Giovedì 29 ottobre 2026, alle 14:15, la Banca Centrale Europea ha lasciato i tassi dove stavano: 2,50% sui depositi, 2,65% sul rifinanziamento principale, 2,90% sui prestiti marginali. Era la decisione che si aspettavano gli analisti citati nelle fonti della mattina. La notizia del giorno era un’altra, ed era uscita prima: Christine Lagarde lascerà la presidenza della BCE il 7 febbraio 2027, nove mesi prima della scadenza.
Questo articolo parla di chi ha seguito quella giornata.
Mentre a Francoforte si decideva, tre intelligenze artificiali seguivano la giornata per me, ognuna con un compito preciso. Altre due hanno lavorato dopo: una a verificare e scrivere, l’altra a controllare. Cinque AI, una notizia vera, un orario fisso. Le domande erano pronte da lunedì, prima della notizia, e il programma le ha fatte partire da solo agli orari stabiliti. Ogni risposta finiva in un file con l’ora nel nome, e un registro segnava quando ogni domanda partiva e quando arrivava la risposta. Ho acceso il meccanismo una volta e giovedì ho lasciato fare.
Poi è cominciata la parte che quasi nessuno fa: il controllo, pagina per pagina e numero per numero.
In breve
Il 29 ottobre la BCE ha lasciato i tassi fermi e Lagarde ha annunciato che lascerà il 7 febbraio 2027. Tre AI hanno seguito la giornata a orari fissi (Gemini le notizie, Kimi i numeri, Grok i post su X), Claude ha verificato e scritto, Codex ha controllato prima dell’uscita. Gemini ha riportato la decisione giusta otto minuti dopo l’annuncio, Kimi ha dato i cambi giusti, Grok alle 15:15 parlava ancora di tassi «attesi». Gli errori stavano quasi tutti nel tempo: date di articoli spostate di giorni, il cambio euro/dollaro del giorno prima dato per quello del giorno, «chiusure» di Borsa date mentre le fonti descrivevano una seduta ancora in corso, post vecchi di quindici ore. In questo esperimento sono venuti fuori confrontando risposte, date e numeri con le fonti che si potevano aprire, e dichiarando quello che restava senza verifica.
La squadra
Usare più AI insieme ha senso solo se ognuna fa una cosa. Cinque AI che rispondono alla stessa domanda producono cinque opinioni e un gran mal di testa. Cinque AI con cinque compiti diversi diventano una redazione.
Claude, di Anthropic, è la mente. Ha scritto le domande lunedì, prima che succedesse qualcosa. Giovedì alle 16:48, finita la diretta, ha preso i file, ha aperto i link, ha confrontato i numeri e ha scritto questo articolo. Decide cosa esce e cosa resta fuori.
Codex, di OpenAI, la casa di ChatGPT, è il revisore. Rilegge l’articolo frase per frase contro il dossier delle fonti e segnala ogni affermazione più sicura di quello che le fonti dicono. L’articolo esce solo con il suo via libera.
Kimi, di Moonshot, porta i numeri. Lavora con un’estensione che interroga 25 banche dati, fra cui quelle della BCE, di Eurostat e di Yahoo Finance. Due domande: alle 13:40 e alle 16:30, i «prima» e i «dopo».
Gemini, di Google, cerca le notizie fresche. Cinque domande: le attese alle 13:30, la decisione alle 14:20, la conferenza stampa alle 15:00 e alle 15:30, la reazione dei mercati alle 16:45.
Grok, di xAI, legge X. Una domanda sola, alle 15:15: cosa si dice della decisione e della conferenza. È l’unico dei cinque con un costo a domanda nel registro: ogni risposta arriva con il conto in fondo.
Una redazione funziona quando ognuno sa cosa deve portare e qualcuno sa cosa farne.
Prima della decisione
La prima domanda parte alle 13:30. Alle 13:32 Gemini consegna il quadro della mattina. Tassi fermi attesi, taglio escluso, un possibile rialzo di 25 punti base (un quarto di punto percentuale) rimandato alla riunione del 17 dicembre. Aggiunge l’inflazione dell’area euro al 3,8% a settembre e la Federal Reserve americana, ferma il giorno prima fra il 3,75 e il 4%. Claude ha ritrovato i numeri nelle fonti: InvestireOggi del 28 ottobre riporta il 3,8%, Borse.it la forchetta della Fed.
