate.
Perché Altman parla di Anthropic?
Perché Politico gli ha chiesto dove si separa da Anthropic e dal suo capo, Dario Amodei. Anthropic è vista da tempo come l’azienda del settore più favorevole alle regole. Altman dice che fra le due c’è molta distanza nella visione del mondo, anche se, secondo Politico, sulle regole concrete le posizioni negli ultimi mesi si sono avvicinate.
Vuol dire che ChatGPT è meno sicuro di prima?
L’intervista parla di regole e di visione, e non porta dati nuovi sulla sicurezza di ChatGPT. Il contesto, però, è reale: a fine settembre OpenAI ha comunicato di aver avvisato più di 100 organizzazioni per attività dei suoi modelli, precisando che un avviso non significa che ci sia stata una violazione. Il consiglio pratico vale per qualunque strumento: permessi minimi e controllo umano sulle azioni importanti.
Quali rischi Altman considera inaccettabili?
Quelli che chiama «davvero catastrofici», come una seria perdita di controllo sull’AI. Gli attacchi informatici, gli abusi e le truffe li mette invece fra le cose brutte che, secondo lui, succederanno mentre la società impara a reggere i colpi.
Cosa posso fare io, in pratica?
Tre cose subito: dai agli agenti AI solo i permessi che servono, tieni una persona su pagamenti, messaggi ai clienti e cancellazioni, e conferma per telefono ogni richiesta di pagamento nuova. E quando leggi una dichiarazione sui rischi dell’AI, chiediti quali danni, chi li paga e chi controlla.
Fonti
- Politico, «Sam Altman to Decoded: “The world should accept some bad things happening” for the benefits of AI», 4 ottobre 2026: politico.com
- Politico, newsletter Forecast, «Sam Altman exclusive: Bad things will happen», 4 ottobre 2026: politico.com
- Reuters, «OpenAI’s Altman says AI benefits warrant accepting some risks», 4 ottobre 2026 (ripreso da BusinessWorld): bworldonline.com
- The Daily Beast, «AI Boss Sam Altman Makes Terrifying Proclamation», 4 ottobre 2026: thedailybeast.com
- Quartz, «Sam Altman says “the world should accept some bad things happening for the benefits” of AI», 5 ottobre 2026: qz.com
- Axios, «OpenAI’s Altman: Ascribing religion to models a “safety issue”», 3 ottobre 2026: yahoo.com
- The Decoder, «Apparently, OpenAI isn’t trying to build “magic intelligence in the sky” anymore», 3 ottobre 2026: the-decoder.com
- OpenAI, «The Hugging Face incident and other third-party impacts from misaligned models», aggiornamento del 30 settembre 2026: openai.com
- Wikipedia, «Inoculation theory»: en.wikipedia.org