«Character.ai Initiates Voluntary Chapter 11 Proceeding to Facilitate Value-Maximizing Sale Process.»
È il titolo del comunicato che Character.AI ha diffuso nella notte: in California era lunedì sera, in Italia le 5:50 di stamattina. Tradotto parola per parola: Character.ai avvia una procedura volontaria di Chapter 11 per facilitare un processo di vendita che massimizzi il valore.
Tradotto in italiano vero: Character.AI ha chiesto il fallimento e si mette in vendita.
Character.AI è la piattaforma dove si chatta con personaggi fatti di intelligenza artificiale: figure di fantasia, imitazioni di persone famose, personaggi creati dagli utenti stessi. Fondata nel 2021 da due ex dipendenti di Google, molto usata anche dai ragazzi. Secondo i dati di DataForSEO, ad agosto 2026 in Italia «character ai» è stato cercato su Google circa 368.000 volte. È un nome che in tanti conoscono. La domanda che conta, da stamattina, è di chi sono le conversazioni che ci hanno lasciato dentro.
In breve
Lunedì 12 ottobre 2026 Character Technologies, la società di Character.AI, ha chiesto il Chapter 11 a un tribunale fallimentare del Delaware, per vendere tutti o quasi tutti i suoi beni sotto il controllo del giudice; l’annuncio è arrivato in Italia all’alba del 13. Il primo offerente è Disney: 20 milioni di dollari per una licenza non esclusiva e perpetua (un permesso d’uso senza scadenza, che può andare anche ad altri) su una parte della proprietà intellettuale e su alcune pretese legali dell’azienda, più l’aiuto di ex dipendenti di Character.AI che Disney ha già assunto. Altri possono offrire di più, e la vendita dovrebbe chiudersi fra fine novembre e inizio dicembre. Per ora la piattaforma funziona e gli abbonamenti restano attivi; se nessun compratore vorrà tenerla in vita, verrà chiusa. Il comunicato non dice che cosa succederà ai dati degli utenti. Chi vuole una copia delle proprie conversazioni può chiederla dall’app, ma secondo la guida ufficiale l’esportazione può richiedere dalle 3 alle 4 settimane.
Cosa è successo
I fatti, prima delle parole. Lunedì 12 ottobre Character Technologies ha depositato una richiesta volontaria di Chapter 11 presso il tribunale fallimentare degli Stati Uniti per il distretto del Delaware. Il Chapter 11 è una procedura del diritto fallimentare americano, e qui serve a una cosa precisa: vendere l’azienda con un’asta sorvegliata dal giudice, continuando nel frattempo a far funzionare il servizio. L’obiettivo dichiarato è vendere «tutti o quasi tutti» i beni della società.
Il primo offerente c’è già. È Disney, attraverso una sua società, Disney Worldwide Services, con un accordo firmato prima della richiesta. Mette sul tavolo 20 milioni di dollari per una licenza non esclusiva e perpetua, cioè un permesso d’uso senza scadenza che si può concedere anche ad altri, su una parte della proprietà intellettuale di Character.AI e su alcune sue pretese legali. In più offre i «servizi di transizione» di ex dipendenti di Character.AI che Disney ha assunto: persone che conoscono la macchina e che aiuteranno a tenerla accesa, in sicurezza, per un periodo limitato.
Nel gergo dei tribunali americani Disney è lo «stalking horse», letteralmente il cavallo dietro cui si nasconde il cacciatore: l’offerente iniziale, la cui offerta fa da prezzo di partenza per quel pacchetto di beni. Chi vuole può offrire di più. La designazione di Disney e le regole dell’asta aspettano l’approvazione del tribunale. Il calendario proposto porta alla fine della vendita fra la fine di novembre e l’inizio di dicembre 2026. Secondo il documento depositato in tribunale, riportato da Reuters, la società stima attività e passività fra 50 e 100 milioni di dollari.
E gli utenti? Per ora, scrive l’azienda, la piattaforma funziona e tutti i servizi sono accessibili. Gli abbonamenti restano attivi, l’addebito «per ora» resta uguale, e se il servizio cambierà in un modo che tocca le funzioni a pagamento, l’azienda dice che intende avvisare prima gli abbonati. Poi arriva la frase che conta: se la vendita non porterà a un acquisto che preveda di continuare la piattaforma, la piattaforma verrà chiusa.
