Hai un’offerta da mandare entro sera. La scrivi tu, di getto, con le ripetizioni di chi ha fretta. Poi la passi a Claude: «sistemala, rendila più chiara». Ti piace. La copi nella mail. La mandi.
Nella tabella che Anthropic ha aggiornato martedì sera, Sonnet 4.6 e Opus 4.7 adesso hanno la filigrana sui testi. Se il modello che hai usato è uno dei due, dentro quella mail può esserci una cosa che, nella versione della mattina, la stessa tabella non indicava. Una firma. Non la vedi tu, non la vede il cliente. Sta nelle parole che sono state scelte al posto di altre.
Martedì 3 novembre, alle 19:42 ora italiana, Anthropic ha aggiornato la pagina di aiuto che spiega come Claude marca i contenuti che genera. Nella tabella dei modelli, tre nomi che la mattina erano senza spunta adesso ce l’hanno. Sembra una riga di tabella. È una domanda sulla paternità: di chi è un testo che hai pensato tu e che una macchina ha rifinito?
In breve
Il 3 novembre 2026, alle 19:42 ora italiana, Anthropic ha aggiornato l’elenco dei modelli di Claude che mettono una filigrana invisibile nei testi: la spunta adesso c’è anche per Claude Mythos 5, Opus 4.7 e Sonnet 4.6, che nella versione della mattina non l’avevano. Restano senza filigrana sul testo Opus 4.6, Opus 4.5, Sonnet 4.5 e Haiku 4.5. La filigrana sta nella scelta delle parole, segue il testo quando lo copi e incolli e, secondo Anthropic, vale in tutto il mondo, dalle app alle API (i collegamenti con cui altri programmi usano Claude) fino a Claude Code; su Amazon Bedrock per questi tre modelli arriva entro il 10 novembre. Il rilevatore per i testi è in anteprima privata, aperto alle organizzazioni ammesse da Anthropic: fra queste autorità, media, ricercatori, enti di formazione e le aziende che devono controllare i propri testi per l’AI Act. E Anthropic stessa avverte: un testo marcato può essere nato da te ed essere stato solo corretto o tradotto da Claude.
Tre spunte nuove in una tabella
La pagina si chiama «How Claude marks AI-generated content», cioè come Claude marca i contenuti generati dall’AI. In fondo c’è una tabella con tutti i modelli e tre colonne: la filigrana nei testi dentro i prodotti di Anthropic, la filigrana nei testi quando Claude si usa attraverso i servizi cloud di Amazon, Google e Microsoft, e le credenziali nei file.
Nella versione letta martedì mattina, alle 10:10 ora italiana, Claude Mythos 5, Claude Opus 4.7 e Claude Sonnet 4.6 avevano la spunta solo sui file. Nella versione delle 19:42 ce l’hanno anche sui testi. Sulla colonna dei servizi cloud, per questi tre modelli c’è un asterisco: su Amazon Bedrock il passaggio si completa entro il 10 novembre. Il momento esatto in cui la filigrana è stata accesa, Anthropic non lo scrive: so solo che la tabella è cambiata fra la mattina e la sera.
I modelli più recenti erano già marcati. Anthropic scrive che i modelli di Claude lanciati nell’Unione Europea dal 2 agosto 2026 in poi mettono la filigrana dal primo giorno: in tabella hanno la spunta piena, fra gli altri, Opus 5.5, Sonnet 5.5, Haiku 5.5 e la famiglia Fable. La novità di martedì riguarda i modelli arrivati prima, per i quali la legge prevede un periodo di transizione e a cui Anthropic sta aggiungendo la marcatura.
Restano fuori, sui testi, quattro nomi: Opus 4.6, Opus 4.5, Sonnet 4.5 e Haiku 4.5. Su Opus 4.6 c’è un dettaglio da tenere d’occhio. Secondo The Decoder, che il 31 ottobre ha riportato l’email mandata da Anthropic ai clienti delle API, l’elenco annunciato comprendeva anche Opus 4.6. Nella tabella aggiornata martedì sera la spunta sui testi per Opus 4.6 manca ancora. È possibile che arrivi nei prossimi giorni. Oggi, sulla pagina ufficiale, non c’è.
