In breve
Giovedì 5 novembre 2026 Push Security, azienda che vende protezioni per il browser, ha pubblicato l’analisi di una campagna di phishing, la truffa che ti porta a consegnare da solo i tuoi accessi. Pagine finte di eventi OpenAI, SpaceX e Anthropic, rivolte secondo Push a chi lavora nel marketing, promettono per esempio tre mesi di ChatGPT Pro e chiedono di entrare con l’account di lavoro. Chi sceglie Microsoft riceve un codice da inserire sulla pagina vera di Microsoft: completando l’accesso e approvando la richiesta, apre l’account a chi attacca. Chi sceglie Google finisce su un intermediario che raccoglie password, codice di verifica e sessione. Push non dice quante persone ci sono cascate. Nel passaggio con Microsoft, controllare l’indirizzo serve a poco: l’indirizzo è quello giusto.
Arriva un invito. Un evento online di OpenAI dal titolo «ChatGPT for Social & Digital Marketing Teams», ChatGPT per chi si occupa di social e digital. Chi si registra riceve tre mesi di ChatGPT Pro. La pagina ha l’aspetto del sito degli eventi di OpenAI Academy.
Prima un controllo: «Confirm you’re not a robot», conferma di essere una persona. Lo fai. Poi la richiesta: per registrarti serve l’account di lavoro. Due pulsanti, continua con Microsoft, continua con Google.
Scegli Microsoft. Compare una finestra, «Confirm access», con un codice e le istruzioni per copiarlo. Un pulsante, «Open Microsoft», apre una pagina di Microsoft. Incolli il codice, entri, approvi.
Quella pagina era vera. L’indirizzo era quello di Microsoft. E hai appena dato a uno sconosciuto l’accesso al tuo account di lavoro.
È la campagna raccontata giovedì 5 novembre 2026 da Push Security e ripresa lo stesso giorno da BleepingComputer. A me interessa per un motivo preciso. Il consiglio più ripetuto contro il phishing è guardare l’indirizzo. Qui, in quel passaggio, nessuno ti chiede la password su un sito falso. Ti fanno firmare un permesso su quello autentico.
Tre eventi finti, e per Push il bersaglio è il marketing
Push Security vende protezioni per il browser, quindi il suo rapporto racconta anche un problema che il suo prodotto promette di risolvere. Tienilo a mente. Il tema però è più largo di Push: ANY.RUN il 15 luglio e Cofense il 29 ottobre hanno descritto inviti molto simili, con altri dettagli e con Anthropic e Meta fra i marchi usati.
Push scrive di aver rilevato e bloccato, a fine ottobre 2026, visite a pagine di registrazione finte sui browser dei suoi clienti. Le pagine imitavano tre cose:
- una diretta di OpenAI Academy, fissata al 4 novembre, con tre mesi di ChatGPT Pro per chi si registra;
- un incontro SpaceX a inviti, «Starship Product Briefing», dedicato a «SpaceX AI» per il marketing e a Grok, fissato al 12 novembre, con la scelta fra tre mesi di Grok Heavy e una «SpaceX share», un’azione SpaceX;
- una presenza di Anthropic ad AWS re:Invent, una pagina che quando Push ha indagato era già sparita.
Secondo Push, gli strumenti usati per costruire queste pagine puntano a chi lavora nel marketing, con eventi legati ai grandi nomi dell’AI. E le pagine si traducono da sole nella lingua di chi le visita. Quindi un buon italiano, da solo, dimostra poco.
Restano due vuoti, e li dico chiaramente. Push non indica il numero delle vittime né i paesi colpiti. E sulla partenza delle esche le fonti divergono: Push parla di inviti arrivati per posta, BleepingComputer scrive che non è chiaro come i link vengano distribuiti all’inizio.
Sul percorso, invece, Push è precisa. Il link passa da un accorciatore di Google o di Zapier, in un caso preceduto da un rimando su x.com. Inviti precedenti sono partiti dal servizio di posta di GoTo Webinar o da pagine vere di events.zoom.us.
Molti pezzi del percorso sono autentici: il servizio che accorcia il link, in certi casi il mittente, la pagina di Microsoft. Falso è l’evento.
Il codice della smart TV, in mano a chi attacca
Forse l’hai già fatto. Accendi una smart TV, compare un codice, ti dice di aprire un sito dal telefono e di inserirlo lì. Serve perché sul televisore scrivere una password è una tortura.
