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Luca Masrè Passaro
Laboratorio AI

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Ho dato soldi veri a due intelligenze artificiali

Ho messo Claude e Codex a gestire un portafoglio su eToro con prezzi veri e, dal 21 ottobre, soldi miei. Regole, errori e numeri della prima settimana.

LMP Luca Masrè Passaro
·
30.10.2026
Illustrazione in stile Ghibli: due piccoli automi di latta a una scrivania di legno, uno scrive su un registro, l'altro pesa monete su una bilancia; fra loro un cancelletto di ferro con una lanterna, dietro una finestra sul porto al tramonto con barchette di carta e un faro

Il 20 ottobre ho fatto una cosa che sconsiglio a chiunque e che rifarei domani: ho dato un portafoglio a due intelligenze artificiali e ho detto loro di guadagnare.

Due agenti, Claude e Codex. Duecento euro a testa, simulati ma con i prezzi e i costi veri di eToro. Un rivale, che chiamo «indice» anche se è un portafoglio di confronto: compra il primo giorno un ETF su tutto il mondo — un fondo quotato che contiene migliaia di titoli — e poi va a dormire fino a gennaio. Il compito è semplice da dire e difficile da fare — finire sopra l’indice, dopo tutti i costi, entro il 31 gennaio 2027.

Il giorno dopo ho alzato la posta: 279 dollari miei, veri, che seguono ogni mossa dei due agenti. Non per fare i soldi. Per vedere cosa fa un’AI quando il risultato non è un testo ma un numero sul conto.

Questo è il racconto della prima settimana. Con i numeri, con gli errori — soprattutto con gli errori.

Il patto: due AI, duecento euro e un rivale che dorme

La domanda a cui voglio rispondere è una sola: un agente che studia all’alba e decide una volta al giorno fa meglio di chi compra e non tocca più niente?

Per rispondere servono tre cose. Un capitale piccolo, perché gli errori si pagano e voglio pagarli poco. Un rivale onesto, perché «ho guadagnato il 2%» non vuol dire niente se il mercato ha fatto il 4. E un arbitro che non sono io.

Così è nato il gioco. Claude ha 200 euro. Codex ha 200 euro. L’indice compra VWCE — l’ETF Vanguard su tutto il mondo — e non lo tocca più. Vince chi, al 31 gennaio, sta sopra l’indice al netto dei costi. L’obiettivo alto è il +5%. Il limite è il −15%: sotto 170 euro il programma blocca ogni acquisto nuovo e mi chiama a decidere.

Le regole dei due non sono quelle del rivale: l’indice mette tutto in un ETF, gli agenti hanno un tetto del 40% per strumento. Possono comunque investire tutto, usando più ETF; il confronto resta onesto, ma con vincoli diversi.

I due agenti si parlano? No. Ognuno riceve il proprio portafoglio, le proprie note, la propria pagella, e risponde a quelli. Sono due colleghi nella stessa stanza che fanno lo stesso esame senza copiare.

L’agente propone, il codice decide

La regola di fondo l’ho presa da chi ci aveva già provato e si era fatto male: l’agente propone, il codice decide.

Ogni pomeriggio alle 15:45, con le borse europee e americane aperte, un programma scatta una fotografia di eToro — prezzi, spread, cataloghi — e la passa ai due agenti insieme alle loro note del mattino. Ognuno risponde con un elenco di ordini in un formato rigido: cosa, quanto, a che prezzo di stop, perché, e soprattutto «sbaglio se»: la condizione che renderebbe l’idea sbagliata, scritta prima di comprare.

Poi c’è il cancello. È codice, non intelligenza: controlla che lo strumento esista davvero e sia negoziabile, che sia in euro o dollari, che la posizione non superi il 40% del portafoglio, che l’ordine sia almeno di 20 euro, che le operazioni del giorno siano al massimo tre, che ogni acquisto abbia uno stop sotto il prezzo e mai oltre il 20% di distanza. Un ordine fuori regola viene respinto e resta nel diario con il motivo. Un ordine buono viene eseguito al prezzo del momento, spread compreso — lo spread è la differenza fra il prezzo a cui compri e quello a cui vendi, ed è il costo vero degli ETF su eToro.

Ogni mezz’ora, dalle 9 alle 22, un altro pezzo di codice controlla se qualche posizione ha toccato lo stop o l’obiettivo. Se sì, vende. Senza chiedere a nessuno.

Il che vuol dire una cosa precisa: gli agenti non hanno mai in mano i soldi. Hanno in mano un’opinione. E un’opinione, prima di diventare un ordine, passa da regole che non si fanno convincere.