Da martedì sapere quale modello usi conta quasi quanto sapere cosa gli chiedi.
Perché lo fa: l’articolo 50 dell’AI Act
Il motivo sta nell’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale. L’articolo 50, al paragrafo 2, chiede a chi fornisce sistemi che generano audio, immagini, video o testi «sintetici», cioè prodotti da una macchina, di fare in modo che quei contenuti siano «marcati in un formato leggibile dalla macchina» e riconoscibili come generati o manipolati artificialmente. Le soluzioni devono essere efficaci, compatibili fra loro, robuste e affidabili «per quanto tecnicamente possibile». L’obbligo vale dal 2 agosto 2026.
Anthropic ha firmato il codice di buone pratiche europeo sulla trasparenza dei contenuti generati dall’AI, quello legato al paragrafo 2. Lo dice in apertura della pagina, e aggiunge che, coerentemente con quegli impegni, sta mettendo la filigrana anche sui testi dei modelli usciti prima del 2 agosto.
Qui c’è una differenza che vale la pena guardare da vicino. Quando OpenAI ha annunciato la sua filigrana per i testi, a inizio ottobre, l’ha accesa di base solo per chi usa ChatGPT e Codex nell’Unione Europea; chi usa le sue API la può accendere o spegnere, e parte spenta (lo ricorda anche The Decoder). Ne avevo scritto qui: ChatGPT mette una firma invisibile nei testi. Anthropic invece scrive che la marcatura vale per i modelli supportati «ovunque sia offerto Claude, in tutto il mondo», e su tutte le superfici che elenca: le app di Claude, le API, Claude Code, Claude Cowork e Claude Tag.
OpenAI ha tracciato un confine sulla mappa. Anthropic, per ora, lo traccia sull’elenco dei modelli.
Una firma fatta di scelte
Per capire come si nasconde una firma dentro un testo bisogna sapere come scrive un modello linguistico. A ogni passo ha davanti diverse parole possibili, ognuna con la sua probabilità, e ne sceglie una. «Chiaro», «semplice», «immediato»: spesso vanno bene tutte. La filigrana lavora lì, in quella scelta.
Anthropic, secondo l’email riportata da The Decoder, la descrive come un «disegno impercettibile nella scelta delle parole». Non aggiunge caratteri, non aggiunge token (i pezzetti di parola su cui i modelli lavorano e su cui si paga), non cambia i prezzi né il formato delle risposte, e rallenta la scrittura di pochissimo. Sempre secondo l’email, la filigrana «non contiene informazioni sull’utente, sulla sua organizzazione o sulle sue conversazioni con Claude». The Decoder aggiunge che il metodo è una variante di SynthID, la tecnica per i testi sviluppata da Google DeepMind, la stessa famiglia di strumenti di cui avevo parlato in SynthID: il sì è una prova, il no è un dubbio.
La pagina ufficiale aggiunge tre cose pratiche. La prima: non la vedi, e secondo Anthropic non cambia il significato, la qualità o la leggibilità della risposta. La seconda: siccome è parte del testo, viaggia con il testo quando lo copi e lo incolli altrove, e può resistere a qualche modifica. La terza: è applicata al livello del modello, quindi c’è qualunque sia il prodotto da cui il testo esce.
Per i file il discorso è diverso. Quando Claude genera un file supportato, per esempio un’immagine PNG o JPEG, ci attacca dei metadati firmati, cioè informazioni nascoste nel file che ne raccontano l’origine. Si chiamano Content Credentials e seguono C2PA, uno standard aperto usato nel settore per documentare l’origine dei contenuti. Per controllare un file c’è un verificatore che Anthropic mette a disposizione senza costi, il Claude Content Checker. Per i testi no.
Una firma che non dice chi sei. Al massimo suggerisce da dove potrebbe essere passato il testo.
Anche un testo scritto da te può portare la firma
La parte della pagina che mi interessa di più sta sotto il titolo «Limitations», limiti. Anthropic scrive che trovare la filigrana indica che il contenuto «potrebbe essere stato generato o elaborato da Claude», e che il segnale non è del tutto conclusivo. Poi fa un esempio che chi lavora con le parole dovrebbe leggere due volte.
