Aggiornamento del 18 ottobre 2026
Il 17 ottobre OpenCode ha comunicato una violazione che ha colpito l’1,4% degli utenti di OpenCode Console: secondo la notifica ai clienti, le chiavi API di OpenAI, Anthropic e Google salvate negli spazi di lavoro potrebbero essere state esposte. Se usi Console e hai ricevuto l’email, revoca le chiavi dal pannello di ogni fornitore, non solo da OpenCode. Cosa è successo e come proteggere le tue chiavi: OpenCode violato: chi ha la chiave spende per te.
Per due anni ci siamo fatti tutti la stessa domanda: qual è il modello più intelligente. ChatGPT o Claude. Gemini o GPT. Una gara di cervelli, con le classifiche aggiornate ogni settimana.
Intanto, con molto meno rumore, la partita si è spostata altrove.
Un cervello che ti risponde in chat ti consegna un testo. Un cervello con le mani apre i file, li modifica, lancia i comandi, controlla se ha funzionato e, se non ha funzionato, riprova. Fra i due passa la stessa differenza che c’è fra un consulente al telefono e un artigiano che entra in casa tua: il primo ti spiega come si fa, il secondo lo fa — e a volte sposta anche i mobili che non gli avevi chiesto di toccare.
OpenCode è un paio di mani. E ha una caratteristica che lo distingue dagli agenti delle grandi aziende: il cervello lo scegli tu.
In breve
OpenCode è un agente AI per programmare, open source con licenza MIT: lavora nel terminale, in un’app desktop e dentro editor come VS Code e Cursor. Il programma è in regalo; per lavorarci con continuità paghi il modello che gli colleghi — con una chiave API, con l’abbonamento ChatGPT o Copilot che hai già, oppure con i servizi di OpenCode (Zen a consumo, Go da 10 dollari al mese). Rende al meglio se sai già muoverti fra cartelle di progetto, terminale e Git. A metà settembre 2026 è uscita la versione 2, che cambia diverse cose: la documentazione in italiano descrive ancora la prima.
Cos’è OpenCode, detto semplice
OpenCode è un agente di programmazione AI open source: un programma che prende un modello linguistico — Claude, GPT, Gemini o uno che fai girare sul tuo computer — e gli dà il permesso di lavorare dentro un progetto vero. Lo trovi in tre forme: un’interfaccia da terminale — la finestra dove si scrivono i comandi al posto dei clic —, un’app desktop e un’estensione per gli editor di codice.
La parola che conta è «agente». Un chatbot ti scrive un pezzo di codice da copiare e incollare, e poi tocca a te capire dove metterlo. Un agente legge i file del progetto, capisce come sono collegati, ti propone un piano, modifica quello che serve e lancia i comandi per verificare il risultato. Tu non fai più il postino fra la finestra della chat e i tuoi file.
«Open source» vuol dire che il codice del programma è pubblico. La licenza è la MIT, una delle più permissive che esistano: puoi leggerlo, copiarlo, modificarlo e usarlo anche in azienda. A firmarlo è Anomaly, la società dietro al progetto, che ha il suo repository su GitHub da aprile 2025.
Quanto è diffuso? Al 13 ottobre 2026 il repository — l’archivio pubblico del progetto — conta 213.146 stelle su GitHub, l’equivalente dei «mi piace» fra programmatori, e oltre 28.000 fork, cioè copie da cui chiunque può sviluppare una versione propria. Sul sito ufficiale OpenCode dichiara anche «oltre 16 milioni di sviluppatori ogni mese»: è un numero loro, che non posso verificare. Le stelle invece le conta GitHub.
E in Italia, la curiosità è esplosa in pochi mesi.
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Le ricerche su Google per «opencode» in Italia, settembre 2025 contro agosto 2026, secondo i dati DataForSEO raccolti il 13 ottobre. In undici mesi, venti volte tanto. Eppure quel giorno, fra i primi dieci risultati, non compariva una sola pagina in italiano.
Una ragione c’è. OpenCode risponde a un bisogno che molti sentono e pochi dicono ad alta voce: usare gli agenti AI senza consegnarsi a una sola azienda.