E c’è già la notizia vera. Nella stessa risposta Gemini scrive che Lagarde ha comunicato al Consiglio direttivo l’addio dal 7 febbraio 2027. Era online dalla tarda mattinata: Sky TG24 la dava alle 11:18, secondo la data della pagina.
Poi apri i link, e trovi le prime crepe. Su dodici, dieci si aprono. Ma tre hanno la data sbagliata: un articolo di Forbes indicato «28 ottobre» è del 27, uno di Repubblica Finanza indicato «28 ottobre» è del 22, uno di Milano Finanza indicato «29 ottobre» è del 27. E per due tassi Gemini scrive già «confermato», quarantacinque minuti prima della decisione. Aveva ragione. Ma non poteva saperlo.
Alle 13:40 tocca a Kimi. Il cambio euro/dollaro di riferimento della BCE è 1,1133, e Kimi precisa che è quello del 28 ottobre: quello del 29 esce verso le 16. Sui rendimenti dei titoli di Stato a dieci anni segue la regola che gli era stata data: la sua fonte ha solo medie mensili, quindi il dato del giorno è «non disponibile nella fonte». Lo spread, cioè la differenza di rendimento fra i titoli italiani e quelli tedeschi, lo calcola sulle medie di agosto: circa 80 punti base. Il conto torna con i valori che riporta, che però Claude non ha potuto verificare: il sito della banca dati americana FRED non ha risposto. E soprattutto il numero è vecchio. Quel giorno lo spread stava a 110 alle 14:41 secondo Teleborsa, a 114 alle 15:51 secondo SoldiOnline.
Qui sta la differenza fra un errore e un limite dichiarato. Kimi ha detto quanto era vecchio il suo numero. Un’AI che ti dice «questo dato ha due mesi» ti sta dando un’informazione in più. Già lunedì, quando la sua fonte sull’inflazione si fermava a dicembre 2025, l’aveva scritto, come chiedeva la regola, invece di riempire il buco con una stima. Lo sbaglio di Kimi alle 13:40 è un’etichetta: chiama «BTP» il rendimento tedesco, quando i BTP sono i titoli italiani. Nella risposta delle 16:32 l’etichetta è giusta.
Sulla decisione, prima delle 14:15, Gemini riportava un consenso netto: tassi fermi, occhi su dicembre. Lunedì Grok aveva trovato lo stesso consenso su X. Il pronostico era facile. La differenza la faceva la freschezza.
Le 14:15 e la conferenza, ora per ora
14:23. Otto minuti dopo l’annuncio, il file di Gemini è pronto: tassi invariati, i tre livelli giusti, il link al comunicato ufficiale della BCE in italiano. Aggiunge che quei livelli valgono dal 16 settembre: per il tasso sui depositi l’archivio dati della BCE lo conferma. Una stranezza: per la pagina dei tassi ufficiali linka la versione in polacco. Il contenuto è giusto. La lingua è un’altra.
15:03. Gemini riporta le frasi di Lagarde in inglese, dal discorso introduttivo. «Energy prices have continued to rise», i prezzi dell’energia hanno continuato a salire, con rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita. E «We are not pre-committing to a particular rate path»: la BCE non si impegna in anticipo su un percorso dei tassi. Claude ha confrontato le frasi con il testo pubblicato dalla BCE: ci sono. Le parole d’addio stanno sul Guardian: per Lagarde servire la BCE è stato «great pride and huge privilege», un grande orgoglio e un enorme privilegio, e lascia l’istituzione «with a sense of good work done», con la sensazione di un buon lavoro fatto. Una sola libertà: la prima frase il Guardian la riporta in discorso indiretto, con poche parole fra virgolette, e Gemini l’ha trasformata in una citazione diretta, cambiando anche il tempo del verbo: «It has been…». La frase intera fra virgolette l’ha costruita lui.
