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Luca Masrè Passaro
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Tuanbo: dentro la fabbrica cinese dell’attenzione

Il tuanbo, il fenomeno cinese delle dirette di gruppo, è un settore da miliardi costruito su regali, classifiche e ripetizione ipnotica. Non è una stranezza esotica: è l’economia dell’attenzione mostrata senza trucco — e le sue leve sono le stesse del tuo feed.

LMP Luca Masrè Passaro
·
03.09.2026
Una ballerina sola sotto un riflettore, circondata da un mare di schermi luminosi e regali fluttuanti: il tuanbo, la diretta di gruppo cinese

Cinque ragazze ballano in cerchio, dentro una stanza che sembra un acquario di luci. Una sta al centro. Le altre quattro ruotano, aspettano il turno, sorridono a una telecamera. Dall’altra parte dello schermo c’è una folla che non vedi: qualcuno paga perché quella al centro ci resti, qualcun altro paga perché venga cacciata e ci vada la sua preferita. Il balletto dura pochi secondi. Poi riparte identico. Poi ancora. Per sei, otto, dodici ore.

Si chiama tuanbo — 团播, “diretta di gruppo” — ed è il fenomeno che sta divorando l’intrattenimento online cinese. Vista da fuori sembra una stupidaggine ipnotica: musichette, colori, corpi che si muovono in loop senza una ragione apparente. Ed è proprio questo il punto. Non è una stupidaggine. È una macchina. E la macchina funziona perché è costruita sugli stessi bottoni che qualcuno preme su di te ogni giorno — solo, qui, senza il trucco.

Cos’è il tuanbo, in concreto

Squadre di cinque o sette ragazzi e ragazze — quasi sempre giovanissimi, tra i diciotto e i vent’anni — ballano a turno davanti alla telecamera. Uno sta “al centro”, nel riflettore. Gli spettatori votano in tempo reale, con soldi, per tenercelo o per sostituirlo. Due performer si sfidano in battle di ballo. Le stanze si sfidano tra loro in classifiche. Chi guarda manda “regali” virtuali — che sono soldi veri — e ogni regalo sposta gli equilibri, decide chi balla, chi vince, chi resta acceso.

Non è nato dal nulla. Nel 2021 la Cina ha vietato i talent show di sopravvivenza, quelli in cui il pubblico eliminava gli aspiranti idol uno a uno. Il tuanbo ha raccolto quel vuoto e l’ha portato in diretta, 24 ore su 24. Stessa logica — il pubblico che decide chi merita di stare in scena — ma senza montaggio, senza pause, senza fine.

I numeri dicono quanto è grosso.

40 mld ¥
di yuan il giro d’affari stimato per il 2026 (~5,8 mld $), quasi triplicato in un anno
8.000+
stanze di diretta di gruppo attive ogni giorno in Cina (+20% sul 2024)
6-12 h
di diretta al giorno per un performer, allenamento a parte
1 su 10
i performer che restano nel settore sul lungo periodo

Perché funziona: i bottoni, scoperti

Qui sta la parte che ti riguarda, anche se non guarderai mai una diretta cinese in vita tua. Perché il tuanbo non ha inventato niente. Ha solo tolto la vernice e lasciato a vista il meccanismo — lo stesso che regge il tuo feed, i tuoi videogiochi, le tue notifiche.

Il regalo è la leva della slot machine

Il cuore del tuanbo è il dono. Mandi soldi, e qualcosa succede: la tua preferita torna al centro, parte un’animazione, il tuo nome scorre sullo schermo, lei ti ringrazia guardando in camera proprio te. A volte funziona di più, a volte di meno. Non sai mai quanto. Ed è precisamente questo “non sai mai quanto” a incastrarti — è il rinforzo intermittente, la stessa ricompensa incerta e casuale che tiene un giocatore incollato alla slot machine. Non vinci ogni volta. Vinci abbastanza da non riuscire a smettere. Il regalo virtuale non compra il ballo: compra la scommessa.