Per chi ci passa le serate, la cifra conta poco. Conta la data.
Quattro parole al posto di una
Torniamo al titolo del comunicato, perché qui si vede il mestiere. «Initiates»: avvia, come si avvia un progetto. «Voluntary»: volontaria, cioè scelta. «Facilitate»: facilitare, il verbo di chi aiuta. «Value-Maximizing»: che massimizza il valore. Quattro parole positive messe in fila davanti a un fatto negativo. La parola «bankruptcy», fallimento, nel titolo manca. Il post sul blog dell’azienda si intitola «An Update on Character.ai», un aggiornamento; la parola «bankruptcy» compare lì, alla prima riga.
Poi c’è la frase del CEO, Colin Adams: nell’ultimo anno l’azienda ha fatto passi significativi per sostenere e migliorare il business davanti a «significativi venti contrari legali, regolatori e operativi». Venti contrari. Come se fossero arrivati dal mare, da soli. Fra poco vediamo che nome hanno.
E la chiusura, quella vera, nel comunicato si chiama «wound down»: l’espressione che si usa per un meccanismo che rallenta fino a fermarsi. In italiano si dice chiusa.
Sia chiaro: il comunicato è corretto. La procedura qui è davvero volontaria, la vendita è davvero sotto il controllo del tribunale, e a mio avviso molte di queste formule sono il linguaggio di rito dei documenti legali. Ma l’effetto, nella mia lettura, è che arrivi prima la speranza e per ultima la chiusura. Chi lavora con la comunicazione riconosce la mossa al volo: è la stessa della lettera ai clienti che comincia con «per offrirti un servizio sempre migliore» e finisce con un aumento.
Il comunicato dice il vero. Sceglie l’ordine in cui dirlo. E l’ordine, in comunicazione, è metà del messaggio.
Due anni fa se la contendevano
Per capire il prezzo bisogna ricordarsi da dove arriva questa azienda. Nel 2024, secondo il Financial Times citato dal Times of India, Meta e xAI di Elon Musk avevano cercato una collaborazione con Character.AI. Ad agosto dello stesso anno Google ha preso in licenza la sua tecnologia e ha riassunto i suoi fondatori, che da Google venivano. Il prezzo, secondo il Wall Street Journal, era intorno ai 2,7 miliardi di dollari: una cifra che il giornale attribuiva a fonti informate sull’accordo, non un importo ufficiale. La newsletter Spyglass, commentando la notizia di oggi, scrive che con quell’accordo Google si è portata via il fondatore Noam Shazeer e diverse delle sue persone migliori.
Poi sono arrivati i venti contrari. Avevano nomi, età, famiglie.
Nel 2024 l’azienda è stata accusata del suicidio di un quattordicenne statunitense che aveva parlato a lungo con un chatbot della piattaforma. Altre famiglie di adolescenti che si erano fatti del male o si erano tolti la vita dopo aver usato il servizio hanno fatto causa. Nell’ottobre 2025 Character.AI ha impedito ai minorenni di chattare con i personaggi, lasciando loro solo la possibilità di interagire con altri utenti o di generare contenuti. A gennaio 2026 Character.AI e Google hanno concordato di chiudere con un accordo cinque cause, in Florida, New York, Colorado e Texas, senza cifre rese pubbliche. E nello stesso mese il procuratore generale del Kentucky ha depositato una causa in cui accusa i chatbot della piattaforma di aver incoraggiato, a volte, l’autolesionismo e il suicidio.
Se una conversazione, con una persona o con un chatbot, ti porta in un posto buio: Telefono Amico Italia risponde al 02 2327 2327, tutti i giorni, 24 ore su 24. Se il pericolo è immediato, 112 o 118.
A luglio 2026 è arrivato anche il Garante italiano della privacy: 158mila euro di sanzione a Character Technologies. Fra le violazioni accertate, un’informativa carente (l’informativa è il documento che spiega agli utenti come vengono trattati i loro dati), una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati preparata in ritardo e un rappresentante nell’Unione europea nominato in ritardo, più criticità nella tutela dei minori e nella verifica dell’età. Il Garante ha chiesto una verifica dell’età che funzioni, profili dei minorenni privati per impostazione predefinita e un blocco efficace contro i ragazzi che, esclusi, provano a registrarsi di nuovo. Entro 120 giorni dalla ricezione del provvedimento l’azienda deve comunicare le misure adottate.
