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Luca Masrè Passaro
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Anthropic: il 5% delle azioni al bene pubblico

Azioni Anthropic al bene pubblico: il 5% in un nuovo fondo, forse di più se il valore cresce. Cosa prevede, cosa manca e come leggere una promessa.

LMP Luca Masrè Passaro
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19.10.2026
Illustrazione: un grande albero carico di frutti dorati, un giardiniere mette da parte la frutta in un cesto appeso a una carrucola, mentre dal villaggio sotto la collina la gente guarda e un cancello chiuso con il lucchetto separa l'albero dal sentiero

Domenica 18 ottobre, poco dopo le otto di sera ora italiana, Anthropic ha pubblicato un annuncio di poche righe. Titolo: «Investire nel bene pubblico». Dentro c’è una promessa con un meccanismo insolito: più cresce il valore dell’azienda, più può aumentare la quota destinata al bene pubblico.

Anthropic, l’azienda che produce Claude, si impegna a destinare il 5% delle proprie azioni a un nuovo fondo, l’Anthropic Public Benefit Fund, se gli azionisti approvano. E per ogni aumento del 50% del valore dell’azienda, oltre una soglia fissata, il consiglio di amministrazione potrà aggiungere un altro 2%.

Potrà. In tutto l’annuncio, il verbo che pesa di più è questo.

In breve

Il 18 ottobre 2026 Anthropic ha annunciato l’Anthropic Public Benefit Fund. L’azienda si impegna a destinargli il 5% delle proprie azioni, se gli azionisti approvano; il consiglio di amministrazione può aggiungere un 2% per ogni aumento del 50% del valore dell’azienda sopra una soglia che non è stata resa nota. Il fondo è una società interamente posseduta da Anthropic, invece di un ente non profit autonomo, e le sue azioni non potranno servire per attività di pressione sui politici (lobby) o donazioni politiche. Fra gli usi possibili, Anthropic cita grandi donazioni a organizzazioni non profit e distribuzioni dirette a gruppi specifici di persone, e come esempio indica gli effetti dell’AI sul lavoro. Su regole, soglie e procedure Anthropic promette altri dettagli nei prossimi mesi. Per chi legge, è un caso di scuola: come si scrive una promessa, e come la si legge.

Cosa ha annunciato Anthropic

Partiamo dai fatti, presi dall’annuncio ufficiale.

  • Il 5% subito, con una condizione. Il 5% delle azioni viene impegnato nel fondo «oggi», ma serve l’approvazione degli azionisti.
  • Un 2% in più, a discrezione. Per ogni aumento del 50% del valore dell’azienda sopra una soglia di partenza, il consiglio di amministrazione può aggiungere un altro 2%. Quale sia la soglia, e quali siano i traguardi di valore, Anthropic dice che lo spiegherà nei prossimi mesi.
  • La forma. Il fondo è una LLC, cioè una società a responsabilità limitata di diritto americano, interamente posseduta da Anthropic. Anthropic spiega di averla preferita a un ente non profit della categoria statunitense 501(c)(3) per poter passare da una forma di donazione all’altra.
  • Un limite dichiarato. Le azioni di Anthropic che stanno nel fondo non saranno usate per attività di lobby, cioè di pressione sui decisori pubblici, o per donazioni politiche, né negli Stati Uniti né altrove.
  • Gli usi possibili. Anthropic scrive che potrebbe valutare grandi donazioni a organizzazioni non profit tradizionali, oppure distribuzioni dirette a gruppi specifici di persone.

C’è poi un conto più largo. I cofondatori, quando hanno creato l’azienda, si sono impegnati a donare l’80% delle loro quote. Esiste un programma con cui i dipendenti possono impegnarsi a donare parte delle proprie azioni, e Anthropic aggiunge una quota uguale: secondo l’azienda partecipa circa metà dei dipendenti. Mettendo insieme tutto, scrive Anthropic, circa il 20% delle sue azioni sarà destinato al bene pubblico, più l’eventuale quota legata ai traguardi di valore.