Il cervello e le mani: perché conta che sia aperto
Il punto di OpenCode non è essere più intelligente degli altri agenti. È lasciarti libero di scegliere il fornitore. Si collega a oltre 75 fornitori di modelli — attraverso il catalogo di Models.dev — e anche a modelli che girano in locale, sul tuo computer. Oggi lavori con Claude, domani con GPT, il mese prossimo con un modello aperto che costa una frazione. Lo strumento resta lo stesso, le abitudini restano le stesse, le istruzioni del progetto restano le stesse. Cambiano le credenziali da collegare e, soprattutto, quello che il nuovo modello sa fare: va sempre messo alla prova.
Sembra un dettaglio tecnico. È psicologia.
Ogni grande azienda costruisce il suo agente attorno al suo modello: Anthropic ha Claude Code, OpenAI ha Codex. È legittimo, e spesso funziona benissimo. Ma ogni abitudine che costruisci lì dentro è un’abitudine che ti tiene lì dentro. Le scorciatoie che hai imparato, i file di istruzioni che hai scritto, il modo in cui hai imparato a chiedere: molto di tutto questo parla la lingua di quel fornitore.
Gli psicologi lo chiamano bias dello status quo — l’espressione viene da uno studio di William Samuelson e Richard Zeckhauser del 1988 — e in parole di tutti i giorni è la tendenza a tenerci le cose come stanno anche quando cambiarle ci converrebbe. È lo stesso meccanismo per cui tanti restano con la banca che non sopportano: spesso, più del costo del cambio, pesa la fatica di reimparare tutto da capo.
Un agente aperto allenta questo legame. Se domani esce un modello migliore, o più economico, o più rispettoso dei tuoi dati, ci passi senza cambiare strumento né abitudini. Chi si chiede quale modello «vince» sta guardando il dito: ne ho parlato nel confronto fra GPT-6 Astra e Claude Fable 5.1, dove la conclusione era proprio che la domanda è sbagliata.
Chi possiede le mani, alla lunga, decide anche quale cervello userai.
A cosa serve OpenCode, in concreto
OpenCode serve a far lavorare l’AI dentro un progetto: capire codice che non hai scritto tu, aggiungere funzioni, correggere errori, rifare parti intere — chiedendo prima un piano e approvandolo. La guida introduttiva descrive un percorso preciso, e vale la pena seguirlo passo per passo, perché dice molto su come si lavora con un agente. Una premessa: la guida in italiano descrive la versione 1. La versione 2 è pensata per restare compatibile con le funzioni della prima, salvo alcune rotture volute di cui parlo più avanti, quindi il percorso resta valido nella sostanza.
Si comincia entrando nella cartella del progetto e lanciando opencode. Poi si scrive /init: l’agente analizza il progetto e crea un file chiamato AGENTS.md, con istruzioni che restano valide da una sessione all’altra. È il foglio che lasci alla persona che ti sostituisce durante le ferie: cosa fa il progetto, com’è organizzato, che stile segue. La documentazione consiglia di salvarlo su Git — il sistema che registra ogni versione dei file di un progetto — insieme al resto, così vale per tutta la squadra.
Il secondo passo è farsi spiegare le cose. Con il tasto @ cerchi un file e chiedi, per esempio, come funziona l’accesso degli utenti lì dentro. È utilissimo quando erediti il lavoro di qualcun altro, o quando riapri un tuo progetto dopo sei mesi e non ricordi più niente.
Il terzo passo, per me, è il più importante: la modalità Plan. Si attiva con il tasto Tab. In questa modalità l’agente esplora il progetto e prepara un piano senza modificare i file: ti dice cosa farebbe. Nella versione 2 può scrivere i suoi file di pianificazione, e i comandi che vuole lanciare restano soggetti ai permessi. Tu leggi, correggi, aggiungi dettagli. Puoi anche trascinare un’immagine nel terminale — la schermata di un design che ti piace, per esempio — e chiedergli di usarla come riferimento. Solo quando il piano ti convince premi di nuovo Tab, torni in modalità Build e gli dici di procedere.
Se il risultato non è quello che volevi, /undo annulla le modifiche e ti rimette davanti il messaggio di partenza, da riscrivere meglio. Finché non mandi il messaggio nuovo, /redo annulla la marcia indietro. E sul sito ufficiale c’è un’altra possibilità: più agenti che lavorano in parallelo sullo stesso progetto, ognuno su un compito diverso.
Dentro la documentazione c’è una frase che vale da sola tutto il manuale: parlagli come se stessi parlando a uno sviluppatore junior della tua squadra.