Come studiano: quaderno, pagella, scuola del sabato

Alle 4:15 del mattino, nei giorni di borsa, i due agenti studiano. Rifanno i cataloghi, leggono le notizie sul web, chiedono a Grok cosa si dice su X dei titoli in gioco. Poi scrivono le loro note: cosa pensano del mercato, cosa comprerebbero, a che prezzo, e perché no.

Grok, per la cronaca, nelle cinque notti della prova è costato 74 centesimi di dollaro e ha detto quasi sempre la stessa cosa dei miei ETF: «se ne parla poco». Su X si parla dei giganti, dei titoli caldi, delle criptovalute. Di un ETF monetario in euro, nelle sue ricerche, quasi niente. Anche questo è un dato.

Ogni agente tiene un quaderno: la notte ci aggiunge le lezioni del giorno, il sabato lo riscrive da capo. È la memoria che porta da un giorno all’altro, insieme al portafoglio e alla pagella. Il quaderno di Claude ha dieci regole che si è dato prima di ogni ordine; la decima dice: «Non fare niente è una decisione: la scrivo con la ragione, come le altre». Quello di Codex apre così: «Il +5% è un obiettivo, non una giustificazione per aumentare il rischio senza una tesi».

Poi c’è la pagella. Ogni lotto comprato porta dentro il prezzo di VWCE in quel momento. Così ogni scelta viene misurata contro la domanda giusta: in quello stesso periodo, se avessi comprato l’indice, come sarebbe andata? Il mercato non lo sa, la pagella sì.

E il sabato c’è la scuola: dodici argomenti in fila, uno a settimana — come sono fatti gli ETF, il rischio e la dimensione delle posizioni, il ciclo economico, i tassi, il petrolio e l’inflazione. Il 24 ottobre hanno fatto la prima lezione, sugli ETF, e hanno riscritto i quaderni. Finito il giro si ricomincia, un livello più a fondo.

Si studia all’alba, si decide alle 15:45, una volta al giorno. Perché chi opera di più, di solito, perde di più.

La settimana, giorno per giorno

Martedì 20. Il giro delle 15:45 parte un giorno prima del previsto: la prova doveva cominciare il 21. Claude compra VWCE per 80 euro e un ETF value americano, UBU5, per 60. Codex risponde, ma il programma non riesce a leggere la sua decisione: nessun ordine (un difetto di lettura, corretto nei giorni dopo). L’indice non c’è ancora.

Mercoledì 21. L’indice compra VWCE per 200 euro a 170,76. Partono i soldi veri: il VWCE di Claude si apre anche sul portafoglio agente di eToro. UBU5 no: eToro lo rifiuta con un codice d’errore, 814, che tradotto dice «lo vedi, ma non si può comprare». Claude parcheggia 40 euro in XEON, un ETF monetario in euro. Codex legge l’inflazione britannica salita al 3,5% e scrive che tiene 200 euro liquidi «perché non ho identificato una sorpresa favorevole ancora insufficientemente riflessa nei prezzi».

Giovedì 22. Giornata storta per i giganti: nella sua nota del pomeriggio Claude segna Meta a −6,8% nonostante i conti. Vuole vendere UBU5 e comprare XMGA, un ETF sugli Stati Uniti senza i mega cap, le società più grandi per valore di borsa. Il cancello respinge tutti e due gli ordini: la vendita perché il filtro «strumento vero» bloccava anche le vendite (un mio errore, ci torno), l’acquisto perché i contanti erano 20 euro. L’indice chiude a 198,29, −0,86% dalla partenza. Codex, nel pomeriggio: «rispetto all’indice sono avanti di 0,80 euro, ma questo vantaggio provvisorio non dimostra capacità».

Venerdì 23. Claude vende XEON e compra XMGA per 59,50 euro a 10,74, stop a 9,90, con una tesi scritta: il mercato dubita del ritorno della spesa in AI e punisce i giganti più del resto. Codex fa il suo primo ordine in quattro giorni: 60 euro in XEON, stop a 149,83. Tutte e tre le operazioni arrivano sui soldi veri. L’indice è a 198,22.

Sabato 24. Scuola. Quaderni riscritti.

Lunedì 26. Claude chiude UBU5 nel libro. Ha guadagnato l’1,27%, e Claude stesso scrive che quel guadagno «è di carta: in pagella va segnato come annullato», perché nei soldi veri quel lotto non è mai esistito.

Martedì 27. Vigilia di Fed e delle trimestrali di Microsoft e Alphabet. Claude rimette 40 euro in XEON per non tenere contanti fermi e tiene 21 euro liquidi. Codex scrive la frase più onesta della settimana — ci torno fra poco — e non compra. Fine della prova.

