È passata al Consiglio dei ministri la legge che tutti chiamano “anti-maranza”. La pancia del Paese dice: finalmente, i ragazzi sono fuori controllo. I dati dicono un’altra cosa. E la distanza tra quella pancia e quei numeri è, di per sé, la storia più interessante.
Il 14 luglio 2026 il governo ha approvato un disegno di legge sicurezza ribattezzato “anti-maranza”. Tra le misure: la capacità di intendere e volere presunta a partire dai 14 anni (prima si presumeva il contrario), il fermo preventivo esteso ai minorenni, il divieto di aggregazione, un’aggravante per il danneggiamento di gruppo. È ancora un ddl: dovrà passare da Camera e Senato. Ma il messaggio politico è già arrivato forte e chiaro: c’è un’emergenza giovani, e va spenta con la mano pesante.
Prima di discutere la cura, però, conviene guardare la diagnosi. Perché una legge nasce sempre da una storia che ci raccontiamo. E questa storia — “i giovani di oggi sono più violenti” — ha un problema: non regge alla prova dei numeri.
Partiamo dai fatti: la violenza, in Italia, è crollata
Il modo più onesto per capire se “una volta era meglio” è guardare il reato più grave e meno manipolabile di tutti: l’omicidio. Un omicidio è difficile da nascondere e difficile da gonfiare. È il termometro più pulito che abbiamo.
Il dato
Omicidi in Italia: 1.916 nel 1991 (record storico) → 475 nel 2015 → 319 nel 2024. In una generazione si sono ridotti di oltre l’80%. L’Italia è oggi tra i Paesi più sicuri d’Europa per questo reato.
Non è un’impressione, è una linea che scende da trent’anni. Chi ha più di quarant’anni ha vissuto un’Italia oggettivamente più violenta di quella di adesso — solo che allora non c’era uno schermo in tasca a ricordarglielo ogni ora. Teniamo a mente questo dettaglio, perché ci torneremo.
E i giovani? Delinquono meno di vent’anni fa
Veniamo ai ragazzi, che sono il cuore della legge. Anche qui la linea di fondo scende, e da parecchio tempo.
Il dato
- Minori segnalati all’autorità: 46.051 nel 1995, sotto quota 30.000 a partire dal 2020.
- Minori presi in carico dai servizi della giustizia minorile: 23.000 nel 2004 → 14.220 nel 2024. Meno un terzo abbondante in vent’anni.
- Tasso di criminalità minorile: 363 denunce ogni 100.000 abitanti in Italia, contro una media europea di 648. Quasi la metà. Siamo tra i più bassi del continente.
Fermiamoci un secondo su questo. Un ragazzo italiano oggi ha, statisticamente, quasi la metà delle probabilità di essere denunciato rispetto alla media di un suo coetaneo europeo. E la traiettoria di lungo periodo è di riduzione, non di crescita. Questa è la fotografia reale su cui poggia una legge che parla di “emergenza”.
“Ma nel 2024 le denunce sono aumentate!” Vero. E qui va letto bene
Onestà intellettuale: nel 2024 le segnalazioni di reati minorili sono cresciute del 16,7% rispetto al 2023. I titoli si sono buttati lì: tentati omicidi +26%, violenze sessuali +25%, rapine +10%. Sembra la conferma dell’apocalisse. Poi apri il rapporto e trovi il dettaglio che nessuno titola.
Il dettaglio che cambia tutto
Mentre le denunce salivano del 16,7%, le prese in carico dei servizi sociali minorili crescevano solo del 2,4%. Gli omicidi commessi da minori restavano stabili (25-27 l’anno tra 2022 e 2024, sotto la media di 33 del 2014-2017). E l’allarmante “aumento dal 4% all’11%” citato da alcune fonti istituzionali era calcolato su numeri piccolissimi e conteneva errori nei dati del 2023.
Tradotto: a crescere non è quasi mai il numero dei reati gravi, ma il numero delle denunce. E la denuncia dipende da quanto un fatto viene percepito, raccontato, condiviso. Più se ne parla, più si denuncia; più si denuncia, più sembra che “stia succedendo qualcosa”. È un cane che si morde la coda — e la coda siamo noi, con il telefono in mano.
Allora perché lo sentiamo come un’emergenza?
Qui entra il mio mestiere: la psicologia della percezione. Perché la domanda vera non è “i giovani sono più violenti?” — la risposta l’abbiamo, ed è no. La domanda vera è: perché siamo convinti del contrario? E la risposta ha tre nomi precisi.