È il consiglio più onesto che si possa dare. Un junior è veloce, volenteroso, preparato. E se gli dai istruzioni vaghe, fa esattamente quello che hai detto — non quello che intendevi. Anche l’agente sbaglia, certo. Ma quando il risultato delude, spesso il problema sta nella richiesta.
Serve solo a chi programma? Non solo. Chi lavora con i file tutti i giorni può usarlo per una pagina statica, per uno script che rinomina centinaia di foto, per un controllo su un foglio di calcolo esportato da un gestionale. Ma l’agente vive nel terminale e nelle cartelle di progetto: se queste parole ti mettono a disagio, conviene partire da lì prima che da OpenCode.
L’agente esegue. Il giudizio resta tuo — ed è l’unica parte che non si delega.
OpenCode in VS Code, Cursor e negli altri editor
In VS Code e nei programmi che ne derivano — Cursor, Windsurf, VSCodium — basta aprire il terminale integrato e lanciare opencode: l’estensione si installa da sola. Lo spiega la pagina dedicata agli IDE, cioè agli ambienti di sviluppo dove si scrive il codice.
Prima, però, una precisazione sulla versione, perché conta. Quella pagina appartiene alla documentazione della versione 1, l’unica tradotta in italiano. La documentazione della versione 2, solo in inglese, presenta OpenCode come interfaccia da terminale, app desktop e app web — quest’ultima si apre con il comando opencode pair — e al 13 ottobre non ha una pagina dedicata agli editor. Non vuol dire che l’estensione sia sparita. Vuol dire che le istruzioni qui sotto vanno verificate sulla versione che hai installato, prima di costruirci sopra il tuo modo di lavorare.
Le scorciatoie descritte sono poche e chiare.
- Cmd+Esc sul Mac, Ctrl+Esc su Windows e Linux: apre OpenCode in un terminale affiancato al codice, oppure ti riporta alla sessione già aperta.
- Cmd+Shift+Esc o Ctrl+Shift+Esc: apre una sessione nuova, anche se ce n’è già una in corso.
- Cmd+Option+K sul Mac, Alt+Ctrl+K su Windows e Linux: inserisce il riferimento a un file, anche a righe precise, nella forma
@File#L37-42.
La funzione più comoda, però, è quella che non si vede: OpenCode riceve in automatico la parte di codice che hai selezionato o la scheda che hai aperta. Selezioni le sei righe che non ti tornano, chiedi «perché qui fa così?», e l’agente sa già di cosa stai parlando. Il contesto arriva con la selezione, al posto del copia e incolla.
Se l’estensione non si installa da sola, la documentazione indica tre controlli: lanciare opencode dal terminale integrato e non da uno esterno, verificare che il comando dell’editor sia installato (in VS Code si cerca «Shell Command: Install ‘code’ command in PATH» nella palette dei comandi), e controllare che l’editor abbia il permesso di installare estensioni. In alternativa la si cerca nel Marketplace e si clicca Install.
Per gli altri editor c’è ACP, l’Agent Client Protocol: uno standard aperto che fa parlare editor e agenti AI con la stessa lingua. La documentazione mostra come collegare OpenCode a Zed, agli IDE di JetBrains e a Neovim.
Se ti stai chiedendo che differenza faccia lavorare nell’editor invece che in una chat, ne ho scritto a proposito di Claude in chat e Claude Code in Visual Studio Code. Il principio vale anche qui.
Lavorare dentro l’editor cambia una cosa sola, ma è quella che conta: il contesto smette di passare dalle tue mani.
Quanto costa OpenCode
Il programma è in regalo: open source, licenza MIT. OpenCode include anche alcuni modelli in regalo — quelli indicati nella pagina di Go lo sono per un periodo limitato — e puoi far girare un modello sul tuo computer. Per lavorare con continuità, però, si paga il modello che gli colleghi, e le strade sono quattro.
La prima è la tua chiave API, cioè la credenziale personale con cui colleghi un servizio a un altro programma. Ti registri da un fornitore — Anthropic, OpenAI, Google o un altro dei 75 — e paghi a consumo, con la bolletta che arriva da lui. È la strada più flessibile e la meno prevedibile.
La seconda è un abbonamento che hai già. OpenCode ti permette di collegare il tuo account ChatGPT Plus o Pro, oppure GitHub Copilot. Per Claude Pro e Max, la documentazione della versione 1 descrive il collegamento ma avverte che questo uso «non è ufficialmente supportato da Anthropic». Tradotto: oggi può funzionare, domani può smettere, e non hai garanzie. Per un lavoro serio con Claude, meglio una chiave API.