Claude potrebbe non essere l’autore. Le persone usano Claude per correggere le bozze, tradurre, riassumere, convertire file. Il risultato può portare la firma di Claude anche se le idee, il testo o i dati di partenza venivano da un’altra fonte.
Tradotto nella vita di tutti i giorni: scrivi tu la circolare per i clienti dello studio, con i tuoi ragionamenti e i tuoi numeri. Chiedi a Claude di sistemare la punteggiatura e di accorciare due frasi. Il testo che esce può essere marcato. Chi lo controlla può trovare un indizio che dice «forse passato da Claude», e quell’indizio non sa distinguere fra il ragionamento che hai fatto tu e la virgola che ha spostato lui.
C’è un dettaglio della legge che rende la cosa ancora più interessante. Lo stesso paragrafo 2 dell’articolo 50 dice che l’obbligo di marcatura non si applica quando il sistema svolge una funzione di assistenza per l’editing standard, cioè la normale revisione di un testo, o quando non altera in modo sostanziale il testo di partenza. La pagina di Anthropic, intanto, avverte che anche un testo solo corretto o tradotto da Claude può portare la firma. Le due cose stanno su piani diversi: la legge dice quando l’obbligo c’è, la filigrana lavora sulle parole che il modello sceglie. Per te il risultato pratico è lo stesso: la firma non sa da dove venisse il pensiero.
La filigrana può segnalare un passaggio da Claude. Quello che è venuto prima, e quello che è venuto dopo, lo raccontano le tue bozze.
Il no vale ancora meno del sì
Se il sì è un indizio, l’assenza della firma è ancora più fragile. La pagina elenca i casi in cui un testo scritto da Claude può arrivare senza filigrana rilevabile: è stato generato da un modello prima che la marcatura fosse attiva; è stato modificato molto, riscritto con altre parole, tradotto o mescolato con altro; è troppo corto per dare un segnale affidabile; è passato da una piattaforma o da una funzione dove quel tipo di marcatura non c’è. Per i file, una conversione di formato, un nuovo salvataggio o uno screenshot possono togliere i metadati.
E poi c’è il caso tecnico, che riguarda chi collega Claude ai propri programmi. Quando si usa un modello attraverso le API si possono regolare tre impostazioni, temperature, top_p e top_k: decidono quanto il modello va a caso quando sceglie la parola successiva, cioè quanto è prevedibile o creativo. Su Sonnet 4.6, scrive Anthropic in tabella, con una di queste impostazioni diversa da quella predefinita la filigrana sul testo può non esserci in modo affidabile. Nell’elenco dei limiti la stessa avvertenza compare per Opus 4.6 e Sonnet 4.6 insieme.
The Decoder la chiama una scappatoia: per chi usa le API basta toccare uno solo dei tre valori. Nell’email, sempre secondo The Decoder, Anthropic avverte i clienti: «se vi affidate alla filigrana per la vostra conformità, lasciate queste impostazioni sui valori predefiniti». The Decoder aggiunge che Opus 4.6, a suo giudizio, resta il miglior modello di Anthropic per la scrittura, davanti anche a Opus 5.5. Il modello che The Decoder considera il migliore per scrivere è quindi proprio quello che oggi, in tabella, non ha ancora la firma sui testi.
Anthropic stessa lo mette per iscritto: il sì è un indizio, il no da solo non dimostra niente.
Chi può leggerla, e chi resta fuori
Una firma che nessuno può leggere sarebbe solo un rito. Questa qualcuno la legge, ma non tutti.
Il rilevatore della filigrana nei testi è in anteprima privata. Anthropic lo apre alle organizzazioni previste dagli impegni presi con il codice europeo: autorità di controllo, forze dell’ordine, media, verificatori di fatti, ricercatori indipendenti, enti di formazione e organizzazioni della società civile europea. In più alle aziende che devono controllare la firma sui testi prodotti con Claude per rispettare i propri obblighi previsti dall’AI Act. C’è un modulo per chiedere l’accesso, e Anthropic scrive che conta di allargarlo col tempo.
Il cliente che riceve la tua offerta, oggi, salvo che sia fra le organizzazioni ammesse, non ha uno strumento di Anthropic per controllarla. Un giornale, un’autorità o un ricercatore potrebbero averlo. È un’asimmetria che chi si occupa di comunicazione conosce bene: scrivi pensando a chi legge, e intanto qualcuno, di lato, può leggere anche come è stato scritto.