La ripetizione non è un difetto, è il progetto

Le mosse si ripetono all’infinito, e sembra un errore. Non lo è. “Rifare la stessa canzone permette ai nuovi arrivati di prenderne il momento migliore”, spiega chi le produce. La monotonia è calcolata: uno studio ha raccontato di aver temuto che “un set potesse durare dieci giorni — ma già la mattina dopo il pubblico chiedeva roba nuova”. Un critico l’ha detta ancora più cruda: più la logica dello show è vuota, più genera coinvolgimento. Non ti tiene lì nonostante l’assurdità. Ti tiene lì grazie all’assurdità, perché un cervello ipnotizzato non fa domande.

La gara che non finisce mai

Centro contro periferia. Performer contro performer. Stanza contro stanza. È tutto una classifica in tempo reale, e la classifica è il gancio più antico che esista: ci trasforma da spettatori in tifosi, e un tifoso non guarda — partecipa, difende, paga. La “battle” non è tra le ballerine. È tra i loro sostenitori, ed è a loro che viene svuotato il portafoglio.

La finta intimità, moltiplicata

Lei ti guarda, dice il tuo nome, ti fa “i compiti” — così chiamano i rituali di attenzione personale che gli studi impongono ai performer verso i fan più generosi. Ti senti visto. Sei uno su centomila spettatori, e ti senti l’unico. È la relazione parasociale spinta al massimo: un’intimità a senso unico, fabbricata a tavolino, che costa niente a chi la offre e vale tutto per chi la riceve. Non stai davanti a una persona che ti conosce. Stai davanti a una performance recitata per un pubblico distratto — e il distratto, questa volta, sei tu.

Il muro che cade solo se paghi

In alcune dirette il volto del performer resta coperto finché il pubblico non raggiunge una certa soglia di regali. Vuoi vedere? Paga. È la gamification portata al suo osso: un premio dietro una barra da riempire, come in un videogioco, solo che la moneta di gioco sono i tuoi soldi e il livello da sbloccare è una faccia umana.

«Non sentivo più le gambe.»

— UNA BALLERINA, DOPO UN’ORA DI DEBUTTO SENZA FERMARSI

Chi balla non è la star. È la materia prima

Il ribaltamento è tutto qui. Li chiamano idol, ma non sono i protagonisti: sono il combustibile. Si allenano fino a dieci ore al giorno. Vanno in diretta per sei, otto, dodici ore. Prendono una base intorno agli ottomila yuan al mese più una fetta delle mance — che vuol dire che senza mance non prendono quasi niente, e per le mance devono spremersi. Una ha raccontato di essersi presentata in ospedale per dolori a spalla e ginocchia, con i crampi mestruali, prima di andare comunque a ballare. I video in cui qualcuno sviene o crolla in lacrime dalla stanchezza non vengono nascosti: diventano contenuto, fanno numeri.

Nove su dieci mollano. Il decimo resta, e regge finché regge il corpo. Non è una carriera nello spettacolo: è una catena di montaggio dove il pezzo lavorato sei tu, e quando ti consumi ne entra un altro dalla porta. La fabbrica non si ferma. Il “sogno” è l’esca che tiene piena la linea di produzione.

Anche il governo cinese ha ammesso il trucco

Il 26 novembre 2025 l’Amministrazione del Cyberspazio cinese ha messo dei paletti. Ha vietato tre cose: i contenuti volgari pensati per estorcere mance; le “punizioni” umilianti — schiaffi, scosse — usate per spingere le donazioni; e i giochi di classifica a colpi di regali, con i totali delle donazioni sbandierati sullo schermo. Chi sgarra perde visibilità, viene sospeso, gli tagliano gli incassi, lo bannano. Douyin, la TikTok cinese, ha già punito oltre 1.200 account in un anno.

Ma la frase che conta è quella di un funzionario, Zheng Ning: le agenzie “hanno deliberatamente scritto contenuti a sfondo sessuale e manipolato il traffico” per soldi. Traduci: perfino il regolatore riconosce che non è spontaneità, è ingegneria. Non è gente che si diverte a ballare. È un copione costruito per aprirti il portafoglio, riga per riga.