Si chiama device code flow, accesso con codice del dispositivo. Microsoft spiega che permette di entrare da dispositivi scomodi da usare, come smart TV o stampanti: il dispositivo manda la persona su una pagina web aperta altrove, lei accede, e da quel momento il dispositivo riceve i suoi token. Un token è un lasciapassare digitale: ti fa entrare senza ridigitare la password.
Ora togli il televisore e metti chi attacca. Il codice lo genera lui, attraverso Kali365, un servizio di phishing in abbonamento. Tu lo incolli sulla pagina vera. L’FBI, nell’allerta su Kali365 del 21 maggio 2026, descrive il risultato così: chi lo fa autorizza senza saperlo il dispositivo dell’attaccante ad accedere al proprio account. Da lì, scrive l’FBI, l’attaccante può entrare in Outlook, Teams e OneDrive senza password e senza altri controlli di verifica in più passaggi.
BleepingComputer aggiunge che quei token possono aprire anche le applicazioni collegate all’accesso unico aziendale. Cita fra gli esempi Salesforce, Dropbox, Adobe, SAP e Slack.
Microsoft stessa, nella sua documentazione, definisce il device code flow un metodo di accesso ad alto rischio che può far parte di un attacco di phishing, e raccomanda di bloccarlo ovunque sia possibile.
E la truffa ha un secondo tempo. Dopo il codice la pagina finta mostra una scritta rassicurante, del tipo «Signed in as…, opening Microsoft 365», e ti spedisce su una falsa pagina di accesso Microsoft gestita da VoidProxy, un altro servizio in abbonamento. Lì, scrive Push, chi attacca raccoglie anche la password e il cookie di sessione, il lasciapassare che tiene aperto l’accesso. Doppio raccolto con un solo invito.
La serratura ha funzionato. Ha aperto a chi aveva il permesso, e il permesso gliel’hai dato tu.
Su Google l’intermediario fa da postino
Se invece clicchi «Continue with Google», si apre una finestrella intitolata «Portal». Dentro lavora VoidProxy, con una tecnica che gli addetti chiamano adversary-in-the-middle, l’avversario nel mezzo.
Immagina un postino che apre ogni busta, la copia e la richiude. Tu scrivi a Google, lui legge e inoltra. Google risponde, lui legge e inoltra. Push lo dice così: il servizio trasmette la vera procedura di accesso di Google e cattura la password, la risposta alla verifica in più passaggi e il cookie di sessione.
Il cookie di sessione è il timbro sulla mano che ti fanno all’ingresso di un locale: finché resta, rientri senza ripassare dalla cassa. Chi lo copia entra come se fosse te. Push scrive che Kali365 e VoidProxy sono tutti e due pensati per aggirare o superare la verifica in più passaggi.
In questo percorso la verifica si fa regolarmente. Solo che la risposta passa dalle mani del postino, e lui se la tiene.
Perché funziona: il regalo, il club, il mestiere
Fin qui la tecnica. La parte che mi interessa di più viene prima: prima del codice e del postino c’è un invito, e quello è persuasione. Ha quattro pezzi.
Il primo è il regalo. Tre mesi di un servizio AI a pagamento, oppure un’azione SpaceX. Sulla reciprocità ho già scritto: chi dà per primo parte in vantaggio. Qui c’è una variante furba, perché il regalo è solo annunciato e la firma la chiedono subito.
Il secondo è il club. Un incontro a inviti, un gruppo scelto, un’anteprima riservata. Frank Dickson, di Dickson Research, l’ha detto a CSO Online parlando degli inviti finti di Anthropic scoperti da Cofense: «It sells exclusivity», vende esclusività, e «fear of missing out is the oldest lure in the book», la paura di restare fuori è l’esca più vecchia che ci sia. È la FOMO. E Dickson aggiunge un ribaltamento scomodo: l’abitudine del settore a liste d’attesa e anteprime riservate allena le persone ad aspettarsi proprio questo tipo di invito. Detto in modo brutale: l’industria ha preparato il terreno, la truffa ci ha seminato sopra.
Il terzo è il mestiere. L’evento finto di OpenAI si rivolge ai team social e digital. Per chi fa quel lavoro è un invito plausibile, e usare l’account di lavoro per un evento di lavoro sembra normale. Push lo riassume così: i dipendenti vogliono accedere agli ultimi strumenti AI, e questo fa di quegli strumenti un’esca eccellente. La mia lettura: oggi, in tanti uffici, restare indietro sull’AI fa paura. Chi ha paura di restare indietro clicca più in fretta.