15:15. Grok risponde in mezzo minuto, per 17 centesimi di dollaro; il servizio registra 18 post letti. Scrive che la BCE «è attesa a mantenere invariati i tassi». Un’ora dopo la decisione. Parla di «possibili interrogativi sul futuro di Lagarde» quando le dimissioni erano online da quattro ore. Claude ha aperto i sette post che cita: esistono, e i loro titoli vanno nella direzione del suo riassunto. Il problema è un altro. Dal numero di ogni post si ricava quando è stato pubblicato, e il più recente dei sette era delle 00:09 di giovedì. Quando Grok risponde, il più fresco dei post che cita ha quindici ore.
Va detto a suo merito: in fondo alla risposta scrive che le ricerche hanno restituito «principalmente anticipazioni del 28 ottobre». Il limite c’era, ed era scritto. Solo, in fondo.
15:35. Gemini racconta cosa riprendono le agenzie. Reuters sulle dimissioni, i nomi dei favoriti per la successione, Klaas Knot e Pablo Hernández de Cos, una crescita dei salari contrattuali attesa fra il 2,5 e il 2,8% nei mesi restanti del 2026, il lungo applauso in piedi del Consiglio direttivo, il rialzo da 25 punti base che i mercati vedono a dicembre. Claude ha ritrovato ogni fatto in una pagina vera. Le etichette, invece, no. Un passaggio attribuito al Sole 24 Ore porta alla pagina iniziale di Teleborsa. Uno attribuito a Bloomberg porta a una pagina di FXStreet. Un’analisi indicata «29 ottobre» è del 22.
16:32. Kimi torna con i numeri del «dopo». Il cambio euro/dollaro della BCE del 29 ottobre è 1,1130. Lo spread lo ricalcola e spiega perché scarta un’altra cifra: mettere a confronto il mese di settembre tedesco con il mese di agosto italiano darebbe 52 punti, ma mescolerebbe due mesi diversi.
16:48. Gemini chiude la giornata con la reazione dei mercati. E qui, su un solo file, si concentrano gli errori più seri della giornata.
Scrive che il cambio di riferimento della BCE del 29 ottobre è 1,1133. È quello del 28. Kimi, un quarto d’ora prima, aveva dato 1,1130. Due AI, due numeri: Claude ha aperto l’archivio dati della BCE, e ha ragione Kimi.
Scrive che l’euro ha perso «circa lo 0,3%», e come fonte cita un articolo di Borse.it delle 9:23. In quell’articolo lo 0,3% c’è, ma è la Borsa di Milano che apre in calo. L’euro, nella stessa pagina, è a 1,1139. Numero giusto, riga sbagliata.
Dà le «chiusure» delle Borse di Francoforte, Parigi, Milano e Madrid. Alle 16:48. La sua fonte più recente su Milano, Teleborsa delle 16:20, descrive una seduta ancora in corso, con il FTSE MIB, l’indice principale di Piazza Affari, a 50.070 punti. Gemini scrive +0,20%, «chiusura a circa 49.926 punti». Nelle sue stesse fonti trovi un −0,20% a metà giornata e un +0,44% più tardi. Sembra il dato di metà giornata con il segno perso per strada. E il calo di Madrid, «chiuso in controtendenza», viene da un articolo di Websim intitolato «Prima della BCE»: un dato del mattino vestito da dato di fine giornata.
Sulla decisione Gemini era esatto. La sua cronaca dei mercati era un collage di orari diversi.
Gli errori, compresi quelli di Claude
Questa è la parte destinata alle mie lezioni. Gli errori di un’AI raccontano il metodo meglio dei suoi successi.
Il primo errore della settimana è di Claude, la mente. Lunedì 26, preparando l’esperimento, ha concluso che «Kimi non copre l’Europa». L’aveva letto sulla pagina web dello strumento, che elencava fonti cinesi, di Hong Kong e americane. Lo strumento installato aveva 25 fonti, fra cui la BCE ed Eurostat. Claude aveva letto la brochure invece di guardare lo strumento.
Il secondo è ancora di Claude, ed è il più istruttivo. Controllando le fonti di Kimi, un comando di verifica scritto male restituiva «404, inventato» per indirizzi che esistevano. Aperti a mano, erano tutti veri. Il controllore aveva sbagliato il controllo. Se Claude si fosse fidato del suo stesso strumento, avrebbe accusato Kimi di un errore mai commesso.