Una nota sul lessico. «Impegnarsi a donare», in inglese pledge, vuol dire promettere di farlo. È una promessa seria, ma non è una donazione già fatta. Lo stesso vale, per ora, per il 5%: è impegnato, in attesa del voto degli azionisti.

Quanto valga oggi quel 5%, Anthropic non lo dice. Secondo Reuters, al 29 settembre l’azienda stava preparando una delle più grandi quotazioni in Borsa della storia.

Una promessa si misura dai dettagli che contiene. Qui alcuni ci sono, altri arriveranno.

Una società che deve guardare anche fuori

Anthropic è una public benefit corporation, una forma societaria nata nel Delaware, lo stato americano dove ha sede la maggior parte delle grandi società quotate, nel 2013. Reuters la spiega così: come ogni azienda cerca il profitto per i suoi investitori, ma chi la amministra deve bilanciare quel profitto con gli interessi di chi è toccato in modo rilevante dalla sua attività e con il beneficio pubblico dichiarato nello statuto.

Quello di Anthropic, nel certificato aggiornato il 7 maggio 2026, dice: sviluppare e mantenere in modo responsabile un’intelligenza artificiale avanzata, per il beneficio a lungo termine dell’umanità. Anche OpenAI, che produce ChatGPT, ha adottato la stessa struttura.

Se lavori in Italia, l’idea ti suonerà familiare. Dal 2016 esistono le società benefit, introdotte dalla legge 208 del 2015: imprese che perseguono, oltre al profitto, una o più finalità di beneficio comune, e che valutano il proprio impatto in modo trasparente e pubblico. Ogni anno devono pubblicare una relazione su come hanno perseguito quel beneficio.

Anthropic spiega anche perché serve un fondo a parte. Gran parte del suo lavoro per la missione avviene già dentro l’azienda: la ricerca sulla sicurezza dell’AI, la ricerca biomedica applicata, gli sconti su Claude per le organizzazioni non profit e le istituzioni scientifiche. Sono attività che hanno insieme un valore pubblico e un valore commerciale. Il fondo, nelle parole di Anthropic, avrà più flessibilità e più scala: per esempio, per donare.

Il beneficio pubblico scritto nello statuto è una dichiarazione. Il fondo prova a dargli un portafoglio.

Il lavoro, la parola che pesa

Nell’annuncio c’è un solo esempio concreto di cosa potrebbe fare il fondo. Ed è il lavoro.

«L’AI può generare un enorme valore economico, ma potrebbe anche causare instabilità per molti lavoratori», scrive Anthropic. L’azienda ha già impegnato 200 milioni di dollari per studiare e affrontare il problema, ma, aggiunge, «visto il ritmo dei progressi dell’AI, potrebbero servire approcci più audaci». Il fondo avrà la flessibilità per tentarli.

I 200 milioni sono quelli dell’Economic Futures Research Fund, di cui Anthropic ha pubblicato il programma a luglio: finanzia ricerca esterna su come preparare la società agli effetti economici dell’AI. Fra le cinque aree di ricerca ce ne sono due che, lette oggi, sembrano la bozza di questo fondo: aggiornare il sostegno al reddito per chi perde il lavoro a causa dell’AI, e dare ai lavoratori una parte della crescita prodotta dall’AI prima che arrivi lo scossone.

Decisioni sulle erogazioni non ne sono state annunciate. Ma il testo accosta le possibili distribuzioni dirette agli effetti sul lavoro, e nella mia lettura suggerisce una possibile destinazione.

Il tempismo dice qualcosa. Due giorni prima, venerdì 16 ottobre, la stessa Anthropic aveva pubblicato un rapporto su come l’AI ha cambiato il lavoro al suo interno: fra i tecnici assunti di recente, i junior sono scesi dal 27 al 9%. Un’azienda che vede cambiare le assunzioni in casa propria annuncia un fondo che potrebbe intervenire anche sugli effetti dell’AI sul lavoro fuori. Nella mia lettura, le due notizie stanno insieme. Una descrive il fenomeno, l’altra abbozza una risposta.