La tentazione più facile è chiedersi se ti scopriranno. La domanda più utile è un’altra: se un giorno qualcuno lo scopre, la tua versione dei fatti c’è già?
Cosa cambia per chi scrive per lavoro
L’articolo 50 ha anche un paragrafo 4, che riguarda chi usa l’AI, non chi la fornisce. Dice che chi pubblica un testo generato o manipolato dall’AI «allo scopo di informare il pubblico su questioni di interesse pubblico» deve dichiararlo. Con un’eccezione: l’obbligo cade quando il testo è passato da una revisione umana o da un controllo editoriale, e una persona o un’azienda se ne assume la responsabilità editoriale.
La mia lettura, che va presa come tale: l’offerta a un cliente o la mail a un fornitore non sono «informazione al pubblico su questioni di interesse pubblico». La newsletter di un’associazione di categoria, un articolo su una norma, un comunicato possono avvicinarsi di più. Per il caso concreto serve chi fa questo di mestiere; sul quadro italiano avevo scritto AI Act in Italia: l’ultima parola a una persona, e la logica è la stessa: la responsabilità editoriale resta in capo a una persona o a un’organizzazione.
La filigrana però non aspetta che la legge ti obblighi a dire qualcosa. Anthropic la prevede per i modelli supportati, con i limiti che ho descritto sopra, che tu abbia un obbligo di dichiarazione o no. Questo sposta il problema dal piano legale a quello della fiducia, che è il mio mestiere. Per come la vedo io, le etichette sull’AI funzionano come tutte le etichette: chi le mette per primo ne decide il tono. La stessa domanda, chi decide l’etichetta, torna anche nella musica: ne avevo scritto in Canzoni AI: chi decide l’etichetta?.
Dire «uso Claude per rifinire i testi, le idee e i numeri sono miei e li controllo io» è una frase che ti dà una posizione. Sentirsi chiedere «ma questo l’ha scritto l’AI?» e doversi difendere è un’altra conversazione. Stessa verità, due posizioni opposte. Cambia solo chi parla per primo.
Detta da te, la trasparenza è una scelta. Scoperta da altri, rischia di sembrare un’omissione.
Come portarlo nel tuo lavoro
Per portare questa notizia nel tuo lavoro parti da due cose: il modello che usi e come vuoi raccontarne l’uso. Le mosse sono sei.
- Guarda quale modello usi. Controlla il nome del modello che hai scelto nell’app o nello strumento con cui lavori. Se è uno fra Mythos 5, Opus 4.7, Sonnet 4.6 o uno dei modelli lanciati dal 2 agosto 2026 in poi, secondo la tabella di Anthropic i suoi testi sono marcati, con le eccezioni viste sopra: le impostazioni di Sonnet 4.6, il passaggio ancora in corso su Bedrock, i testi molto corti o molto ritoccati. La tabella cambia: rileggila ogni tanto, la pagina è indicata nelle fonti qui sotto.
- Tieni le tue bozze. Se viene rilevata, la filigrana è un indizio che il testo potrebbe essere stato generato o elaborato da Claude. Non sa dire che il ragionamento era tuo. Le tue bozze, gli appunti, la prima versione sì. Se un giorno ti servisse dimostrare il tuo lavoro, è lì che lo trovi.
- Decidi una frase sull’uso dell’AI e usala sempre. Una riga nel preventivo, nella pagina «chi sono», nelle condizioni con i clienti: come usi l’AI, cosa controlli tu, chi risponde del risultato. Scritta con calma oggi, ti evita di improvvisarla il giorno in cui qualcuno te la chiede.
- Tratta la filigrana come un indizio, mai come una sentenza. Se ricevi un testo e qualcuno ti dice che «è marcato», ricordati che può essere stato solo corretto o tradotto. Se ti dicono che non lo è, ricordati che può essere stato riscritto, accorciato o prodotto con un modello senza firma.
- Se colleghi Claude ai tuoi programmi, controlla le impostazioni. Chi usa le API con Sonnet 4.6 e si affida alla filigrana per i propri obblighi, secondo l’email di Anthropic riportata da The Decoder, deve lasciare temperature, top_p e top_k sui valori predefiniti. E Anthropic scrive chiaramente che chi mette Claude dentro un proprio prodotto deve valutare per conto suo cosa gli chiede l’articolo 50.