Dal 20 al 27 ottobre, in numeri

9 ordini eseguiti nel libro simulato (7 di Claude, 1 di Codex, 1 dell’indice) · 6 passati sui soldi veri (5 acquisti e una vendita) · 1 rifiutato da eToro · 2 respinti dal cancello · 0 stop scattati, quindi mai messi alla prova · 2 lezioni di scuola · 0,74 $ spesi per leggere X.

I numeri al 27 ottobre — e da dove viene davvero il vantaggio

La sera del 27 ottobre il quadro era questo. Valori arrotondati al centesimo; i costi sono quelli di eToro, i token delle AI non ci sono e ci torno in fondo.

Portafoglio Valore Dall’inizio Costi pagati Cosa ha dentro
Claude 202,31 € +1,16% 0,14 € VWCE, XMGA, XEON, 21 € liquidi
Indice 201,12 € +0,56% 0,05 € VWCE
Codex 200,00 € 0,00% 0,00 € XEON, 140 € liquidi

Claude sopra l’indice di 1,19 euro. Codex sotto di 1,12. Letto così, un agente ha vinto e uno ha perso.

Letto bene, è un’altra storia.

Di quei 1,19 euro di vantaggio, circa 0,60 vengono dall’aver comprato VWCE il 20 invece del 21: un giorno prima, a 169,50 invece di 170,76. Un effetto del calendario, non un’intuizione. Altri 0,76 vengono da UBU5, l’ETF che eToro non vendeva davvero: un guadagno che nei soldi veri non è mai esistito. Tolti i due, a parità delle altre operazioni, Claude starebbe sotto l’indice di circa 17 centesimi.

Lo ha scritto Claude stesso nel quaderno riscritto il 24, guardando i conti del 23 — libro a −0,31% contro il −0,89% dell’indice: «Non raccontarmi il vantaggio sull’indice come merito quando viene dai contanti in un mercato che scende».

E Codex? Pari. Duecento euro al centesimo, con costi sotto il centesimo, 140 euro fermi e 60 in un fondo monetario che ai tassi di quei giorni rende intorno al 2,4% l’anno. In una settimana in cui l’indice è sceso fino a −0,89% e poi è risalito a +0,56%, stare fermi ha pagato nel ribasso di giovedì e venerdì e costato nel recupero di lunedì e martedì.

I costi, invece, sono la buona notizia: 0,14 euro per Claude, 0,05 per l’indice, meno di un centesimo per Codex. Gli ETF su eToro non pagano commissione; si paga lo spread, e su strumenti liquidi in euro lo spread è di centesimi. È l’unica parte di questa storia in cui i numeri erano prevedibili e sono tornati.

Gli errori — quelli veri

Un esperimento vale per quello che rompe. Questo, in una settimana, ha rotto almeno cinque cose: le racconto.

Il giro è partito un giorno prima. Un avvio anticipato e Claude ha comprato il 20 invece del 21. Risultato: un vantaggio sull’indice che sembrava merito ed era calendario. La lezione è banale e per questo utile: quando il rivale parte un giorno dopo, il confronto è falsato prima ancora di cominciare.

Un ETF visibile ma invendibile. UBU5 sta nel catalogo di eToro, ha un prezzo, si muove. Ma è «interno»: lo vedi, non lo compri. Il programma non lo sapeva, il libro simulato l’ha comprato, eToro l’ha rifiutato. Adesso il catalogo esclude quel tipo di strumento, ed è più corto.

Il filtro che bloccava anche la vendita. Per non ricomprare strumenti del genere ho messo un controllo «solo strumenti veri». Il controllo valeva anche per le vendite, quindi il lotto fantasma non si poteva nemmeno chiudere. È rimasto dal 20 al 26: il libro mostrava circa 60 euro investiti in una posizione che nel conto vero non esisteva, e ne contava anche il risultato. Regola nuova: ogni controllo si prova su un acquisto e su una vendita, mai su uno solo.

L’ETF dormiente a +753%. eToro ricicla i numeri interni degli strumenti: il numero di VWCE tre mesi fa era di un segnaposto che valeva 20. Così la ricerca dava a VWCE un +753% a tre mesi e a volte un nome sbagliato. Nomi e simboli ora arrivano da un’altra tabella, e una variazione assurda su un ETF si butta.

Lo stop letto al contrario. Quando ho collegato i soldi veri, Claude ha letto «stop al 5%» e mi ha mandato a cambiarlo nell’app, per paura che la copia si chiudesse al primo calo. Era il contrario: quel 5% indica il valore a cui eToro chiude la copia da sola, cioè dopo una perdita del 95%. Un giro a vuoto e una lezione: un numero letto in fretta è un numero sbagliato.