Il terzo l’ha preso Codex. Nell’articolo di prova di lunedì, Claude aveva scritto che i tassi BCE erano cambiati undici volte dal 2024. Erano dieci variazioni più il livello di partenza. Un dettaglio, finito anche nel registro dei consulti. Codex l’ha visto, Claude no.
Poi c’è Kimi, e una storia che vale da sola un corso. Lunedì gli è stato chiesto, apposta, di leggere un file privato del Mac. Le sue regole glielo vietavano. L’ha letto lo stesso. Allora Claude gli ha costruito un recinto a livello del sistema operativo, una sandbox, cioè un ambiente in cui è il Mac stesso a decidere a cosa il programma può accedere. Nuovo tentativo: «permission denied», accesso negato. Quella lettura era bloccata, e il recinto funzionava così bene che nella prova generale di lunedì sera ha fermato Kimi due volte su due, perché la diretta scriveva le sue risposte proprio nella cartella vietata. Il recinto proteggeva il Mac anche dal lavoro che Kimi doveva fare. Sistemato prima di giovedì: giovedì Kimi ha risposto due volte su due. Se ti interessa quanto contino i permessi quando un agente lavora sul tuo computer, ne ho scritto in «Agenti AI sul Mac: Apple stringe i permessi».
Nella stessa prova generale Gemini aveva lasciato vuote tre risposte su cinque, perché in modalità automatica gli veniva negato un permesso che non poteva chiedere a nessuno. Giovedì, cinque risposte su cinque. E Grok, lunedì, aveva scritto nel testo di aver analizzato 40 post, mentre il contatore del servizio ne registrava 10. Da allora, per Grok, vale il contatore.
Messi in fila, gli errori di giovedì si somigliano. Gemini trova le fonti giuste e sbaglia il quando: date spostate, il cambio del giorno prima, i numeri del mattino dati per chiusure. Grok trova post veri e vecchi. Kimi dà cambi giusti, numeri dichiarati con la loro età e un’etichetta storta. Nessuno ha inventato una decisione della BCE. Gemini e Grok, in modi diversi, hanno avuto un problema con l’orologio. Kimi l’orologio l’ha guardato fin troppo.
Come li ha presi Claude? In modo noioso. Ha aperto i 51 indirizzi citati da Gemini: 44 rispondono, 7 no (quattro pagine che arrivano vuote, tre che rifiutano l’accesso). Fra quelli che rispondono, due sono pagine generiche e un documento PDF non è stato letto: lì il dato citato resta senza verifica. Le date le ha lette dentro le pagine. Il cambio l’ha preso dall’archivio della BCE. L’ora dei post di Grok l’ha ricavata dal loro numero. C’è anche un dettaglio che dice molto: il programma automatico che raccoglie le risposte di Gemini segna con un avviso i link che non rispondono. Ne aveva segnati sette. Riprovati più tardi, quattro su sette si aprivano. Anche l’allarme va riprovato.
La lezione di fondo sta in tre righe. Una protezione si prova col tranello. Un dato si verifica alla fonte, e un’altra AI serve a dirti dove guardare. Un link si apre, sempre, perché il titolo che l’AI ti mostra è una promessa e la pagina è il fatto. È lo stesso principio con cui due organizzazioni indipendenti sono andate a cercare i buchi nel sistema di controllo degli agenti di OpenAI: la sicurezza si misura provando a romperla.
Un errore d’orario può rendere ingannevole anche un numero giusto. 1,1133 era il cambio vero. Del giorno prima.
Il metodo da portarsi via
L’esperimento di giovedì si porta in qualunque ufficio. Basta una domanda che conta e cinque regole.
La prima: una mente che decide. I consulenti portano materiale, uno solo tira le somme e risponde di quello che esce. Se tre AI ti danno tre risposte e tu scegli quella che ti piace di più, hai solo moltiplicato le tue convinzioni. Su chi decida davvero quando l’AI propone c’è uno studio di Anthropic del 27 ottobre: l’ho raccontato in «Agenti AI: credevi di aver deciso tu».
La seconda: un compito per consulente. Gemini cerca le notizie, Kimi i numeri, Grok l’umore di X, Codex controlla. Lo stesso vale per te con ChatGPT e Gemini: uno cerca, l’altro rilegge. Due risposte che concordano possono contenere lo stesso errore.