La terza è OpenCode Zen: una selezione di modelli che il team ha provato e misurato apposta per gli agenti. Funziona a credito: carichi 20 dollari (più 1,23 di commissione sulla carta), paghi a richiesta, e quando il saldo scende a 5 dollari ne vengono ricaricati automaticamente altri 20. Si può fissare un tetto di spesa mensile. Secondo OpenCode, i modelli di Zen sono ospitati negli Stati Uniti e i fornitori non conservano i dati né li usano per addestrare i modelli, con alcune eccezioni elencate sul sito.
La quarta è OpenCode Go, l’abbonamento: 10 dollari al mese, oppure 40 per Go Plus, con limiti d’uso più alti. Dà accesso a modelli aperti come GLM e Kimi, e per un periodo limitato anche ad alcuni modelli di prova senza costi. Le quote d’uso si contano in dollari, modello per modello, e non coincidono con il prezzo dell’abbonamento: in cinque ore puoi usare al massimo il 20% della quota mensile, in una settimana il 50%, nel mese il 100%. Se hai anche del credito nella Console, un’opzione chiamata «Use balance» fa proseguire il lavoro a consumo quando superi le soglie: comoda, ma il costo smette di essere fisso. E Go vale solo per gli spazi di lavoro con una persona sola: uno spazio abbonato a Go non può invitare altri membri.
Non a caso, secondo DataForSEO, in Italia «opencode go» ha in media 1.600 ricerche al mese. La gente vuole sapere quanto spende prima di cominciare, e fa bene.
C’è infatti una cosa che il prezzo di listino non dice. Un agente che legge decine di file per capire un progetto può mandare al modello molto più testo di una domanda in chat, e fare molte richieste di fila. Con un abbonamento a soglie il rischio è restare a piedi a metà pomeriggio; con il consumo libero è scoprire la cifra a fine mese. In entrambi i casi la mossa giusta è la stessa: controllare i consumi e mettere un tetto prima di cominciare — verificando se il fornitore blocca davvero la spesa o si limita a mandarti un avviso.
Il programma è in regalo. L’attenzione a quanto spendi resta a carico tuo.
OpenCode o Claude Code?
Claude Code è l’agente di Anthropic, pensato attorno ai modelli Claude. OpenCode fa lo stesso mestiere, ma è open source e funziona con i modelli di moltissimi fornitori. Se Claude ti basta e vuoi lo strumento costruito da chi costruisce il modello, Claude Code. Se vuoi poter cambiare modello senza cambiare abitudini, OpenCode.
Io lavoro ogni giorno con Claude Code, e a fianco uso Codex di OpenAI come secondo paio d’occhi che ricontrolla il lavoro. Quindi non sono neutrale, e lo dico. Ma proprio per questo vedo bene il punto: il confronto vero non riguarda chi scrive il codice migliore. Riguarda quanto diventi dipendente.
E i confini, poi, sono più porosi di quanto sembri. La documentazione di OpenCode Go elenca fra i programmi verificati anche Claude Code e Codex, con alcune avvertenze tecniche e senza garanzie per il futuro: i modelli di OpenCode possono lavorare dentro gli agenti delle grandi aziende. Al contrario, con una chiave API, puoi usare i modelli Claude dentro OpenCode. Le mani e il cervello si possono scambiare in entrambe le direzioni.
La domanda giusta, allora, non è quale agente sia il migliore. È quanto ti costerebbe, fra un anno, cambiarlo.
Quanto ci si può fidare: permessi, privacy, marcia indietro
OpenCode dichiara di non conservare il tuo codice sui suoi server: lo manda al modello che hai scelto, o al servizio che gli fa da tramite, come Zen. La privacy, quindi, dipende dal fornitore che gli colleghi. Sul tuo computer, invece, OpenCode tiene le istantanee dei file che servono per la marcia indietro, e possono contenere file interi: la documentazione chiede di proteggere quella cartella come il resto del progetto. Il rischio più grosso, però, sta altrove: nei permessi.
Nella versione 2, l’agente principale — Build — ha gli strumenti «consentiti per impostazione predefinita», come scrive la documentazione. Significa che, con le impostazioni di partenza, modifica i file e lancia comandi senza chiederti il permesso ogni volta. Chiede approvazione quando vuole leggere i file di ambiente, quelli dove di solito stanno password e chiavi, e quando vuole uscire dalla cartella di lavoro; tutto il resto dipende dalle regole che imposti. La modalità Plan, invece, esplora e propone senza modificare i normali file del progetto.