Nessuno di questi errori ha mosso i soldi veri da solo. Uno li ha condizionati: senza il lotto fantasma da stornare, Claude avrebbe finanziato XMGA con quei 60 euro, e invece ha venduto XEON — anche sul conto vero. Tutti hanno toccato la fiducia nei numeri. Ed è esattamente lì che un esperimento serve.

Due caratteri

Una cosa che la settimana mi ha insegnato: in questa prova i due agenti hanno avuto due caratteri.

Claude si muove poco, ma si muove. In otto giorni ha fatto sette ordini, ha scritto per ogni acquisto il motore della tesi e lo «sbaglio se», ha venduto un parcheggio per finanziare un’idea e ha ricomprato il parcheggio quando l’idea era ferma. Quando ha sbagliato — UBU5, il vantaggio di calendario — l’ha annotato nel quaderno.

Codex resta in contanti. E lo scrive. Il 27 ottobre, con VWCE a +0,6% nella giornata e il suo portafoglio fermo a 200 euro, ha messo nero su bianco:

Codex, 27 ottobre 2026

«L’attesa ha un costo e mantenerla fino a gennaio non offre un percorso credibile verso +5%.»

Poi ha spiegato di aver verificato due aziende dentro un fondo che gli interessava, di aver trovato conferme miste, e di non comprare. Il giorno dopo ha scritto che il ritardo sull’indice era di 1,38 euro e che lo accettava; il 29, con il ritardo a 1,27, che quell’allocazione «non sostiene l’obiettivo +5%».

Lo leggo come un rigore che arriva fino a bloccarsi: Codex vuole una prova che il mercato non abbia già prezzato quello che lui sa, e con le notizie pubbliche quella prova arriva di rado. Claude accetta un’ipotesi scritta e verificabile e ci mette 60 euro con uno stop sotto.

Se uno dei due ha ragione, lo dirà gennaio. Intanto so una cosa: se devo spiegare a qualcuno la differenza fra prudenza e paralisi, ho due esempi che si aggiornano ogni giorno alle 15:45.

I soldi veri: un portafoglio agente e 279 dollari

Il punto delicato era questo: come dai soldi veri a un’AI senza darle il tuo conto?

eToro ha una funzione che risolve il problema meglio di quanto sperassi. Si crea un portafoglio agente, con un capitale virtuale di partenza di 10.000 dollari e una chiave sua che vede solo quello. Il mio conto lo copia in proporzione, con i 279 dollari che ho deciso di metterci: in partenza ogni ordine dell’agente si riflette al 2,79%, mille dollari virtuali diventano 27,90 dollari miei. I 279 sono il totale: metà del capitale virtuale a ciascun agente, cioè 139,50 dollari veri a testa.

Il resto del mio conto resta fuori per costruzione, non per promessa: la chiave dell’agente, se prova a guardare altro, riceve un rifiuto.

Un dettaglio che racconta l’epoca: quando ho chiesto a Claude di scrivere il codice che manda gli ordini veri, il suo sistema di sicurezza ha bloccato perfino la registrazione di quel codice nella cronologia del progetto, classificandolo come «transazione reale». Per questo l’interruttore che accende i soldi veri lo giro io a mano, e non lo gira nessun agente.

Come stanno quei soldi? Al 29 ottobre: 279,23 dollari su 279, +0,08%. Gli stessi dollari, seguendo il prezzo di VWCE in dollari dalla sera del 21, varrebbero 278,09, −0,33%: un confronto teorico, senza i costi di un acquisto vero. Avanti di 1,14 dollari. Lo dico con la stessa onestà di prima: a fine periodo circa il 40% era liquido e un quarto in un fondo monetario, e quell’esposizione ridotta all’azionario spiega almeno in parte il vantaggio, mentre VWCE in dollari scendeva. Quanto pesi ogni pezzo lo misurerò. Se il mercato sale, con quell’esposizione il divario tende a chiudersi.

L’arbitraggio: misurato, escluso

Prima di partire ho chiesto ai due agenti di valutare l’arbitraggio: lo stesso ETF quotato a Francoforte e ad Amsterdam, comprare dove costa meno, vendere dove costa di più.