Il quarto è il controllo che rassicura. Il «conferma di essere una persona» prima della pagina sembra una garanzia. I ricercatori di Cofense, sugli inviti analizzati da loro, notano che proprio perché questi controlli sono comuni sui siti legittimi, chi riceve la truffa può pensare che sia tutto a posto. Push aggiunge che la maggior parte delle scansioni pubbliche si ferma lì. Dickson la chiude con una riga perfetta. Il CAPTCHA, il controllo che cerca di distinguere una persona da un programma automatico, è nato per tenere fuori i bot. Qui tiene fuori gli scanner di sicurezza e fa entrare le vittime.
Di attacchi costruiti sulla fiducia ho scritto anche in Social engineering: il colloquio era l’attacco e in Claude download: la trappola stava sul sito vero. Cambiano le esche. La direzione è la stessa.
Chi scrive quell’invito usa gli attrezzi di chi scrive una buona pagina di vendita. Cambia solo cosa succede dopo il clic.
Le tracce di copia e incolla nelle pagine finte
C’è un dettaglio quasi comico nel rapporto. La pagina finta di OpenAI contiene indirizzi che citano Claude, come continue-to-event.claudewebinnar[.]com, e in una pagina precedente Push ha trovato nel codice un commento, «Same as Claude», uguale a Claude. Per Push questi indizi suggeriscono che chi gestisce la campagna costruisca ogni nuova esca copiandone una precedente, senza ripulirla del tutto, e che probabilmente ne abbia in giro più di quelle viste.
Cofense aveva trovato un inciampo simile: un invito firmato «Austin from nthropic», con la A mancante.
Ridere è facile. Però guarda i tempi. Fra il 20 e il 30 ottobre, secondo Push, chi attacca è passato da Zoom ad Anthropic, poi a OpenAI, SpaceX e Claude. Il dominio eventrsvp[.]app il 2 novembre aveva tre giorni di vita, e i domini cambiano ogni poche settimane. La mia lettura: riutilizzare le pagine rende facile cambiare esca a ogni notizia. Parlando degli inviti Anthropic analizzati da Cofense, Dickson dice: «They picked whatever is hottest in the news cycle», hanno preso il nome più caldo del momento. Il mese prossimo, aggiunge, può essere un altro. E l’FBI ricorda che Kali365 mette a disposizione anche esche generate con l’AI, così può usarlo pure chi ha poche competenze tecniche.
Quindi imparare a memoria i nomi serve a poco. Il marchio sull’invito cambia. Lo schema resta.
Come portarlo nel tuo lavoro
Lo schema è questo: evento desiderabile, premio, account di lavoro, codice o accesso. Quando lo vedi tutto insieme, ti fermi. Da lì in poi le difese sono di due tipi, quelle tue e quelle di chi gestisce gli account in azienda. Valgono soprattutto per chi usa Microsoft 365 o Google Workspace in ufficio.
- Incolla un codice solo se l’hai chiesto tu. Inserisci il codice soltanto per un accesso che hai avviato tu, su un dispositivo o un’app che riconosci. Se arriva da un invito o da un sito sconosciuto, ti fermi. BleepingComputer lo scrive in modo secco: evita di inserire codici di autenticazione Microsoft forniti da siti sconosciuti.
- Verifica gli inviti che promettono premi in cambio dell’accesso aziendale. BleepingComputer invita alla prudenza proprio verso gli inviti che chiedono di accedere con l’account aziendale per ricevere una ricompensa. Dickson suggerisce di verificare ogni anteprima AI con un contatto che conosci. Puoi anche aprire da solo, in una scheda nuova, il sito ufficiale dell’azienda e cercare lì l’evento.
- Conta i marchi. Dickson nota che negli inviti finti di Anthropic il mittente era «nthropic», la mail aveva la grafica di GoTo Webinar, la registrazione imitava Zoom: «three brands in three clicks», tre marchi in tre clic. Se il marchio cambia passando dalla mail alla registrazione all’accesso, è un segnale d’allarme.
- Con Microsoft 365, fai valutare il blocco dell’accesso con codice. Lo raccomandano Microsoft e l’FBI, con l’accesso condizionale, la funzione con cui l’amministratore decide chi può entrare e come. Prima va verificato se in azienda qualcosa lo usa davvero, per esempio schermi condivisi. Microsoft suggerisce di partire in modalità di sola prova e di tenere fuori dalla regola gli account di emergenza. Serve la licenza Microsoft Entra ID P1 oppure Microsoft 365 Business Premium: controlla quale hai.