1. L’euristica della disponibilità. Il cervello stima quanto è probabile una cosa in base a quanto facilmente gli vengono in mente esempi. Se ogni giorno scorri tre video di risse tra ragazzini, il tuo cervello conclude che le risse tra ragazzini sono ovunque. Non perché siano aumentate: perché sono più visibili. Una volta un pestaggio in una piazza di provincia restava in quella piazza. Oggi fa il giro d’Italia in un pomeriggio.
2. Il panico morale. È un meccanismo che i sociologi hanno descritto decenni fa: ogni generazione elegge una figura-simbolo del disordine giovanile — il teppista, il tossico, l’ultrà, oggi il “maranza” — e le scarica addosso ansie che sono molto più larghe di lei. Il maranza diventa il contenitore del disagio collettivo. Fa comodo: dà un volto, un vestito e un nome a una paura confusa. E un nemico con la faccia è molto più governabile di un problema sociale senza faccia.
3. L’economia dell’indignazione. I contenuti che generano rabbia e paura vengono premiati dagli algoritmi, perché ci tengono attaccati allo schermo. Un video di violenza giovanile “rende” più di dieci dati sulla criminalità in calo. Il risultato è quello che gli studiosi chiamano mean world syndrome: più consumi contenuti allarmanti, più credi di vivere in un mondo pericoloso — a prescindere da quanto lo sia davvero.
Metti insieme i tre ingredienti e ottieni una tempesta perfetta: un fenomeno in calo che sembra in crescita, un simbolo su cui puntare il dito, e una macchina che amplifica tutto per profitto. La percezione si stacca dalla realtà. E la politica, che alla percezione risponde più volentieri che ai dati, arriva con una legge.
Il problema esiste. Solo che non è quello che pensiamo
Attenzione, perché qui è facile scivolare. Dire che l’emergenza è gonfiata non significa dire che va tutto bene. Va male, ma altrove — e i numeri lo dicono anche questo.
Dove sta il vero disagio
- 1,28 milioni di minori in povertà assoluta in Italia (il 13,8% dei minori), dato in crescita.
- Consumo di psicofarmaci in età pediatrica quasi raddoppiato tra 2016 e 2024 (+88%).
- La salute mentale dei più giovani in peggioramento costante da quasi dieci anni.
Ecco il punto che una legge sull’imputabilità non tocca nemmeno di striscio. Il ragazzo che spacca non è un mostro nato tale: quasi sempre è la punta di un iceberg fatto di povertà, scuola abbandonata, famiglie fragili, servizi che non arrivano. Puoi abbassare l’età della responsabilità penale a 14 anni: non abbassi di un centimetro il numero di ragazzini che crescono senza rete. Stai curando il sintomo percepito, mentre la causa reale resta lì, intatta.
Cosa funziona davvero (e non fa notizia)
La parte scomoda è che le cose che riducono per davvero la criminalità giovanile sono lente, silenziose e poco spettacolari. Non danno un titolo. Non chiudono un TG. Ma funzionano: presenza educativa nei quartieri, contrasto alla dispersione scolastica, salute mentale accessibile, alternative concrete alla strada, servizi sociali finanziati. È prevenzione, non repressione. Costruzione, non spettacolo.
Una legge che presume colpevole un quattordicenne comunica una cosa precisa: rinunciamo a recuperarlo prima, ci limitiamo a punirlo dopo. È una resa travestita da fermezza. E soprattutto è una risposta a un problema che, nella forma in cui ce lo raccontiamo, in gran parte non esiste.
La domanda da tenersi in tasca
Non ti sto chiedendo di girarti dall’altra parte davanti a una rissa. Ti sto chiedendo una cosa più difficile: la prossima volta che un video ti fa pensare “questi ragazzi sono fuori controllo, ci vuole il pugno duro”, fermati un secondo e chiediti — sto reagendo a un fatto o alla sua amplificazione? Sto guardando la realtà, o l’algoritmo che me la seleziona apposta perché mi arrabbi?
Perché il vero potere, oggi, non è di chi commette il reato. È di chi decide quali reati vedi. E una società che legifera sulla base della propria pancia, invece che dei propri dati, è una società facile da spaventare. E una società spaventata è una società facile da guidare.
Fonti dei dati: ISTAT (omicidi e vittime, report 2023-2024); Ministero dell’Interno – Servizio Analisi Criminale / DCPC, rapporto “Criminalità minorile e gang giovanili”; Dipartimento Giustizia Minorile e di Comunità (dati USSM 2004-2024); Save the Children; Rapporto Antigone sulla giustizia minorile; Eurostat 2023.