- Per le immagini, usa il verificatore. Se un’immagine ti arriva come «fatta con Claude», il Claude Content Checker controlla se ha le credenziali di Anthropic. Uno screenshot o un nuovo salvataggio possono averle cancellate: anche lì, il no è un dubbio.
Se vuoi fissare queste regole con il tuo gruppo di lavoro, è il genere di cosa che affronto nella formazione in azienda.
La firma l’ha messa Claude. La responsabilità, come sempre, la firmi tu.
Domande frequenti
Claude mette davvero una filigrana nei testi?
Sì, per i modelli indicati nella pagina di aiuto di Anthropic «How Claude marks AI-generated content». È un disegno invisibile nella scelta delle parole: non si vede, non aggiunge caratteri e, secondo Anthropic, non cambia significato né qualità della risposta. Segue il testo quando lo copi e incolli e può resistere a qualche modifica.
Quali modelli di Claude hanno la filigrana sui testi?
Nella versione della tabella aggiornata il 3 novembre 2026: Fable 5.1, Fable 5, Mythos 5.1, Mythos 5, Opus 5.5, Opus 5, Opus 4.8, Opus 4.7, Sonnet 5.5, Sonnet 5, Sonnet 4.6 e Haiku 5.5. Senza filigrana sui testi: Opus 4.6, Opus 4.5, Sonnet 4.5 e Haiku 4.5. Su Amazon Bedrock la filigrana per Mythos 5, Opus 4.7 e Sonnet 4.6 si completa entro il 10 novembre.
La filigrana contiene i miei dati o quelli dei miei clienti?
Secondo l’email di Anthropic ai clienti delle API, riportata da The Decoder, la filigrana non contiene informazioni sull’utente, sulla sua organizzazione o sulle sue conversazioni con Claude. Se viene trovata, secondo la pagina di Anthropic, indica che il testo potrebbe essere stato generato o elaborato da Claude.
Come capire se un testo è scritto dall’AI con Claude?
Per i testi, oggi, il rilevatore di Anthropic è in anteprima privata: lo possono usare autorità, forze dell’ordine, media, verificatori di fatti, ricercatori, enti di formazione, organizzazioni della società civile europea e le aziende che devono controllare i propri testi prodotti con Claude per l’AI Act. Per le immagini c’è il Claude Content Checker, che si usa senza pagare. In ogni caso il risultato è un indizio: un testo marcato può essere solo corretto o tradotto, uno senza firma può essere stato riscritto o fatto con un modello che non la mette.
La filigrana vale anche fuori dall’Europa?
Sì. Anthropic scrive che la marcatura si applica ai modelli supportati ovunque sia offerto Claude, in tutto il mondo, e su tutti i prodotti: app, API, Claude Code, Claude Cowork e Claude Tag. È una differenza rispetto a OpenAI, che secondo The Decoder accende di base la propria filigrana solo per chi usa ChatGPT e Codex nell’Unione Europea.
Devo dire ai miei clienti che uso Claude?
L’AI Act, all’articolo 50 paragrafo 4, chiede di dichiarare che un testo è stato generato o manipolato dall’AI quando viene pubblicato per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico, salvo le eccezioni previste, fra cui la revisione umana con una responsabilità editoriale. Per un’offerta o una mail di lavoro, nella mia lettura, quell’obbligo non scatta; per il caso concreto serve un professionista. Detto questo, sui modelli che la supportano la filigrana è prevista comunque: dirlo tu, con una frase chiara su come usi l’AI, ti mette in una posizione migliore che sentirtelo chiedere.
Fonti
- Anthropic, How Claude marks AI-generated content, pagina di aiuto di Claude, aggiornata il 3 novembre 2026 alle 18:42 UTC (19:42 ora italiana).
- The Decoder, Anthropic’s watermark rollout leaves a loophole on two older Claude models, 31 ottobre 2026.
- Commissione europea, AI Act Service Desk, Articolo 50: obblighi di trasparenza.
- Article 50 dell’AI Act, con la data di applicazione del 2 agosto 2026.