- Usa le passkey, sapendo cosa coprono. Con una passkey ti autentichi sbloccando il tuo dispositivo, per esempio con impronta, volto o PIN. Su Google Workspace la possibilità di usarla al posto della password dipende dalle impostazioni dell’amministratore. Google la indica come più sicura contro il phishing, e BleepingComputer consiglia una verifica resistente al phishing, come le chiavi di sicurezza FIDO2, contro il furto di sessione. Sul codice del dispositivo, però, Push scrive che la tecnica aggira anche le passkey. Per questo servono tutte e due le cose, questa e il punto 4.
- Guarda chi è entrato. Su Google la pagina è google.com/devices: se una sessione non ti torna, esci da lì. Su Microsoft c’è la pagina My Sign-ins: se trovi un accesso che non riconosci, Microsoft dice di cambiare subito la password. L’FBI parla di accesso persistente, quindi avvisa anche chi gestisce gli account e fai controllare dispositivi e sessioni aggiunti.
Questi punti li puoi mostrare alla tua squadra in dieci minuti, con lo schema davanti. Ma non chiedere alle persone di essere perfette. Dickson l’ha detto bene: la formazione aiuta, ma lui non affiderebbe la difesa a un dipendente che strizza gli occhi su un indirizzo alle 16:45 di un venerdì. Il dipendente, aggiunge, non dovrebbe essere l’ultima linea di difesa. Se la tua sicurezza regge solo finché nessuno si distrae, è già da rifare.
Il regalo era finto. La firma era vera.
Domande frequenti
Che cos’è il device code phishing?
È una truffa che sfrutta l’accesso con codice, quello pensato per dispositivi scomodi da usare come smart TV e stampanti. Chi attacca genera un codice e ti convince a inserirlo nella pagina autentica del servizio. Così, scrive l’FBI, autorizzi senza saperlo il suo dispositivo a entrare nel tuo account.
La verifica in due passaggi protegge da questa campagna?
Dipende dal metodo di verifica e dal percorso dell’attacco. Push scrive che Kali365 e VoidProxy sono pensati per aggirarla o superarla, e l’FBI spiega che con Kali365 chi attacca entra senza password e senza altri controlli. Le verifiche resistenti al phishing, come le chiavi FIDO2, aiutano contro il furto di sessione, ma sul codice del dispositivo Push scrive che la tecnica aggira anche le passkey. Resta utile contro chi ha solo la tua password: Microsoft la consiglia per questo.
OpenAI, Anthropic e SpaceX sono state violate?
Le fonti parlano di imitazione: i loro marchi sono usati come esca. Push e BleepingComputer descrivono pagine che le impersonano, e nessuna delle fonti citate qui parla di una violazione dei loro sistemi.
La campagna colpisce anche l’Italia?
Push non indica i paesi colpiti e non dà il numero delle vittime. Scrive però che le pagine si traducono da sole nella lingua di chi le visita, quindi la lingua dell’invito dice poco su dove arriva.
Come controllo se un evento AI è vero?
Apri da solo, in una scheda nuova, il sito dell’azienda e cerca lì l’evento, oppure chiedi a un contatto che conosci, come suggerisce Dickson su CSO Online. Il mittente noto dimostra poco: Push scrive che inviti precedenti sono passati dalla posta di GoTo Webinar e da pagine vere di events.zoom.us.
Ho già inserito il codice e approvato: cosa faccio?
Avvisa subito chi gestisce gli account di lavoro e controlla My Sign-ins: se trovi un accesso che non riconosci, Microsoft raccomanda di cambiare subito la password. Fai verificare anche dispositivi e sessioni aggiunte, perché l’FBI parla di accesso persistente. Se invece hai seguito il percorso Google, guarda google.com/devices ed esci dalle sessioni che non riconosci. Conserva la mail dell’invito e annota gli accessi sospetti: sono fra le informazioni che l’FBI chiede a chi segnala un caso Kali365.
Fonti
- Push Security: analisi della campagna di finti eventi con Kali365 e VoidProxy (5 novembre 2026)
- BleepingComputer: Fake OpenAI, SpaceX events used to steal Microsoft, Google accounts (5 novembre 2026)
- CSO Online: Fake Anthropic AI previews lure in overeager employees, sulla ricerca di Cofense (29 ottobre 2026)
- FBI, Internet Crime Complaint Center: allerta su Kali365 (21 maggio 2026)
- Push Security: device code phishing
- Microsoft Learn: device authorization grant
- Microsoft Learn: authentication flows e device code flow
- Microsoft Learn: bloccare i flussi di autenticazione con l’accesso condizionale
- Microsoft Learn: accesso condizionale, licenze richieste
- Supporto Microsoft: attività di accesso da My Sign-ins
- Assistenza Google: vedere i dispositivi con accesso all’account
- Assistenza Google: accedere con una passkey