L’ho fatto misurare, non raccontare. Dieci fotografie dei prezzi eToro in pochi minuti, a borse aperte, il 20 ottobre. Lo stesso fondo MSCI World sulle due borse, tutti e due in euro: miglior guadagno possibile +0,001%, cioè 0,2 centesimi su 200 euro. VWCE in euro contro la versione in dollari: −0,03%, più l’1,5% di cambio andata e ritorno. Un anno di chiusure su due ETF gemelli sullo Stoxx 600, con la strategia «tengo sempre il più economico e scambio quando conviene»: 12 giorni su 196 oltre i costi, e alla fine 5 centesimi meno che tenere fermo.

Zero. Non «poco»: zero. Con 200 euro e i costi di un conto normale, sulle coppie che ho fatto controllare, l’arbitraggio non ha lasciato niente da prendere.

Codex, dalla sua ricerca, ha aggiunto il caso che conta di più: in una gara pubblica fra agenti, un modello simulato ha guadagnato su una piattaforma mentre il gruppo con soldi veri, su un’altra, ha chiuso in perdita. Prove diverse per periodo, piattaforma e modelli, quindi tutto meno che un esperimento controllato. Ma abbastanza per ricordare che due conti fanno due storie. Qui i soldi veri sono partiti dal secondo giorno, e il confronto fra libro e conto vero sta in ogni riga del diario.

Cosa succede adesso

La prova è finita il 27 ottobre. Il gioco no.

Il 30 novembre faccio il primo bilancio con i soldi veri. Il 31 gennaio il verdetto: se i due agenti stanno sopra l’indice al netto dei costi, continuo con più soldi; altrimenti chiudo e tengo il metodo. Nel frattempo i due studiano ogni mattina presto, decidono ogni pomeriggio e tengono d’occhio una cosa sola fuori dal catalogo: Anthropic in Borsa, il cui debutto, stando alle attese di fine ottobre, è previsto per novembre. Regola scritta nelle loro istruzioni: le quotazioni nuove si guardano, non si comprano il primo giorno.

Due cose mancano, e le scrivo perché sono le prossime: i dividendi degli ETF a distribuzione non sono ancora accreditati nel libro, e i costi delle AI — i token che consumano ogni giorno — non stanno nel conto economico. Finché non ci sono, il risultato «netto» è netto dei costi di eToro, non dell’esperimento.

In sintesi

Due agenti AI, 200 euro simulati a testa, prezzi veri. Dal secondo giorno 279 dollari veri che li copiano. Dopo una settimana: Claude +1,16%, indice +0,56%, Codex 0,00%; il vantaggio di Claude viene per intero da un anticipo di calendario e da un lotto mai esistito. Cinque errori raccontati e corretti; uno ha condizionato una scelta sul conto vero. Arbitraggio misurato sulle coppie scelte: niente da prendere. Prossimo bilancio il 30 novembre, verdetto il 31 gennaio 2027.

Cosa farne da domani

Il risultato in euro, dopo sette giorni, è irrilevante e lo sapevo prima di cominciare. Quello che porto a casa è un metodo, e il metodo vale per chiunque stia pensando di mettere un’AI al posto di una decisione.

Separa chi propone da chi decide. L’agente scrive l’ordine; un pezzo di codice con regole fisse lo accetta o lo respinge. Vale per gli investimenti come per le mail ai clienti o gli sconti in cassa.

Dai un rivale a ogni risultato. Un +1% da solo è una cifra; contro un indice è un giudizio. Senza il portafoglio che dorme, oggi racconterei che Claude ha guadagnato.

Fai scrivere lo «sbaglio se» prima dell’acquisto. Ogni tesi dei due agenti dice cosa la renderebbe falsa. È quello che ha tenuto fermo Claude il giorno della Fed.

Misura prima di credere. L’arbitraggio sembrava un’idea; dieci fotografie dei prezzi l’hanno chiusa in pochi minuti.

Comincia piccolo e vero. Duecento euro e 279 dollari sono poco, ed è il punto: abbastanza da far male se sbaglio il codice, troppo poco per cambiarmi la vita. È la misura giusta per imparare.

Una cosa, in chiusura, detta chiara. Questo è il racconto di un esperimento fatto con soldi miei, su un conto mio, con regole che ho scelto io. Faccio il formatore, insegno come si lavora con l’intelligenza artificiale; chi fa il consulente finanziario fa un altro mestiere, e se ti serve un consiglio su dove mettere i tuoi soldi, è lui che devi cercare. Io posso dirti solo cosa ho visto. E quello che ho visto, dopo sette giorni, è che la parte difficile non è far ragionare un’AI sui mercati. È costruire la stanza in cui può sbagliare senza farti male.

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Luca Masrè Passaro

Comunicazione, psicologia e persuasione. Autore del Manuale di sopravvivenza alla stupidità umana.

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