Le regole si possono riscrivere, ed è la prima cosa da fare. Ogni azione può essere consentita, vietata o soggetta a domanda. La pagina dei permessi propone proprio questo esempio: chiedere prima di qualsiasi comando nel terminale, lasciare liberi i comandi di sola consultazione di Git, bloccare con una regola apposita il comando git push, quello che invia il codice al repository remoto. Vince l’ultima regola che corrisponde, quindi prima si scrive quella generale e poi le eccezioni.
Perché insisto? Perché agenti con le mani libere hanno già combinato guai: ho raccontato il caso dell’agente AI che ha scritto alla polizia, e il modo in cui Apple ha stretto i permessi degli agenti sul Mac. Qui la sicurezza è configurazione, ed è la parte più concreta di tutta la faccenda.
E la marcia indietro? Esiste, con dei confini precisi. Il comando /undo ripristina insieme la conversazione e i file, ma i file solo dentro un repository Git, e solo quelli che l’istantanea è riuscita a catturare: la cattura è «al meglio delle possibilità», i file che Git ignora restano fuori, e così quelli nuovi più grandi di 2 MiB. Se nel frattempo hai modificato a mano uno di quei file, il ripristino può sovrascrivere le tue modifiche. E non annulla quello che i comandi hanno fatto fuori dai file: un database modificato, un servizio riavviato, una richiesta partita verso internet. La documentazione lo scrive con una franchezza rara:
«Le istantanee sono una comodità, non una transazione né un backup.»
— dalla documentazione di OpenCode, pagina Snapshots
Il consiglio che segue è semplice: salva il lavoro importante su Git prima di chiedere all’agente di toccarlo, e dopo ogni marcia indietro guarda cosa è cambiato davvero.
Resta la condivisione. Nella versione 1 il comando /share crea un link pubblico alla conversazione, e per farlo invia la conversazione ai server che OpenCode usa per ospitare quelle pagine. Non succede per impostazione predefinita, e la documentazione stessa raccomanda di evitarlo con codice proprietario o dati riservati. Nella versione 2 la condivisione delle sessioni, per ora, non c’è. Per il resto valgono le regole di prudenza di sempre, quelle che ho messo in fila parlando di cosa non scrivere mai in ChatGPT.
Un agente con le mani libere è veloce. Un agente con le regole giuste è utile. La differenza la scrivi tu, in un file di configurazione, prima di cominciare.
I limiti di OpenCode, detti chiari
OpenCode è uno strumento per chi lavora già con file, terminale e Git; vale quanto il modello che gli colleghi; e in questo momento sta cambiando versione. Vediamoli uno per uno.
Il primo è il terreno. OpenCode presuppone che tu sappia cos’è una cartella di progetto, un terminale, un repository. Se Git per te è un nome e basta, comincia da cos’è GitHub e perché conta se usi l’AI: non è un passaggio facoltativo, è la rete di sicurezza su cui poggia tutto il resto, marcia indietro compresa.
Il secondo è il cervello. Un modello mediocre con delle buone mani resta un modello mediocre. Lo ammette OpenCode stesso, presentando Zen: ci sono tantissimi modelli disponibili, scrive, ma solo pochi funzionano bene con gli agenti di programmazione. Il modello più economico del catalogo può costarti più ore di quanti soldi ti fa risparmiare.
Il terzo è il cantiere aperto. La versione 2.0.0 è stata pubblicata il 12 settembre 2026, e in un mese ha già ricevuto 28 aggiornamenti. La documentazione italiana descrive ancora la versione 1. Il passaggio ha tre rotture volute: i plugin — i componenti aggiuntivi — scritti per la versione 1 non girano sulla 2, la configurazione del terminale cambia file, i programmi che parlano con il server di OpenCode vanno adattati. E la condivisione delle sessioni non è ancora arrivata. Su Windows, poi, la documentazione della versione 1 consiglia di lavorare dentro WSL, il sottosistema Linux di Windows, mentre quella della versione 2 avverte che i gestori di pacchetti di Windows non sono supportati: si installa scaricando il programma.
Il quarto è il conto, di cui abbiamo già parlato: con il consumo libero la cifra finale dipende da quanto lavori, e va tenuta d’occhio giorno per giorno.
Il quinto è l’abbonamento Claude, che passa da una porta non ufficiale.