A settembre la mossa di Disney. Il 18 ha nominato Karandeep Anand, allora CEO di Character.AI, suo primo direttore tecnico per tutto il gruppo, in carica dal 2 ottobre; con lui, scriveva Disney, erano attesi diversi membri del team tecnico di Character.AI. Un anno prima, ricorda The Next Web, Disney aveva chiesto a Character.AI di togliere i chatbot che copiavano i suoi personaggi. Il 12 ottobre, dieci giorni dopo l’arrivo di Anand a Disney, la richiesta di Chapter 11. Con Disney come primo offerente.
Letta in fila, a me questa storia sembra avere una forma precisa. Le persone chiave sono uscite a ondate: prima verso Google, poi verso Disney. Le relazioni che gli utenti hanno costruito con i personaggi, invece, sono rimaste dove erano: sulla piattaforma, che adesso è in vendita.
Le persone si possono assumere. Le conversazioni restano dove sono, in attesa di sapere chi le custodirà.
Che fine fanno le chat
È la domanda di chi usa l’app, e il blog di Character.AI le dedica una risposta: le informazioni degli utenti restano protette dall’informativa privacy, e le pratiche di privacy e sicurezza restano quelle di prima. Ricorda anche che si può cancellare l’account o esportare i propri dati dall’app o dal sito.
Quello che la risposta lascia aperto è il dopo. Il comunicato parla di vendere tutti o quasi tutti i beni dell’azienda, e l’accordo con Disney riguarda una licenza sulla proprietà intellettuale e alcune pretese legali; il comunicato non chiarisce se i dati degli utenti rientrino nella vendita. Il blog conferma le tutele di oggi, ma non spiega che cosa accadrebbe a mesi di conversazioni dopo una cessione o una chiusura.
Un precedente aiuta a capire perché la domanda è seria. Nel 2025 è finita in fallimento 23andMe, l’azienda americana dei test genetici fatti con la saliva, che aveva più di 15 milioni di clienti. A maggio un’azienda farmaceutica, Regeneron, aveva vinto l’asta con 256 milioni di dollari, e la prospettiva che i dati genetici di milioni di persone passassero al miglior offerente aveva sollevato proteste. Più di due dozzine di Stati americani hanno fatto causa. L’asta è stata riaperta e alla fine ha vinto, con 305 milioni, un ente non profit guidato dalla cofondatrice, che si è impegnato a lasciare ai clienti la possibilità di cancellare i propri dati. Il giudice ha scritto che l’operazione era una vendita dei dati dei clienti «solo in senso tecnico».
Nel racconto di NPR c’è un dettaglio che vale tutta la storia. Gli Stati sostenevano che l’informazione genetica è un tipo di proprietà diverso da quello che di solito passa di mano in una vendita fallimentare. E fra parentesi l’articolo spiegava quale: «pensate agli immobili, o ai mobili dell’ufficio».
In un fallimento, i dati dei clienti possono finire nello stesso elenco delle scrivanie. Nel caso di 23andMe, per contestare quel passaggio e difendere il controllo dei clienti sui propri dati, ci sono volute le cause degli Stati.
Le conversazioni con un personaggio inventato non sono il DNA, certo. Però raccontano molto: paure, desideri, segreti detti alle undici di sera a qualcuno che sembrava ascoltare. Per chi vuole tenersele, o almeno sapere cosa c’è dentro, c’è un dettaglio pratico nella guida ufficiale di Character.AI, aggiornata l’8 ottobre: l’esportazione dei dati si chiede dalle impostazioni del profilo, ma può richiedere dalle 3 alle 4 settimane. Se i tempi saranno quelli, una richiesta fatta oggi arriverebbe fra il 3 e il 10 novembre, prima della fine prevista della vendita. Il link arriva per mail e vale 7 giorni dall’invio. E se vuoi cancellare l’account, la guida è netta: la cancellazione è definitiva, si torna indietro solo nei film. Conviene aspettare la copia, poi decidere.
L’amico che chiude per fallimento
C’è un’altra perdita, più difficile da mettere in un file. Su Character.AI si parla con un personaggio: uno che risponde, ha un carattere, una voce sua. Per qualcuno è un gioco di ruolo, per qualcun altro una compagnia. Disney, quando ha assunto Anand, ha scritto che sotto la sua guida Character.AI aveva costruito uno dei pubblici più coinvolti al mondo nell’AI per i consumatori.