La parte che dovrebbe inquietarti non è la Cina

È facile guardare tutto questo con la distanza di chi pensa “roba loro, dall’altra parte del mondo”. Sbagliato. Le clip delle dirette di gruppo di Chongqing hanno già fatto mezzo milione di like a botta su TikTok, con occidentali che nei commenti descrivono la propria compulsione senza saperla spiegare. TikTok Live spinge le stesse dinamiche: regali, classifiche, gare tra creator. Il tuanbo non è un’anomalia esotica. È il futuro prossimo, mostrato in versione grezza.

E soprattutto: le leve sono le stesse che hai già in tasca. La ricompensa incerta che ti fa aggiornare la home per la centesima volta. La classifica dei like che ti dice se vali. La finta intimità dell’influencer che “parla proprio a te”. La barra da riempire, il traguardo da sbloccare, la notifica che forse — forse — questa volta è quella buona. Il tuanbo fa impressione perché è sfacciato. Il resto ti fa lo stesso identico lavoro, ma con più buone maniere. E le buone maniere sono precisamente ciò che ti impedisce di accorgertene.

Come non finire dentro la macchina

Non serve smettere di stare online. Serve smettere di essere il pezzo lavorato. E per farlo basta imparare a vedere il meccanismo mentre agisce su di te — perché un bottone che riconosci ha già perso metà del suo potere.

La prossima volta che senti la spinta a mandare quel regalo, a lasciare quel like, a restare “ancora cinque minuti”, fermati e fai una domanda sola: chi ci guadagna se cedo adesso? Se la risposta è “una macchina progettata perché io ceda”, non stai scegliendo. Stai eseguendo. E la libertà, online come nella vita, comincia sempre dallo stesso punto: dal riconoscere la differenza tra volere una cosa e essere stati costruiti per volerla.

Le persone non sono stupide. Guardano dodici ore di balletti in loop per ragioni perfettamente logiche — solo che quelle ragioni le ha scritte qualcun altro, per il proprio conto in banca. E finché non le leggi tu, le legge comunque la macchina.

Domande frequenti

Cos’è esattamente il tuanbo?

Tuanbo (团播, “diretta di gruppo”) è un formato di streaming cinese in cui squadre di cinque o sette performer, quasi sempre molto giovani, ballano a turno davanti alla telecamera. Gli spettatori votano e mandano regali virtuali — cioè soldi — in tempo reale per decidere chi sta “al centro”, chi vince le sfide e chi resta in scena. È diventato uno dei settori dell’intrattenimento online in più rapida crescita in Cina.

Perché crea così tanta dipendenza?

Perché combina più leve psicologiche insieme: la ricompensa incerta del regalo (lo stesso rinforzo intermittente delle slot machine), la ripetizione ipnotica, la competizione a classifica che trasforma lo spettatore in tifoso, la finta intimità della relazione parasociale e la gamification dei “premi da sbloccare”. Non è intrattenimento spontaneo: è un sistema progettato per massimizzare tempo speso e denaro donato.

Come vengono trattati i performer?

Spesso male. Si allenano fino a dieci ore al giorno e vanno in diretta per sei-dodici ore, con una paga base bassa (intorno agli 8.000 yuan al mese) integrata dalle mance. La pressione fisica è pesante e il ricambio altissimo: solo circa uno su dieci resta nel settore a lungo. Più che star, sono la materia prima di una catena di montaggio dell’attenzione.

Il tuanbo sta arrivando anche in Occidente?

Le dinamiche sì. Clip di dirette di gruppo cinesi sono già diventate virali su TikTok, e piattaforme come TikTok Live spingono gli stessi meccanismi (regali, classifiche, sfide tra creator). Ma soprattutto le leve psicologiche del tuanbo — ricompensa incerta, classifiche, finta intimità — sono già quelle che governano i feed social che usi ogni giorno.

Perché la Cina lo sta limitando?

Il 26 novembre 2025 l’Amministrazione del Cyberspazio cinese ha vietato i contenuti volgari per estorcere mance, le “punizioni” umilianti usate per spingere le donazioni e i giochi di classifica a colpi di regali. Un funzionario ha ammesso che le agenzie “manipolavano il traffico” e scrivevano contenuti a sfondo sessuale per profitto: perfino il regolatore riconosce che il fenomeno è ingegnerizzato, non spontaneo.

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Comunicazione, psicologia e persuasione. Autore del Manuale di sopravvivenza alla stupidità umana.

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