Quasi tutto questo sta scritto nella documentazione, che è più onesta della media; il resto è quello che conta nell’uso di tutti i giorni. Il rischio non sta nello strumento. Sta in chi lo installa convinto che faccia tutto da solo.
Open source vuol dire una cosa precisa: quando qualcosa non va, puoi guardare dentro. Facile è un’altra parola.
Come portarlo nel tuo lavoro
Se vuoi provarlo sul serio, ecco l’ordine che seguirei.
- Parti da una copia. Un progetto sotto Git, che puoi rompere senza conseguenze. Mai il lavoro in produzione, la prima settimana.
- Scrivi le regole prima di lanciarlo. Domanda prima di ogni comando nel terminale,
git pushbloccato. Le allenterai quando avrai capito come ragiona. - Comincia in modalità Plan. Per i primi giorni leggi i piani, prima dei risultati. È lì che capisci se l’agente ha capito te.
- Scegli il modello con un tetto. Go se vuoi un canone fisso, lasciando spenta l’opzione che passa al credito a consumo oltre le soglie; Zen con un limite mensile; la chiave API, dopo aver controllato che tipo di limite offre il fornitore; l’abbonamento ChatGPT o Copilot se ce l’hai già.
- Scrivi AGENTS.md come scriveresti a un collega appena arrivato. Cosa fa il progetto, cosa non va toccato, come si verifica che funzioni.
Gli strumenti cambiano in fretta: fra un anno potresti usare un altro agente, con un altro modello, in un altro editor. Quello che resta è la capacità di dare istruzioni chiare a qualcuno che esegue alla lettera. È la competenza che OpenCode ti costringe ad allenare.
E, guarda caso, funziona anche con le persone.
Domande frequenti
OpenCode costa qualcosa?
Il programma è open source con licenza MIT ed è in regalo, e include alcuni modelli in regalo, in parte per un periodo limitato. Per lavorare con continuità si paga il modello AI che gli colleghi: con la tua chiave API, con un abbonamento ChatGPT Plus o Pro o GitHub Copilot già attivo, oppure con i servizi di OpenCode, Zen a consumo o Go da 10 dollari al mese.
Quanto costa OpenCode Go?
OpenCode Go costa 10 dollari al mese, Go Plus 40 dollari con limiti d’uso più alti. Le quote si contano modello per modello: in cinque ore si può usare al massimo il 20% della quota mensile, in una settimana il 50%, nel mese il 100%. Un’opzione facoltativa fa proseguire a consumo oltre le soglie. Vale solo per spazi di lavoro con una persona sola.
Serve saper programmare per usare OpenCode?
Essere programmatori non è indispensabile, ma serve sapersi muovere fra cartelle di progetto, terminale e Git. L’agente scrive e modifica il codice al posto tuo; capire cosa ha fatto, e se va bene, resta compito tuo.
Come si usa OpenCode in VS Code?
Secondo la documentazione della versione 1, si apre il terminale integrato di VS Code, Cursor, Windsurf o VSCodium e si lancia opencode: l’estensione si installa da sola. Poi Cmd+Esc sul Mac o Ctrl+Esc su Windows e Linux apre OpenCode accanto al codice. La documentazione della versione 2, al 13 ottobre 2026, non ha ancora una pagina sugli editor: conviene verificare sulla versione installata.
Che differenza c’è fra OpenCode e Claude Code?
Claude Code è l’agente di Anthropic, pensato attorno ai modelli Claude. OpenCode è open source e funziona con oltre 75 fornitori di modelli, compresi Claude, GPT, Gemini e modelli locali. Il primo è lo strumento del produttore, il secondo ti lascia cambiare modello senza cambiare abitudini.
OpenCode è sicuro per il codice aziendale?
OpenCode dichiara di non conservare il codice sui suoi server: lo invia al fornitore del modello, quindi la privacy dipende da lui. Sul computer tiene istantanee locali dei file, da proteggere. Con le impostazioni di partenza l’agente Build modifica file e lancia comandi senza chiedere: prima di usarlo su codice aziendale conviene impostare i permessi ed evitare la condivisione delle conversazioni.
OpenCode funziona su Windows?
Sì, ci sono versioni del programma per Windows da scaricare. La documentazione della versione 1 consiglia comunque WSL, il sottosistema Linux di Windows, per prestazioni e compatibilità migliori; quella della versione 2 avverte che i gestori di pacchetti di Windows non sono supportati.