Quando chi costruisce l’AI scrive nero su bianco «instabilità per molti lavoratori», la frase pesa in un altro modo rispetto alla previsione di un commentatore.

Più cresce, più può dare: anatomia di una promessa

Adesso guardiamo l’annuncio con gli occhi di chi studia la persuasione. Perché è scritto bene, e vale la pena capire come.

La prima mossa è il confronto. «È prassi comune che le aziende tecnologiche offrano ai propri dirigenti compensi che crescono», scrive Anthropic. «Noi, invece, quelle azioni le destiniamo al bene pubblico.» Nella mia lettura, in due frasi il fondo viene presentato come un premio legato alla crescita, destinato al bene pubblico invece che ai dirigenti. È un’immagine che chiunque capisce, perché tutti sappiamo come funzionano i bonus.

La seconda mossa è l’aggancio alla crescita. Una donazione fissa è un gesto. Una quota che può salire con il valore dell’azienda trasforma ogni crescita futura in un argomento morale: se Anthropic cresce, può crescere anche la parte destinata al bene pubblico, se il consiglio approva. Chi tifa per il bene pubblico, in questo schema, ha un motivo in più per tifare anche per Anthropic. Nella mia lettura è la mossa più forte di tutto l’annuncio, ed è legittima. Va solo vista per quello che è.

La terza mossa è il numero tondo. «Circa il 20%» suona come una cifra sola, ma somma cose di natura diversa: le promesse dei cofondatori, i contributi dei dipendenti con la quota uguale aggiunta dall’azienda, e il fondo appena annunciato, che deve ancora passare dal voto degli azionisti.

Il contesto, poi, conta. TechCrunch ricorda che l’annuncio arriva mentre l’industria dell’AI affronta un sentimento pubblico sempre più negativo, che lo stesso Dario Amodei, il capo di Anthropic, ha descritto come «in fondo, una crisi di fiducia». Ed è lo stesso anno in cui l’azienda prepara la quotazione. Su questo blog ho già scritto che un conflitto d’interessi è un motivo per leggere con più attenzione. Vale anche qui.

Scritta bene e mantenuta bene sono due esami diversi. Il primo, l’annuncio l’ha passato.

Le domande ancora aperte

Ecco quello che l’annuncio, per ora, lascia aperto. Anthropic stessa scrive che i dettagli arriveranno nei prossimi mesi: questa è la lista di cose da guardare quando arriveranno.

  1. Chi decide. TechCrunch l’ha chiesto esplicitamente: chi stabilirà quali benefici pubblici meritano i soldi? L’annuncio non specifica chi selezionerà i beneficiari e con quali procedure: Anthropic promette ulteriori dettagli sulla struttura e sulle regole di governo del fondo (la sua governance) nei prossimi mesi.
  2. Da dove si parte. Il 2% in più può essere aggiunto sopra una «soglia fissata» che non conosciamo. Una soglia bassa e una alta fanno due fondi molto diversi.
  3. Quanto è automatico. Il 5% richiede il sì degli azionisti; il 2% aggiuntivo è a discrezione del consiglio. La crescita del fondo, quindi, dipende anche da scelte future.
  4. Quanto è separato. Il fondo è una società interamente posseduta da Anthropic. Anthropic spiega che questa forma serve a scegliere fra diversi modi di donare. Resta da vedere quali regole avrà per decidere e per rendere conto.
  5. Come rende conto. Anthropic annuncia un rapporto pubblico sui progressi rispetto alla sua missione. Resta da vedere quali informazioni offrirà sul fondo e chi le verificherà.

Cinque domande, cinque spazi bianchi. Il valore della promessa si deciderà lì.

Come portarlo nel tuo lavoro

Probabilmente non hai azioni Anthropic, e non devi decidere niente su questo fondo. Però da questa storia puoi portarti via tre abitudini.