Coinvolti è la parola giusta. Funziona così anche fra persone: ci si affeziona a chi risponde sempre, alla stessa ora, con la stessa voce. Il legame è vero anche quando il personaggio è inventato.
Ecco il punto scomodo. La possibilità di continuare quella relazione dipende da un servizio, e il servizio è di un’azienda. Da stamattina l’azienda è in vendita sotto il controllo di un tribunale del Delaware, e il destino del personaggio dipende da un’asta.
Ieri, raccontando Muse Wonder, il modello con cui Meta vuole ricordarsi di te, parlavo della memoria come di un legame: più un’AI ti conosce, più è difficile andarsene. Character.AI mostra il rovescio della medaglia. Più ti conosce, più perdi quando se ne va lei. Ed è lo stesso territorio, quello dei ragazzi e delle relazioni con i chatbot, in cui si muovono le regole che ho raccontato in «ChatGPT per adolescenti: rischio inaccettabile».
Ci siamo abituati a pensare che il pericolo di un’AI di compagnia sia l’attaccamento. Il rischio più banale è un altro: che un giorno chiuda.
Come portarlo nel tuo lavoro
Probabilmente usi altri strumenti, per lavoro. Ma il meccanismo vale per ogni servizio di AI a cui affidi qualcosa: chat, documenti, istruzioni, assistenti costruiti in mesi di prove. Ecco cosa farei io, questa settimana.
- Fai l’elenco degli strumenti AI e di cosa ci hai messo dentro. Il nome dell’app è il meno. Contano le conversazioni che ti servono ancora, i documenti caricati, le istruzioni dei tuoi assistenti personalizzati, i flussi che lavorano per un cliente. Accanto a ogni riga, una colonna: se domani chiude, che cosa perdo?
- Prova l’esportazione oggi, prima del giorno in cui serve. Su Character.AI può richiedere da 3 a 4 settimane. Ogni servizio ha i suoi tempi e le sue strade, e il momento peggiore per scoprirli è quando il servizio sta per spegnersi. Fai una prova, guarda cosa arriva e in che formato, e metti in calendario di ripeterla ogni tanto.
- Tieni l’archivio a casa tua. Le istruzioni che hai scritto per il tuo assistente, i prompt che funzionano, le risposte che sono finite in un documento per un cliente: copiali in un file tuo. L’app è il posto dove lavori. L’archivio sta da un’altra parte.
- Leggi la clausola sulle cessioni. Nelle informative privacy cerca parole come «bankruptcy», «merger», «business transfers» o, in italiano, «cessione» e «fusione»: spesso è lì che l’azienda dice che cosa succede ai tuoi dati se cambia proprietario. L’informativa di OpenAI, per esempio, prevede che in caso di riorganizzazione, fallimento o passaggio del servizio a un altro fornitore i dati personali possano essere trasferiti al successore «insieme agli altri beni». Insieme agli altri beni. Rileggilo con calma. Quell’informativa esclude i contenuti trattati per conto dei clienti delle offerte aziendali, come l’API: per quelli valgono i contratti con i clienti, ed è lì che devi cercare.
- Scrivi nelle chat pensando a chi potrebbe leggerle domani. Dati dei clienti, salute, numeri di conto: valgono le regole che ho messo in fila in «Cosa non scrivere mai in ChatGPT». Un fallimento è solo un modo in più in cui un archivio cambia mano.
- Dai a ogni servizio per i clienti un piano B. Se hai costruito per un cliente qualcosa che poggia su un fornitore di AI, chiediti cosa succede se quel fornitore cambia padrone in sei settimane: un altro modello pronto, un modo per portare via i dati, una clausola nel contratto che dica chi fa cosa. Scrivilo prima che serva.
- Traduci le lettere dei fornitori. Quando un fornitore scrive «venti contrari», «transizione», «nuova fase», fai due domande: cosa cambia per me, e da quando. Se la risposta arriva senza una data, chiedila.
Character.AI per ora è accesa. Le serate dei suoi utenti continuano come ieri. Da stamattina, però, hanno una possibile data di scadenza, scritta nel calendario di un’asta.