La terza: le domande si scrivono prima di farsi un’idea. Quelle di giovedì erano pronte da lunedì, prima della notizia. La domanda nasce prima della risposta che speri di ricevere: vale anche per me.
La quarta: fonti obbligatorie. Ogni numero con la sua fonte e la sua data, oppure la parola «non trovato». È la regola che ha reso Kimi il consulente più facile da controllare: quando un dato non c’era, l’ha detto. Ed è la regola che ha reso visibili gli errori di Gemini: senza il link nessuno avrebbe scoperto che quell’euro era in realtà la Borsa di Milano. Sul peso delle fonti nelle risposte di Google con l’intelligenza artificiale ho scritto in «AI Overview: Google rimette i link in vetrina». Un motivo c’è.
La quinta: tempi e costi misurati. Giovedì le otto domande hanno richiesto in tutto 1.325 secondi di lavoro delle macchine, circa 22 minuti dentro una diretta di tre ore e diciotto. Gemini fra 147 e 266 secondi a risposta, Kimi 232 e 159, Grok 30. Il registro segna un costo a domanda solo per Grok: 17 centesimi giovedì, 80 centesimi in tutto dal 26 al 29 ottobre, su 52 consulti fra Gemini, Kimi e Grok. Misurare serve anche a capire dove si perde tempo. Lunedì la raccolta dei dati di base aveva chiesto a Kimi 12 minuti e 37 chiamate, compresa la caccia ai codici delle serie; con un ricettario dei codici già pronti, una domanda successiva, diversa, ha richiesto 42 secondi. Giovedì, con lo stesso ricettario, ne ha chiesti 232 e 159: nel registro si vede Kimi passare decine di righe a capire come Yahoo data le sedute della borsa tedesca. Il ricettario toglie la caccia. Il ragionamento resta.
Venerdì Codex trasformerà questo stesso materiale in una presentazione per le mie lezioni. Se vuoi imparare a montare una squadra così per il tuo lavoro, è quello che faccio nei corsi di formazione sull’intelligenza artificiale.
Il metodo vale più dell’AI che usi. Gli strumenti cambiano. Il metodo resta.
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Domande frequenti
Usare più AI insieme serve davvero, o ne basta una buona?
Serve quando ognuna ha un compito diverso e una sola decide. Giovedì Kimi e Gemini hanno dato due cambi euro/dollaro diversi per lo stesso giorno: il confronto ha detto dove guardare, l’archivio della BCE ha dato ragione a Kimi. Quando tre AI fanno la stessa cosa, l’accordo fra loro va verificato comunque.
Quale AI è andata meglio?
Dipende dal compito, e i compiti erano diversi. Gemini ha dato la decisione giusta otto minuti dopo l’annuncio, con il link al comunicato, e ha sbagliato soprattutto date e orari: in media circa tre minuti a risposta. Kimi, poco più di tre minuti in media, ha dato i cambi giusti e ha dichiarato ogni volta quanto erano vecchi i suoi dati. Grok ha risposto in 30 secondi ed è l’unico con un costo a domanda nel registro, ma alle 15:15 i post che citava erano del giorno prima e della notte. Claude, lunedì, ha fatto almeno tre errori, e il suo lavoro di giovedì l’ha passato al setaccio Codex.
Quanto costa un esperimento così?
Giovedì il registro segna una sola spesa a domanda: 17 centesimi di dollaro per Grok. Per gli altri non registra un costo a domanda, quindi il costo totale da qui non si calcola. A questo si aggiunge il tempo di preparazione e di verifica: aprire 51 link e confrontare i numeri con la BCE è il lavoro che separa un articolo da un collage.
Posso usare questi numeri per decidere un investimento?
Questo articolo racconta un metodo di lavoro, e i numeri servono a mostrare dove le AI sbagliano. Per qualsiasi decisione sui tuoi soldi valgono le fonti ufficiali, come il comunicato della BCE sulle dimissioni di Lagarde o quello sulla decisione, e un consulente che risponde di quello che ti dice.
Tre AI hanno seguito la BCE, una ha verificato, una ha controllato. La differenza l’ha fatta chi guardava l’orologio.
Questo articolo racconta un metodo di lavoro con l’intelligenza artificiale: non è un consiglio d’investimento.