La prima riguarda le promesse che leggi. Fornitori, banche, piattaforme, aziende di AI: tutti oggi dichiarano impegni. Le cinque domande qui sopra funzionano con chiunque. Chi decide? Da quando? Quanto, misurato su cosa? Cosa resta a discrezione? Dove lo verifico? Più risposte mancano, più è difficile valutare e verificare l’impegno.

La seconda riguarda le promesse che fai tu. Se comunichi un impegno, che sia «una parte degli utili a un progetto del territorio» o «formazione per tutto lo staff», la sua credibilità sta nei dettagli verificabili. Le società benefit italiane ce l’hanno scritto nella legge: ogni anno una relazione pubblica. Anche se la tua azienda non lo è, l’abitudine si può copiare. Prima la cifra e la data, poi l’aggettivo.

La terza riguarda il lavoro. Se un’azienda che vende intelligenza artificiale mette per iscritto che l’AI «potrebbe causare instabilità per molti lavoratori», conviene prenderla sul serio anche in uno studio di cinque persone. Una domanda pratica: quali compiti, nella tua squadra, sono la palestra dei più giovani? Se un agente AI li fa al posto loro, dove impareranno? Commentando il sondaggio europeo sulle piccole e medie imprese, la settimana scorsa avevo messo al centro una domanda: chi decide quando l’AI entra in ufficio? Questa è la sua gemella: chi impara, quando l’AI fa il lavoro di chi sta imparando.

Se vuoi lavorarci con la tua squadra, sulla pagina della formazione trovi come lo faccio in aula.

Le promesse grandi fanno notizia. Diventano credibili quando chi le legge può verificarle.

Domande frequenti

Cos’è l’Anthropic Public Benefit Fund?

È un fondo annunciato da Anthropic il 18 ottobre 2026. Ha la forma di una società a responsabilità limitata americana interamente posseduta da Anthropic. Anthropic si impegna a destinargli il 5% delle proprie azioni, se gli azionisti approvano, con la possibilità di un 2% in più per ogni aumento del 50% del valore sopra una soglia fissata, a discrezione del consiglio di amministrazione. Servirà a perseguire la missione pubblica di Anthropic, per esempio con donazioni o distribuzioni dirette.

Anthropic regala il 5% delle sue azioni?

Le impegna in un fondo che resta di sua proprietà, e che potrà usarle per donazioni o distribuzioni. Serve ancora il voto degli azionisti, e Anthropic promette altri dettagli su struttura e governo del fondo nei prossimi mesi. Le azioni del fondo non potranno essere usate per attività di lobby o donazioni politiche.

Si possono comprare azioni Anthropic?

Secondo Reuters, al 29 settembre 2026 Anthropic stava preparando una delle più grandi quotazioni in Borsa della storia. Il resoconto di Reuters del 29 settembre non indica data e condizioni della quotazione, e non permette di confermare se oggi le azioni si comprino in Borsa: prima di cercare azioni Anthropic, verifica se e dove sono davvero in vendita.

Cosa c’entra il fondo con il lavoro?

È l’unico esempio concreto che Anthropic fa nell’annuncio: l’AI potrebbe causare instabilità per molti lavoratori, l’azienda ha già impegnato 200 milioni di dollari per studiare il problema, e il fondo potrebbe permettere «approcci più audaci». Fra le ipotesi citate ci sono le distribuzioni dirette a gruppi specifici di persone.

Una public benefit corporation è come una società benefit italiana?

Si somigliano nell’idea: entrambe perseguono il profitto e, insieme, un beneficio dichiarato. La public benefit corporation è una forma americana, nata nel Delaware nel 2013, che obbliga chi la amministra a bilanciare profitto, interessi di chi è toccato dall’attività e missione pubblica. La società benefit italiana esiste dal 2016 e deve pubblicare ogni anno una relazione sul beneficio comune perseguito.

Fonti

Manuale di sopravvivenza alla stupidità umana — Luca Masrè Passaro
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Luca Masrè Passaro
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Luca Masrè Passaro

Comunicazione, psicologia e persuasione. Autore del Manuale di sopravvivenza alla stupidità umana.

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