I servizi passano. I dati restano da qualche parte. Decidere dove è ancora compito tuo.
Domande frequenti
Character.AI chiude?
Per ora la piattaforma funziona. Il 12 ottobre 2026 la società ha chiesto il Chapter 11 per vendere l’azienda sotto il controllo del tribunale, e la vendita dovrebbe chiudersi fra fine novembre e inizio dicembre 2026. Se nessun compratore vorrà tenere in vita la piattaforma, l’azienda ha scritto che verrà chiusa.
Che cos’è il Chapter 11?
È una procedura del diritto fallimentare degli Stati Uniti. Nel caso di Character.AI serve a vendere tutti o quasi tutti i beni dell’azienda con un’asta sorvegliata dal tribunale fallimentare del Delaware, continuando intanto a far funzionare il servizio.
Che cosa compra Disney?
Disney è il primo offerente: 20 milioni di dollari per una licenza non esclusiva e perpetua su una parte della proprietà intellettuale di Character.AI e su alcune sue pretese legali, più i servizi di ex dipendenti di Character.AI che Disney ha assunto. Altri compratori possono offrire di più.
Come scarico i miei dati da Character.AI?
Dal sito: Profilo, Impostazioni del profilo, Account, Gestisci account e dati, Esporta dati. Dall’app: Profilo, icona delle impostazioni, Legal & Privacy, Export Data. Secondo la guida ufficiale l’esportazione può richiedere dalle 3 alle 4 settimane; il link arriva per mail e resta valido 7 giorni dall’invio.
Il mio abbonamento resta attivo?
Sì. Character.AI scrive che gli abbonamenti restano attivi e che l’addebito per ora resta uguale; se il servizio cambierà in un modo che tocca le funzioni a pagamento, l’azienda dichiara che intende avvisare prima gli abbonati.
Cosa c’entra il Garante della privacy italiano?
Con un provvedimento del 3 luglio 2026, reso noto il 9 luglio, il Garante ha sanzionato Character Technologies per 158mila euro: informativa carente, valutazione d’impatto e rappresentante nell’Unione europea arrivati in ritardo, criticità nella tutela dei minori e nella verifica dell’età. Ha prescritto anche misure nuove, da comunicare entro 120 giorni dalla ricezione del provvedimento.
Fonti
- Character.ai, comunicato «Character.ai Initiates Voluntary Chapter 11 Proceeding to Facilitate Value-Maximizing Sale Process», Business Wire, 13 ottobre 2026: businesswire.com
- Character.ai, «An Update on Character.ai», 13 ottobre 2026: blog.character.ai
- Character.ai, guida «How do I download my data?»: support.character.ai
- Stretto, sito del caso Character Technologies (tribunale fallimentare del Delaware): cases.stretto.com
- Reuters, «Character.AI files for bankruptcy, agrees to sell some assets for $20 million», 13 ottobre 2026: reuters.com
- The Next Web, «Character.AI files for bankruptcy as Disney bids $20M for some assets», 13 ottobre 2026: thenextweb.com
- Times of India, «AI company that Elon Musk’s xAI and Meta once ‘fought’ to partner with has filed for bankruptcy», 13 ottobre 2026: timesofindia.indiatimes.com
- Spyglass, «A Couple Elephants in the Character.AI Bankruptcy Room», 13 ottobre 2026: spyglass.org
- PYMNTS, «Google Reportedly Spent $2.7 Billion to Rehire Character.AI Founder» (dal Wall Street Journal), 2024: pymnts.com
- Il Post, «Il Garante della privacy ha multato il chatbot Character.AI per carenze nel sistema di verifica dell’età», 9 luglio 2026: ilpost.it
- The Walt Disney Company, nomina di Karandeep Anand, 18 settembre 2026: thewaltdisneycompany.com
- Garante per la protezione dei dati personali, comunicato sulla sanzione a Character.AI, luglio 2026: garanteprivacy.it
- Axios, «Google and Character.AI agree to settle lawsuits over teen suicides», 7 gennaio 2026: axios.com
- NPR (su OPB), «Judge OKs sale of 23andMe — and its trove of DNA data — to a nonprofit led by its founder», 1 luglio 2025: opb.org
- OpenAI, Privacy Policy, sezione «Business Transfers»: openai.com
- Telefono Amico Italia: telefonoamico.it